Porte aperte. Come quelle delle case dei parigini per chi scappava dal terrore. Come quelle delle chiese per i musulmani. Come quelle dei mille luoghi nascosti in cui ci si prende cura delle persone. Come quelle che si affacciano sul mondo e ne scrutano bellezza e paura.
Porte aperte. Perché l’unico modo per non cedere alla paura è aprirsi e guardare fuori, è affrontarla insieme. La paura, il terrore, il fondamentalismo, certo. Ma anche la precarietà, la disillusione, l’assenza di futuro.
Porte aperte per fare in modo che la sinistra torni a fare della strada il luogo del proprio cammino e a rendere protagonista chi sta fuori. Con le sue fragilità e le sue debolezze.
Porte aperte su una piazza, sulle discussioni nei bar e nelle strade.
Porte aperte sul futuro, sull'innovazione, sul nuovo welfare.
Porte aperte sul lavoro di qualità, sull'ambiente da tutelare e sull'economia circolare.
Porte aperte a una storia nuova, da costruire insieme.

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