Arrivo al centro vaccinale di Piediripa alle ore 18:00. Non ho prenotato: ho 36 anni e sono un insegnante. Ho fatto la seconda dose lo scorso 26 maggio e, quindi, sono già passati più di sei mesi. Avendo meno di quarant'anni, ho potuto prenotare solo lo scorso mercoledì scorso e le opzioni erano assai poche: il primo posto libero a Piediripa, il centro a me più vicino, è a fine gennaio. Se ho voglia di spostarmi, posso tranquillamente andare a San Benedetto o ad Ancona. Sono pigro, sfido la sorte e vado a Piediripa senza aver prenotato, armato di tanta pazienza e di un buon libro per ingannare la prevedibile e lunga attesa.
All'ingresso non trovo nessuno in coda e l’accettazione scorre via molto rapidamente: giusto il tempo di ricevere un modulo non disponibile nel sito dell'ASUR.
Ho il numero B257. Gli utenti non prenotati in coda sono 58. I medici in servizio sono cinque: quattro si dedicano a chi ha regolarmente prenotato; il quinto smaltisce la fila di chi, come me, è arrivato senza prenotazione. Inizio a leggere, ma dopo un po’ mi fermo: se in sala fosse un po’ più caldo, si starebbe decisamente meglio e così inizio a passeggiare per scaldarmi. E penso tra me e me: ho sbagliato cappotto o è davvero così freddo?
Verso le 19:15 noto che la fila scorre molto più rapidamente: le prenotazioni sono esaurite e così tutti i medici si dedicano a chi non ha prenotato.
Il mio turno arriva alle 19:45. La dottoressa suggerisce Moderna: sono passati più di sei mesi dalla seconda dose, e Moderna dà buone garanzie anche contro la variante Omicron.
È un inatteso colpo di fortuna: la fila per Moderna è molto, molto rapida: due persone davanti a me ed alle 20:15, passati i 15’ di attesa, posso tornare a casa.
E lo faccio convinto che la vaccinazione sia essenziale per sconfiggere la pandemia, e per questo servirebbero più fatti e meno parole: più medici, più infermieri, più operatori. È discutibile, a mio avviso, la possibilità di vaccinarsi a mo’ di open day: sarebbe stata preferibile una prenotazione rigorosa che ricalcasse le priorità delle prime dosi, potendosi avvalere, ora, di mezzi alternativi ed aggiuntivi quali farmacie, medici di base e camper vaccinali.
Non stupisce la scarsa attenzione della Giunta regionale (vale la pena ricordare che la sanità è una materia di competenza regionale) a questi dettagli: Fratelli d’Italia è rimasto l’unico partito a non aver, almeno apparentemente, compreso l’importanza della vaccinazione, dal momento che anche la Lega si è schierata sul fronte del rigore. E le Marche rischiano un Natale in zona gialla: saranno sufficienti i posti letto in rianimazione sfornati a ripetizione dall'assessore Saltamartini, sui quali il Partito Democratico ed Alessia Morani vogliono capire di più?
"R" è un mio studente; lo incontro mentre attendiamo il colloquio con il medico. Sono felice di vederlo: la vaccinazione è un fatto allo stesso tempo individuale e collettivo. Possiamo uscire dalla pandemia tutte e tutti insieme con uno sforzo, appunto, collettivo e dando il buon esempio alle istituzioni che non sembrano all'altezza dei tempi che stiamo vivendo.
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