13/02/17

Sfogati

Articolo pubblicato su Commo.


“E c'è sempre qualcuno più artista di qualcun altro. Più vero, più puro, più a sinistra di qualcun altro.”
Il dibattito delle ultime settimane mi ha fatto pensare a questi versi di Caparezza, perché le parole che ci stanno accompagnando al congresso fondativo di Sinistra Italiana sembrano monopolizzate dalla ricerca della purezza, come se la purezza fosse, di per sé, un valore. Ma le mani pulite servono a ben poco, quando restano in tasca.
Da troppo tempo la sinistra occupa le sue riunioni a contare i metri che la separano dal Partito Democratico ed a rimarcare l'inadeguatezza delle sue politiche, evidentemente insufficienti a fermare la crisi. Poi, si parla del Movimento Cinque Stelle e della sua incapacità di rappresentare un'alternativa credibile e costruttiva: il caso di Roma insegna che l'amministrazione ed il governo di una città non si improvvisano. L'onestà va accompagnata dalla competenza, da un'idea.
La sinistra smette di esercitare il suo ruolo e la sua funzione, se si definisce per esclusione rispetto alle altre forze politiche fino a chiudersi in un recinto. Se la sinistra è semplicemente e solamente “altro” rispetto a ciò che offre il panorama politico del momento, cosa ne sarà di lei il giorno in cui l'ambiente che la circonda cambia? E soprattutto: come può – la sinistra – sperare di raccogliere voti dicendo soltanto “noi non siamo il PD” o “noi non siamo il M5S”?
La sinistra perde la sua base perché non propone più un'idea di società.
La proposta politica del Partito Democratico può essere sintetizzata, forse parzialmente, nei provvedimenti varati negli ultimi anni: dal Jobs Act, alla Buona Scuola, dallo Sblocca Italia alla riforma costituzionale bocciata dalle urne due mesi fa.
La società teorizzata da Beppe Grillo è una società di onesti; a volte un po' incapaci, altre distratti.
Quella di Matteo Salvini è racchiusa dentro un muro che esclude i migranti in fuga dalle guerre del mondo occidentale.
E qual è, invece, la società immaginata dalle donne e dagli uomini della sinistra, o almeno dai suoi dirigenti? Quali le loro idee? Quali i loro pensieri lunghi, per usare dei termini forse un po' desueti, ma sicuramente sempre attuali? Per fare uno tra gli esempi possibili, quante persone – al di fuori delle sedi di partito – conoscono il social compact?
Ho sperato che il congresso di Sinistra Italiana fosse lo spazio ed il momento giusto per rimettere al centro le idee. Ho sbagliato: la corsa alla segreteria tra l'ultimo coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e l'attuale capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana è degenerata nelle forme che abbiamo potuto leggere negli ultimi giorni.
Una tesi del documento congressuale afferma che, in Italia, esistono svariati temi attorno ai quali vivono maggioranze sociali. In questo quadro, l'obiettivo di un partito della sinistra deve essere quello di offrire una rappresentanza politica a queste istanze. Condivido questa tesi. Tuttavia, credo che, fin quando il primo avversario e la prima avversaria da battere saranno il compagno o la campagna un pelo più a sinistra o meno a sinistra di ciascuno di noi, la strada da percorrere per costruire la sinistra ampia, aperta e plurale di cui molto spesso si parla sarà molto, molto lunga.
E così, le praterie di cui molto spesso si discute finiscono per essere percorse dai soliti noti: come in una gara di Formula 1 non troppo appassionante, nella quale i piloti non sembrano correre troppo bene. Una corsa che, però, la sinistra si limita a commentare comodamente seduta sul divano.