27/02/13

Quelli della rubrica "A TUTTO CAMPIONATO": la 26^ giornata


La partenza del titolare in direzione Budapest mi spinge a prendere (temporaneamente) il suo posto ed a commentare insieme a voi la giornata che sta per andare gli archivi.
La Juve allunga, il Napoli arranca, la Lazio riparte ed il Milan sciupa. Questa, in sintesi, la situazione in testa alla classifica.
La Juventus rifila tre reti ad un Siena in salute (già capace di fermare Lazio ed Inter). Lo Juventus Stadium mugugna contro Vucinic e Giovinco, che zittiscono i tifosi - rispettivamente - con un assist ed un goal.
Il Napoli torna da Udine con un buon punto. A sorpresa, la sfida tra Cavani e Di Natale termina a reti bianche. La squadra di Guidolin è in forma. Bigon (direttore sportivo del Napoli) recrimina per un paio di episodi dubbi nell'area friulana. Ma l'impressione è che, per raggiungere questa Juve, i partenopei abbiano bisogno del miglior Cavani.
Nel secondo posticipo di ieri, la squadra di Petkovic ha avuto facilmente la meglio di un Pescara in caduta libera. Radu e Lulic consentono alla Lazio di ripartire dopo alcuni passi falsi. Il secondo posto è ancora lì, ma alle spalle arrivano le milanesi.
Milan ed Inter scelgono di non farsi male. Handanovic, nel primo tempo, tiene i suoi in linea di galleggiamento. Nella ripresa, Stramaccioni cambia qualcosa ed arriva un pari che consente ai nerazzuri di continuare a coltivare il sogno terzo posto (con, probabilmente, un Carew in più in avanti).
Alle spalle delle big, merita una menzione particolare il Catania. Bergessio è in crisi, ma nessuno sembra accorgersene. Sognare è lecito, soprattutto se, ad un ottimo rendimento interno, si sommano colpi esterni come quello di domenica a Parma.
La Roma del post Zeman ingrana: seconda vittoria consecutiva ai danni di un'Atalanta a cui non basta una doppietta di Livaja (siamo davvero sicuri che Rocchi e Carew siano meglio di lui??) per fronteggiare i giallorossi (privi, tra l'altro, di Totti e De Rossi). Menzione particolare, tra i "lupacchiotti", per Marquinho e Pjanic, che, sotto le cure di Andreazzoli, stanno tornando ai loro livelli.
Genova ride. La Sampdoria ipoteca la salvezza, portandosi a +11 dal terz'ultimo posto. Il Genoa, che naviga in acque un po' più agitate, strappa un buon pari a Palermo. L'impressione, comunque è che con Ballardini ed il suo 3-5-1-1, la salvezza arriverà senza troppi patemi.
Che dire, invece, del Palermo? Che dire di un presidente che esonera un allenatore imbattuto dopo sole tre settimane?
Chiudo, volutamente, con Cagliari vs Torino. Una bella partita, giocata da due squadre che hanno cercato la vittoria fino all'ultimo. Sette reti, tre rigori, il solito Sau, la conferma di Cerci. Ma, più di tutto questo, l'abbraccio di capitan Conti al piccolo Bruno al debutto come raccattapalle dopo il goal del 2-2. Un'immagine stupenda. Lontana mille miglia (e forse di più) dalle banane gonfiabili mostrate dai tifosi interisti a Balotelli.
Credo di essere stato anche troppo lungo, un saluto a Mattia Barcaglioni e buon campionato a tutti (ed a tutte, dato che anche questo gruppo rispetta le quote rosa). :)

20/02/13

Reddito minimo garantito per tutte e tutti: ce lo chiede l’Europa!

Articolo pubblicato su Via Libera e Basic Income Network Italia.


La campagna elettorale, non da oggi, è un terreno decisamente fertile su cui coltivare promesse che, il giorno dopo le elezioni, il più delle volte, tendono a finire nel dimenticatoio.
C'è un tema che è presente nell'agenda di alcune forze politiche. Si tratta del reddito di cittadinanza.
Quando la politica (soprattutto alla vigilia di una tornata elettorale) incontra l'economia, il rischio che si crei confusione è elevato. Proviamo, allora, a mettere un po' d'ordine.
In “Sai cos'è lo spread? Lessico economico non convenzionale” (qui la nostra recensione), Andrea Fumagalli non menziona il reddito di cittadinanza. Wikipedia lo definisce come “un reddito di base universale pagato a tutti, senza alcun obbligo di attività, per una somma sufficiente a esistere e a partecipare alla vita della società”. È una somma di denaro che ciascuno di noi ha il diritto di percepire per il solo fatto di vivere. E non solo: deve essere tale da garantire la partecipazione attiva alla vita della società.
Sono molti i paesi europei che hanno introdotto una qualche forma di sostegno al reddito: dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna a Belgio, Olanda e Lussemburgo, fino ad arrivare ai paesi scandinavi.
Curiosamente, sono solo due le nazioni dell'Unione Europea in cui il reddito minimo garantito è assente: si tratta dell'Italia e della Grecia. Due nazioni che, da qualche tempo a questa parte, si trovano nell'occhio del ciclone di mercati ed istituzioni europee.
Questa vicenda, tra l'altro, è una delle tante per le quali l'Italia è inadempiente nei confronti dell'UE: la raccomandazione 92/441 CEE consiglia agli stati membri “di riconoscere, nell'ambito d'un dispositivo globale e coerente di lotta all'emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana”.
“Ce lo chiede l'Europa!”, insomma, sembra essere un grido di battaglia valido a giorni alterni: buono per le politiche d'austerità imposte dalla troika, cattivo quando si tratta di votare provvedimenti di natura apparentemente differente. Sul tema, tra l'altro, è recentemente tornato Juncker, esponente del Partito Popolare Europeo, auspicando l'introduzione di un salario (e non di un reddito) minimo.
In Italia, però, qualcosa si sta muovendo. È nata l'Associazione per il Basic Income che – si legge nel sito ufficiale – riunisce “sociologi, economisti, filosofi, giuristi, ricercatori, liberi pensatori che da anni si occupano di studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito in Italia”. E, soprattutto, si è lavorato per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare volta proprio all'istituzione di un reddito minimo garantito per tutte e tutti. Al comitato hanno aderito numerosissime realtà associative, partitiche e sindacali attive in Italia. Mercoledì scorso, al superamento delle 50.000 firme necessarie alla presentazione della legge, è stata convocata una conferenza stampa da cui è emerso l'auspicio che la discussione parta nei primi cento giorni della nuova legislatura.
Non resta che attendere l'esito delle imminenti elezioni, prestando un occhio particolare al risultato di quei partiti che si sono ripetutamente espressi a favore del reddito di cittadinanza.
Anche perché – non dimentichiamolo – ce lo chiede l'Europa!

18/02/13

"Politica e violenza: patologia?" Il cineforum di Officina Universitaria

Ripartono le lezioni del secondo semestre e riparte, contemporaneamente, il cineforum organizzato da Officina Universitaria.


Stavolta, le quattro proiezioni saranno incentrate sul rapporto (a volte perverso) tra la politica e la violenza. Si parte oggi con No Man's Land, per poi proseguire con Nel nome del padre (lunedì 25 febbraio), L'ultimo re di Scozia (lunedì 1 marzo) e Diaz (lunedì 8 marzo).
Gli spettacoli inizieranno alle ore 21:00 presso i locali al primo piano del CASB.

17/02/13

Auster-Italy

Articolo originiariamente pubblicato su Via Libera.

Monti is not the right man to lead Italy”, titola il Financial Times. Dopo la tormentata relazione tra Silvio Berlusconi e l'Economist (che già nel 2001 aveva lanciato il suo grido d'allarme contro la probabile vittoria del Cavaliere), la stampa specializzata straniera torna ad esprimere tutte le sue perplessità sulle vicende politiche dei conservatori italiani.
Curiosamente, la bocciatura di Monti arriva pochi giorni dopo le parole di Jean-Claude Juncker. Il Presidente dell'Eurogruppo, nel corso di un intervento al Parlamento Europeo, ha usato le parole di Marx per descrivere quanto la situazione che stiamo vivendo sia grave: “bisogna ritrovare la dimensione sociale dell'unione economica e monetaria con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx”. Nulla di strano, apparentemente. La notizia sta nella casa politica del premier lussemburghese: quel Partito Popolare Europeo che, in Italia, esprime Berlusconi, Casini e Monti, fino ad arrivare a Buttiglione.
Cosa ci dicono le parole di Juncker? Ci dicono, innanzitutto, che l'austerità è fallita. Non si esce dalla crisi chiudendo i rubinetti. Non si esce dalla crisi uccidendo, poco a poco, lo Stato sociale.
A conclusioni analoghe sembra essere giunto anche il Fondo Monetario Internazionale. Il documento pubblicato lo scorso 3 gennaio arriva a confutare il modello teorico dal quale sono partite le politiche di austerità e tagli che stiamo subendo. E se le premesse sono errate, come possono essere corrette le conclusioni?
Ma le parole di Juncker ci dicono anche che un cambio di rotta è assolutamente necessario. I dati sulla disoccupazione sono sempre più drammatici, e la situazione non migliora quando si osservano altri indicatori dell'economia reale.
La storia insegna che, spesso, ad una crisi è seguita una guerra. L'auspicio è che oggi le cose possano andare diversamente.
Si parlava del cambio di rotta. L'austerità ci ha lasciato in eredità alcuni provvedimenti pesanti, primo tra tutti quello figlio dell'idea secondo cui uno Stato debba, alla stessa stregua di un'impresa o di una famiglia, raggiungere il pareggio tra le entrate e le uscite.
In un simile scenario, è difficile capire se, quanto e come sia possibile mettere in campo politiche economiche alternative. È estremamente più facile capire dove ci porteranno le politiche che l'1% della popolazione sta imponendo al restante 99%. La Grecia è lì a ricordarcelo.