I ballottaggi sono alle porte. Tra meno di ventiquattro ore, molti italiani saranno nuovamente chiamati alle urne. Due settimane fa, in occasione del primo turno, la destra ha ricevuto una bella spallata. Il governo tiene, e, probabilmente, terrà ancora, ma da Bologna, Milano, Napoli e Torino (ma, più in generale, da tutto il paese) è arrivato un segnale abbastanza chiaro: Berlusconi è in difficoltà, e la sua stagione politica potrebbe essere agli sgoccioli. Se l'uscita dal berlusconismo è un obiettivo che l'opposizione - tutta: quella di destra, quella di centro e quella di sinistra - si pone, meno chiara, a mio avviso, è la strada che si vuole percorrere per portare fuori l'Italia dalla palude di questo quindicennio. Infatti, per fare un esempio, Fini ed i movimenti per l'acqua bene comune si pongono al di fuori del berlusconismo, ma è evidente che lo fanno su posizioni diametralmente opposti. Mentre il primo privatizza l'acqua, i secondi spingono perché questa (e non solo questa) sia considerata un vero e proprio bene comune, la cui gestione esuli dalle regole del mercato.
A questo proposito, può essere interessante analizzare il Laboratorio Marche, di cui, negli ultimi giorni, si inizia a parlare anche nei tg nazionali. In realtà, non è una cosa nuova: la sua nascita risale allo scorso anno, quando, in vista delle elezioni regionali, il governatore uscente (Gian Mario Spacca, Pd) si è candidato alla presidenza della Regione Marche alla guida di una nuova coalizione, dove l'Udc ha preso il posto delle forze di sinistra. L'esperimento, quantomeno sul piano numerico, è stato premiato dagli elettori. Da qui (e dalle dinamiche nazionali che vedono l'Udc sempre più distante dal Pdl), forse, la voglia di riproporlo, oggi, nella provincia di Macerata. Con alcune considerazioni da fare, senza voler ripercorrere le vicende politiche e giudiziarie che hanno portato a queste elezioni. In primis, in merito al candidato presidente: il Pd ha deciso di appoggiare Antonio Pettinari, segretario regionale dell'Udc nonché vice presidente uscente della giunta provinciale presieduta da Franco Capponi (Pdl), oggi, come ieri, candidato presidente del centrodestra. In sintesi: il Pd svende la sua leadership di principale partito di opposizione (almeno sul piano numerico), appoggia la candidatura di un democristiano, felicemente alleato col centrodestra, un'alleanza terminata per motivazioni extrapolitiche e che non è mai stata, in qualche modo, rinnegata. Tutto ciò basta per annullare una scheda elettorale? Secondo me, sì.
A questo proposito, può essere interessante analizzare il Laboratorio Marche, di cui, negli ultimi giorni, si inizia a parlare anche nei tg nazionali. In realtà, non è una cosa nuova: la sua nascita risale allo scorso anno, quando, in vista delle elezioni regionali, il governatore uscente (Gian Mario Spacca, Pd) si è candidato alla presidenza della Regione Marche alla guida di una nuova coalizione, dove l'Udc ha preso il posto delle forze di sinistra. L'esperimento, quantomeno sul piano numerico, è stato premiato dagli elettori. Da qui (e dalle dinamiche nazionali che vedono l'Udc sempre più distante dal Pdl), forse, la voglia di riproporlo, oggi, nella provincia di Macerata. Con alcune considerazioni da fare, senza voler ripercorrere le vicende politiche e giudiziarie che hanno portato a queste elezioni. In primis, in merito al candidato presidente: il Pd ha deciso di appoggiare Antonio Pettinari, segretario regionale dell'Udc nonché vice presidente uscente della giunta provinciale presieduta da Franco Capponi (Pdl), oggi, come ieri, candidato presidente del centrodestra. In sintesi: il Pd svende la sua leadership di principale partito di opposizione (almeno sul piano numerico), appoggia la candidatura di un democristiano, felicemente alleato col centrodestra, un'alleanza terminata per motivazioni extrapolitiche e che non è mai stata, in qualche modo, rinnegata. Tutto ciò basta per annullare una scheda elettorale? Secondo me, sì.
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