
Il 25 Aprile 1945 è una data fondante della nostra democrazia. Si chiude il fronte italiano della Seconda Guerra Mondiale e, soprattutto, termina la guerra di Liberazione dalla dittatura nazifascista.
È bene chiamare le cose con il loro nome contro i tentativi di revisionismo che ogni anno emergono e che quest’anno hanno il volto del Direttore dell'USR Marche. Lo stucchevole "vogliamoci bene" che emerge dalla sua lettera alle studentesse ed agli studenti delle Marche non racconta nulla della storia reale di quegli anni.
La Resistenza non è un passato da dimenticare, ma una memoria fertile che ci indica la strada per vivere il presente in maniera più consapevole e costruire un futuro migliore.
Il 25 Aprile, quindi, va festeggiato sempre, anche quando - come in questi due ultimi anni - la pandemia ci costringe a celebrazioni sobrie e diverse, ma non per questo meno importanti e sentite.
Può apparire banale e scontato dire che la pandemia sta cambiando le nostre vite, però è così.
Il mantra della quarantena della primavera 2020 era "ne usciremo migliori".
Dodici mesi dopo non ne siamo ancora usciti, ma la disponibilità e la somministrazione dei vaccini lasciano intravedere la luce in fondo al tunnel.
Usciremo davvero migliori dalla pandemia se sapremo costruire una nuova normalità attorno ai valori della Costituzione.
Per fare questo, abbiamo un nuovo strumento: un appello lanciato dall'Anpi attorno a cui è nata una rete di partiti, associazioni, sindacati, movimenti, realtà locali che oggi si presenta qui a Macerata.
Solidarietà, lotta alle disuguaglianze ed alle discriminazioni, scuola, formazione, sanità sono gli hashtag che potremmo estrarre dall'appello e su cui ricostruire il mondo post pandemia. Ne aggiungo uno, stimolato da un’intervista da Paolo Berizzi pubblicata su MicroMega: antifascismo. Da qui dobbiamo ripartire e dobbiamo farlo ogni giorno, non soltanto il 25 Aprile.
Essere antifasciste/i non significa essere comuniste/i. Sicuramente alcune/i antifasciste/i sono comuniste/i, ma essere antifasciste/i significa, prima di tutto, essere democratiche/i.
Non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia non è scontata, ma è un bene comune da coltivare giorno dopo giorno, anche con proposte come questa Rete, per vivere in una società più giusta.
Del resto, l'antifascismo è, di per sé, un fatto unitario ed il compito della democrazia è quello di arrivare ad una sintesi tra le varie posizioni e le varie idee.
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