16/12/16

Un piede nel passato, lo sguardo nel futuro

Articolo pubblicato su Commo.


“Lo scopo è costruire la sinistra del XXI secolo. Siamo un seme che deve far nascere un germoglio. Ma poi il seme muore e diventa altro. Non restiamo attaccati al partito come un feticcio.”
Queste parole, pronunciate da Nichi Vendola durante il congresso fondativo, hanno aperto l’esperienza di Sinistra Ecologia Libertà.
Oggi il seme sta per germogliare, e questo sembra il momento più adatto per provare a tirare qualche somma.
SEL nasce da un’intuizione di Nichi e delle compagne e delle compagne che da subito hanno creduto in quel progetto. L’idea era quella per cui la costruzione di un progetto realmente alternativo passasse per il superamento dei recinti tradizionali delle sinistre. SEL, dunque, si configurava come un esperimento unico in Europa. L’obiettivo era quello di accettare la sfida del governo senza indietreggiare sulla radicalità della proposta politica.
E va detto che SEL, in una prima fase, è stata protagonista di una stagione politica, quella dei Sindaci arancioni, nella quale si sono affermati – tra gli altri – Giuliano Pisapia a Milano, Massimo Zedda a Cagliari e Marco Doria a Genova.
Sembra l’inizio della riscossa della sinistra. Invece, la spinta propulsiva di SEL subisce una battuta d’arresto quando si insedia il governo di Mario Monti. Fallisce, nel 2013, l’ipotesi di spostare a sinistra l’asse di Italia Bene Comune, con il terzo posto di Vendola alle primarie ed il risultato deludente delle elezioni politiche.
Da lì in poi, siamo stati insufficienti perché impegnati a contare i metri che iniziavano a dividerci dal Partito Democratico. Ci siamo chiusi nelle nostre stanze, abbiamo perso qualche compagna e qualche compagno di troppo e la nostra gente ha faticato, sempre di più, a considerarci un valido punto di riferimento.
Oggi siamo stretti nella morsa delle politiche evidentemente insufficienti del Partito Democratico e del populismo di forze politiche che non fanno altro che soffiare sul fuoco della rabbia e del malcontento che cova nel nostro paese.
In questo contesto, può essere ancora utile la costituzione di Sinistra Italiana? La risposta, ad onor del vero, non spetta a noi addetti ai lavori. Dovremmo, idealmente, lasciare il microfono al popolo ed ascoltare cos’ha da dirci. Io, però, credo di sì. Credo che il nostro paese, e non solo, abbia bisogno di una soggettività di sinistra che metta al centro della sua agenda politica la vita delle persone.
L’esito del referendum dello scorso 4 dicembre ci apre uno spiraglio. I flussi dei voti sembrano evidenziare come il no sia stato particolarmente forte tra chi ha vissuto sulla propria pelle l’inadeguatezza dell’azione di questo governo. Penso ai giovani, ai quali il Jobs Act ha regalato un’ondata di voucher. O, ancora, ai docenti colpiti dalla Buona Scuola.
A breve, poi, inizierà il dibattito sui referendum abrogativi promossi dalla CGIL: temi attorno ai quali non possono mancare il nostro contributo ed il nostro supporto.
Insomma, sembra esserci lo spazio per costruire un’alternativa a quello che stiamo vivendo e subendo. Sta a noi riempirlo di buona politica e di buone pratiche, imparando a valorizzare – ad esempio – le esperienze di buon governo dei territori che, in molti casi, ci vedono in prima linea.
Ancora: nella centralità che deve tornare ad avere il dibattito politico, le proposte del social compact vanno condivise e valorizzate.
Infine, il terremoto dei mesi scorsi ci lascia, semmai ce ne fosse bisogno, un insegnamento: la più grande opera pubblica di cui ha bisogno l’Italia è la messa in sicurezza del suo fragile territorio.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra che sia degna della sua storia e che sappia disegnare per tutte e tutti noi un presente ed un futuro all’altezza dei nostri sogni.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra, per dirla con le parole di Pierangelo Bertoli, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

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