14/10/21

Mai più fascismi: sabato a Roma con la CGIL


L'assalto squadrista di sabato scorso alla sede nazionale della CGIL non ha nulla a che vedere con la democrazia.
Come se non bastasse, è di poche ore fa la notizia del ritrovamento di una bottiglia incendiaria di fronte alla sede di Jesi della CGIL, a cui rinnoviamo solidarietà e vicinanza.
La risposta migliore a tutto questo è la partecipazione: sabato saremo in piazza a Roma a gridare "mai più fascismi!"

02/10/21

Solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori di iGuzzini


L’ottimismo con cui si parla in questi giorni di un’imminente ripresa dell’economia stona con le notizie che appaiono nei mezzi d’informazione.
Molte, infatti, sono le crisi aziendali che il nostro territorio sta conoscendo: da Elica a GKN, fino ad arrivare ad iGuzzini.
L’azienda, oggi di proprietà del gruppo svedese Fagerhult, nasce come ditta a conduzione familiare capace di conquistare nel tempo una fama mondiale. L’acquisizione di Fagerhult sembra aver cambiato le carte in tavola: il rapporto con il territorio si fa meno solido, l’acquisizione del know how pare l’unica cosa interessante agli occhi del nuovo proprietario svedese e si arriva a pochi giorni fa, quando l’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo di oltre cento lavoratrici e lavoratori. A loro vanno tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. È, purtroppo, una storia già vissuta in un territorio che, in passato, era visto come un modello da seguire e che oggi appare in difficoltà, a causa della crisi che ha colpito molte industrie locali.
Condividiamo la richiesta della CGIL di ritirare la procedura ed auspichiamo che tutte le istituzioni si schierino senza se e senza ma dalla parte del lavoro.
La libera circolazione dei capitali è un pilastro dell’Unione europea. Pare evidente, però, che troppe volte questa libertà va a colpire le persone che vivono del proprio lavoro.
Non si tratta di essere sovranisti né di voler tornare agli stati nazionali: la pandemia può essere l’occasione di costruire un’Unione Europea che pensi alla vita delle persone prima che ai bilanci delle sue banche e dei suoi Stati.
Un lavoro che torni ad essere quello definito dalla Costituzione; un reddito minimo che sappia accompagnare serenamente e dignitosamente la persona nella ricerca di una nuova occupazione; un salario minimo che chiuda la brutta parentesi del lavoro povero: queste, a nostro avviso, sono alcune delle sfide da raccogliere in questi tempi complessi che stiamo vivendo.
A volte il fatturato diminuisce e proseguire l’attività è impossibile; altre volte la stella polare della proprietà è il dividendo ed è in sua funzione che si gestisce l’azienda: crediamo che in nessun caso il conto debba essere pagato da lavoratrici e lavoratori e che la politica debba dare risposte serie e concrete a queste persone.

Con Mimmo Lucano


Ci sono persone che, silenziosamente, si mettono all'opera per costruire un mondo migliore e più giusto. Ci sono persone come Mimmo Lucano che fanno di una piccola città calabrese un modello di accoglienza ed integrazione.
Il Modello Riace ha dimostrato con i fatti che un’accoglienza di qualità è possibile, nonostante le urla sguaiate di chi vorrebbe metterci in guardia dal pericolo di un’improbabile invasione o di un’inesistente sostituzione etnica.
La bontà di questo modello è certificata dai numerosi riconoscimenti avuti da Mimmo Lucano. Eppure, l’ex Sindaco di Riace è stato appena condannato ad oltre 13 mesi di reclusione. Può capitare quando si vive in un paese in cui la solidarietà diventa un reato e la legge dimentica di restare umana.
Oggi più che mai a Mimmo Lucano vanno tutta la nostra stima e la nostra solidarietà.
Al Partito Democratico, al Movimento Cinque Stelle ed a tutte le forze del campo progressista chiediamo di inserire al primo posto della loro agenda politica una seria e giusta riforma della normativa in materia di accoglienza che faccia del Modello Riace una buona pratica da seguire e non un sistema da cancellare: è questo il modo migliore di stare al fianco di Mimmo Lucano.