Cinque anni fa eravamo un'anomalia: era il tempo del bipolarismo; ed all'improvviso è arrivato il modello Marche: il Partito Democratico si è alleato con il centro; e la sinistra ha corso da sola.
In questi cinque anni, abbiamo visto che il modello Marche è stato esportato nella provincia di Macerata. Ed abbiamo visto che al governo nazionale sono arrivate le larghe intese.
Il centrosinistra è esistito lo spazio di una campagna elettorale, quella delle elezioni politiche del febbraio del 2013.
Dico queste cose, con grande affetto e stima, alle compagne ed ai compagni (amministratori di alcuni comuni della provincia di Macerata) che hanno promosso un documento in cui si chiede, in sostanza, di non chiudere le porte ad un'alleanza con il Partito Democratico. Non si tratta di rinnegare le pratiche di buon governo del territorio che abbiamo messo (e stiamo ancora mettendo) in campo. Penso, però, che non possiamo essere sempre e solo noi a difendere queste esperienze. Sarebbe bene che, ogni tanto, anche il PD spendesse due parole a tutela di questi governi, se ci tiene.
Oggi siamo qui per avviare un progetto che dovrebbe portarci verso le elezioni regionali, ed, auspicabilmente, oltre.
Forse siamo indietro, forse no. Ma questo non è il tempo delle recriminazioni e dei rimpianti. È il tempo della costruzione.
Noi, oggi, dobbiamo uscire da qui. Ma non dobbiamo raccontare che la sinistra si è unita, o si sta unendo: rischierebbe di essere l'ennesimo buon proposito che, tra qualche mese, potrebbe naufragare.
La crisi morde nei termini che sono stato ricordati da molti compagni che hanno preso la parola prima di me. E la risposta non può essere l'unità della sinistra.
Servono risposte concrete; e noi, allora, dobbiamo raccontare le nostre idee “altre” per una regione “altra”: le nostre proposte per l'ambiente, per il territorio, per l'economia, per il lavoro.
“Alternativa” è stata una delle parole più pronunciate negli interventi che mi hanno preceduto. Io la declinerei in due modi. Il primo, senza dubbio, è nei confronti del governo regionale di questi ultimi anni. Ma il secondo è nei confronti di una cosa complessa, spesso semplificata col termine di antipolitica, che – noto – sta entrando anche nel nostro campo. Procediamo tutti assieme: partiti, associazioni, movimenti, donne e uomini che hanno tempo e voglia da dedicare a questo progetto. C'è bisogno del contributo di tutte e di tutti.
Chiudo con un breve resoconto dell'assemblea del comitato provinciale che si è riunita mercoledì scorso. Sono emerse due questioni.
La prima riguarda la necessità e l'urgenza di procedere lungo la strada della costruzione di questo spazio politico. I recenti risultati elettorali di Emilia Romagna e Calabria ci dicono che, a sinistra del PD, c'è spazio per una sola formazione politica. E pure in Liguria e, da ultimo, in Toscana si sta procedendo lungo questa direzione.
Infine, si è discusso sulla figura del candidato alla presidenza. Si è ritenuto di indicare alcuni criteri da seguire nella scelta del nostro presidente (e, a cascata, in quella dei consiglieri): serve una figura che garantisca il percorso in atto e che sia presente anche dopo le elezioni: un garante di oggi e di domani. Serve, inoltre, un candidato pronto a spendersi attivamente e con forza in una campagna elettorale che si preannuncia tutt'altro che semplice. In questo senso, il comitato maceratese propone una rosa di tre nomi: oltre a quelli di Edoardo Mentrasti e Roberto Mancini, è emerso il nome di Riccardo Piacciafuoco, ambientalista già attivo nei comitati a difesa dell'acqua pubblica.

Nessun commento:
Posta un commento