Durante il mio percorso di studi, ho analizzato le operazioni ed il mondo dell'economia (e della finanza) avendo riguardo dell'aspetto tecnico della questione.
Una buona operazione è quella che ha un rendimento economico positivo, e viceversa.
Quando ho iniziato a ragionare sulla mia tesi, ho pensato che sarebbe stato interessante provare ad osservare le cose da un'altra prospettiva. Ho iniziato ad informarmi e mi sono imbattuto ben presto nel microcredito.
La prima definizione è stata fornita nel 1997 in occasione del Primo Summit del Microcredito: programmi che estendono il credito a soggetti molto poveri per finanziare progetti di attività ed auto impiego che generano un reddito e che danno la possibilità a chi ne usufruisce di prendersi cura di sé e della famiglia.
Le operazioni finanziarie devono essere direttamente strumentali rispetto a scelte di natura reale.
L'esperienza più popolare è senz'altro la Grameen Bank di Muhammad Yunus, ma i primi progetti sono partiti in Brasile (ACCION) ed in Africa.
Nei paesi occidentali, il microcredito è arrivato in relativo ritardo. Le cause sono essenzialmente due: la presenza di uno stato assistenziale e la difficoltà nel reperimento dei fondi.
In Italia i soggetti più attivi nella promozione del microcredito sono stati le Mutue AutoGestione e, in un secondo momento, la Banca Etica. Una normativa inadeguata ne ha frenato lo sviluppo. Nel 2010 la riforma del Testo Unico Bancario ha provato a mettere ordine, prevedendo due tipologie di microcredito (per attività imprenditoriali e sociale, articolo 3).
Il successo che il microcredito ha conosciuto è stato tale che oggi si è arrivati a parlare di microfinanza, con l'idea di soddisfare il microcliente a trecentosessanta gradi.
Il consenso che il microcredito ha riscosso è dovuto ad una serie di concause di varia natura (aumento del reddito disponibile, aumento della coesione sociale, garanzia di una maggiore integrazione della comunità).
L'attenzione che il microcredito presta all'ambito socio – ambientale non può far passare in secondo piano l'evidenza che siamo, comunque, di fronte ad un'operazione economica.
Il capital budgeting offre una serie di indici grazie ai quali è possibile misurare il rendimento di un investimento, consentendo di individuare i progetti da implementare al fine di aumentare il valore creato.
VAN, TIR, criterio del periodo di recupero, indice di profittabilità ed EVA sono indicatori utilissimi ai fini precedentemente illustrati.
Si è visto come il microcredito presti attenzione in parti eguali all'aspetto economico ed a quello socio – ambientale. Premesso ciò, è opportuno domandarsi se il capital budgeting sia idoneo a misurare il rendimento di un progetto di microcredito al trecentosessanta gradi.
La risposta è negativa: il capital budgeting tradizionale non è sufficiente né idoneo.
Negli ultimi anni, la dottrina ha elaborato un nuovo indicatore: il Social Return on Investment (SROI). Può essere definito come un processo volto a misurare il valore creato da un'organizzazione dal punto di vista sociale, ambientale ed, ovviamente, economico. Il procedimento è sostanzialmente analogo a quello seguito tradizionalmente; questa somiglianza lo rende unico, se confrontato con gli altri indicatori sociali. Si ispira a sette principi: coinvolgimento degli stakeholder, analisi dei cambiamenti, valorizzazione degli aspetti maggiormente significativi, veridicità dei contenuti, rivendicazione dei risultati, trasparenza e verifica del risultato. L'analisi SROI prevede sei fasi: definizione dello scopo ed individuazione degli stakeholder, studio degli esiti della mappatura, determinazione degli indicatori, definizione dell'impatto, calcolo dello SROI e report.
Il vantaggio più grande dello SROI sta nella sua capacità di misurare e, soprattutto, quantificare dati che il capital budgeting ordinario non considera.
Lo svantaggio maggiore, invece, riguarda il fatto che siamo di fronte ad un indicatore molto recente. La letteratura sul tema è in divenire; molti sono gli aspetti da affrontare ed approfondire per migliorare la qualità e l'attendibilità dello SROI.
Secondo the Roberts Enterprise Development Fund (REDF), sono tre gli aspetti da analizzare per arrivare allo SROI di nuova generazione: il collegamento tra le informazioni relative ai dati finanziari ed a quelli sociali, la valutazione del rendimento sia in termini monetari che non monetari e l'individuazione degli obiettivi da raggiungere in maniera più efficiente ed appropriata.
A mio avviso, la sfida maggiore è il trattamento delle informazioni non monetarie. La conversione economica è necessaria, ma pericolosa a causa della possibile perdita di dati importanti.

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