08/02/21

Tutto è politica


In un sistema economico come il nostro, l’uso che facciamo del nostro denaro produce degli effetti: andiamo a mangiare da McDonalds’ o al bar di un mio amico? Facciamo shopping nel negozio sotto casa o al centro commerciale? Dove finiscono i nostri soldi? Arricchiscono questo o quel manager (rigorosamente uomo, se è vero che i posti di lavoro persi nell'ultimo periodo appartenevano per il 99% alle donne, e questo è un altro tema da affrontare) o nelle case e nelle tasche di una famiglia che vive di quel denaro?
La politica fa parte della nostra vita ben oltre le nostre intenzioni. Per noi, però, troppe volte la politica è solo quello che accade nelle istituzioni.
Da qualche settimane, leggiamo un giornale e ci sembra di assistere ad un gioco di ruolo distante dalle nostre vite. Gli sviluppi di questo gioco sono ignoti: quello che sappiamo è che Mario Draghi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico per la formazione di un "governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica".
Wikipedia parla alternativamente di governo tecnico, istituzionale, di larghe intese o del Presidente per definire “un governo dalla non dichiarata identità politica, spesso appoggiato dalle forze politiche in situazioni d'emergenza, quando il sistema dei partiti non riesce a esprimere un governo pienamente funzionante”.
Siamo, quindi, di fronte alla prossima formazione di un governo tecnico?
Ho una certezza: i tecnici, in quanto tali, non esistono.
Mario Monti e Mario Draghi sono tecnici in quanto esperti di un determinato settore che, nel loro caso, è quello economico. Ma che dire di alcuni loro colleghi come Andrea Fumagalli ed Emiliano Brancaccio? Sono due economisti meno noti al grande pubblico, con idee radicalmente differenti da quelle di Monti e Draghi. Ma sono, appunto, economisti e, quindi, tecnici.
La pandemia ha portato nelle nostre case i visi di alcuni medici che abbiamo imparato a conoscere e ad ascoltare per cercare di capire come fronteggiare questa situazione. Penso, tra le tante ed i tanti. a Massimo Galli, Alberto Zangrillo o Giulio Tarro. Parliamo di esperti del campo medico e, quindi, di tecnici. Sappiamo, però, che i tre hanno approcci differenti alla pandemia, ai suoi effetti ed alle sue possibili soluzioni.
Il tecnico è una persona competente, e forse mai come ora abbiamo bisogno di competenza. Le loro parole e le loro azioni, però, non sono mai neutre.
Senza fare nulla di particolarmente rivoluzionario, la coalizione formata da Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali si è affermata, a sorpresa, come la più avanzata ed interessante esperienza di governo del mondo progressista nel nostro paese. I mal di pancia di Confindustria e di alcuni gruppi editoriali lo dimostrano.
La reazione alla proposta di introduzione di una sacrosanta (e modesta) tassa patrimoniale è eloquente: quell'emendamento ha ricevuto una bocciatura quasi unanime da quasi tutto il mondo dell’informazione. E Confindustria tifa perché da aprile il blocco di licenziamenti possa attenuarsi. Parliamo, in entrambi i casi, di provvedimenti giusti: la maggioranza della popolazione trarrebbe giovamento da una tassazione dei grandi patrimoni e dalla possibilità, in tempi di crisi, di conservare il proprio lavoro ed il proprio reddito.
Le questioni da affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sono tante: il piano vaccinale da aggiornare in seguito alla riduzione delle dosi in arrivo, la definizione dei progetti da finanziare con il denaro in arrivo dall'Unione europea, il contenimento degli effetti di una crisi economica dai confini ancora poco chiari.
Insomma, numerose ed importanti sono le decisioni da prendere. Non sono scelte meramente tecniche e neutre: sono decisioni che, nel bene e nel male, avranno un impatto nelle nostre vite. Sono, appunto, decisioni politiche.
Perché tutto è politica.

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