20/10/13

SEL, il centrosinistra, il PSE. Verso il secondo congresso nazionale

Articolo pubblicato nel blog di SEL Macerata e su ApritiSEL.


Non ho vissuto in prima persona la nascita di Sinistra Ecologia Libertà.
Ricordo, però, lo slogan che ha accompagnato la trasformazione dell'associazione “Per la Sinistra” in SEL: “riaprire la partita”.
La partita era la ricomposizione di un centrosinistra in cui, anche tramite il meccanismo delle primarie per l'elezione del candidato premier, spostare l'asse della coalizione a sinistra ed offrire agli elettori ed al paese una proposta di governo davvero alternativa e progressista.
Il giochino, a mio modo di vedere, si è inceppato con l'insediamento di Monti a Palazzo Chigi. Fin lì, la scena politica italiana era sostanzialmente dominata da un bipolarismo incentrato su due partiti (gli attuali Partito Democratico e Popolo della Libertà) attorno ai quali si costruivano i due schieramenti. Ai margini, soprattutto prima dello strappo di Veltroni, restava poco.
L'ingresso sulla scena della politica italiana di Mario Monti segna una svolta: gli avversari politici di ieri diventano gli alleati di oggi.
Il progetto originario di SEL entra, in parte, in crisi: i discorsi del 2010 hanno ancora senso? Sono ancora attuali? Stando ai risultati delle ultime elezioni politiche, gli elettori sembrerebbero aver risposto negativamente: la vittoria del centrosinistra è stata solo numerica: sono mancati i numeri per avere una salda maggioranza politica.
Quello che è successo dopo (la conferma di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, la nascita del governissimo) è un'ulteriore mazzata alle buone intenzioni di SEL.
Le politiche messe in campo dal governo Letta ricalcano quelle del suo predecessore. L'unica differenza sembra essere la presenza dei politici ai posti di comando in luogo dei tecnici.
Il secondo congresso di Sinistra Ecologia Libertà è un crocevia fondamentale per il futuro di SEL e della sinistra italiana. Per questo è auspicabile una discussione franca e leale, senza prese di posizioni aprioristiche.
Questo discorso vale, a mio avviso, per due questioni su tutte: il rapporto con il Partito Democratico (ed il centrosinistra) e quello con il Partito del Socialismo Europeo.
L'operato di Letta dovrebbe mettere in guardia chi crede che il PD sia forzatamente nel destino di SEL: si pensi, ad esempio, alla questione relativa all'articolo 138 della Costituzione: un tema per il quale siamo scesi in piazza non più tardi di sabato scorso.
Un discorso analogo può essere fatto per il PSE: molti suoi pezzi sembrano subire i diktat neoliberisti imposti (più o meno direttamente) dalla Banca Centrale Europea e si accodano a forze che si richiamano al Partito Popolare Europeo per formare grandi coalizioni dai (molto spesso) piccoli risultati. È, questo, il destino dell'SPD tedesco o del PASOK in Grecia. E va aggiunto che Hollande, in Francia, sta deludendo le attese di chi credeva che la Merkel potesse trovare nel leader socialista un ostacolo alla “germanizzazione” dell'Unione Europea.
Il congresso può (e, per molti aspetti, deve) essere il luogo in cui questi discorsi vengono affrontati. Il documento presentato dalla presidenza è un buona base di partenza. Condivido ed apprezzo il lavoro svolto dalle compagne e dai compagni che hanno lavorato ad alcuni emendamenti finalizzati a migliorare il testo. Sottolineo, su tutti, quelli presentati da Edoardo Mentrasti e Fulvia Bandoli, che si concentrano proprio sui rapporti con PD e PSE.
Nelle dichiarazioni precedenti il voto di fiducia al governo Letta alla Camera, Gennaro Migliore ha dichiarato che SEL si sarebbe schierata all'opposizione delle larghe intese, insieme al paese.
Ecco, a me piacerebbe che SEL riparta da lì, con una proposta politica incentrata sulla crisi e sulle sempre più necessarie vie d'uscita più che sulle alchimie di palazzo.
La partita del 2010, probabilmente, si è chiusa. Altrettanto probabilmente l'abbiamo persa. È giunto il tempo di riaprirne una nuova: al fianco dell'Italia migliore.

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