
Le criticità e le complessità del periodo che stiamo vivendo sono sotto gli occhi di tutte e tutti. Questi giorni passeranno alla storia come terribili e drammatici e come tali finiranno nei libri di Storia.
La missione della politica ed il compito delle nostre e dei nostri rappresentanti è quello di gestire la cosa pubblica, cercando di non perdere mai lucidità e razionalità.
A febbraio e marzo il virus ci ha colto impreparati e di sorpresa: probabilmente non poteva che essere così perché serve sempre del tempo per metabolizzare le novità, a maggior ragione in un campo complesso come quello scientifico. Il lockdown, allora, è stata una scelta quasi obbligata per contenere la curva dei contagi.
In quei mesi erano emerse chiaramente quali sarebbero dovuto essere le priorità sulle quali lavorare quando il virus avrebbe dato tregua: la ricostruzione di una sanità territoriale, il potenziamento dei trasporti pubblici ed una maggiore attenzione all’istruzione pubblica.
Da domani entreranno in vigore norme ancora più stringenti che colpiscono i cosiddetti settori non essenziali. Ci sarebbe molto da dire su questa definizione che, di fatto, cancella l’accesso a piscine, palestre, cinema e teatri. Parliamo davvero di settori non essenziali? Attività fisica è sinonimo di benessere e di prevenzione di molte malattie, mentre spiace che, ancora una volta, la cultura venga trattata come qualcosa di cui si possa fare a meno: i numeri, tra l’altro, mostrano come i contagi avvenuti nei teatri e nei cinema siano una quota davvero minima.
Tre DPCM in meno di tre settimane rischiano di alimentare confusione, incertezza e rabbia. I fatti di Napoli e di Roma destano preoccupazione perché sono la spia di un disagio che la politica ha il dovere di ascoltare per dare risposte rapide e concrete.
La chiusura forzata di alcune attività determinerà un crollo dei redditi delle persone che lavorano in questi settori e vivono del proprio lavoro.
Il primo compito del governo Conte è quello di non lasciare indietro nessuno e crediamo che un’ampia fetta del recovery fund debba essere impiegato per una revisione profonda e strutturale del nostro welfare con una riforma fiscale che faccia suo ed effettivo il principio costituzionale della progressività e l’introduzione di un reddito minimo garantito per tutte e tutti.
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