
Chi, in questo paese, affronta la questione dei migranti viene spesso tacciato di buonismo: i problemi di questo paese sono, sarebbero, altri.
A pensarci bene, però, i veri buonisti arrivano in prossimità del 25 Aprile, parlando di quella data con lo spirito di chi vorrebbe darti una pacca sulla spalla, dicendo che non è successo nulla e che bisogna guardare avanti senza pensare troppo al passato.
Il 25 Aprile sembra derubricato ad un fallo durante una partita di calcio: ci si rialza, ci si dà il cinque e si continua a giocare.
Ma la storia dice che il 25 Aprile 1945 è l’ultimo capitolo della guerra di Liberazione dall'occupazione nazifascista.
La storia – come canta De Gregori – “dà torto e dà ragione”; “non si ferma davvero davanti a un portone”.
Colpisce che il Direttore dell'USR Marche riesca a scrivere alle studentesse ed agli studenti delle Marche una lettera sulla Liberazione non utilizzando praticamente mai la parola “fascismo”.
Il 25 Aprile 1945 è la data che consegna ai libri di storia il ventennio più buio della nostra storia.
Ricordare il passato è il modo migliore che abbiamo per omaggiare le tante ed i tanti che hanno dato la loro vita per restituire la libertà al nostro paese, lottando contro chi quella libertà l’aveva presa (e, soprattutto, mantenuta) con la violenza.
Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali e segretario nazionale di Sinistra Italiana, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare. Auspichiamo una presa di posizione chiara e netta da parte del Ministro Bianchi: le istituzioni del nostro paese non possono diventare la casa di un revisionismo storico di cui non si sente il bisogno.
"Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono."
"Se avesse vinto lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, lei è senatore della repubblica e parla qui con me."
Italo Calvino e Vittorio Foa (in un dibattito televisivo con Giorgio Pisanò) spiegano come meglio non si potrebbe il significato reale e profondo della festa di Liberazione.
Ora e sempre Resistenza!
