04/06/20

BCE e solidarietà europea


Ieri, Il Sole 24 Ore ha dato qualche numero: negli ultimi due mesi, la Banca Centrale Europea ha acquistato poco meno di 200 miliardi di titoli di Stato. Di questi, circa 40 sono italiani. Ciò è stato possibile grazie alla riproposizione del Quantitative Easing (QE) ed all’introduzione del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP).
Sono due programmi che, in buona sostanza, impegnano la BCE ad acquistare titoli di Stato dei paesi membri, così da calmierare gli spread e mettere la museruola alla speculazione.
Così facendo, dunque, la BCE apre un paracadute che tutela, in particolare, i paesi finanziariamente più deboli, quelli con i debiti pubblici più alti. È innegabile, però, che, quando si rafforza uno Stato, ne trae giovamento l’intera Unione Europea.
Colpisce, allora, la miopia politica di chi combatte l’azione della BCE, chiedendone un ritorno alle origini e riproponendo tagli ed austerità per i paesi dell’Europa del Sud in nome di un liberismo che sta lentamente ed inesorabilmente indebolendo il progetto dell’UE.
I sovranisti di casa nostra si indignano di fronte ad una politica economica ritenuta troppo debole e timida. Dovrebbero sapere, però, che i primi oppositori del recovery fund sono proprio i loro alleati nel Parlamento europeo, che, ovviamente, si comportano da sovranisti a casa loro: una somma di egoismi e di interessi particolari non può portare ad una vera unione. Oggi più di ieri, l’unica UE possibile è un’unione che mette al centro la solidarietà tra le persone ed i popoli.

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