14/06/20

#FreePatrick nel Consiglio comunale di Macerata


Abbiamo riflettuto, assieme a Lina ed alle militanti ed ai militanti di A sinistra per Macerata Bene Comune, sull’opportunità di discutere oggi un ordine del giorno che parla di Patrick George Zaky.
Esistono, almeno apparentemente, questioni più urgenti ed attuali quando si affrontano le conseguenze di una pandemia?
Tre sono le nostre proposte in vista di questa seduta del Consiglio comunale. Abbiamo deciso di mantenere regolarmente in scaletta la mozione sull’anello verde urbano e di posticipare quella sull’adesione al manifesto della comunicazione non ostile.
Ed abbiamo deciso che questo è il momento di parlare di Patrick. Lo abbiamo fatto per un motivo molto semplice: non esiste un tempo astratto dei diritti. Il tempo dei diritti è sempre.
Lo stato di emergenza rivela quanto può farsi forte, in alcuni casi, il bisogno di tutela.
Senza voler fare paragoni impropri ed inopportuni, uno degli insegnamenti del terremoto del 2016 e 2017 e del Covid è proprio questo: non esiste una graduatoria dei diritti; tutti i diritti sono ugualmente importanti.
Nelle situazioni di emergenza, bisogna saper mantenere uno sguardo aperto, attento e lontano; uno sguardo che sappia essere davvero inclusivo.
Nelle situazioni di emergenza, è sbagliato diminuire l’attenzione sulla tutela e sulla difesa dei diritti.
La vicenda di Patrick è nota a tutte e tutti: svolge la sua attività di ricerca presso l’Università di Bologna ed è stato arrestato in Egitto nella notte tra il 6 ed il 7 febbraio per il suo attivismo in difesa dei diritti umani. Una ONG egiziana sostiene che sia stato torturato ed è stato, in seguito, trasferito nel carcere di Tora, la struttura riservata ai detenuti politici.
Questo ordine del giorno è stato protocollato a fine febbraio. Da allora, la novità, purtroppo, è che non ci sono novità: Patrick è ancora in carcere e la prossima udienza è fissata per il 16 giugno. Inoltre, nella struttura in cui è detenuto si sono verificati un paio di morti dovute al Covid: questa circostanza ha portato alla liberazione di circa 3000 persone. La situazione per Patrick è ancora più delicata poiché soffre d’asma.
È importante tenere alta l’attenzione su questa vicenda e sulle sorti di Patrick. Essere dimenticati è la paura più grande di chi si trova nella sua situazione.
L’ordine del giorno chiede di manifestare la solidarietà del Comune alla famiglia di Patrick ed all’università presso cui studia e chiede a tutte le istituzioni competenti di promuovere in ogni sede opportuna (a partire dall’Unione europea) ogni inziativa utile ad ottenere il rilascio di Patrick.
Chiudo con le parole che un caro amico di Patrick ha affidato ad un tweet pochi giorni fa: “Patrick mi manca immensamente. Sono passati dieci anni dall’ultima volta che non ci siamo parlati per così tanto tempo. Provo a comportarmi come se la vita andasse avanti, ma la verità è che non va mai avanti davvero”.

04/06/20

BCE e solidarietà europea


Ieri, Il Sole 24 Ore ha dato qualche numero: negli ultimi due mesi, la Banca Centrale Europea ha acquistato poco meno di 200 miliardi di titoli di Stato. Di questi, circa 40 sono italiani. Ciò è stato possibile grazie alla riproposizione del Quantitative Easing (QE) ed all’introduzione del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP).
Sono due programmi che, in buona sostanza, impegnano la BCE ad acquistare titoli di Stato dei paesi membri, così da calmierare gli spread e mettere la museruola alla speculazione.
Così facendo, dunque, la BCE apre un paracadute che tutela, in particolare, i paesi finanziariamente più deboli, quelli con i debiti pubblici più alti. È innegabile, però, che, quando si rafforza uno Stato, ne trae giovamento l’intera Unione Europea.
Colpisce, allora, la miopia politica di chi combatte l’azione della BCE, chiedendone un ritorno alle origini e riproponendo tagli ed austerità per i paesi dell’Europa del Sud in nome di un liberismo che sta lentamente ed inesorabilmente indebolendo il progetto dell’UE.
I sovranisti di casa nostra si indignano di fronte ad una politica economica ritenuta troppo debole e timida. Dovrebbero sapere, però, che i primi oppositori del recovery fund sono proprio i loro alleati nel Parlamento europeo, che, ovviamente, si comportano da sovranisti a casa loro: una somma di egoismi e di interessi particolari non può portare ad una vera unione. Oggi più di ieri, l’unica UE possibile è un’unione che mette al centro la solidarietà tra le persone ed i popoli.