19/08/15

#sellKovacic


L'anno scorso ho avuto modo di vedere poche partite dell'Inter. Ho avuto, però, l'impressione che fossero davvero pochi i calciatori che avessero una vaga idea di quello che stessero facendo. Tolti Handanovic ed Icardi, faccio due nomi.
Il primo è quello di Gary Medel: un mediano tutta corsa e sostanza che faceva bene quel che era chiamato a fare.
Il secondo è quello di Mateo Kovacic: il fulcro attorno al quale, secondo me, si sarebbe dovuta ricostruire un'Inter vincente. Più di Handanovic, più di Icardi.
Mancini dice che Kovacic è stato sacrificato sull'altare del fair play finanziario. Ma pare che i nerazzurri impiegheranno il denaro in arrivo dalla Spagna per mettere a segno altri colpi di mercato (Coentrao? Perisic?) per completare una squadra che, al momento, sembra in difficoltà.
Perdendo Kovacic, la Serie A saluta un talento che non è riuscito, probabilmente, a dimostrare tutto il suo potenziale.
Certo, quando arrivano proposte indecenti, è (quasi) sempre difficile rinunciare a tanti soldi come quelli che sono in arrivo da Madrid.
Ma in campo, si sa, non va il denaro. E se Kovacic, alla fine della storia, fosse, per l'Inter, il Pirlo del terzo millennio? Ancora: Thohir sta a Kovacic come Moratti a Roberto Carlos.
Paragoni azzardati? Lo scopriremo solo vivendo!

07/08/15

#Paul10

Articolo pubblicato su CalcioSuper.


La maglia numero dieci della Juventus ha un nuovo padrone.
Fino al 2012, è stata sulle spalle di Alessandro Del Piero. Poi, quando la strada della Vecchia Signora e del suo Capitano si sono separate, la maglia numero 10 non è stata assegnata fino all'arrivo – l'anno seguente – di Carlos Tevez. Oggi, infine, è il turno di Paul Pogba.
Alla fine della stagione passata, sembrava che il ventiduenne francese dovesse essere sacrificato, per investire il ricavato della sua cessione sul mercato per rafforzare la squadra.
Invece, poi, le cose sono andate diversamente: Pirlo, Tevez e Vidal hanno salutato Torino, e Pogba si candida ad essere uno dei leader della nuova Juventus, che riparte senza tre pilastri delle ultime stagioni.
Quale modo migliore, allora, per consacrare la sua leadership, se non quella di indossare un numero “pesante” come il 10?

03/08/15

Parma: la roccaforte di un calcio sempre più raro

Articolo pubblicato su CalcioSuper.


Tempi bui per chi ama il lato romantico del calcio.
Quest'estate sono state ammainate altre tre bandiere: Steven Gerrard e Xavi hanno salutato Liverpool e Barcellona per spendere gli ultimi anni delle loro carriere al di là dell'Oceano. Il Manchester United, invece, ha sborsato poco meno di venti milioni di euro per aggiudicarsi le prestazioni di Bastian Schweinsteiger, che lascia la Germania dopo una vita (calcistica) nel Bayern Monaco.
Ogni estate sogniamo che la nostra squadra si rafforzi con l'acquisto di questo o di quel campione, alimentando – in piccolissima parte – un sistema che molto difficilmente produrrà storie d'amore come quelle, per fare solo un nome tra i tanti possibili, tra Alessandro Del Piero e la “sua” Juventus.
Mi piace, però, fare un esempio che va in controtendenza. Il nuovo Parma, chiamato a risorgere dalle ceneri della LND in seguito al crack della gestione Ghirardi, ripartirà affidandosi ad alcuni tra gli uomini che, negli anni novanta, lo hanno fatto grande: Nevio Scala alla presidenza, Lorenzo Minotti in società e Luigi Apolloni in panchina. Non solo: il capitano dell'ultima stagione in Serie A, Alessandro Lucarelli, chiuderà – con tutta probabilità – la carriera in Emilia e sarà la pietra sulla quale i ducali ricostruiranno la nuova squadra.
I tifosi hanno apprezzato, tanto che è stato battuto il record di abbonamenti della categoria. Cosa dirà il campo?