
Iniziamo questo incontro ricordando Giuseppe Lenoci e Lorenzo Parelli: due ragazzi di 16 anni della provincia di Fermo e di Ancona che hanno perso la vita nei giorni scorsi. Le indagini in corso faranno luce sui fatti, ma una valutazione politica sul senso dell’alternanza scuola lavoro è necessaria. Non è accettabile che una donna o un uomo muoia sul lavoro; è ancora meno accettabile che questa sorte tocchi ad una ragazza o ad un ragazzo.
L’incontro di oggi è il terzo tavolo tematico di approfondimento promosso da Sinistra Italiana e coordinato da Peppino Buondonno, responsabile formazione, scuola, università e saperi della segreteria nazionale.
Abbiamo già parlato di scuola e PNRR e di valutazione; venerdì 18 febbraio parleremo di povertà educativa e diritto allo studio. Un analogo percorso è in piedi per l’università.
Oggi parleremo di precariato, reclutamento e formazione.
Il precariato sta diventando il tratto distintivo della scuola pubblica, compromettendone qualità e funzione sociale. Solo se la scuola funziona il figlio dell’operaio può diventare dottore.
Il precariato lascia ogni anno nell'incertezza tante e tanti docenti che oggi insegnano e domani non si sa.
Ma il precariato è un problema anche per le ragazze ed i ragazzi, privati della necessaria continuità didattica.
Quando lo stato utilizza ampiamente i contratti a termine, sta dando un cattivo esempio che i privati non esitano a replicare.
Il precariato aumenta perché manca una serie politica di reclutamento. Ricordo che, nell'estate del 2020, Peppe De Cristofaro, allora sottosegretario all'istruzione, ha condotto una battaglia per stabilizzare i precari, ma quella battaglia è stata vinta dal Movimento Cinque Stelle e dalla ministra Azzolina.
I concorsi ordinari non sono ancora stati fatti e quelli straordinari sono insufficienti a coprire le cattedre necessarie.
La formazione riguarda due livelli: in ingresso ed in itinere.
La prima non esiste: i docenti vengono mandati in classe allo sbaraglio: mancano esami di didattica nei piani di studi delle facoltà universitarie, manca una seria politica di formazione della classe docente neoassunta, compresa quella a cui vengono affidate brevi supplenze. I 24 CFU sono sostanzialmente inutili a questo scopo.
La seconda andrebbe affrontata coinvolgendo le università per rinsaldare il legame tra scuola ed, appunto, università.
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