04/02/16

Una pazza Inter da amare


La stagione dell'Inter somiglia molto ad un giro sulle montagne russe: tanto entusiasmante fino a Natale, quanto deludente in questa primissima parte del 2016.
Dov'è la verità? Qual è la vera (ammesso che ve ne sia una) Inter? Quale squadra ci si può aspettare da qui a fine stagione?
Iniziamo con una banalità: è difficile proporre un bel calcio quando, durante il mercato estivo, si rinuncia alla qualità, al talento ed alle geometrie dei vari Hernanes, Kovacic e Shaqiri, sostituendoli con i muscoli e la grinta di Felipe Melo e Kondogbia.


Questa Inter sembra incapace di fare gioco. Si avverte la mancanza di un regista in grado di dettare i giusti tempi di gioco, soprattutto quando le squadre si chiudono e gli spazi vengono a mancare.
Nella prima parte di stagione, la straordinaria solidità difensiva della squadra nerazzurra aveva, con ogni probabilità, messo un po' di polvere sotto al tappeto: la coppia difensiva formata da Miranda e Murillo si è rivelata subito una piacevole certezza, ed ha trovato in Samir Handanovic un guardaspalle straordinario.


Dopo la sconfitta interna contro la Lazio, nell'ultima partita prima della sosta natalizia, si è rotto qualcosa. Secondo molti, tornare subito in campo è la medicina migliore per curare i postumi di una battuta d'arresto. Le feste di Natale, però, hanno rotto gli equilibri faticosamente costruiti da mister Mancini: l'Inter, a gennaio, ha raccolto appena cinque punti in sei partite.
Tutti i nodi sembrano essere arrivati al pettine: il nervosismo di Melo (espulso contro la Lazio per un intervento più simile al kung fu che al calcio), la difficile coesistenza tra Icardi e Jovetic, il gioco che non decolla.
L'Inter ha cercato, ancora una volta, la risposta ai suoi problemi sul mercato. Difficile prevedere l'impatto di Eder, con i vari Jovetic, Ljaijc, Palacio e Perisic ancora in rosa. L'impressione, però, è che, più dell'italo – brasiliano, sarebbe servita maggiore qualità in mezzo al campo.


Come si riparte, dopo le sei rete prese in meno di una settimana da Juventus (in TIM Cup) e Milan? Lo si fa, credo, guardando il bicchiere mezzo pieno. Oggi l'Inter si trova al quarto posto, a nove punti dalla prima posizione del Napoli, ma con la Fiorentina (ed il suo ultimo posto potenzialmente buono per l'Europa che conta) ad una sola lunghezza. Ad inizio stagione, molti, nell'ambiente nerazzurro, avrebbero firmato per una simile classifica. È normale, però, che l'andamento del campionato stia lasciando un po' di amaro in bocca per quel che era fino a poche settimane fa. Napoli e Juventus, però, dopo aver risolto le difficoltà iniziali (quelle che, ora, stanno frenando l'Inter) stanno facendo un altro sport.


Il terzo posto, però, è ancora un obiettivo alla portata della squadra di Roberto Mancini. A patto di risolvere alcuni dei problemi fin qui emersi e di ritrovare la calma e la serenità che, oggi, mancano.
Il dito medio alzato ai tifosi rossoneri e la polemica con Mikaela Calcagno denotano, forse, un eccesso di nervosismo da parte dell'allenatore dei nerazzurri. A molti, non sono piaciute neanche le parole riservate a Mauro Icardi dopo il pareggio interno contro il Carpi. Magari è vero: quel goal lo avrebbe segnato anche Mancini a cinquant'anni. A volte, però, è più opportuno fungere da parafulmine e proteggere la squadra, soprattutto nei momenti più delicati.
Altri allenatori avrebbero utilizzato parole differenti, e si sarebbero comportati diversamente. Ogni riferimento a José Mourinho (non) è casuale.


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