31/12/16

Odio il Capodanno


Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.
Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita.
Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Antonio Gramsci

19/12/16

A scuola nel #secondoquadrimestre: la sfida di Fiastra

Articolo pubblicato su Via Libera.


Ripartire dopo il terremoto dei mesi scorsi è doveroso, ma solo chi ha perso la casa o il lavoro sotto le macerie può sapere quanto sia complicato immaginare un futuro tranquillo. Nelle settimane passate si sono moltiplicate le iniziative benefiche a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. Una delle ultime è quella di sabato scorso a Macerata, organizzata – tra gli altri – anche da Via Libera.
Quando tutto sembra perduto, a cosa ci si può appigliare per riprendere il cammino? A Fiastra, un piccolo comune del maceratese che conta circa seicento abitanti, è nata Ricostrui AMO Fiastra, un’associazione che chiede una ricostruzione globale, partecipata e totale delle zone colpite dal sisma. In questo momento, infatti, restare accanto agli abitanti di Fiastra è l’unico modo per non disperdere il patrimonio socio – culturale della sua comunità.
Il primo progetto sposato da Ricostrui AMO Fiastra (con il supporto dell'Amministrazione comunale) riguarda la ricostruzione della scuola elementare elementare e media del paese, che ha riportato numerosi danni.
La scuola, per dirla con le parole di Malcolm X, è il passaporto per affrontare il futuro, dato che il domani è di chi oggi si prepara ad affrontarlo. È impossibile, dunque, immaginare un futuro senza una scuola.
Secondo Quadrimestre – questo è il nome del progetto – punta a far tornare i bambini nella scuola di Fiastra entro la seconda metà dell’anno scolastico.
Per sostenere e finanziare il progetto, è stato lanciato un crowdfunding che sta ottenendo buoni risultati. Sono stati raccolti più di diecimila euro, e restano più di trenta giorni per continuare a contribuire.


Il primo obiettivo, quello dei 5.000,00 €, ha consentito di acquistare cinquanta seggiole in legno, cinquanta banchi, gli arredi per l’aula della scuola materna, due tavolini bassi da otto posti, un tavolino rotondo per giocare e manipolare, quindici sedie piccole e colorate per i bambini e due cassetti grandi su ruote da riempire di libri e giochi.
Il traguardo dei 10.000,00 € ha finanziato l’acquisto di cinque cattedre e cinque seggiole per gli insegnanti, cinque lavagne in ardesia, cinque armadi con ante per mantenere tutto in ordine e due cassetti grandi su ruote dove tenere i giochi per i più piccolini.
La sfida, ora, è raggiungere la soglia dei 20.000,00 €. Questa somma sarà investita nell'acquisto di tavoli e sedie per la sala mensa, di una lavagna interattiva multimediale, di due stampanti laser professionali multifunzione a colori e di quindici tablet didattici.
“Per ringraziarvi per le vostre offerte”, dicono i responsabili dell’associazione, “vi ricompenseremo come meglio non si può. Tutti quanti, uno per uno, verrete ricordati con il vostro nome all'interno della scuola, e poi vi ringrazieremo pubblicamente, e vi faremo scrivere cartoline dai bambini della scuola. Se vorrete venire a trovarci, saremo lieti di offrirvi prima una bella colazione, e poi vi regaleremo un giro in canoa nelle acque cristalline del nostro meraviglioso lago. Se invece preferirete camminare in montagna, una guida esperta vi accompagnerà a scoprire gli angoli più belli del Parco nazionale dei monti Sibillini, e alla fine dell'escursione vi rifocilleremo con una ricca merenda a base dei nostri prodotti tipici. O preferite una cena al ristorante? Vi offriremo anche quella! E magari anche una targa col vostro nome inciso, all'entrata della scuola. Decidete voi!”
Mi capita molto spesso di finire in qualche pagina Facebook che condivide queste parole: “sarà un grande giorno quello in cui la scuola prende dallo Stato tutti i soldi che vuole e l’esercito e l’aviazione devono organizzare una vendita di torte per comprare bombardieri”. Penso, purtroppo, che questo giorno sia ancora molto, troppo, lontano. Oggi, però, possiamo dare il nostro piccolo contributo per restituire ad alcuni bambini la loro scuola, e non dobbiamo tirarci indietro. Questa pagina contiene tutte le ulteriori informazioni su Secondo Quadrimestre.

16/12/16

Un piede nel passato, lo sguardo nel futuro

Articolo pubblicato su Commo.


“Lo scopo è costruire la sinistra del XXI secolo. Siamo un seme che deve far nascere un germoglio. Ma poi il seme muore e diventa altro. Non restiamo attaccati al partito come un feticcio.”
Queste parole, pronunciate da Nichi Vendola durante il congresso fondativo, hanno aperto l’esperienza di Sinistra Ecologia Libertà.
Oggi il seme sta per germogliare, e questo sembra il momento più adatto per provare a tirare qualche somma.
SEL nasce da un’intuizione di Nichi e delle compagne e delle compagne che da subito hanno creduto in quel progetto. L’idea era quella per cui la costruzione di un progetto realmente alternativo passasse per il superamento dei recinti tradizionali delle sinistre. SEL, dunque, si configurava come un esperimento unico in Europa. L’obiettivo era quello di accettare la sfida del governo senza indietreggiare sulla radicalità della proposta politica.
E va detto che SEL, in una prima fase, è stata protagonista di una stagione politica, quella dei Sindaci arancioni, nella quale si sono affermati – tra gli altri – Giuliano Pisapia a Milano, Massimo Zedda a Cagliari e Marco Doria a Genova.
Sembra l’inizio della riscossa della sinistra. Invece, la spinta propulsiva di SEL subisce una battuta d’arresto quando si insedia il governo di Mario Monti. Fallisce, nel 2013, l’ipotesi di spostare a sinistra l’asse di Italia Bene Comune, con il terzo posto di Vendola alle primarie ed il risultato deludente delle elezioni politiche.
Da lì in poi, siamo stati insufficienti perché impegnati a contare i metri che iniziavano a dividerci dal Partito Democratico. Ci siamo chiusi nelle nostre stanze, abbiamo perso qualche compagna e qualche compagno di troppo e la nostra gente ha faticato, sempre di più, a considerarci un valido punto di riferimento.
Oggi siamo stretti nella morsa delle politiche evidentemente insufficienti del Partito Democratico e del populismo di forze politiche che non fanno altro che soffiare sul fuoco della rabbia e del malcontento che cova nel nostro paese.
In questo contesto, può essere ancora utile la costituzione di Sinistra Italiana? La risposta, ad onor del vero, non spetta a noi addetti ai lavori. Dovremmo, idealmente, lasciare il microfono al popolo ed ascoltare cos’ha da dirci. Io, però, credo di sì. Credo che il nostro paese, e non solo, abbia bisogno di una soggettività di sinistra che metta al centro della sua agenda politica la vita delle persone.
L’esito del referendum dello scorso 4 dicembre ci apre uno spiraglio. I flussi dei voti sembrano evidenziare come il no sia stato particolarmente forte tra chi ha vissuto sulla propria pelle l’inadeguatezza dell’azione di questo governo. Penso ai giovani, ai quali il Jobs Act ha regalato un’ondata di voucher. O, ancora, ai docenti colpiti dalla Buona Scuola.
A breve, poi, inizierà il dibattito sui referendum abrogativi promossi dalla CGIL: temi attorno ai quali non possono mancare il nostro contributo ed il nostro supporto.
Insomma, sembra esserci lo spazio per costruire un’alternativa a quello che stiamo vivendo e subendo. Sta a noi riempirlo di buona politica e di buone pratiche, imparando a valorizzare – ad esempio – le esperienze di buon governo dei territori che, in molti casi, ci vedono in prima linea.
Ancora: nella centralità che deve tornare ad avere il dibattito politico, le proposte del social compact vanno condivise e valorizzate.
Infine, il terremoto dei mesi scorsi ci lascia, semmai ce ne fosse bisogno, un insegnamento: la più grande opera pubblica di cui ha bisogno l’Italia è la messa in sicurezza del suo fragile territorio.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra che sia degna della sua storia e che sappia disegnare per tutte e tutti noi un presente ed un futuro all’altezza dei nostri sogni.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra, per dirla con le parole di Pierangelo Bertoli, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

12/12/16

"Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo". Intervista ai candidati di Officina Universitaria

Articolo pubblicato su Via Libera.


Mancano pochi giorni all'appuntamento con le elezioni studentesche.
Due anni fa, Officina Universitaria ha avuto un risultato molto positivo, affermandosi con il 47% dei voti ed entrando in numerosi organi dell’ateneo con un ruolo da protagonista.
La conclusione di questo biennio è un momento buono per fare il bilancio di questa esperienza ed ascoltare i propositi con i quali viene rilanciata la sfida per i prossimi due anni.
Insomma, Officina Universitaria non lascia, ma raddoppia. Abbiamo incontrato Gianluca D’Orsaneo (candidato al Consiglio di Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali), Martina Di Cesare (candidata al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Studi Umanistici ed al Consiglio Unificato di lauree in Lingue e culture moderne) e Chiara Recchioni (candidata al Senato Accademico, al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza ed al Consiglio Unificato delle lauree in Servizio Sociale). Ne è uscita fuori questa intervista fatta insieme a Marta Palazzini, nella quale Gianluca, Martina e Chiara ci hanno presentato la loro associazione – Officina Universitaria – e la loro idea di università che vorranno mettere in pratica nei prossimi due anni.


Presentate la vostra associazione. Cosa vi contraddistingue rispetto alle altre liste?
Chiara: quello che ci distingue dalle altre liste è la vicinanza reale agli studenti: siamo studenti e non ci dimentichiamo mai di esserlo. Ho aderito ad Officina Universitaria perché in questa associazione ho trovato studenti, e non ragazzi di partito. Essere sempre a stretto contatto la comunità studentesca ci consente di garantire una rappresentanza migliore, perché ci sentiamo e ci poniamo allo stesso livello dei ragazzi che vogliamo rappresentare. E lanciamo proposte che non si limitano al mondo accademico ed universitario in senso stretto.

Perché uno studente dovrebbe dare fiducia ad Officina Universitaria?
Gianluca: Officina Universitaria è un’associazione che fa del pluralismo un suo punto di forza.
Chiara: condivido, ed aggiungo che aderiamo ai valori della sinistra senza rispondere alle logiche di qualche partito. Officina Universitaria è una casa grande che sa accogliere tutte le anime della sinistra: da quelle più moderate a quelle più radicali. Questo, a mio modo di vedere, è un vantaggio, perché ci consente di parlare ad un numero maggiore di studenti, e la nostra azione ne trae grandi benefici.

Quali rapporti avete con i candidati delle liste concorrenti?
Gianluca: gli studenti della Run sono molto attivi.
Martina: utilizzano strumenti simili ai nostri ed abbiamo la stessa idea di campagna elettorale.
Chiara: rivolgo un caloroso in bocca al lupo ad entrambe le liste.

Le elezioni imminenti ci spingono a fare un bilancio del biennio che sta per chiudersi. Quali obiettivi sono stati rispettati e quali, invece, sono ancora da raggiungere?
Chiara: molti punti del programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2014 sono stati realizzati. Oggi come allora, la questione degli spazi è centrale. Per certi aspetti, lo è ancora di più alla luce del terremoto dei mesi scorsi. Due anni, comunque, sono pochi per realizzare un programma denso e corposo come quello del 2014. Alcuni punti sono stati realizzati, ma altri sono da rilanciare e proporre nuovamente. Assieme agli spazi, un altro tema chiave della campagna elettorale del 2014, che torna anche oggi, è quello dei trasporti. Grazie a Ticket to Ride, ora è possibile acquistare i biglietti per l’autobus urbano direttamente alla fermata. Questa richiesta ci è stata avanzata soprattutto dai ragazzi che studiano a Vallebona. La questione dei trasporti non va abbandonata, poiché riteniamo che ci siano margini di miglioramento ulteriori per potenziare quanto di buono è già stato fatto. Chiediamo, ad esempio, che il servizio navetta offerto dall’Ersu sia intensificato: oggi sono attive solo tre tratte che coprono una fascia oraria limitata. Così com’è oggi, tale servizio è poco utile, ed andrebbe migliorato per poter raggiungere facilmente studentati, biblioteche, facoltà e mense. Siamo stati gli unici, poi, a muoverci con l’Ersu sulla questione delle borse di studio: tema particolarmente caldo, ma attorno al quale abbiamo registrato il sostanziale immobilismo delle altre liste. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma si può fare di più. Ci siamo scontrati con problemi di natura burocratica che ci hanno impedito di rispondere pienamente a questo problema. L’iter, su questi temi, non è così immediato. Infine, tornando al tema dei trasporti, abbiamo favorito la formazione di un tavolo tecnico tra l’università e Trenitalia grazie al quale, oggi, è stata introdotta una linea Jazz che collega Macerata e Civitanova Marche. Su questo argomento, pochi giorni fa, ho avuto una piccola discussione con una ragazza della Run, secondo la quale le nostre proposte su questo tema sono strumentali e mirano soltanto a favorire i nostri genitori che lavorano in Trenitalia. Ora, posto che nessuno di noi ha parenti che lavorano in Trenitalia (ma la cosa, ovviamente, non rappresenterebbe un problema), questa discussione fotografa la nostra idea di rappresentanza, che non vive soltanto dentro le mura dell’università, ma si apre al mondo esterno. È chiaro che servono aule più grandi, il potenziamento della rete Wi-Fi, prese nuove e quant’altro. Lo studente, però, non vive solo all’università, ma deve essere un protagonista della vita cittadina.

“Macerata città universitaria”: cosa significa, per voi?
Chiara: due anni fa abbiamo avanzato la proposta di istituire un consigliere comunale aggiunto, per portare le istanze degli studenti in comune. L’iter è quasi giunto al termine: manca soltanto la delibera della Giunta comunale. Macerata vive grazie agli studenti: si è visto anche in occasione del terremoto. Una nostra associata (Roberta Battinelli) fa parte del Consiglio delle Donne: riteniamo che anche questo sia un piccolo contributo che possiamo dare per rafforzare la presenza degli studenti in comune e per offrire un ulteriore punto di contatto tra queste due realtà. Qui, forse, emerge una nostra pecca: l’incapacità di pubblicizzare al meglio i risultati che otteniamo. Le altre associazioni dicono che il nostro programma è assurdo. Io non credo: parlo quotidianamente con gli studenti; molti mi dicono di essere soddisfatti. Le accuse arrivano da chi parla per partito preso. In ogni caso, invitiamo tutti a partecipare alle nostre riunioni del martedì sera. Sono pubbliche, e rappresentano un momento per capire come le nostre proposte siano sempre ragionate. Serve molto impegno per metterle in pratica, è vero. Ma non abbiamo paura. Quest’anno, l’università ha registrato un notevole incremento di matricole. È un trend che ci soddisfa, ma va mantenuto senza cullarsi sugli allori. Ci piace pensare che non si scelga l’università solo per la qualità della didattica, ma anche per i pregi della città nella quale si decide di spendere una fetta importante della nostra vita.

Torniamo alla questione degli spazi. Qual è il vostro piano sulle aule autogestite?
Chiara: sarebbe bellissimo ricavare almeno un’aula in ogni dipartimento. Per ora, puntiamo a partire dai poli principali (Giurisprudenza e Palazzo Ugolini). Disporre di un’aula autogestita può essere estremamente importante per favorire la partecipazione degli studenti. Siamo perfettamente consapevoli che gli spazi sono pochi. Molte volte, poi, vengono pure utilizzati male. Alcuni studenti non hanno spazio per fare lezione perché le aule sono affollatissime. Può essere sufficiente una gestione mirata. Se, ad esempio, si stilasse un calendario con le ore di lezione e le aule occupate, uno studente potrebbe chiedere in portineria la disponibilità e l’utilizzo di un’aula vuota per studiare. A questo scopo, può essere sufficiente un'operazione d'intesa con i consigli di dipartimento e di classe.

Rispetto alle elezioni del 2014, quanti sono i candidati nuovi?
Chiara: quasi tutti, più di quindici. Durante questi due anni, si è registrato un bel ricambio generazionale, necessario per far vivere l'associazione e portare una ventata di freschezza e rinnovamento. Dal 2007 ad oggi, Officina Universitaria si è evoluta. È cambiata, riuscendo sempre a stare al passo con i tempi senza perdere mai la capacità di essere un’associazione viva, attrattiva e dinamica.
Martina: quando ti avvicini al mondo dell'associazionismo, bussi alla porta di quella che senti più vicina a te. Devo dire che, dentro Officina Universitaria, mi sono sempre sentita a mio agio. Si respira un’aria di libertà: nessuno ti punta il dito contro se la pensi diversamente. Siamo un’associazione aperta, non una specie di setta.
Gianluca: siamo una grande famiglia. Ferma restando l’importanza dei ragazzi più esperti, non ci sono gerarchie predefinite, e questo aspetto mi piace molto. Credo che Officina Universitaria sia l'associazione più vicina ai ragazzi.

Come intendete muovervi all'interno dei singoli dipartimenti?
Martina: a Lingue, ad esempio, ci sono molti problemi con i lettorati. I lettori mp3 vengono attaccati a casse che non si sentono. Molti laboratori linguistici sono inutilizzati. Sono problematiche che possono ostacolare una formazione di qualità; il livello di lingua che raggiungiamo può risentirne. Chi studia Mediazione linguistica, invece, ha a disposizione il polo Pantaleoni per le sue attività.
Chiara: gli studenti hanno un punto di riferimento costante nei loro rappresentanti. Vogliamo avere un approccio dinamico, maggiormente funzionale, che ci consenta di entrare in contatto diretto con studenti. Nessuno meglio dello studente che lo vive può mettere a fuoco il problema. Questo discorso è figlio delle nostre esperienze passate. Il passato è un nostro punto di forza. Le nostre proposte sono figlie di ciò che viviamo e che sappiamo di poter portare avanti.

Quali proposte avete in merito all'orientamento all'uscita?
Chiara: è prioritario migliorare l’esperienza del tirocinio, che rappresenta un momento importante per la nostra formazione. Proponiamo la creazione di una banca dati con le valutazioni dei tirocini fatte dagli studenti, così da evitare esperienze poco formative. Va snellita la burocrazia necessaria per attivare uno stage. Il Career day va potenziato. È uno dei primi contatti tra lo studente ed il mondo del lavoro. Perché viene fatto fuori Macerata? L’ultima edizione si è svolta a Civitanova Marche, una scelta che ha finito per penalizzare molti studenti che hanno rinunciato a partecipare. Sarebbe opportuno che si creassero più momenti di confronto con il mondo del lavoro, oltre al Career day. Le convenzioni per i tirocini vanno migliorate e potenziate: perché non creiamo un database con le convenzioni aperte, per verificarne l’evoluzione? Sarebbe molto utile, poi, organizzare iniziative con i rappresentanti del mondo del lavoro. Io studio Servizi sociali ed ho la possibilità di partecipare a convegni a cui interviene almeno un assistente sociale. È un momento molto formativo. Ancora, il progetto I care va potenziato anche in uscita. Va valorizzata la figura del tutor d'ateneo. È un lavoro da portare avanti nei consigli di dipartimento e, soprattutto, nei consigli di classe. Abbiamo molte risorse da sfruttare e valorizzare. L’università ha potenzialità davvero incredibili. Dobbiamo e vogliamo essere messi in grado di sfruttarle.
Gianluca: molti non conoscono questo aspetto della vita universitaria. Mi è capitato di parlare con ragazzi che non sono a conoscenza della possibilità di usufruire di una borsa di studio, o che non sanno delle imminenti elezioni studentesche. Faccio un altro esempio. Molte volte, troppe volte, i ragazzi scelgono l’università a loro più comoda e vicina, prestando poca attenzione alla qualità della facoltà e degli insegnamenti. Sarebbe bello se l’università avesse voglia di farsi conoscere anche fuori regione. Io, ad esempio, tornerei nella mia scuola e nei miei territori per far conoscere un’università virtuosa come questa. La testimonianza di chi vive questa realtà è importante.
Chiara: l’associazionismo è una componente della vita universitaria a cui non viene data l’importanza che merita. È un'esperienza stancante, ma altamente gratificante. La vittoria di due anni fa non ha cambiato il nostro rapporto diretto con studenti. Obiettivo Studenti e Run, invece, sono inquadrati in schemi più rigidi e formali.

Quali proposte avete per migliorare l’integrazione degli studenti a Macerata?
Chiara: vorremmo ottenere una sede più centrale (oggi siamo ospiti dell'Anpi, in via Verdi) e più fruibile dagli studenti che potrebbero avere alternative alle aule universitarie per organizzare attività di autoformazione. Penso, ad esempio, alle lettura di poesie, a convegni su temi di attualità, o ad altre iniziative a sfondo culturale. Ancora: sarebbe bellissimo poter organizzare una vetrina di esposizione per i talenti degli studenti, dando loro la possibilità di esprimersi. Tutti i talenti, nessuno escluso: dai cantanti ai cabarettisti. Vogliamo realizzare questa integrazione mostrando alla città chi è lo studente. Pensiamo, infine, a sconti sui biglietti del teatro, del cinema e dello Sferisterio.

Ultima domanda: qual è il vostro auspicio per le elezioni di mercoledì e giovedì?
Chiara: ci auguriamo che le elezioni vadano al meglio e che emerga la dinamicità della nostra realtà e la nostra vicinanza agli studenti. Siamo studenti che lavorano per gli studenti. Ci vediamo al Dam per una birra, ed anche quella può essere un’occasione utile per parlare di noi, delle nostre idee e di quello che stiamo facendo. E lo facciamo sempre col sorriso sulle labbra.

06/12/16

Il programma di Ma(r)che Bontà – Gustare solidale

Articolo pubblicato su Via Libera.


Tra pochi giorni, sabato 10 dicembre, si alzerà il sipario su “Ma(r)che Bontà – Gustare solidale”.
L’iniziativa, promossa da una rete di associazioni locali, nasce con l’idea di promuovere e dare visibilità ad alcuni produttori colpiti dal sisma di poche settimane fa.
Si parte alle 9:00, con l’arrivo dei produttori che resteranno in piazza tutta la giornata e garantiranno la possibilità di pranzare e cenare presso i loro stand.
Al momento, hanno garantito la loro presenza: La Pasta di Camerino, Entroterra spa, Fattoria Duri, Azienda agricola Il girasole, Caprì, Azienda Agricola Serboni Massimo, La Bottega della Cuccagna, Azienda Agricola Angeletti, Azienda Agricola Antinori, Azienda Agricola Amargi, Cinzia Anibaldi, Azienda Agricola Pontani Romolo, Azienda Vitivinicola Copacchioli, Forno Annavini, Mulino Battaglioni Enzo, Azienda Agricola Le Borgianelle, Cooperativa Il Chirocefalo - Monti Sibillini, Si.Gi., Azienda Agricola Terre della Sibilla e Dedoni.
Sarà presente anche Play Marche, la prima spin off dell’Università degli Studi di Macerata che, in occasione delle festività natalizie, sta vendendo cesti regalo confezionati con i prodotti tipici delle nostre terre.
Il programma della giornata prevede, alle 11:00 l’esibizione del coro dell’Università degli Studi di Macerata. Nel pomeriggio, alle 17:30, arriveranno Li Pistacoppi, con il loro spettacolo folcoristico. A seguire, verso le 18:30, sarà il turno di Francesco Pesaresi, giovane cantautore della provincia di Ancona che studia nella nostra città.


Le associazioni che hanno lavorato alla realizzazione dell’evento sono: Anpi, Arci, Ciclo Stile, Gam, Gas, GruCA Onlus, Labs, Officina Universitaria, Palestra Popolare Macerata, Sottoradice e Via Libera Macerata, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Camerino e dell’Università degli Studi di Macerata, presenti sabato in piazza con i loro stand.
L’iniziativa è sponsorizzata da Fertilvalle s.r.l., Reale Mutua, Ghiaccio Bollente natural frozen food e Di Gusto Italiano ed è patrocinata dal comune di Macerata.

03/12/16

Il mio intervento a "Ragazzi Uniti con il NO - Incontro Informativo e Buffet"


Il grande ed indiscusso protagonista di questa campagna referendaria è stato il cambiamento. La retorica del cambiamento; l’idea che sia necessario un non meglio precisato cambiamento.
Ma la parola “cambiamento” ha una doppia accezione: una positiva ed una negativa. Il cambiamento può farci fare dei passi avanti, ma può portarci indietro.
Per quali ragioni questa riforma costituzionale non ci fa progredire?
Prima di tutto, il superamento del bicameralismo paritario è confuso e pasticciato. Il Senato resta, e mantiene molte delle competenze che ha già oggi. Questo aspetto potrebbe portare ad un rapporto poco sereno con la Camera dei Deputati. Se vince il sì, il Senato sarà composto da consiglieri regionali e sindaci. Mi chiedo: dove trovano questi consiglieri regionali e questi sindaci il compito di ricoprire entrambi i ruoli e, soprattutto, di svolgerli al meglio?
Questa riforma taglia i costi della politica e riduce il numero dei politici. Ma lo fa in malo modo, concentrandosi sul Senato senza toccare la Camera. Personalmente, questo argomento non mi appassiona. Il problema vero, a mio avviso, non è la quantità dei politici. Il problema con la “p” maiuscola è la qualità del loro lavoro e, più in generale, forse, la qualità della classe dirigente degli ultimi anni.
Questa riforma ci fa fare alcuni passi indietro anche sul fronte della partecipazione. Il numero di firme necessarie per presentare una proposta di legge popolare sale a 150.000. Viene introdotto un nuovo referendum abrogativo a cui si può accedere raccogliendo 800.000 firme. In cambio, ci viene garantito che la legge di iniziativa popolare sarà votata, e che si abbassa il quorum affinché il referendum sia valido. Due aspetti, indubbiamente, positivi. Ma cosa facciamo con queste novità, se la strada per raggiungerle si fa più complessa? Per chiudere, la clausola di supremazia prevede che lo Stato possa prendere determinate decisioni ignorando le volontà dei territori, qualora venga riconosciuto un interesse nazionale superiore. Una possibilità, questa, che rischia di ostacolare fortemente la partecipazione dal basso.
Chiudo ricordando che, pochi anni fa, Roberto Benigni ha condotto una trasmissione televisiva dal titolo “La più bella del mondo”, dedicata alla nostra Costituzione. Ecco, se noi abbiamo la Costituzione più bella del mondo, non possiamo accontentarci di una riforma qualunque.