18/06/16

Verso un nuovo Statuto dei lavoratori: Maurizio Landini a Macerata

Articolo pubblicato su Via Libera.

Il tema del lavoro è stato al centro dell'attività politica della giornata di lunedì 13 giugno nel territorio della provincia di Macerata.
Nelle prime ore della giornata, infatti, il Ministro del Lavoro – Giuliano Poletti – è stato ospite dell'ITIS “Enrico Mattei” di Recanati. A seguire, nel tardo pomeriggio, Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM, è intervenuto in un dibattito organizzato dalla camera del lavoro di Macerata per discutere della Carta per i diritti universali del lavoro e dell'annessa campagna referendaria, che vede tra i suoi protagonisti la CGIL stessa, attiva, in modo particolare, per i quesiti del referendum contro la Buona Scuola.
La visita di Poletti a Recanati è stata salutata dalla contestazione di un gruppo di studenti, che ha distribuito un volantino con la biografia “politicamente scorretta” del Ministro, già Presidente di LegaCoop. Al suo nome, infatti, si lega una delle leggi più controverse dell'attuale esecutivo: quel Jobs Act che contribuisce ad una ridefinizione, in senso peggiorativo, dei principi di garanzia del diritto del lavoro italiano.


Maurizio Landini, a Piediripa, ha approfondito proprio questo quadro all'interno di una più ampia riflessione. Preceduto dagli interventi di Daniel Taddei (segretario provinciale della CGIL), di Lorenzo Marconi (segretario provinciale dell'ANPI) e dal saluto dell'onorevole Lara Ricciatti (deputata di Sinistra Italiana), Landini ha aperto il suo intervento parlando della riforma costituzionale su cui il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi ad ottobre.
A chi millanta come tale provvedimento riguardi solo la seconda parte della Costituzione, il segretario della FIOM spiega, invece, come ciò non sia vero: la riforma voluta da Matteo Renzi,  non riscrive i principi fondamentali; tuttavia, modificare in modo enorme e sostanziale la seconda parte (quella organizzativa) significa incidere sulle modalità con le quali i primi cinquantaquattro articoli della Carta Costituzionale verranno attuati. Dunque, una riscrittura più incisiva che formale, che, a giudizio di Landini, va respinta con un secco no.
“L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, recita l'articolo 1 della Costituzione. La prima, amara, considerazione che muove dalla lettura di queste parole è che le fondamenta della nostra Repubblica sono assolutamente precarie ed instabili, se non addirittura assenti.
Il Jobs Act, celebrato da Matteo Renzi come una rivoluzione copernicana del mondo del lavoro, non sta fornendo i risultati sperati: nei primi tre mesi del 2016, la differenza tra i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato e quelli cessati è diminuita di oltre il 70% rispetto al 2015, a causa della rimodulazione dei contributi pubblici. Aumenta, invece, l'utilizzo dei voucher.


Cosa resta, nei fatti, dello Statuto dei lavoratori?
Quella legge, fortemente voluta dall'allora Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, è stata approvata da un Parlamento composto da numerose sensibilità politiche, molte delle quali favorevoli all'approvazione di quella legge.
Quel Parlamento, dunque, era fortemente rappresentativo della società italiana. Si può dire lo stesso delle camere elette tre anni fa? Oggi l'astensionismo raggiunge percentuali notevoli, allarmanti per chi vede nella partecipazione alla consultazione elettorale un parametro dello stato di salute di una democrazia rappresentativa. L'abnorme premio di maggioranza, previsto dalla legge elettorale Italicum – che ripropone molti dei vizi del Porcellum – svilisce il grado di rappresentatività del Parlamento nel paese. Nessuno degli oltre novecento parlamentari, inoltre, è stato eletto con un programma elettorale che prevedesse l'approvazione dei provvedimenti che sono stati votati negli ultimi tempi: dalla riforma costituzionale al Jobs Act, dalla Buona Scuola alla recentissima proposta sulla flessibilità in uscita in materia di pensioni. Il dibattito parlamentare, infine, è strozzato dall'abuso dei voti di fiducia richiesti dall'esecutivo.
In un simile scenario, caratterizzato – peraltro – da un deficit di spazi democratici, il sindacato si rinnova ed utilizza pratiche mai adoperate prime: dall'adesione ai referendum sociali sulla scuola, alla raccolta firme per una legga di iniziativa popolare per l'introduzione della Carta dei diritti universali del lavoro.
La riunificazione del mondo del lavoro, oggi diviso (e quindi debole), è la questione prioritaria nell'agenda del sindacato. Si sta affermando un nuovo paradigma culturale, tale per cui lavorare è diventato un privilegio per cui ringraziare il datore di lavoro. Non è un caso, forse, che oggi il sindacato chieda alle aziende di non applicare le leggi, quando prevedono condizioni svantaggiose per le lavoratrici ed i lavoratori. Il ricatto di Marchionne sembrava un caso isolato ed irripetibile, ma la realtà è che oggi numerose imprese spingono per superare il contratto nazionale e mantenere un unico livello di contrattazione: quello aziendale.
In un presente dove lo Statuto dei lavoratori e l'applicazione della Costituzione nelle fabbriche sono negati,  risulta più urgente e necessario invertire la rotta. È accettabile l'idea che si possa entrare in una tabaccheria e comprare un pacchetto di sigarette, un accendino ed un buono lavoro da 10,00 €? La risposta, ancora una volta, si trova nella nostra Costituzione.

12/06/16

Verso una primavera dei diritti e della democrazia: al via la campagna per i referendum sociali

Articolo pubblicato su Via Libera.


Archiviata la sconfitta nel referendum contro le trivellazioni nei nostri mari dello scorso 17 aprile, è già ora di una nuova stagione referendaria. Un appuntamento che, questa volta, si preannuncia di più ampio respiro, con quesiti che toccheranno molti temi di stretta attualità e che riguardano da vicino le nostre vite quotidiane: scuola pubblica, ambiente (trivellazioni ed inceneritori) e beni comuni.
La legge prevede che la richiesta di un referendum abrogativo sia accompagnata da 500.000 firme a sostegno dell'iniziativa. Le firme raccolte nel primo mese e mezzo di campagna superano le 300.000 unità; siamo, dunque, poco più che a metà dell'opera ed il mese di giugno sarà decisivo affinché, nel 2017, si apra una nuova campagna referendaria.
Sei sono i quesiti proposti: quattro sulla scuola, uno sulle trivellazioni ed uno sugli inceneritori.
I primi due quesiti sulla scuola puntano l'attenzione sul rapporto potenzialmente poco trasparente che potrebbe venire a crearsi tra il dirigente scolastico e la classe docente: in seguito alla legge 107/2015 (“Buona Scuola”), infatti, il dirigente può scegliere, in modo discrezionale, i docenti della propria scuola; può confermarli o mandarli via dopo un triennio. Inoltre, può indicare, sempre in in modo discrezionale, gli insegnanti a cui attribuire un riconoscimento economico per premiare un merito di difficile identificazione. Il terzo quesito riguarda l'alternanza scuola – lavoro, con la cancellazione dell'obbligo di fare un monte ore predefinito, così da tornare ad una programmazione che sia coerente col Piano Triennale dell'Offerta Formativa di ciascuna scuola. L'ultimo quesito, infine, vuole abrogare la possibilità di effettuare donazioni alle singole scuole: cosa ne sarebbe di quelle scuole che insistono in territori nei quali non sono presenti realtà in grado di versare liquidità nel settore dell'istruzione, pubblica o privata che sia?
Il quesito sulle trivelle chiede di bloccare tutti i nuovi progetti di perforazioni ed estrazioni, così da ridurre i danni ambientali ed i problemi di salute connessi ai progetti petroliferi.
Il quesito sugli inceneritori, infine, vuole fermare il piano per nuovi e vecchi inceneritori, abrogando alcune parti della legge 133/2014 (“Sblocca Italia”) con il duplice obiettivo di contrastare l’incenerimento dei rifiuti e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente, in modo tale da restituire alle regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti. Così facendo, inoltre, si potrebbero utilizzare maggiori risorse pubbliche per avere una raccolta differenziata domiciliare sempre più capillare.


I sei questi sono accompagnati da una petizione a sostegno di una gestione pubblica e partecipata di tutti i beni comuni, a partire dall'acqua. I risultati dei referendum di cinque anni continuano ad essere disattesi. Gli ultimi provvedimenti del governo Renzi non lasciano tranquilli: il Testo Unico sui servizi pubblici locali (decreto attuativo della Legge Madia sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione – n. 124/2015) e la legge d'iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell'acqua sono stati svuotati del significato che, invece, avrebbero dovuto avere ai sensi del risultato del referendum del 12 e 13 giugno 2011.
Sette firme, dunque, per provare ad immaginare un'Italia migliore: un'Italia con una scuola pubblica di qualità, e che sia al centro dei pensieri (e delle politiche) del Parlamento e del Governo; un'Italia che riconosca nella tutela dell'ambiente e del paesaggio e nell'investimento nelle energie rinnovabili alcune tra le priorità necessarie per ripartire.
Non è tutto: sempre in questi giorni, l'Anpi sta raccogliendo le firme necessarie per la costituzione del comitato per il “No” al referendum costituzionale del prossimo autunno, oltre a quelle per abrogare alcune parti della legge elettorale.
Si prospettano, dunque, un autunno ed una primavera densi, sul piano della partecipazione democratica. Chi volesse dare il suo contributo, almeno in questa primissima fase, troverà nella pagina Facebook del comitato maceratese le iniziative ed i banchetti nei quali sarà possibile firmare: l'apertura di una nuova stagione di diritti e democrazia dipende da ciascuno di noi.

01/06/16

Rosso Cronico: mostra collettiva al Duma

Articolo pubblicato su Via Libera.


Il Duma continua a rivelarsi un polo di aggregazione di notevole interesse per il centro storico.
Dopo le collaborazioni con Ratatà Macerata Racconta, da qualche giorno i locali di Vicolo Tornabuoni stanno ospitando una mostra collettiva di alcuni studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata.
Si parla spesso di cultura dal basso; questi ragazzi ne sono un esempio. La mostra, infatti, nasce, in via informale, dalla loro volontà di esprimere i loro talenti e mostrare al pubblico le loro opere.
L'idea di una mostra collettiva, poi, consente di dare spazio a più lavori e più idee, dando visibilità a giovani artisti che, singolarmente, difficilmente avrebbero avuto una simile opportunità.
Il tema della rassegna è il colore rosso: gli undici partecipanti (sei ragazzi e cinque ragazze) propongono alcuni lavori che traggono ispirazione proprio dal colore rosso, tonalità dai molteplici e numerosi significati.
È il colore che indica il calore: non a caso, è il colore del fuoco. È stimolante ed eccitante; è il colore che, più di tutti, si identifica nell'amore. Attira l'attenzione, per questo è impiegato nei segnali di pericolo o per segnalare le emergenze. È utilizzato in molti sport: dal cartellino rosso nel calcio alla bandiera rossa nelle corse automobilistiche. In politica, nel nostro continente, identifica le forze di sinistra progressiste. È il colore della laurea, che viene festeggiata offrendo i confetti rossi. È, infine, il colore di un buon bicchiere di vino, o di una birra rinfrescante.


Questi esempi non possono né vogliono essere esaustivi. Per scoprire quali sensazioni offre il rosso agli artisti dell'ABAMC, l'appuntamento è al Duma.
La mostra ha aperto i battenti giovedì scorso, con l'inaugurazione accompagnata da un buffet da un dj set, e sta riscuotendo una buona partecipazione. Sarà possibile visitare le opere fino a sabato 4 giugno; gli orari sono periodicamente aggiornati nella pagina Facebook dell'evento. Partecipano Federico Sinatti, Xie Yi Giovanni, Luca Sabbatini, Alessio Giulioni, Alessandra Silverio, Francesco Gioacchini, Ilaria Pulcini, Alessandra Vella, Matteo Evandri, Elisa Pietrella e Lucrezia Mogetta.