20/02/22

Due anni di pandemia


Era il 20 febbraio 2020: dopo giorni e settimane di incertezza, in Italia viene processato il primo tampone positivo al Covid – 19.
Quella data segna, almeno per il nostro paese, l'inizio di una pandemia da cui non siamo ancora usciti: le mascherine, il lockdown, l'estate relativamente tranquilla che abbiamo scontato in autunno ed inverno con altre restrizioni e l'inizio della vaccinazione di massa che consente di guardare al futuro con un pizzico di fiducia in più.
Abbiamo anche assistito ad una crisi di governo: Giuseppe Conte ed il suo esecutivo hanno guidato il paese nei giorni più difficili dal secondo dopoguerra ad oggi, ma, quando al centro dell'agenda politica sono entrati i fondi del PNRR, è stato rimpiazzato da Mario Draghi e dal "governo dei migliori" perché così hanno voluto Matteo Renzi ed Italia Viva.
"Ne usciremo migliori" era il motto che ha caratterizzato la primavera del 2020. Uscirne peggiori o migliori non è un fatto casuale, ma il risultato delle scelte politiche prese ad ogni livello: dal più piccolo dei consigli comunali al Parlamento europeo.
La verità è che i fondi del PNRR e, più in generale, le attuali politiche economiche prese nel nostro paese continuano ad avvantaggiare i soliti noti: la transizione energetica ed i necessari investimenti sulle energie rinnovabili stanno rimanendo sulla carta e, anzi, si continua a parlare di gas e nucleare; l'inflazione cresce e quasi nulla viene fatto per sostenere famiglie ed imprese; scuola, sanità, trasporti e servizi pubblici scontano anni di finanziamenti insufficienti e continuano ad essere gestiti con le stesse logiche adottate prima della pandemia; il lavoro è sempre più povero e sempre più precario, ma Confindustria attacca un giorno sì e l’altro pure il reddito di cittadinanza, spalleggiata da ampi pezzi della destra del nostro paese.
Una piccola parte del mondo, quella più ricca, ha a disposizione i vaccini. Diventa, così, complesso immaginare una reale uscita dalla pandemia.
Uscirne migliori è un aspetto che attiene ad una politica che, mai come oggi, appare distante dal paese reale.

16/02/22

Precariato, reclutamento e formazione docenti: introduzione al tavolo tematico di Sinistra Italiana sulla scuola


Iniziamo questo incontro ricordando Giuseppe Lenoci e Lorenzo Parelli: due ragazzi di 16 anni della provincia di Fermo e di Ancona che hanno perso la vita nei giorni scorsi. Le indagini in corso faranno luce sui fatti, ma una valutazione politica sul senso dell’alternanza scuola lavoro è necessaria. Non è accettabile che una donna o un uomo muoia sul lavoro; è ancora meno accettabile che questa sorte tocchi ad una ragazza o ad un ragazzo.
L’incontro di oggi è il terzo tavolo tematico di approfondimento promosso da Sinistra Italiana e coordinato da Peppino Buondonno, responsabile formazione, scuola, università e saperi della segreteria nazionale.
Abbiamo già parlato di scuola e PNRR e di valutazione; venerdì 18 febbraio parleremo di povertà educativa e diritto allo studio. Un analogo percorso è in piedi per l’università.
Oggi parleremo di precariato, reclutamento e formazione.
Il precariato sta diventando il tratto distintivo della scuola pubblica, compromettendone qualità e funzione sociale. Solo se la scuola funziona il figlio dell’operaio può diventare dottore.
Il precariato lascia ogni anno nell'incertezza tante e tanti docenti che oggi insegnano e domani non si sa.
Ma il precariato è un problema anche per le ragazze ed i ragazzi, privati della necessaria continuità didattica.
Quando lo stato utilizza ampiamente i contratti a termine, sta dando un cattivo esempio che i privati non esitano a replicare.
Il precariato aumenta perché manca una serie politica di reclutamento. Ricordo che, nell'estate del 2020, Peppe De Cristofaro, allora sottosegretario all'istruzione, ha condotto una battaglia per stabilizzare i precari, ma quella battaglia è stata vinta dal Movimento Cinque Stelle e dalla ministra Azzolina.
I concorsi ordinari non sono ancora stati fatti e quelli straordinari sono insufficienti a coprire le cattedre necessarie.
La formazione riguarda due livelli: in ingresso ed in itinere.
La prima non esiste: i docenti vengono mandati in classe allo sbaraglio: mancano esami di didattica nei piani di studi delle facoltà universitarie, manca una seria politica di formazione della classe docente neoassunta, compresa quella a cui vengono affidate brevi supplenze. I 24 CFU sono sostanzialmente inutili a questo scopo.
La seconda andrebbe affrontata coinvolgendo le università per rinsaldare il legame tra scuola ed, appunto, università.

07/02/22

L'intervento di Sinistra Italiana a CommemorAzione


Il tema dell'immigrazione va affrontato parlando di due aspetti.
Il primo è l'accoglienza. Penso che accogliere sia sempre un dovere e che lo sia a maggior ragione quando parliamo di persone che scappano da guerre, fame e povertà.
La legge italiana in materia di accoglienza è largamente inadeguata. Basta pensare al memorandum con la Libia o ai decreti sicurezza. Questo Parlamento dovrebbe da subito verificare se esistono i numeri per approvare una legge di civiltà sui temi dell'immigrazione e dell'accoglienza. Se questo non fosse possibile, la nascente alleanza progressista dovrebbe, in vista delle prossime elezioni politiche, avere tra le sue priorità l’approvazione di questa legge.
Il secondo livello è quello culturale. La destra gioca ad incolpare i migranti di tutti i nostri problemi. È evidente che così non è. È notizia di poche settimane fa che una larga parte dei nuovi contratti di lavoro stipulati sia a termine e non si capisce come si possano incolpare i migranti di questo.
Nei social gira una foto. Ci sono tre persone sedute attorno ad un tavolo: un manager, un operaio ed un migrante. Il manager ha un piatto pieno di biscotti; l'operaio ha un piatto con un solo biscotto mentre il migrante non ha neanche il piatto. Il manager mette in guardia l'operaio perché, a suo dire, il migrante vorrebbe rubare il biscotto dell’operaio.
Questa foto racconta molto del sistema economico, e non solo, in cui viviamo. Destrutturarla e spiegarla bene (affrontando, ad esempio, le ragioni per le quali alcuni hanno tanti biscotti, altri ne hanno pochi ed altri ancora rimangono a stomaco vuoto) è il primo passo per costruire un mondo migliore e più giusto.

05/02/22

CommemorAzione - la partecipazione di Sinistra Italiana Macerata


CommemorAzione è una giornata che vuole accendere la luce sulle vittime dell'immigrazione e sulla reale situazione in atto alle frontiere.
Domenica 6 febbraio in molte città si terranno dei presidi per sensibilizzare la cittadinanza su questo tema.
La federazione di Sinistra Italiana della provincia di Macerata aderisce al sit in organizzato dal circolo PD di Porto Recanati in corso Matteotti alle ore 17:00.
Una presenza importante, giusta e doverosa: migrare è un diritto, accogliere un dovere. Domenica saremo in piazza per ribadire che eravamo con le navi di soccorso ai tempi dei decreti sicurezza come lo siamo oggi, perché il crimine è lasciar morire, mai salvare, che chiediamo accessi legali, corridoi umanitari, pianificazione di protocolli d'accoglienza seri e abolizione del reato di clandestinità.
A chi dice "prima gli italiani"; rispondiamo "prima le persone" tutte, come recita l'Art.3 "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Ciò che per noi viene dopo è la corsa ai proventi di certe sovrastrutture sociali che portano al 25% della popolazione a detenere il 75% della ricchezza e non sono certo popolazioni in fuga, ma questa è un'altra storia.

03/02/22

Quattro anni dalla strage tentata da Luca Traini


Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini: la popolazione di Macerata ricorda bene dov'era la mattina di sabato 3 febbraio 2018, quando la città è stata raggiunta da una notizia che sembrava uscita da un telegiornale: una macchina stava girando per la città ed il suo conducente sparava all'impazzata.
Il tempo ha subito messo le cose al loro posto: al volante di quella macchina sedeva Luca Traini, la cui volontà era quella di uccidere alcune persone di colore per vendicare la morte di Pamela Mastropietro. In quei minuti di lucida follia, Traini ha ferito sei persone, colpito diversi oggetti ed attaccato la sede cittadina del Partito Democratico.
Gideon Azeke, Omar Fadera, Wilson Kofi, Festus Omagbon, Jennifer Otiotio e Mahamadou Touré erano, loro malgrado, lungo la traiettoria dei colpi sparati da Traini e nessuno sa, purtroppo o per fortuna, come si riesca a vivere con un simile peso nell’anima.
Ricordiamo dov'eravamo quel giorno ed è un bene che sia così. La tentazione di mettere la polvere sotto al tappeto può essere forte, ma dimenticare sarebbe imperdonabile.
Non abbiamo condiviso la posizione del PD e di altri pezzi del mondo progressista secondo cui la manifestazione antifascista del successivo 10 febbraio sarebbe stata da evitare.
Le cose vanno chiamate con il loro nome, e quello subito da Macerata si chiama attentato terroristico di matrice fascista. Il suo autore, con un passato da candidato al Consiglio comunale di Corridonia nella lista della Lega Nord, è stato condannato per tentata strage aggravata dall'odio razziale.
Il silenzio, in questi casi, non è un’opzione. Non lo era quattro anni fa e non lo è oggi.
Il raid di Traini è arrivato ad un paio d’anni di distanza dall’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo ed è stato seguito da altre manifestazioni di odio e violenza preoccupanti in giro per l’Italia: citiamo soltanto l’assalto alla sede della CGIL a Roma o gli insulti ricevuti dal bambino ebreo in Toscana.
La crisi morde e, se possibile, è stata aggravata dalla pandemia. A chi chiede di chiudere le frontiere e discrimina, a parole e con i fatti, le persone in base al colore della loro pelle, della loro fede o del loro orientamento sessuale perché crede, così, di costruire un mondo migliore, noi rispondiamo con poche semplici parole: istruzione, lavoro, reddito per tutte e tutti.
Una società migliore è una società accogliente ed inclusiva che non lascia indietro nessuno e nessuna: questo dovrebbe essere l’obiettivo della politica.