Sette giornate di campionato e la sosta per lasciare spazio agli azzurri di Antonio Conte: quale momento migliore per fare un primo punto della situazione sulla nostra Serie A?
Un po’ a sorpresa (ma con pieno merito), la Fiorentina guarda tutti dall’alto. Sono lontani i tempi del “Sousa gobbo di merda” con cui Firenze salutava il tecnico portoghese, ricordandogli i suoi trascorsi in maglia bianconera. Oggi, la Viola gioca (assieme al Napoli) il calcio più bello della Serie A. Ha condotto un mercato a luci spente, completando la squadra con innesti utili, anche se dal curriculum poco accattivante. Kalinic, ad esempio, sembra avere tutte le carte in regola per affermarsi tra gli attaccanti migliori del campionato: il croato ha già realizzato 5 reti, compresa la tripletta utile ad espugnare la metà nerazzurra di San Siro.
Fiorentina e Napoli dividono lo scettro del bel gioco. Sarri ha saputo cambiare, passando alle tre punte e mettendo in panchina un deludente Valdifiori, che ha pagato oltremodo l’impatto con la città di Napoli: al suo posto, è stato riproposto Jorginho, che, sotto la gestione Benitez, non ha saputo mantenere quanto di buono fatto a Verona. Il tridente, poi, esalta le qualità degli attaccanti partenopei. Gente come Callejon, Insigne e Mertens trova la collocazione naturale sulla fascia, e resta ingarbugliata nel 4-3-1-2 con cui Sarri si era presentato all’ombra del Vesuvio. Il Napoli, ora, si candida a recitare un ruolo di primo piano. Merito, anche, di una solidità difensiva che, ai tempi di Benitez, è sempre mancata, impedendo ai partenopei di compiere l’ultimissimo salto di qualità.
L'Inter di Roberto Mancini, invece, non ha lasciato praticamente nulla allo spettacolo. Prevedibile, quando rinunci alle geometrie di Kovacic ed Hernanes a vantaggio dei muscoli e della grinta di Felipe Melo. L'avvio è stato sontuoso: cinque vittorie su cinque, compreso il derby. Poi, la sberla casalinga contro la Fiorentina ed il pari di Genova contro la Sampdoria. Sarà molto interessante vedere su quali binari proseguirà la stagione dei nerazzurri, anche in virtù dell'assenza di impegni in Europa.
Chievo, Sassuolo e Torino, infine, rappresentano la classe operaia che va in Paradiso. Tutte e tre le squadre hanno dato continuità al progetto in essere, puntellando la squadra con innesti mirati. I granata, in particolare, si sono aggiudicati tre prospetti molto interessanti: Baselli, Belotti e Zappacosta.
Milan e Juventus aprono la lista delle delusioni di questo primo scorcio di campionato.
I rossoneri hanno cambiato tanto e speso molto. Ma, al momento, gli inserimenti dei vari Romagnoli, Bertolacci, Bacca e Luiz Adriano non hanno portato gli effetti sperati, ed il confronto tra Mihajlovic ed Inzaghi ride all'ex numero 9 rossonero. È tornato il figliol prodigo Balotelli: potrà essere lui l'uomo del riscatto?
Anche la Juventus, per motivi differenti, ha cambiato molto. Gli addii di Pirlo, Tevez e Vidal hanno, di fatto, chiuso il ciclo iniziato da Conte. Al loro posto, sono arrivati buoni giocatori come Cuadrado, Dybala (per cui Messi ha speso, giusto pochi giorni fa, belle parole) ed Hernanes. I campioni di ieri, però, erano altra cosa. Allegri avrà bisogno di tempo per plasmare una nuova squadra: ma penso che il ritorno dei bianconeri nei posti che competono loro sia una questione di poche settimane.
Falsa partenza anche per il Palermo e per l'Udinese: entrambe le squadre hanno raccolto meno del previsto. Iachini sembra già sulla graticola, mentre i friulani hanno tesserato Ciccio Lodi.
Dietro la lavagna, infine, le tre neopromosse che, anche a causa di un calendario poco favorevole, occupano le ultime posizioni della classifica. Stupisce negativamente, in particolare, il Bologna: gli innesti di calciatori esperti come Mirante, Giaccherini e Destro lasciavano presagire un campionato più tranquillo. La realtà del campo, invece, è diversa.

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