Articolo pubblicato nel blog di SEL Macerata e su ApritiSEL.
Non ho vissuto in prima
persona la nascita di Sinistra Ecologia Libertà.
Ricordo, però, lo
slogan che ha accompagnato la trasformazione dell'associazione “Per
la Sinistra” in SEL: “riaprire la partita”.
La partita era la
ricomposizione di un centrosinistra in cui, anche tramite il
meccanismo delle primarie per l'elezione del candidato premier,
spostare l'asse della coalizione a sinistra ed offrire agli elettori
ed al paese una proposta di governo davvero alternativa e
progressista.
Il giochino, a mio modo
di vedere, si è inceppato con l'insediamento di Monti a Palazzo
Chigi. Fin lì, la scena politica italiana era sostanzialmente
dominata da un bipolarismo incentrato su due partiti (gli attuali
Partito Democratico e Popolo della Libertà) attorno ai quali si
costruivano i due schieramenti. Ai margini, soprattutto prima dello
strappo di Veltroni, restava poco.
L'ingresso sulla scena
della politica italiana di Mario Monti segna una svolta: gli
avversari politici di ieri diventano gli alleati di oggi.
Il progetto originario
di SEL entra, in parte, in crisi: i discorsi del 2010 hanno ancora
senso? Sono ancora attuali? Stando ai risultati delle ultime elezioni
politiche, gli elettori sembrerebbero aver risposto negativamente: la
vittoria del centrosinistra è stata solo numerica: sono mancati i
numeri per avere una salda maggioranza politica.
Quello
che è successo dopo (la conferma di Giorgio Napolitano alla
presidenza della Repubblica, la nascita del governissimo) è
un'ulteriore mazzata alle buone intenzioni di SEL.
Le politiche messe in
campo dal governo Letta ricalcano quelle del suo predecessore.
L'unica differenza sembra essere la presenza dei politici ai posti di
comando in luogo dei tecnici.
Il secondo congresso di
Sinistra Ecologia Libertà è un crocevia fondamentale per il futuro
di SEL e della sinistra italiana. Per questo è auspicabile una
discussione franca e leale, senza prese di posizioni aprioristiche.
Questo discorso vale, a
mio avviso, per due questioni su tutte: il rapporto con il Partito
Democratico (ed il centrosinistra) e quello con il Partito del
Socialismo Europeo.
L'operato di Letta
dovrebbe mettere in guardia chi crede che il PD sia forzatamente nel
destino di SEL: si pensi, ad esempio, alla questione relativa
all'articolo 138 della Costituzione: un tema per il quale siamo scesi
in piazza non più tardi di sabato scorso.
Un discorso analogo può
essere fatto per il PSE: molti suoi pezzi sembrano subire i diktat
neoliberisti imposti (più o meno direttamente) dalla Banca Centrale
Europea e si accodano a forze che si richiamano al Partito Popolare
Europeo per formare grandi coalizioni dai (molto spesso) piccoli
risultati. È, questo, il destino dell'SPD tedesco o del PASOK in
Grecia. E va aggiunto che Hollande, in Francia, sta deludendo le
attese di chi credeva che la Merkel potesse trovare nel leader
socialista un ostacolo alla “germanizzazione” dell'Unione
Europea.
Il congresso può (e,
per molti aspetti, deve) essere il luogo in cui questi discorsi
vengono affrontati. Il documento presentato dalla presidenza è un
buona base di partenza. Condivido ed apprezzo il lavoro svolto dalle
compagne e dai compagni che hanno lavorato ad alcuni emendamenti
finalizzati a migliorare il testo. Sottolineo, su tutti, quelli
presentati da Edoardo Mentrasti e Fulvia Bandoli, che si concentrano
proprio sui rapporti con PD e PSE.
Nelle dichiarazioni
precedenti il voto di fiducia al governo Letta alla Camera, Gennaro
Migliore ha dichiarato che SEL si sarebbe schierata all'opposizione
delle larghe intese, insieme al paese.
Ecco, a me piacerebbe
che SEL riparta da lì, con una proposta politica incentrata sulla
crisi e sulle sempre più necessarie vie d'uscita più che sulle
alchimie di palazzo.
La partita del 2010,
probabilmente, si è chiusa. Altrettanto probabilmente l'abbiamo
persa. È giunto il tempo di riaprirne una nuova: al fianco
dell'Italia migliore.

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