28/01/14

Il panettone indigesto della Cucine Lube Banca delle Marche Macerata


Riflettevo, qualche tempo fa, sul 2013 vissuto dalla Cucine Lube Banca delle Marche Macerata, e sulle prospettive che avrebbe offerto il 2014.
Che anno è stato per la nostra Lube?
Lo Scudetto conquistato nel 2012 sembrava la premessa migliore per poter aprire un ciclo pluriennale di successi. In realtà, purtroppo, le cose sono andate diversamente. I tantissimi problemi fisici accusati la scorsa stagione hanno fatto vivere alla Lube una prima parte di 2013 al di sotto di quelle che erano le aspettative dell'ambiente.
Sono, pertanto, arrivate le eliminazioni contro Cuneo nella final six della Champions League e contro Piacenza nelle semifinali dei play off Scudetto, dove una squadra stanca e provata da una stagione lunga e complessa si è arresa in sole tre partite alla compagine emiliana.
L'estate, in sede di volley mercato, ha riservato alcune sorprese ed ha disegnato la squadra che oggi sta ben figurando sia in Italia che in Europa.
Le partenze di Travica e Savani hanno smembrato il nucleo azzurro che era stato ultimato nelle due stagioni precedenti.
Il regista è stato sostituito dal suo vice in maglia azzurra: quel Michele Baranowicz che, a mio avviso, ha conquistato, in questa prima parte di stagione, la palma di rivelazione della Lube 2013-2014.
Al posto dell'ex capitano della nazionale, è arrivato Bartosz Kurek: il polacco, dopo un debutto sotto tono, sta confermando quanto di buono si è detto e scritto sul suo conto al momento del suo acquisto.
Arriviamo, allora, ai giorni nostri. I numeri parlano chiaro, e sono tutti (o quasi) a favore dei biancorossi: primo posto solitario in Italia, con un bottino di ventinove punti realizzati sui trenta potenzialmente a disposizione. I cucinieri si sono difesi molto bene anche in Europa: il girone di ferro è stato domato con un turno di anticipo, quando il 3-0 casalingo contro l'Aich/Dob è valso la qualificazione ai play off 12. Resta, tuttavia, un pizzico di rammarico per la sconfitta nell'ultima gara a Kazan, che ha relegato la Lube al secondo posto, condannandola, ancora una volta, ad un cammino tutt'altro che agevole sulla strada della final four (che sarà giocata ad Ankara: la candidatura di Ancona, presentata dalla Lube, non è stata accolta).
È stata, quindi, una seconda parte di 2013 entusiasmante, che lasciava immaginare un 2014 ricco di soddisfazioni.
Il nuovo anno, però, è stato avaro di soddisfazioni: la Champions League, uno dei grandi traguardi stagionali, è già sfumato: il derby italiano contro la Copra Elior Piacenza ha premiato gli emiliani. Troppo brutta la squadra scesa in campo nel match di ritorno per conquistare la qualificazione al turno successivo.
La battuta d'arresto subita a Piacenza è pesante soprattutto per il modo in cui è arrivata: la squadra è apparsa stanca e svogliata, quasi convinta di avere la qualificazione in tasca in virtù del successo dell'andata. A molti l'eliminazione di giovedì scorso ha ricordato quella dell'anno scorso a Cuneo: anche allora, al rotondo successo della partita d'andata, è seguito un ritorno decisamente sotto tono, culminato con la sconfitta al golden set.
Capiamoci: Piacenza è una squadra di spessore. Chi, ad inizio stagione, indicava nella Lube l'unica pretendente, o quasi, allo scudetto, sottovalutava fortemente gli emiliani, che hanno confermato quasi per intero il roster che, la stagione scorsa, ha conteso il campionato a Trento fino al tie break di gara 5 della serie di finale.
Una sconfitta contro la Copra ci sta. Non ci sta una sconfitta arrivata quasi senza giocare.
La Lube, in stagione, ha perso pochissime partite: si contano sulle dita di una mano. Ha perso, però, le partite più importanti: la finale di Supercoppa Italiana, la gara per aggiudicarsi il primo posto nel girone della Champions League e, da ultimo, la partita contro la Copra.
Probabilmente coach Giuliani dovrà lavorare molto sull'aspetto mentale della squadra, per riuscire a ben figurare nella restante parte di stagione e centrare i due obiettivi ancora a disposizione.
In questo senso, archiviato l'ininfluente (ai fini della classifica) stop subito a Perugia domenica scorsa, l'appuntamento di domani sera è, ancora una volta, decisivo: al Fontescodella arriva la BreBanca Lannutti Cuneo.
Chi vince accede alle final four di Coppa Italia. Chi perde...

25/01/14

Il ParaVerolo - ventesima giornata

Post pubblicato su Ti Amo Campionato.


Avrei voluto celebrare il record di Neto: con i suoi 498 minuti di imbattibilità ha battuto il record di Sebastien Frey. Il Catania, però, si è rivelato poca cosa, ed il brasiliano non ha avuto difficoltà a mantenere inviolata la sua porta.
Amici e lettori perdoneranno, spero, la mia monotonia. Anche stavolta il ParaVerolo va a Gigi Buffon. Però vi chiedo: guardate la parata sul colpo di testa di De Silvestri? Beh, anche volendo, come si fa a non premiare il capitano della nazionale?

23/01/14

#GuarinVucinic, #VucinicGuarin. Due giorni di ordinaria follia tra Milano e Torino


Premessa: è maledettamente difficile trovare parole serie per raccontare una storia che, di serio, non ha quasi nulla.
Già, perché il caso mediato montato intorno alla trattativa che avrebbe dovuto portare Fredy Guarin alla Juventus e Mirko Vucinic all'inter è stato tale che, alla fine, lo scambio è saltato.


I fatti dovrebbero (mai come in questo caso il condizionale è d'obbligo) essere andati così: l'Inter ha mostrato interesse per l'attaccante montenegrino della Juventus, che in cambio ha chiesto il centrocampista ex Porto. Uno scambio alla pari che, tecnicamente, avrebbe accontentato tutti: Mazzarri avrebbe avuto la punta da affiancare a Palacio; Conte avrebbe allungato il suo centrocampo con un jolly che, in prospettiva, avrebbe potuto rendere meno amara l'ipotetica cessione di uno tra Marchisio, Pogba e Vidal.
Sembra tutto fatto, la notizia viene lanciata da Tutto Mercato Web e ripresa dalla redazione di SkySport. Sembra: perché, da quando la trattativa viene resa pubblica, nella Milano nerazzurra accade tutto ed il contrario di tutto.
La verità è che la confusione, sotto il cielo interista, è enorme: l'arrivo di Thohir aveva generato facili e prematuri entusiasmi tra i tifosi. Ben presto, però, il tycoon indonesiano ha fatto capire che il ritorno ai vertici nazionali e continentali sarebbe stato lungo, e che, anzi, sarebbero stati ceduti un paio di giocatori importanti per finanziare il mercato di riparazione.
All'annuncio della trattativa, i tifosi sono insorti: perché scambiare un centrocampista di ventotto anni con una punta trentunenne? Tanto più che non sarebbe entrato denaro fresco nelle casse interiste e si sarebbe rinforzata la Juventus, la rivale di sempre.
Sono seguite ore di profonda incertezza, culminate con il clamoroso dietrofront dell'Inter.


Cosa succederà, ora, in corso Vittorio Emanuele II? Probabilmente questo episodio può dare la spinta per completare quel ricambio ai vertici societari la cui urgenza è emersa prepotentemente anche in questi giorni. I tifosi, per quel che conta, sono stati chiarissimi: vogliono le teste di Branca e Fassone. Thohir, invece, cosa vuole? L'impressione è che la fase transitoria seguita alla cessione della società sia ancora in corso, e che, di conseguenza, l'Inter non sia in grado di lavorare al suo futuro. Unendo uno dopo l'altro i pezzi di questo complicatissimo puzzle, è difficile capire chi non esca da questa situazione delegittimato: l'impressione, forte, è che la trattativa sia davvero saltata per l'inserimento dei tifosi.
Da dove sarebbero arrivati, secondo la società, i soldi per rinforzare l'organico? Tolto Guarin, l'altro giocatore ad avere mercato è Ranocchia, ma difficilmente dalla sua cessione arriveranno più di dieci milioni di euro.
Il grande sconfitto, suo malgrado, è Walter Mazzarri: quasi sicuramente non avrà Vucinic e, con altrettanta probabilità, perderà Guarin (ma a quali condizioni potrà essere venduto un calciatore che ha fatto chiaramente capire di voler cambiare aria?). Ed il mercato dell'Inter resta nebuloso: tanti nomi (Hernanes, Borriello, alcuni continuano a rilanciare la pista Vucinic), pochissime certezze.


In casa Juventus, invece, la situazione è più tranquilla. Resta l'incredulità, confermata dalle parole di Marotta, per una trattativa saltata ad un passo della chiusura. È probabile che Vucinic parta lo stesso: l'eliminazione dalla Tim Cup toglie alle seconde linee ulteriore spazio per mettersi in mostra, ed il montenegrino è seguito anche da Arsenal e Monaco.
Quel che è certo che l'esperienza interista di Thohir è iniziata come peggio non sarebbe stato immaginabile.
Ed è un peccato: il mondo interista merita altro. Merita di più.

22/01/14

Qual è il futuro della cultura in Italia?

Articolo pubblicato nel blog del Circolo SEL Macerata, nel blog della Federazione SEL Macerata e su Via Libera.


“VOGLIAMO ANCHE LA BELLEZZA: la cultura muove le città” è il titolo dell'incontro promosso dal circolo cittadino di SEL su un tema a cui, troppo spesso, non viene riconosciuta la giusta rilevanza.
All'iniziativa hanno partecipato due amministratori locali (Stefania Monteverde, Assessora Politiche e Beni Culturali Comune di Macerata, e Francesco Trasatti, Vicesindaco e Assessore Politiche e Beni Culturali Comune di Fermo) e l'onorevole Celeste Costantino, componente della VII Commissione (Cultura, Scienza, Istruzione).
Oggi la cultura, in Italia, sta vivendo un periodo complicato. La crisi finanziaria ha spinto gli ultimi governi a tagliare una fetta sostanziale dei fondi pubblici. E l'impegno di Letta a prevenire altri tagli non è né può essere sufficiente. 
Nessun paese europeo ha un approccio simile al nostro a questo tema: basti pensare che la Spagna, un paese che vive le nostre difficoltà economiche, ha incrementato gli investimenti in cultura ed istruzione, conscia dell'importanza di tali settori.
Dalle parole di chi, quotidianamente, si batte tra mille difficoltà per garantire una buona offerta culturale alla propria comunità è emersa la necessità di un approccio radicalmente differente a tale tema. Sono necessari, secondo Francesco Trasatti, piani operativi strategici che, partendo dalle scuole, passando per le università ed arrivando alle professioni culturali, centrino il cuore dei problemi.
Il lavoro è un'altra questione aperta: la cultura produce posti di lavoro in larga parte precari. Si fatica a mettere in campo ragionamenti e progetti proiettati nel lungo periodo, anche a causa dell'estrema incertezza legata all'esistenza di appositi finanziamenti pubblici. Manca, secondo Stefania Monteverde, la programmazione nell'erogazione dei fondi che consentirebbe agli operatori del settore di lavorare con maggiore tranquillità.
Più cultura significa anche più spazi pubblici: musei, biblioteche, teatri e scuole sono in difficoltà. Si distaccano sempre di più dal concetto di bellezza che, al contrario, dovrebbe essere di loro competenza. Ecco, allora, la necessità di offrire alla cittadinanza spazi pubblici belli di cui usufruire.
La politica, quella “alta”, dovrebbe dare certezze a chi lavora ai piani inferiori. Ma è in grado di farlo?
Celeste Costantino ha provato a dare una risposta a questa domanda.


Il governo ha varato poche settimane fa il decreto Valore Cultura: un provvedimento che presenta alcune luci (l'intervento su alcune situazioni emergenziali specifiche) ed altre ombre (la previsione di cinquecento borse lavoro: sarebbe stato auspicabile l'utilizzo – come minimo – di contratti a tempo determinato per porre un piccolo freno alla precarietà dei lavori nel ramo culturale).
A prescindere, però, dai singoli provvedimenti, la questione delle questioni è la percezione della cultura che si ha in Italia: e la situazione, purtroppo, è tutt'altro che rosea.
È probabile che un cambio di rotta possa arrivare soltanto con un ricambio generazionale ai vertici tanto degli enti culturali quanto della classe politica.
Per ora, per dirla con le parole di Celeste Cosantino, non resta che “praticare la speranza”.
La cultura è viva. La cultura è vita!

Milan: c'è poco da stare Allegri


Quella tra Max Allegri ed il Milan era diventata una storia d'amore di convenienza.
Tutti sapevano che, al più tardi a giugno, le loro strade si sarebbero separate. La situazione, però, è precipitata la scorsa settimana, quando, in seguito al clamoroso rovescio esterno contro il Sassuolo, Barbara Berlusconi ed Adriano Galliani (la nuova strana coppia del calcio italiano) hanno optato per l'esonero immediato del tecnico livornese.


Allegri è stato un tecnico aziendalista: ha vissuto gli addii dei vari Nesta, Zambrotta, Gattuso, Pirlo, Seeedorf, van Bommel ed Inzaghi, che, per varie ragioni, hanno chiuso il loro ciclo al Milan nel giugno del 2012. È stato privato dei due giocatori più forti (Thiago Silva ed Ibrahimovic) perché si doveva fare cassa per risanare i conti.
La competitività della squadra ne ha, ovviamente, risentito: il suo primo Milan ha conquistato uno scudetto ed una supercoppa italiana. L'ultimo ha strappato faticosamente la qualificazione agli ottavi di Champions League in un girone tutt'altro che proibitivo, ed in Serie A staziona nel lato destro della classifica.
Nel mezzo si inseriscono un secondo posto dietro la prima Juventus di Conte e la terza posizione di una squadra orfana della vecchia guardia.
Allegri è restato a Milano poco meno di quattro anni. Ma sono accadute tante di quelle cose che, in realtà, la sua esperienza meneghina sembra essere durata molto di più.
Forse, per lui, le cose sarebbero andate meglio se avesse centrato il bis tricolore, invece di cedere lo scettro alla Juventus.
Il secondo scudetto avrebbe potuto consentirgli di guidare la (comunque necessaria) rifondazione milanista, invece di subirla e ritrovarsi a dover affidare le chiavi della difesa a Bonera e Zapata.


Gli ultimi mercati sono stati portati avanti con un occhio e mezzo ai conti, e l'altro mezzo al campo. Sono arrivati molti parametri zero, a partire da Montolivo. Dove ieri c'erano Nesta e Thiago Silva, oggi ci sono Bonera, Zapata, Mexès e Silvestre. La fascia sinistra è passata dalle cure di Zambrotta a quelle di Constant. Il cervello di Pirlo è stato rimpiazzato dai muscoli di De Jong. Al posto di Ibrahimovic (uno che in Europa sparisce alla prima difficoltà, ma in Italia fa la differenza) sono arrivati la fragilità e l'immaturità di El Sharaawy e Balotelli. È stato riabbracciato il figliol prodigo Kakà, uno che, a dispetto delle tante panchine di Madrid, si sta rivelando un predicatore nel deserto nella mediocrità del Milan di oggi.
Resta da valutare che impatto potranno avere gli ultimi acquisti: Adil Rami è stato scaricato da un Valencia che galleggia a metà classifica in Spagna. Honda ed il suo numero dieci sembrano un'operazione di marketing più che un colpo di mercato. Ma il giapponese ha già giocato in Europa, pure a discreti livelli. Magari ci sa fare davvero.


Cosa può dare a questo Milan un debuttante come Clarence Seeodrf?
Dal punto di vista tattico, i piccoli accorgimenti apportati contro il Verona (ad iniziare dalla riproposizione del 4-2-fantasia) sono valsi tre punti e qualche piccolo miglioramento sul piano del gioco. Ma la strada è ancora lunga, e sarà preziosissima, per un debuttante come il tecnico olandese, l'esperienza di Mauro Tassotti.
Seedorf potrà portare quella tranquillità e quella serenità che all'ambiente rossonero servono come il pane.
La sua sfida è tutt'altro che semplice, tanto più se si pensa che l'ex Botafogo è alla sua prima esperienza in panchina e che fino all'altro giorno calcava i campi del campionato brasiliano.
Il Milan, però, è un club storicamente valido nella scelta dei tecnici debuttanti: si pensi ad Arrigo Sacchi e Fabio Capello, due signori nessuno al loro sbarco a Milano.
La Serie A, recentemente, ha bruciato due allenatori alle prime armi che non sono stati capaci di rianimare la Juventus e l'Inter: mi riferisco a Ciro Ferrara ed Andrea Stramaccioni.
C'è il felicissimo precedente di Pep Guardiola, passato dalla seconda squadra del Barcellona al tetto del mondo in un amen.
A chi somiglierà mister Clarence Seedorf?

18/01/14

Il ParaVerolo - diciannovesima giornata

Post pubblicato su Ti Amo Campionato.


Non si resta sulla cresta dell'onda per caso per quasi venti anni.
Quando (speriamo il più tardi possibile) Gianlugi Buffon appenderà i guantoni al chiodo, sarà ricordato dai libri di storia del calcio come uno dei più forti portieri del mondo.
Un riconoscimento più che giusto, per un calciatore a cui, probabilmente, per entrare nella leggenda mancherebbero "solo" una Champions League ed il Pallone d'Oro. Premi che Gigi ha sfiorato più volte, senza, però, per un motivo o per l'altro, riuscire a salire sul treno giusto.
Alle porte dei trentasei anni, è probabile che le soddisfazioni in campo internazionale con la sua Juventus siano, per lui, terminate: il gap che separa le squadre italiane dalle avversarie europee è tale da considerare altamente improbabile nuovi trionfi delle nostre squadre in campo continentale in tempi brevi.
Ma Buffon proverà a togliersi altre soddisfazioni a casa nostra: il record di imbattibilità sfiorato, la terza stella da conquistare ufficialmente (a prescindere dall'algebra), il terzo scudetto consecutivo.
E lo farà da protagonista: guardare, per credere, la parata sul colpo di testa di Dessena, che salva il (momentaneo) 1-1 ed apre, in qualche modo, la strada alla goleada bianconera.

16/01/14

VOGLIAMO ANCHE LA BELLEZZA: la cultura muove le città

Articolo pubblicato nel blog di SEL Macerata.


“VOGLIAMO ANCHE LA BELLEZZA: la cultura muove le città” è il titolo del dibattito pubblico promosso dal circolo di Macerata di Sinistra Ecologia Libertà. Si confrontano sul tema l'on. Celeste Costantino(commissione Cultura, Scienza, Istruzione), Stefania Monteverde, (Assessora Politiche e Beni Culturali Comune di Macerata – SEL) e Francesco Trasatti(Vicesindaco e Assessore Politiche e Beni Culturali Comune di Fermo – SEL). Coordinerà Paola Medori.
È possibile sostituire il concetto di consumo con quello di CURA dei territori e dei beni artistici e culturali, riorientando l'economia e gli investimenti? Ne parleremo venerdì 17 gennaio, alle ore 18:30, presso laSala Conferenze dell'Hotel Claudiani.
Con la cultura non si mangia. Con queste poche, fredde parole l'allora Ministro dell'Economia Giulio Tremonti liquidò le osservazioni di chi si opponeva alle politiche del governo Berlusconi, decisamente poco attento al tema della cultura.
In questi anni, purtroppo, la situazione non è migliorata: la cultura non è mai stata una priorità per i vari governi che si sono succeduti. È ipotizzabile un cambio di rotta?
“VOGLIAMO ANCHE LA BELLEZZA: la cultura muove le città”.

10/01/14

Il ParaVerolo - diciottesima giornata

Post pubblicato su Ti Amo Campionato.


All'inizio della stagione, il giudizio sulla Fiorentina 2013-2014 era, più o meno, questo: attacco di livello assoluto, centrocampo di ottima fattura ed una difesa non al livello degli altri reparti, in particolare nel suo portiere titolare.
Già, perché, nonostante le numerose voci di mercato (Julio Cesar e Sorrentino, per ricordarne alcuni), la società viola ha deciso di confermare la fiducia al brasiliano Neto, reduce da una stagione poco brillante che lo ha visto, in un primo momento, prendere il posto di Viviano, salvo, dopo alcune partite e qualche incertezza di troppo, tornare in panchina.
Le perplessità su Neto non sono svanite, tanto che le voci di mercato danno per fatto l'accordo tra i viola ed Agazzi, in uscita da Cagliari.
Nel giorno in cui la Fiorentina ed il calcio italiano perdono (solo per qualche mese, fortunatamente) Pepito Rossi, il numero uno viola mette la sua firma nella vittoria contro il Livorno con uno splendido intervento sul destro dai venti metri di Marco Benassi.
L'ex interista ha il torto di non angolare molto la sua conclusione. Ma il riflesso di Neto è notevole, e gli consente di alzare il pallone sopra la traversa.