20/01/16

#SvegliatiItalia. È ora di essere civili

Articolo pubblicato su Via Libera.


Il 28 gennaio, l'aula del Senato avvierà la discussione del disegno di legge Cirinnà sui diritti civili.
Il percorso di questo disegno di legge sembra abbastanza complicato. Il ritardo del nostro paese su questi temi è, oramai, più che noto. Anche la Grecia si è mossa prima di noi, dopo che, pochi anni fa, era stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani per discriminazioni contro le persone omosessuali.
È di questi giorni la notizia che vuole l'ala cattolica del Partito Democratico contraria all'estensione della stepchild adoption (adozione del figliastro): una misura già in vigore, ma riservata alle sole coppie sposate. Più in generale, comunque, i mal di pancia, all'interno della maggioranza, non mancano.
In direzione opposta, invece, si muove l'appello lanciato da oltre quattrocento giuristi che chiedono il mantenimento della stepchild adoption nel testo del ddl.
Insomma: la matassa sembra tutt'altro che sbrogliata. In vista dell'approdo del ddl Cirinnà in Senato, Arcigay, Agedo, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Mit hanno promosso, per sabato prossimo (23 gennaio), una mobilitazione per sensibilizzare l'opinione pubblica su questi temi. Non una, ma tante manifestazioni diffuse capillarmente nelle piazze delle principali città italiane. Nelle Marche, Agedo Marche, Arcigay Marche, Diritto Forte, Fabriano Arcobaleno e Rete Che Gender lanciano una manifestazione ad Ancona.


“Non rispondiamo alla provocazione di chi in queste ore cerca di organizzare il solito schema delle piazze contrapposte: noi ci rivolgiamo al Paese intero”, mettono in chiaro i portavoce delle associazioni. “Abbiamo individuato il prossimo 23 gennaio come giornata di mobilitazione nazionale: stiamo lavorando sui territori, coinvolgendo sia le forze della società civile sia il mondo associativo delle realtà lgbt, per costruire le reti necessarie per far esprimere a gran voce la domanda di diritti e di uguaglianza che in questo Paese da troppo tempo rimane inascoltata. Non parleremo di una legge, bensì di un valore, cioè dell’uguaglianza di tutti e tutte, e del diritto di vivere in uno Stato laico. Staremo assieme alle famiglie, a tutte le famiglie. Assieme alle persone.”
Dalle piazze delle manifestazioni, partirà il seguente appello a Parlamento e Governo: “l’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri. Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese. La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone. Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti.”
La discussione in Senato, poi, sarà idealmente accompagnata da un presidio nei pressi di Palazzo Madama.
Ed allora, svegliati Italia, e fai il primo passo verso l'uguaglianza. L'auspicio è che, nelle piazze e nei palazzi, si apra una nuova stagione sul tema dei diritti civili; una stagione caratterizzata da laicità, uguaglianza e più diritti per tutte e tutti. In attesa del mese di marzo, quando (notizia di pochi giorni fa) la Camera discuterà la proposta di legge sul fine vita.

11/01/16

#xlasinistraditutti


Incontriamoci
Incontriamoci il 19, 20 e 21 febbraio a Roma per ridare senso alla parola “politica” come strumento utile a cambiare concretamente le nostre vite. Incontriamoci per organizzarci e costruire un nuovo soggetto politico, uno spazio aperto, democratico, autonomo.
Non è un annuncio. È una proposta.
Non sarà un evento cui assistere da spettatori.
Non ti chiediamo di venire a riempire la sala, battere le mani e chiacchierare in un corridoio come accade di solito in queste assemblee.
Mettiamoci in cammino per condividere un processo e costruire insieme un nuovo progetto politico innovativo e all'altezza della sfida. Un progetto alternativo alla politica d’oggi, svuotata e autoreferenziale, che ritrovi tanto il legame con la propria storia, quanto la capacità di scrivere il futuro.

L’obiettivo
È ora di cambiare questo paese e le condizioni di vita di milioni di persone, colpite dalla crisi e dalle politiche neoliberiste e di austerità, svuotate della capacità di immaginare il proprio futuro. Vogliamo costruire un’alternativa di società, pensata da donne e uomini, fatta di pace e giustizia sociale e ambientale, unici veri antidoti per fermare le destre e l'antipolitica, il terrore di Daesh, i cambiamenti climatici. Serve una netta discontinuità con il recente passato di sconfitte e testimonianza, per metterci in sintonia con le sinistre europee che indicano un’alternativa di lotta e speranza. Dobbiamo metterci in connessione con il nostro popolo, con i suoi desideri e le sue paure, con le centinaia di esperienze territoriali e innovative che stanno già cambiando l’Italia, spesso lontani dalla politica.
Bisognerà cambiare molto: redistribuire le ricchezze e abbattere le diseguaglianze sociali e di genere, costruire un nuovo welfare e eliminare la precarietà, restituendo dignità al mondo del lavoro. È ora di cambiare il modo in cui si produce e quello in cui si consuma, il modo in cui si fa scuola e formazione, le politiche per accogliere. Intendiamo difendere la Costituzione e i suoi valori, per difendere la democrazia.
Il governo Renzi e il PD vanno in una direzione diametralmente opposta e ci raccontano che non c’è un’alternativa. Per noi invece non solo un’alternativa è possibile ma è necessaria ed è basata sui diritti, sull'uguaglianza, sui beni comuni.
Dobbiamo organizzarci. Organizzare innanzitutto la parte che più ha subito gli effetti della crisi, chi ha voglia e bisogno di riscatto, di cambiamento, chi non crede più alla politica; lottando tanto nelle istituzioni quanto nella società. Una forza politica, non un cartello elettorale, che si candidi a governare il paese per cambiarlo e che lo faccia con un profilo credibile, in competizione con tutti gli altri poli esistenti.

Partecipa
Probabilmente ti starai facendo alcune domande: “come funzionerà il nuovo soggetto?”, “come si chiamerà?”, “quale sarà il suo programma?”, “è possibile innovare la forma partito?”, “chi sarà il suo o la sua leader?”, “c’è davvero bisogno di un leader? E, se sì, come verrà scelto?” A queste e tante altre domande la risposta è semplice e per questo rivoluzionaria: lo decideremo insieme.
Partecipiamo a questo percorso come persone, “una testa un voto”, riconoscendogli piena sovranità. Abbiamo bisogno di una sinistra di tutti e di tutte: non un percorso pattizio, ma una nuova forza politica che nasca dalla partecipazione diretta di migliaia di persone.
Cambiamo la politica, innoviamo le forme della democrazia, diamo la parola ai cittadini, attraverso una piattaforma digitale per il confronto, la codecisione, la cooperazione e l’azione. Ma non basta: serve restituire protagonismo alla vita dei territori attraverso una campagna di ascolto con assemblee per connettere percorsi e conflitti, scrivere collettivamente il nostro programma, la nostra idea di società, la strada per il cambiamento.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare, a rimescolare ogni appartenenza, a mettersi a disposizione, fino allo scioglimento delle forze organizzate, sapendo che solo un cammino realmente inclusivo può essere la strada per coinvolgere i tanti che purtroppo sono scettici e disillusi. Sarà importante l’impegno dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli a mettersi al servizio del processo, agendo da terminale sociale.
Non vogliamo raccogliere solo le istanze dei singoli, ma anche quelle di tutte le esperienze collettive, le reti sociali, le forze sindacali, l’associazionismo diffuso, i movimenti, che in questi anni hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci.
Per questo ci mettiamo in cammino. Non siamo i proprietari di questo percorso, e questo documento non ne vuole determinare gli esiti: proponiamo un obiettivo (costruire un nuovo soggetto di alternativa), un metodo (un cammino fatto di assemblee territoriali e di una piattaforma digitale, adesione individuale, piena sovranità), una data di partenza. Da quella data in poi, sarà chi deciderà di partecipare a indicare la rotta. Cominciamo un viaggio che sappia cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda.
Mettiamoci in cammino.

06/01/16

Ieri, oggi domani. Io sto con Rafa #Benitez


Da tempo, ormai, Rafa Benitez era un allenatore a termine. Nel tardo pomeriggio di lunedì, abbiamo scoperto la sua data di scadenza: 4 gennaio 2016.
Benitez paga i cattivi rapporti con alcuni giocatori, a partire da Cristiano Ronaldo e Sergio Ramos. E paga anche risultati che, con tutta onestà, si fatica a considerare negativi: il girone di Champions League è stato superato brillantemente, con una prima posizione figlia di cinque vittorie e del pari di Parigi, mentre la vetta della Liga, al momento, dista quattro punti (cinque, se il Barcellona vincesse la partita che deve recuperare). L'unica macchia è la Coppa del Re, con l'eliminazione a tavolino in seguito all'impiego dello squalificato Čeryšev.
L'esonero di Benitez è stato seguito da parole e commenti che poco hanno a che vedere con la sua carriera.
Per alcuni, i fasti di Valencia e Liverpool sono lontani e, forse, irripetibili. Ma, dopo aver salutato Anfield Road, la sua carriera è stata in salita, ma tutt'altro che priva di soddisfazioni.
Nel 2010, Massimo Moratti lo chiama all'Inter per sostituire Mourinho nell'anno successivo al triplete. La dirigenza nerazzurra chiude il portafoglio; vende Balotelli e non acquista nessun giocatore di rilievo per dare respiro ad un ciclo che, a conti fatti, si stava chiudendo. La bacheca nerazzurra, nei pochi mesi della sua permanenza a Milano, accoglie una Supercoppa italiana ed una Coppa del Mondo per club.
Nel 2012 torna in Premier League: prende il posto di Roberto Di Matteo sulla panchina del Chelsea e conduce i Blues al terzo posto in campionato ed alla vittoria in Europa League.
L'anno successivo sbarca a Napoli. La prima stagione partenopea regala colpi di mercato di rilievo (ad iniziare da Higuain e Reina, per arrivare ad altri protagonisti della squadra oggi allenata da Sarri) ed una Coppa Italia da aggiungere in bacheca. Quella successiva si apre con una campagna acquisti al di sotto delle aspettative ed una Champions League sfuggita ai preliminari, prosegue con la vittoria nella Supercoppa italiana e si chiude ad undici metri dal terzo posto in Serie A: quelli del rigore sbagliato da Higuain nello scontro diretto contro la Lazio nell'ultima giornata di campionato.
L'avventura a Madrid è cronaca sportiva dei nostri giorni. Una cronaca che, però, non può cancellare quanto di buono ha saputo fare Benitez nel corso della sua carriera.
Ed allora, caro Rafa, ti auguro di trovare nella calza della Befana un'occasione ghiotta per ricominciare ad insegnare calcio come sai ed ami fare.