19/11/17

Ospedale unico? Prima parliamo di sanità


La sentenza dell'algoritmo è arrivata qualche giorno fa: l'ospedale unico della nostra provincia vedrà  la luce a Macerata, in Contrada Pieve.
Molto si potrebbe dire relativamente ad una politica che rinuncia a decidere e lascia che le scelte vengano prese da un software, senza che questo, peraltro, metta al riparo da polemiche che sembrano arrivare anche da fonti interne al Partito Democratico.
Riteniamo che aver deciso per Macerata sia giusto, ma sul luogo più idoneo si dovrebbero approfondire le tematiche che vanno dall'ulteriore consumo del territorio su cui sorgerà la struttura alla riduzione degli spazi verdi, fino ad arrivare ai costi da sostenere per le infrastrutture necessarie a raggiungere tempestivamente e rapidamente il nuovo ospedale.
Se l’ospedale è un tema, certo non è il tema più importante, per Sinistra Italiana il terreno di discussione più urgente è un altro.
Il carattere pubblico ed universalistico del Servizio Sanitario Nazionale sta saltando: tagli sempre più pesanti hanno ridotto il Fondo Sanitario Nazionale al  6.6% del PIL, il più basso in Europa, e la stessa OMS ritiene che tale finanziamento non sia sufficiente a garantire un Servizio sanitario universalistico. 
Con il diminuire delle risorse destinate al Servizio pubblico è aumentata la spesa privata (quasi tutta out of pocket) che raggiunge più del 30% della spesa pubblica.
12 milioni (1 milione di più dell’anno scorso) di cittadini italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione del Servizio Sanitario per liste di attesa insostenibili e per ticket insopportabili specialmente per gli 8 milioni di italiani in povertà assoluta ed in povertà relativa.
E non basta il ticket, ma c’è anche il superticket (10 € a ricetta) per cui qui da noi il gruppo KOS ( Santo Stefano, Villa dei Pini, Salus Villalba) può riempire una pagina di giornale locale in cui è scritto “Niente attesa, stesso prezzo del ticket”.
Nelle Marche si taglia nel pubblico e si favoriscono i privati fino a prevedere la loro presenza all’interno del servizio pubblico, quasi tutta l’attività di riabilitazione è svolta dai privati.
L’assistenza domiciliare è ridotta, le Case della Salute non vengono istituite, le tariffe delle Residenze Protette arrivano fino alle 1600-1800€. Sono anni che la Regione dovrebbe intervenire aumentando il suo contributo che dovrebbe corrispondere al 50% della retta mensile, ma ancora non ha provveduto.
I 400 anziani che hanno dovuto abbandonare le Residenze protette distrutte o rese inagibili dal terremoto ancora non hanno fatto ritorno alle loro case.
Niente è stato fatto per l’integrazione sociale e sanitaria.
Oltre che discutere della prevenzione, della medicina di base, di servizi integrati territoriali si dovrebbe discutere di come dare, finalmente, piena attuazione alla legge 194 risolvendo il problema degli obiettori, di valorizzare ed aumentare  un personale sanitario quantitativamente insufficiente spremuto da turni sempre più pressanti.
Il dibattito sull'ospedale unico si inserisce in questo contesto, ed appare lontanissimo dalle nostre esigenze, contribuendo ad alimentare l'immagine di una politica sempre più distante dalla realtà.
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”: sembra un'utopia, ma è “soltanto” l'articolo 32 della nostra Costituzione. Proviamo a farne uno dei pilastri su cui nascerà la sinistra che ancora non c'è.

11/10/17

Accogliere non è illegale. Ius soli e politiche per l’accoglienza


Alcune settimane fa, Repubblica ha posto l’attenzione su alcune leggi che andrebbero necessariamente approvate entro la fine della legislatura.
Tra queste, vi è la riforma della cittadinanza. È stata approvata alla Camera, ma sembra viaggiare in un binario morto al Senato, vittima di una politica (e di una maggioranza parlamentare) che pare mostrare il lato peggiore di sé, giocando sulla pelle delle bambine e dei bambini che beneficerebbero di questa riforma per avere qualche voto in più.
Immigrazione, sicurezza ed integrazione sono temi che stanno entrando in maniera sempre più prepotente nel dibattito politico. Le destre ed i populismi, però, cavalcano questi argomenti in maniera semplicistica, fotografando e descrivendo una realtà che, numeri alla mano, non esiste. L’unico risultato è quello di fomentare un’inutile guerra tra poveri, in cui i migranti sembrano essere i colpevoli di tutti i mali che stiamo vivendo. La legge sulla cittadinanza in discussione al Senato rischia di essere schiacciata in questo calderone dove regnano confusione e disinformazione.
Per provare a mettere ordine e ragionare su queste tematiche, Sinistra Italiana promuove un appuntamento pubblico per discutere sullo ius soli, sul percorso parlamentare della legge sulla cittadinanza e sull’accoglienza.
La platea dei relatori è ampia e qualificata: discutono di questi temi Mario Morgoni (Senatore Partito Democratico), Reano Malaisi (Sindaco di Montecosaro), Giancarlo Giulietti (volontario Comunità di Capodarco), Natalia Conestà (presidente CEM), Omar Ndiaye (mediatore culturale) ed Alessandro Fulimeni (comitato "5 luglio", Fermo).
Il dibattito è introdotto da Riccardo Ridolfi (segretario provinciale Sinistra Italiana) e concluso da Giuseppe Buondonno (segretario regionale Sinistra Italiana).
L’appuntamento è per venerdì 13 ottobre, alle ore 21:00, presso la biblioteca Silvio Zavatti di Civitanova Marche.
L’ingresso è libero e la cittadinanza è invitata a partecipare e ad intervenire attivamente nella discussione.

15/09/17

Verso l'assemblea di Alleanza Popolare per la Democrazia e l'Uguaglianza di Macerata


L’assemblea di domenica è un momento importante, perché prova a mettere in pratica il dibattito che da tanto tempo prosegue sull'unità a sinistra e sui cantieri dell’alternativa.
Non possiamo essere soddisfatti delle politiche portate avanti dalle maggioranze negli ultimi anni né delle minoranze che, oggi, sembrano numericamente più accreditate.
C’è spazio per un’alternativa? La risposta a questa domanda va praticata: iniziamo, già da domenica, a costruire, dal basso, un programma discusso e partecipato di quella che vuole essere una sinistra che si candida a governare questo paese.
I temi, fermandoci all'appello che promuove l’assemblea di domenica, sono molti: dalla ricostruzione all'ambiente, dal lavoro e le pensioni al reddito, dalle migrazioni all'Unione Europea.
Partiamo, allora: mettiamo, finalmente, al centro quello che vorrebbe e dovrebbe essere il nostro popolo e costruiamo la sinistra che ancora non c’è.

21/07/17

Weekend a Fiastra con "Terre in Moto Festival"

Articolo pubblicato su Via Libera.


24 agosto 2016. È, ormai, passato quasi un anno dalla prima di una lunga serie di scosse di terremoto che ha pesantemente segnato la nostra comunità ed il nostro territorio.
A quasi trecentosessantacinque giorni di distanza, la situazione resta decisamente critica: la ricostruzione procede molto lentamente, prigioniera, a volte, di una burocrazia sorda alle istanza delle popolazioni colpite dal sisma. È di pochi giorni fa, poi, la notizia secondo cui la giunta della Regione Marche sia intenzionata ad utilizzare una parte dei fondi ottenuti con gli SMS solidali per la costruzione di una pista ciclabile.
Se le istituzioni latitano, la solidarietà – al contrario – non si è mai fermata.
È nata Terre in Moto, una rete costituita da realtà sociali, associazioni, imprese, donne e uomini che condivide l’obiettivo di intervenire sulle criticità legate al sisma e che mette al centro della sua azione la volontà di monitorare e partecipare attivamente ad una ricostruzione che metta al prima posto il protagonismo delle popolazioni colpite dal terremoto, la loro voglia di ripartire e di non abbandonare le loro terre.
Numerose, poi, sono state le iniziative messe in campo per evitare che si spegnessero le luci della ribalta (anche e soprattutto mediatica) sulla complessa situazione delle nostre terre. Una delle ultime è stata “Pasquetta al lago”. In quell’occasione, Fiastra ha registrato il tutto esaurito.
Nel fine settimana che sta per arrivare, invece, è il turno di “Terre in Moto Festival – Tornare, Resistere, Ricostruire”: quattro giorni (da giovedì 20 a domenica 23) dedicati a raccontare gli Appennini oggi, a contribuire al rilancio del turismo e la ricostruzione del tessuto socio – economico di un territorio che si sente abbandonato, ma non rinuncia a lanciare un segnale di speranza per una ricostruzione possibile e necessaria.
Il festival nasce dal basso ed è completamente autofinanziato. È possibile contribuire alla copertura delle spese partecipando al crowdfunding attivato dagli organizzatori. A questo link, invece, è possibile consultare il programma di “Terre in Moto Festival”.

24/05/17

Basta con i fascismi. L'Anpi Macerata per la giornata antifascista

Articolo pubblicato su Via Libera.


Cosa significa dichiarare e praticare l’antifascismo nel 2017? Poche settimane fa abbiamo celebrato l’anniversario numero settantadue della liberazione del nostro paese dalla dittatura fascista. Quelle idee, però, sembrano trovare nuova linfa nelle parole di chi predica odio ed intolleranza verso il diverso. Essere antifascisti nel 2017, allora, ha un significato molto più profondo di quello che si potrebbe pensare.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia promuove per sabato 27 maggio una giornata antifascista: un’iniziativa che vuole ragionare sul problema, sempre più diffuso ed urgente, della crescita del fenomeno e della minaccia neofascista, dei razzismi e della xenofobia e che vuole ragionare sugli strumenti che abbiamo per fronteggiare questo scenario, a partire dalla nostra carta costituzionale che da troppo tempo aspetta di essere attuata in tutti i suoi principi ed i suoi valori.
A Macerata l’appuntamento è alle ore 17:00 presso la sede provinciale dell’ANPI per un incontro sul tema "Accoglienza ai richiedenti asilo: esperienze e prospettive a confronto".
Partecipano Roberto Acquaroli (docente di Diritto penale presso l’Università degli Studi di Macerata), che discuterà della normativa di riferimento con un occhio di riguardo al recente decreto Minniti – Orlando, ed alcune associazioni che operano nel settore dell’accoglienza dei richiedenti asilo, con le quali si affronteranno gli aspetti che si presentano nella quotidianità dell'accoglienza, così da favorire una maggiore consapevolezza circa la realtà dell’accoglienza e dell’integrazione e combattere la disinformazione ed il pregiudizio che, troppo spesso, dominano quando si affrontano questi temi.

10/05/17

Banca Marche e la crisi del settore bancario: Giovanni Paglia (Sinistra Italiana) a Macerata

Articolo pubblicato su Via Libera.


Cosa succede ai fatti di cronaca quando, passata qualche settimana, si spengono i riflettori della comunicazione?
Cosa resta, oggi, della vicenda legata al crac di Banca Marche (e di Banca Etruria e del Lazio, CariFerrara e CariChieti)? Quale futuro avrà, dopo l’acquisizione di UBI Banca? Qual è, più in generale, lo stato di salute del nostro settore bancario?
Sinistra Italiana Macerata promuove un incontro per parlare di tutto questo. Saranno con noi l’onorevole Giovanni Paglia (deputato del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà – Possibile) e Averino Di Marcantonio (segretario responsabile di coordinamento Nuova Banca Marche).
L’appuntamento è per venerdì 12 maggio, alle ore 18:00, presso i locali dell’Arci (via Verdi, 10/A) a Macerata.

28/04/17

I limiti della satira: Lercio arriva a Macerata Racconta

Articolo pubblicato su Via Libera.


“Prima regola: nella satira non ci sono regole”. Se le parole di Dario Fo rispondono al vero, ha senso parlare di limiti entro i quali imbrigliare il diritto di fare satira?
È questo – la satira ed i suoi limiti – il tema attorno al quale Via Libera Macerata promuove, mercoledì 3 maggio alle ore 18:30 presso la Galleria Antichi Forni, un incontro all’interno della settima edizione di Macerata Racconta.
Partecipano alcuni ragazzi della redazione di Lercio, che presentano il loro ultimo libro – “Lercio - Lo sporco che fa notizia”, edito da Shockdom. Modera Giuseppe Graziano (Via Libera Mc) ed interviene Maria Silvia Marozzi (giornalista presso Il Resto del Carlino ed insegnante di Italiano e Storia).
Durante l'evento (ad ingresso gratuito) sarà possibile acquistare una copia del libro.

24/04/17

Il programma delle celebrazioni del 25 Aprile a Macerata

Articolo pubblicato su Via Libera.


“Attuare la Costituzione per cambiare l’Italia”. Il tema scelto dell’ANPI per celebrare il settantaduesimo anniversario della liberazione del nostro paese è chiaro e mette al centro la carta costituzionale nata dalla resistenza alla dittatura nazi – fascista.
Il programma delle iniziative messe in campo per ricordare il 25 Aprile a Macerata è, come sempre, denso ed interessante.
Si parte alle 9:30, con la deposizione di una corona al Monumento della Resistenza in via Cioci e con un corteo da piazza Annessione a piazza Mazzini, dove si sviluppa la festa.
Alle 12:30 torna, con la collaborazione di Spiazzati, il pranzo condiviso: si mangia e si beve in compagnia, in maniera totalmente autogestita.
Palestra Popolare Macerata anima il pomeriggio con dimostrazioni ed incontri di Muay Thai e Box, prima dell’aperitivo in musica che apre le porte alle esibizioni, previste a partire dalle 21:30, dei Bullets e degli Statuto.
Completano la giornata la presenza dei produttori colpiti dal sisma che hanno dato vita a Ma(r)che Bontà, della rete Terre in Moto con “Storie di borghi” (mostra fotografica collettiva) e di un’area dedicata ai bambini.
Non mancheranno, come sempre, altre iniziative in tutto il territorio della provincia di Macerata: il programma completo è disponibile nel sito del comitato della provincia di Macerata dell’ANPI.

13/04/17

I primi venticinque anni del movimento No Tav con Wu Ming 1 al CSA Sisma

Articolo pubblicato su Via Libera.


L’idea di alta velocità rimanda molti di noi alla linea ferroviaria che dovrebbe collegare Torino e Lione ed al movimento che si oppone alla realizzazione di questa grande opera.
In realtà, l’alta velocità, nel nostro Paese, esiste già dagli anni ottanta. Il Pendolino nasce da una geniale innovazione italiana, che muove dall’investimento nelle tecnologie, e non nelle infrastrutture. Così, il Pendolino riesce a garantire l’alta velocità anche nella linea ferroviaria ordinaria del nostro paese.
Oggi, in Italia, non vi è più traccia di quel treno. Il suo brevetto è stato venduto ad un’azienda francese e viene utilizzato quasi ovunque, a partire dalla linea che collega Londra e Manchester.
Perché si è abbandonata quella strada, e si è accantonato quel progetto? La risposta, maliziosamente, può arrivare dal modello del nostro capitalismo, che è fortemente incentrato su edilizia, cemento armato, asfalto e consumo del territorio. Ecco, allora, che l’Italia importa il modello francese di alta velocità. I cugini transalpini hanno realizzato una linea ad alta velocità parallela a quella tradizionale, coerentemente con la morfologia e la struttura del territorio francese.
L’alta velocità francese, dunque, inverte il paradigma del Pendolino, proponendo investimenti in nuove infrastrutture.
La storia dell’alta velocità francese adattata alla realtà italiana è quella della linea Bologna – Firenze: oggi, il risparmio, in termini di tempo necessario per raggiungere le due città, è quantificabile nell’ordine di una ventina scarsa di minuti. Ogni metro di linea ferroviaria è costato circa 80.000,00 €. Ed è stata, di fatto, annullata l’esperienza del viaggio: il panorama ed il paesaggio osservabili dal finestrino sono stati rimpiazzati da un tunnel. Insomma: la sproporzione tra i danni causati dall’opera ed i suoi benefici è enorme, ed è sotto gli occhi di tutti.
Anche la linea Torino – Lione nasce sugli stessi presupposti. In questo caso, però, le cose sono andate diversamente. Le donne e gli uomini della Val di Susa non si sono arresi all’idea che arrivasse una colata di cemento a consumare e mortificare ulteriore territorio ed a sperperare inutilmente fiumi di denaro pubblico.
Da oramai venticinque anni, il movimento No Tav è in prima linea a combattere contro la realizzazione di questa linea ferroviaria. Le sue lotte hanno portato al raggiungimento di traguardi significativi, dato che il progetto odierno non ha nulla a che vedere, in termini di impatto ambientale, con quello iniziale.
La lotta paga, dunque, anche nel terzo millennio. Le vicende di questo movimento sono oggetto dell’ultimo lavoro di Wu Ming 1 (Roberto Bui) che, poche settimane fa, è stato al CSA Sisma a presentare “Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav”.
Volendo spiegare le ragioni del successo e della longevità del movimento No Tav, si può partire dall’elevata competenza che caratterizza le donne e gli uomini che lo compongono. I sostenitori dell’alta velocità parlano sommariamente e vagamente di un’apertura psicologica di Torino verso la Francia, o dell’impossibilità di fermare il progresso. La classe politica è mediamente poco competente in materia di trasporti, come dimostra l’intercettazione che coinvolge l’ex Ministro Lupi. Contro la Tav si sono schierati economisti dei trasporti, esperti di logistica, ambientalisti. A sostegno delle loro tesi, vengono portati dati e numeri che dimostrano come non vi siano passeggeri interessati alla tratta Torino – Lione e le merci non viaggino praticamente più su rotaia.
I No Tav sono rimasti uniti e compatti perché non sono mai caduti nella trappola della proposta di un’alternativa praticabile e responsabile. Alcuni movimenti hanno perso la loro spinta propulsiva quando hanno smesso di concentrarsi sull’opposizione al progetto per disperdere tempo ed energie sull’elaborazione di altre proposte. I No Tav, invece, si sono sempre e solo limitati ad esprimere un no forte, convinto e radicale al progetto.
Ciò che fa la differenza, poi, è il rapporto del movimento con le sue terre: i No Tav rifiutano la logica che porta a dire che un territorio possa essere irrecuperabile, promuovendo, anzi, la valorizzazione di ciò che non è ancora stato deturpato e che ancora esiste e resiste. Il più grande insegnamento trasmesso dal movimento, con ogni probabilità, è la necessità di conoscere e di studiare la storia del proprio territorio.
Strettamente connessa alla costruzione delle grandi opere è la strategia dell’abbandono. La grande opera, infatti, prosciuga le risorse che dovrebbero essere impiegate nella cura e nella tutela del territorio, e nasce proprio nei luoghi dove viene meno il presidio degli abitanti. La strategia dell’abbandono, pertanto, finisce per essere la premessa sistemica di nuove aggressioni al territorio. 
Queste considerazioni si sposano con le difficoltà, burocratiche e non solo, che i luoghi colpiti dal sisma degli scorsi mesi stanno conoscendo lungo la difficile strada della ricostruzione. Il terremoto diviene la causa che spinge ad abbandonare un territorio, perché vi è una precisa volontà politica che lavora in questa direzione. Nel corso del tempo, però, aumenta la rabbia, non la rassegnazione, come, forse, vorrebbe la strategia dell’abbandono.
I primi scritti di Wu Ming 1 in materia di alta velocità e No Tav risalgono ad alcuni post usciti su Giap nel 2011. Anche in Point Lenana si parla della montagna come luogo di contraddizione, di conflitto, di tensioni e di scontri; di un territorio vivo che nulla o quasi ha a che vedere con le cartoline immaginate dalla città.
Dodici mesi più tardi, nel 2012, partono i lavori del libro, che muovono dagli strumenti che può possedere uno storico (l’osservazione diretta, le interviste, la partecipazione) per raccontare i primi venticinque anni di vita del movimento No Tav. La narrazione termina con gli eventi del festival Alta Felicità, iniziativa promossa lo scorso mese di luglio a cui hanno partecipato numerosi volti noti dello spettacolo e della cultura italiana.
Il libro è edito da Einaudi. La circostanza che spinge la principale casa editrice di Torino ad impegnarsi in un progetto del genere può essere interpretata come un segnale che il vento sta cambiando. La minore aderenza del sistema Torino sulla realtà è fotografata anche dalla campagna pubblicitaria lanciata per promuovere il testo: Einaudi, infatti, non ha esitato ad impegnarsi in forme di pubblicità guerriglia contro quei quotidiani – in particolare la Stampa e la Repubblica – che, altrimenti, non avrebbero parlato del libro e che, troppe volte, consegnano al lettore un’immagine distorta del movimento No Tav. Non sono mancate, una volta che il testo è arrivato nelle librerie, promesse e minacce di querela. Giancarlo Caselli, nelle pagine de Il Fatto Quotidiano, ne fa una recensione curiosa, poiché parla di quelle vicende dimenticando di informare il lettore di essere un personaggio del libro, il cui operato – tra l’altro – è oggetto di molte critiche. Nelle vesti di Procuratore della Repubblica, infatti, Caselli è stato molto attivo contro il movimento No Tav, promuovendo un’accusa di terrorismo (poi smontata dalla Cassazione) per semplici atti di danneggiamento, promuovendo un abuso delle misure cautelari e creando un pool di magistrati contro i No Tav. Dal suo lavoro, infine, è partito il processo ad Erri De Luca. Una “reticensione”, più che una recensione.


Oltre a raccontare il movimento No Tav, la serata con Wu Ming 1 ha, idealmente, unito i puntini che compongono l’arcipelago delle ferrovie italiane, restituendo uno scenario sconfortante. I numeri dell’alta velocità in Italia dicono che i viaggi in Freccia Rossa sono il 5% del totale. Sono state costruite stazioni ad hoc in numerose città italiane: Roma, Torino, Napoli, Bologna. Di fatto, sono cattedrali nel deserto ampiamente sottoutilizzate, dove nessun esercente ha il coraggio di aprire un’attività. Queste stazioni sono operazioni di edilizia, non di trasporto. E rappresentano l’occasione per un ulteriore cementificazione: dato che abbiamo la stazione per l’alta velocità, perché non costruire un palazzetto dello sport, o un centro direzionale?
Se l’alta velocità rappresenta una fetta irrisoria, l’80% degli spostamenti in treno non supera i confini provinciali ed il tragitto medio è di 24 km. Ciò di cui hanno bisogno le ferrovie italiane, dunque, sembrerebbe evidente: un servizio migliore per i pendolari, il cuore pulsante di un sistema che, invece, li mette ai margini.

20/03/17

Fake o non fake? Al Labs una conferenza sulle fake news

Articolo pubblicato su Via Libera.


La diffusione delle cosiddette fake news e delle bufale nel web è un tema attorno al quale si sta discutendo per provare a trovare soluzioni ragionevoli.
La senatrice Adele Gambaro (che oggi fa parte di ALA - Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare, ma che è stata eletta con il Movimento Cinque Stelle) ha presentato un disegno di legge controverso, che arriva a prevedere condanne penali e civili per chi diffonde notizie “esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”.
Via Libera Macerata, in collaborazione con il LABS, organizza un incontro per discutere ed approfondire queste tematiche.
Parteciperanno al dibattito Vittorio Lattanzi, redattore presso il sito satirico Lercio, ed alcuni docenti dell’Università degli Studi di Macerata. Al momento, hanno confermato la loro presenza il prof. Roberto Acquaroli (docente di Diritto penale e diritto del lavoro) ed il prof. Simone Calzolaio (docente di Diritto pubblico di internet).
L’appuntamento è per martedì 21 marzo, alle ore 18:30, presso il Labs (vicolo Monachesi, 9 – ex circoscrizione centro storico). A seguire è previsto un aperitivo a buffet.

13/02/17

Sfogati

Articolo pubblicato su Commo.


“E c'è sempre qualcuno più artista di qualcun altro. Più vero, più puro, più a sinistra di qualcun altro.”
Il dibattito delle ultime settimane mi ha fatto pensare a questi versi di Caparezza, perché le parole che ci stanno accompagnando al congresso fondativo di Sinistra Italiana sembrano monopolizzate dalla ricerca della purezza, come se la purezza fosse, di per sé, un valore. Ma le mani pulite servono a ben poco, quando restano in tasca.
Da troppo tempo la sinistra occupa le sue riunioni a contare i metri che la separano dal Partito Democratico ed a rimarcare l'inadeguatezza delle sue politiche, evidentemente insufficienti a fermare la crisi. Poi, si parla del Movimento Cinque Stelle e della sua incapacità di rappresentare un'alternativa credibile e costruttiva: il caso di Roma insegna che l'amministrazione ed il governo di una città non si improvvisano. L'onestà va accompagnata dalla competenza, da un'idea.
La sinistra smette di esercitare il suo ruolo e la sua funzione, se si definisce per esclusione rispetto alle altre forze politiche fino a chiudersi in un recinto. Se la sinistra è semplicemente e solamente “altro” rispetto a ciò che offre il panorama politico del momento, cosa ne sarà di lei il giorno in cui l'ambiente che la circonda cambia? E soprattutto: come può – la sinistra – sperare di raccogliere voti dicendo soltanto “noi non siamo il PD” o “noi non siamo il M5S”?
La sinistra perde la sua base perché non propone più un'idea di società.
La proposta politica del Partito Democratico può essere sintetizzata, forse parzialmente, nei provvedimenti varati negli ultimi anni: dal Jobs Act, alla Buona Scuola, dallo Sblocca Italia alla riforma costituzionale bocciata dalle urne due mesi fa.
La società teorizzata da Beppe Grillo è una società di onesti; a volte un po' incapaci, altre distratti.
Quella di Matteo Salvini è racchiusa dentro un muro che esclude i migranti in fuga dalle guerre del mondo occidentale.
E qual è, invece, la società immaginata dalle donne e dagli uomini della sinistra, o almeno dai suoi dirigenti? Quali le loro idee? Quali i loro pensieri lunghi, per usare dei termini forse un po' desueti, ma sicuramente sempre attuali? Per fare uno tra gli esempi possibili, quante persone – al di fuori delle sedi di partito – conoscono il social compact?
Ho sperato che il congresso di Sinistra Italiana fosse lo spazio ed il momento giusto per rimettere al centro le idee. Ho sbagliato: la corsa alla segreteria tra l'ultimo coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e l'attuale capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana è degenerata nelle forme che abbiamo potuto leggere negli ultimi giorni.
Una tesi del documento congressuale afferma che, in Italia, esistono svariati temi attorno ai quali vivono maggioranze sociali. In questo quadro, l'obiettivo di un partito della sinistra deve essere quello di offrire una rappresentanza politica a queste istanze. Condivido questa tesi. Tuttavia, credo che, fin quando il primo avversario e la prima avversaria da battere saranno il compagno o la campagna un pelo più a sinistra o meno a sinistra di ciascuno di noi, la strada da percorrere per costruire la sinistra ampia, aperta e plurale di cui molto spesso si parla sarà molto, molto lunga.
E così, le praterie di cui molto spesso si discute finiscono per essere percorse dai soliti noti: come in una gara di Formula 1 non troppo appassionante, nella quale i piloti non sembrano correre troppo bene. Una corsa che, però, la sinistra si limita a commentare comodamente seduta sul divano.

17/01/17

L’alternativa possibile: verso il congresso fondativo di Sinistra Italiana



Avevamo la data. Ora abbiamo anche il luogo
Venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 febbraio, il PalaCongressi di Rimini ospiterà il primo congresso nazionale di Sinistra Italiana.
Nel 2013, dopo la scottante sconfitta subita cinque anni prima, la sinistra è tornata in Parlamento con Sinistra Ecologia Libertà. Oggi, abbiamo riconosciuto che la spinta propulsiva di SEL si è esaurita, ed abbiamo deciso di rimetterci in gioco e di creare un nuovo soggetto politico che sappia essere la casa delle tante donne e dei tanti uomini che si sentono orfani dopo le troppe scelte errate degli ultimi tempi.
Le sfide che ci attendono sono tante e complesse. Per vincerle, è necessario il contributo di tutte e tutti.
Vogliamo costruire un soggetto davvero aperto, che lasci da parte il politicismo delle alleanze elettorali e che metta al centro della sua agenda la politica con la “P” maiuscola.
Il tasso di disoccupazione viaggia ormai stabilmente su percentuali a due cifre. Quasi un giovane su due è senza lavoro. Le immagini di Nola fotografano la situazione in cui i continui tagli alle risorse degli ultimi anni hanno ridotto la sanità. E cosa dire, ancora, della scuola pubblica?
Ecco, Sinistra Italiana vuole rendersi utile per farsi carico di queste ed altre problematiche ed essere in grado di avanzare proposte che ci facciano cambiare verso sul serio.
Il nostro congresso può e deve essere l’occasione per parlare di tutto questo, prima ancora che di alleanze, campi progressisti ed alternative da costruire senza, con ciò, sminuire l’importanza di una discussione franca e leale su cosa sia Sinistra Italiana e su quale strada debba intraprendere.
L’appuntamento di metà febbraio è preceduto dalle assemblee congressuali territoriali, che si terranno sabato 4 e domenica 5 febbraio.
Le adesioni a Sinistra Italiana saranno aperte fino al 28 gennaio. Tuttavia, sarà possibile iscriversi fino a pochi minuti prima dell’inizio dell’assemblea congressuale provinciale.
Proviamoci, tutte e tutti insieme: se non ci occupiamo di politica, la politica si occuperà, comunque, di noi. Mettiamoci in gioco e tentiamo di costruire un mondo all'altezza dei nostri sogni.