31/12/16

Odio il Capodanno


Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.
Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita.
Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Antonio Gramsci

19/12/16

A scuola nel #secondoquadrimestre: la sfida di Fiastra

Articolo pubblicato su Via Libera.


Ripartire dopo il terremoto dei mesi scorsi è doveroso, ma solo chi ha perso la casa o il lavoro sotto le macerie può sapere quanto sia complicato immaginare un futuro tranquillo. Nelle settimane passate si sono moltiplicate le iniziative benefiche a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. Una delle ultime è quella di sabato scorso a Macerata, organizzata – tra gli altri – anche da Via Libera.
Quando tutto sembra perduto, a cosa ci si può appigliare per riprendere il cammino? A Fiastra, un piccolo comune del maceratese che conta circa seicento abitanti, è nata Ricostrui AMO Fiastra, un’associazione che chiede una ricostruzione globale, partecipata e totale delle zone colpite dal sisma. In questo momento, infatti, restare accanto agli abitanti di Fiastra è l’unico modo per non disperdere il patrimonio socio – culturale della sua comunità.
Il primo progetto sposato da Ricostrui AMO Fiastra (con il supporto dell'Amministrazione comunale) riguarda la ricostruzione della scuola elementare elementare e media del paese, che ha riportato numerosi danni.
La scuola, per dirla con le parole di Malcolm X, è il passaporto per affrontare il futuro, dato che il domani è di chi oggi si prepara ad affrontarlo. È impossibile, dunque, immaginare un futuro senza una scuola.
Secondo Quadrimestre – questo è il nome del progetto – punta a far tornare i bambini nella scuola di Fiastra entro la seconda metà dell’anno scolastico.
Per sostenere e finanziare il progetto, è stato lanciato un crowdfunding che sta ottenendo buoni risultati. Sono stati raccolti più di diecimila euro, e restano più di trenta giorni per continuare a contribuire.


Il primo obiettivo, quello dei 5.000,00 €, ha consentito di acquistare cinquanta seggiole in legno, cinquanta banchi, gli arredi per l’aula della scuola materna, due tavolini bassi da otto posti, un tavolino rotondo per giocare e manipolare, quindici sedie piccole e colorate per i bambini e due cassetti grandi su ruote da riempire di libri e giochi.
Il traguardo dei 10.000,00 € ha finanziato l’acquisto di cinque cattedre e cinque seggiole per gli insegnanti, cinque lavagne in ardesia, cinque armadi con ante per mantenere tutto in ordine e due cassetti grandi su ruote dove tenere i giochi per i più piccolini.
La sfida, ora, è raggiungere la soglia dei 20.000,00 €. Questa somma sarà investita nell'acquisto di tavoli e sedie per la sala mensa, di una lavagna interattiva multimediale, di due stampanti laser professionali multifunzione a colori e di quindici tablet didattici.
“Per ringraziarvi per le vostre offerte”, dicono i responsabili dell’associazione, “vi ricompenseremo come meglio non si può. Tutti quanti, uno per uno, verrete ricordati con il vostro nome all'interno della scuola, e poi vi ringrazieremo pubblicamente, e vi faremo scrivere cartoline dai bambini della scuola. Se vorrete venire a trovarci, saremo lieti di offrirvi prima una bella colazione, e poi vi regaleremo un giro in canoa nelle acque cristalline del nostro meraviglioso lago. Se invece preferirete camminare in montagna, una guida esperta vi accompagnerà a scoprire gli angoli più belli del Parco nazionale dei monti Sibillini, e alla fine dell'escursione vi rifocilleremo con una ricca merenda a base dei nostri prodotti tipici. O preferite una cena al ristorante? Vi offriremo anche quella! E magari anche una targa col vostro nome inciso, all'entrata della scuola. Decidete voi!”
Mi capita molto spesso di finire in qualche pagina Facebook che condivide queste parole: “sarà un grande giorno quello in cui la scuola prende dallo Stato tutti i soldi che vuole e l’esercito e l’aviazione devono organizzare una vendita di torte per comprare bombardieri”. Penso, purtroppo, che questo giorno sia ancora molto, troppo, lontano. Oggi, però, possiamo dare il nostro piccolo contributo per restituire ad alcuni bambini la loro scuola, e non dobbiamo tirarci indietro. Questa pagina contiene tutte le ulteriori informazioni su Secondo Quadrimestre.

16/12/16

Un piede nel passato, lo sguardo nel futuro

Articolo pubblicato su Commo.


“Lo scopo è costruire la sinistra del XXI secolo. Siamo un seme che deve far nascere un germoglio. Ma poi il seme muore e diventa altro. Non restiamo attaccati al partito come un feticcio.”
Queste parole, pronunciate da Nichi Vendola durante il congresso fondativo, hanno aperto l’esperienza di Sinistra Ecologia Libertà.
Oggi il seme sta per germogliare, e questo sembra il momento più adatto per provare a tirare qualche somma.
SEL nasce da un’intuizione di Nichi e delle compagne e delle compagne che da subito hanno creduto in quel progetto. L’idea era quella per cui la costruzione di un progetto realmente alternativo passasse per il superamento dei recinti tradizionali delle sinistre. SEL, dunque, si configurava come un esperimento unico in Europa. L’obiettivo era quello di accettare la sfida del governo senza indietreggiare sulla radicalità della proposta politica.
E va detto che SEL, in una prima fase, è stata protagonista di una stagione politica, quella dei Sindaci arancioni, nella quale si sono affermati – tra gli altri – Giuliano Pisapia a Milano, Massimo Zedda a Cagliari e Marco Doria a Genova.
Sembra l’inizio della riscossa della sinistra. Invece, la spinta propulsiva di SEL subisce una battuta d’arresto quando si insedia il governo di Mario Monti. Fallisce, nel 2013, l’ipotesi di spostare a sinistra l’asse di Italia Bene Comune, con il terzo posto di Vendola alle primarie ed il risultato deludente delle elezioni politiche.
Da lì in poi, siamo stati insufficienti perché impegnati a contare i metri che iniziavano a dividerci dal Partito Democratico. Ci siamo chiusi nelle nostre stanze, abbiamo perso qualche compagna e qualche compagno di troppo e la nostra gente ha faticato, sempre di più, a considerarci un valido punto di riferimento.
Oggi siamo stretti nella morsa delle politiche evidentemente insufficienti del Partito Democratico e del populismo di forze politiche che non fanno altro che soffiare sul fuoco della rabbia e del malcontento che cova nel nostro paese.
In questo contesto, può essere ancora utile la costituzione di Sinistra Italiana? La risposta, ad onor del vero, non spetta a noi addetti ai lavori. Dovremmo, idealmente, lasciare il microfono al popolo ed ascoltare cos’ha da dirci. Io, però, credo di sì. Credo che il nostro paese, e non solo, abbia bisogno di una soggettività di sinistra che metta al centro della sua agenda politica la vita delle persone.
L’esito del referendum dello scorso 4 dicembre ci apre uno spiraglio. I flussi dei voti sembrano evidenziare come il no sia stato particolarmente forte tra chi ha vissuto sulla propria pelle l’inadeguatezza dell’azione di questo governo. Penso ai giovani, ai quali il Jobs Act ha regalato un’ondata di voucher. O, ancora, ai docenti colpiti dalla Buona Scuola.
A breve, poi, inizierà il dibattito sui referendum abrogativi promossi dalla CGIL: temi attorno ai quali non possono mancare il nostro contributo ed il nostro supporto.
Insomma, sembra esserci lo spazio per costruire un’alternativa a quello che stiamo vivendo e subendo. Sta a noi riempirlo di buona politica e di buone pratiche, imparando a valorizzare – ad esempio – le esperienze di buon governo dei territori che, in molti casi, ci vedono in prima linea.
Ancora: nella centralità che deve tornare ad avere il dibattito politico, le proposte del social compact vanno condivise e valorizzate.
Infine, il terremoto dei mesi scorsi ci lascia, semmai ce ne fosse bisogno, un insegnamento: la più grande opera pubblica di cui ha bisogno l’Italia è la messa in sicurezza del suo fragile territorio.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra che sia degna della sua storia e che sappia disegnare per tutte e tutti noi un presente ed un futuro all’altezza dei nostri sogni.
Partiamo da qui, per costruire una sinistra, per dirla con le parole di Pierangelo Bertoli, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

12/12/16

"Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo". Intervista ai candidati di Officina Universitaria

Articolo pubblicato su Via Libera.


Mancano pochi giorni all'appuntamento con le elezioni studentesche.
Due anni fa, Officina Universitaria ha avuto un risultato molto positivo, affermandosi con il 47% dei voti ed entrando in numerosi organi dell’ateneo con un ruolo da protagonista.
La conclusione di questo biennio è un momento buono per fare il bilancio di questa esperienza ed ascoltare i propositi con i quali viene rilanciata la sfida per i prossimi due anni.
Insomma, Officina Universitaria non lascia, ma raddoppia. Abbiamo incontrato Gianluca D’Orsaneo (candidato al Consiglio di Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali), Martina Di Cesare (candidata al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Studi Umanistici ed al Consiglio Unificato di lauree in Lingue e culture moderne) e Chiara Recchioni (candidata al Senato Accademico, al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza ed al Consiglio Unificato delle lauree in Servizio Sociale). Ne è uscita fuori questa intervista fatta insieme a Marta Palazzini, nella quale Gianluca, Martina e Chiara ci hanno presentato la loro associazione – Officina Universitaria – e la loro idea di università che vorranno mettere in pratica nei prossimi due anni.


Presentate la vostra associazione. Cosa vi contraddistingue rispetto alle altre liste?
Chiara: quello che ci distingue dalle altre liste è la vicinanza reale agli studenti: siamo studenti e non ci dimentichiamo mai di esserlo. Ho aderito ad Officina Universitaria perché in questa associazione ho trovato studenti, e non ragazzi di partito. Essere sempre a stretto contatto la comunità studentesca ci consente di garantire una rappresentanza migliore, perché ci sentiamo e ci poniamo allo stesso livello dei ragazzi che vogliamo rappresentare. E lanciamo proposte che non si limitano al mondo accademico ed universitario in senso stretto.

Perché uno studente dovrebbe dare fiducia ad Officina Universitaria?
Gianluca: Officina Universitaria è un’associazione che fa del pluralismo un suo punto di forza.
Chiara: condivido, ed aggiungo che aderiamo ai valori della sinistra senza rispondere alle logiche di qualche partito. Officina Universitaria è una casa grande che sa accogliere tutte le anime della sinistra: da quelle più moderate a quelle più radicali. Questo, a mio modo di vedere, è un vantaggio, perché ci consente di parlare ad un numero maggiore di studenti, e la nostra azione ne trae grandi benefici.

Quali rapporti avete con i candidati delle liste concorrenti?
Gianluca: gli studenti della Run sono molto attivi.
Martina: utilizzano strumenti simili ai nostri ed abbiamo la stessa idea di campagna elettorale.
Chiara: rivolgo un caloroso in bocca al lupo ad entrambe le liste.

Le elezioni imminenti ci spingono a fare un bilancio del biennio che sta per chiudersi. Quali obiettivi sono stati rispettati e quali, invece, sono ancora da raggiungere?
Chiara: molti punti del programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2014 sono stati realizzati. Oggi come allora, la questione degli spazi è centrale. Per certi aspetti, lo è ancora di più alla luce del terremoto dei mesi scorsi. Due anni, comunque, sono pochi per realizzare un programma denso e corposo come quello del 2014. Alcuni punti sono stati realizzati, ma altri sono da rilanciare e proporre nuovamente. Assieme agli spazi, un altro tema chiave della campagna elettorale del 2014, che torna anche oggi, è quello dei trasporti. Grazie a Ticket to Ride, ora è possibile acquistare i biglietti per l’autobus urbano direttamente alla fermata. Questa richiesta ci è stata avanzata soprattutto dai ragazzi che studiano a Vallebona. La questione dei trasporti non va abbandonata, poiché riteniamo che ci siano margini di miglioramento ulteriori per potenziare quanto di buono è già stato fatto. Chiediamo, ad esempio, che il servizio navetta offerto dall’Ersu sia intensificato: oggi sono attive solo tre tratte che coprono una fascia oraria limitata. Così com’è oggi, tale servizio è poco utile, ed andrebbe migliorato per poter raggiungere facilmente studentati, biblioteche, facoltà e mense. Siamo stati gli unici, poi, a muoverci con l’Ersu sulla questione delle borse di studio: tema particolarmente caldo, ma attorno al quale abbiamo registrato il sostanziale immobilismo delle altre liste. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma si può fare di più. Ci siamo scontrati con problemi di natura burocratica che ci hanno impedito di rispondere pienamente a questo problema. L’iter, su questi temi, non è così immediato. Infine, tornando al tema dei trasporti, abbiamo favorito la formazione di un tavolo tecnico tra l’università e Trenitalia grazie al quale, oggi, è stata introdotta una linea Jazz che collega Macerata e Civitanova Marche. Su questo argomento, pochi giorni fa, ho avuto una piccola discussione con una ragazza della Run, secondo la quale le nostre proposte su questo tema sono strumentali e mirano soltanto a favorire i nostri genitori che lavorano in Trenitalia. Ora, posto che nessuno di noi ha parenti che lavorano in Trenitalia (ma la cosa, ovviamente, non rappresenterebbe un problema), questa discussione fotografa la nostra idea di rappresentanza, che non vive soltanto dentro le mura dell’università, ma si apre al mondo esterno. È chiaro che servono aule più grandi, il potenziamento della rete Wi-Fi, prese nuove e quant’altro. Lo studente, però, non vive solo all’università, ma deve essere un protagonista della vita cittadina.

“Macerata città universitaria”: cosa significa, per voi?
Chiara: due anni fa abbiamo avanzato la proposta di istituire un consigliere comunale aggiunto, per portare le istanze degli studenti in comune. L’iter è quasi giunto al termine: manca soltanto la delibera della Giunta comunale. Macerata vive grazie agli studenti: si è visto anche in occasione del terremoto. Una nostra associata (Roberta Battinelli) fa parte del Consiglio delle Donne: riteniamo che anche questo sia un piccolo contributo che possiamo dare per rafforzare la presenza degli studenti in comune e per offrire un ulteriore punto di contatto tra queste due realtà. Qui, forse, emerge una nostra pecca: l’incapacità di pubblicizzare al meglio i risultati che otteniamo. Le altre associazioni dicono che il nostro programma è assurdo. Io non credo: parlo quotidianamente con gli studenti; molti mi dicono di essere soddisfatti. Le accuse arrivano da chi parla per partito preso. In ogni caso, invitiamo tutti a partecipare alle nostre riunioni del martedì sera. Sono pubbliche, e rappresentano un momento per capire come le nostre proposte siano sempre ragionate. Serve molto impegno per metterle in pratica, è vero. Ma non abbiamo paura. Quest’anno, l’università ha registrato un notevole incremento di matricole. È un trend che ci soddisfa, ma va mantenuto senza cullarsi sugli allori. Ci piace pensare che non si scelga l’università solo per la qualità della didattica, ma anche per i pregi della città nella quale si decide di spendere una fetta importante della nostra vita.

Torniamo alla questione degli spazi. Qual è il vostro piano sulle aule autogestite?
Chiara: sarebbe bellissimo ricavare almeno un’aula in ogni dipartimento. Per ora, puntiamo a partire dai poli principali (Giurisprudenza e Palazzo Ugolini). Disporre di un’aula autogestita può essere estremamente importante per favorire la partecipazione degli studenti. Siamo perfettamente consapevoli che gli spazi sono pochi. Molte volte, poi, vengono pure utilizzati male. Alcuni studenti non hanno spazio per fare lezione perché le aule sono affollatissime. Può essere sufficiente una gestione mirata. Se, ad esempio, si stilasse un calendario con le ore di lezione e le aule occupate, uno studente potrebbe chiedere in portineria la disponibilità e l’utilizzo di un’aula vuota per studiare. A questo scopo, può essere sufficiente un'operazione d'intesa con i consigli di dipartimento e di classe.

Rispetto alle elezioni del 2014, quanti sono i candidati nuovi?
Chiara: quasi tutti, più di quindici. Durante questi due anni, si è registrato un bel ricambio generazionale, necessario per far vivere l'associazione e portare una ventata di freschezza e rinnovamento. Dal 2007 ad oggi, Officina Universitaria si è evoluta. È cambiata, riuscendo sempre a stare al passo con i tempi senza perdere mai la capacità di essere un’associazione viva, attrattiva e dinamica.
Martina: quando ti avvicini al mondo dell'associazionismo, bussi alla porta di quella che senti più vicina a te. Devo dire che, dentro Officina Universitaria, mi sono sempre sentita a mio agio. Si respira un’aria di libertà: nessuno ti punta il dito contro se la pensi diversamente. Siamo un’associazione aperta, non una specie di setta.
Gianluca: siamo una grande famiglia. Ferma restando l’importanza dei ragazzi più esperti, non ci sono gerarchie predefinite, e questo aspetto mi piace molto. Credo che Officina Universitaria sia l'associazione più vicina ai ragazzi.

Come intendete muovervi all'interno dei singoli dipartimenti?
Martina: a Lingue, ad esempio, ci sono molti problemi con i lettorati. I lettori mp3 vengono attaccati a casse che non si sentono. Molti laboratori linguistici sono inutilizzati. Sono problematiche che possono ostacolare una formazione di qualità; il livello di lingua che raggiungiamo può risentirne. Chi studia Mediazione linguistica, invece, ha a disposizione il polo Pantaleoni per le sue attività.
Chiara: gli studenti hanno un punto di riferimento costante nei loro rappresentanti. Vogliamo avere un approccio dinamico, maggiormente funzionale, che ci consenta di entrare in contatto diretto con studenti. Nessuno meglio dello studente che lo vive può mettere a fuoco il problema. Questo discorso è figlio delle nostre esperienze passate. Il passato è un nostro punto di forza. Le nostre proposte sono figlie di ciò che viviamo e che sappiamo di poter portare avanti.

Quali proposte avete in merito all'orientamento all'uscita?
Chiara: è prioritario migliorare l’esperienza del tirocinio, che rappresenta un momento importante per la nostra formazione. Proponiamo la creazione di una banca dati con le valutazioni dei tirocini fatte dagli studenti, così da evitare esperienze poco formative. Va snellita la burocrazia necessaria per attivare uno stage. Il Career day va potenziato. È uno dei primi contatti tra lo studente ed il mondo del lavoro. Perché viene fatto fuori Macerata? L’ultima edizione si è svolta a Civitanova Marche, una scelta che ha finito per penalizzare molti studenti che hanno rinunciato a partecipare. Sarebbe opportuno che si creassero più momenti di confronto con il mondo del lavoro, oltre al Career day. Le convenzioni per i tirocini vanno migliorate e potenziate: perché non creiamo un database con le convenzioni aperte, per verificarne l’evoluzione? Sarebbe molto utile, poi, organizzare iniziative con i rappresentanti del mondo del lavoro. Io studio Servizi sociali ed ho la possibilità di partecipare a convegni a cui interviene almeno un assistente sociale. È un momento molto formativo. Ancora, il progetto I care va potenziato anche in uscita. Va valorizzata la figura del tutor d'ateneo. È un lavoro da portare avanti nei consigli di dipartimento e, soprattutto, nei consigli di classe. Abbiamo molte risorse da sfruttare e valorizzare. L’università ha potenzialità davvero incredibili. Dobbiamo e vogliamo essere messi in grado di sfruttarle.
Gianluca: molti non conoscono questo aspetto della vita universitaria. Mi è capitato di parlare con ragazzi che non sono a conoscenza della possibilità di usufruire di una borsa di studio, o che non sanno delle imminenti elezioni studentesche. Faccio un altro esempio. Molte volte, troppe volte, i ragazzi scelgono l’università a loro più comoda e vicina, prestando poca attenzione alla qualità della facoltà e degli insegnamenti. Sarebbe bello se l’università avesse voglia di farsi conoscere anche fuori regione. Io, ad esempio, tornerei nella mia scuola e nei miei territori per far conoscere un’università virtuosa come questa. La testimonianza di chi vive questa realtà è importante.
Chiara: l’associazionismo è una componente della vita universitaria a cui non viene data l’importanza che merita. È un'esperienza stancante, ma altamente gratificante. La vittoria di due anni fa non ha cambiato il nostro rapporto diretto con studenti. Obiettivo Studenti e Run, invece, sono inquadrati in schemi più rigidi e formali.

Quali proposte avete per migliorare l’integrazione degli studenti a Macerata?
Chiara: vorremmo ottenere una sede più centrale (oggi siamo ospiti dell'Anpi, in via Verdi) e più fruibile dagli studenti che potrebbero avere alternative alle aule universitarie per organizzare attività di autoformazione. Penso, ad esempio, alle lettura di poesie, a convegni su temi di attualità, o ad altre iniziative a sfondo culturale. Ancora: sarebbe bellissimo poter organizzare una vetrina di esposizione per i talenti degli studenti, dando loro la possibilità di esprimersi. Tutti i talenti, nessuno escluso: dai cantanti ai cabarettisti. Vogliamo realizzare questa integrazione mostrando alla città chi è lo studente. Pensiamo, infine, a sconti sui biglietti del teatro, del cinema e dello Sferisterio.

Ultima domanda: qual è il vostro auspicio per le elezioni di mercoledì e giovedì?
Chiara: ci auguriamo che le elezioni vadano al meglio e che emerga la dinamicità della nostra realtà e la nostra vicinanza agli studenti. Siamo studenti che lavorano per gli studenti. Ci vediamo al Dam per una birra, ed anche quella può essere un’occasione utile per parlare di noi, delle nostre idee e di quello che stiamo facendo. E lo facciamo sempre col sorriso sulle labbra.

06/12/16

Il programma di Ma(r)che Bontà – Gustare solidale

Articolo pubblicato su Via Libera.


Tra pochi giorni, sabato 10 dicembre, si alzerà il sipario su “Ma(r)che Bontà – Gustare solidale”.
L’iniziativa, promossa da una rete di associazioni locali, nasce con l’idea di promuovere e dare visibilità ad alcuni produttori colpiti dal sisma di poche settimane fa.
Si parte alle 9:00, con l’arrivo dei produttori che resteranno in piazza tutta la giornata e garantiranno la possibilità di pranzare e cenare presso i loro stand.
Al momento, hanno garantito la loro presenza: La Pasta di Camerino, Entroterra spa, Fattoria Duri, Azienda agricola Il girasole, Caprì, Azienda Agricola Serboni Massimo, La Bottega della Cuccagna, Azienda Agricola Angeletti, Azienda Agricola Antinori, Azienda Agricola Amargi, Cinzia Anibaldi, Azienda Agricola Pontani Romolo, Azienda Vitivinicola Copacchioli, Forno Annavini, Mulino Battaglioni Enzo, Azienda Agricola Le Borgianelle, Cooperativa Il Chirocefalo - Monti Sibillini, Si.Gi., Azienda Agricola Terre della Sibilla e Dedoni.
Sarà presente anche Play Marche, la prima spin off dell’Università degli Studi di Macerata che, in occasione delle festività natalizie, sta vendendo cesti regalo confezionati con i prodotti tipici delle nostre terre.
Il programma della giornata prevede, alle 11:00 l’esibizione del coro dell’Università degli Studi di Macerata. Nel pomeriggio, alle 17:30, arriveranno Li Pistacoppi, con il loro spettacolo folcoristico. A seguire, verso le 18:30, sarà il turno di Francesco Pesaresi, giovane cantautore della provincia di Ancona che studia nella nostra città.


Le associazioni che hanno lavorato alla realizzazione dell’evento sono: Anpi, Arci, Ciclo Stile, Gam, Gas, GruCA Onlus, Labs, Officina Universitaria, Palestra Popolare Macerata, Sottoradice e Via Libera Macerata, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Camerino e dell’Università degli Studi di Macerata, presenti sabato in piazza con i loro stand.
L’iniziativa è sponsorizzata da Fertilvalle s.r.l., Reale Mutua, Ghiaccio Bollente natural frozen food e Di Gusto Italiano ed è patrocinata dal comune di Macerata.

03/12/16

Il mio intervento a "Ragazzi Uniti con il NO - Incontro Informativo e Buffet"


Il grande ed indiscusso protagonista di questa campagna referendaria è stato il cambiamento. La retorica del cambiamento; l’idea che sia necessario un non meglio precisato cambiamento.
Ma la parola “cambiamento” ha una doppia accezione: una positiva ed una negativa. Il cambiamento può farci fare dei passi avanti, ma può portarci indietro.
Per quali ragioni questa riforma costituzionale non ci fa progredire?
Prima di tutto, il superamento del bicameralismo paritario è confuso e pasticciato. Il Senato resta, e mantiene molte delle competenze che ha già oggi. Questo aspetto potrebbe portare ad un rapporto poco sereno con la Camera dei Deputati. Se vince il sì, il Senato sarà composto da consiglieri regionali e sindaci. Mi chiedo: dove trovano questi consiglieri regionali e questi sindaci il compito di ricoprire entrambi i ruoli e, soprattutto, di svolgerli al meglio?
Questa riforma taglia i costi della politica e riduce il numero dei politici. Ma lo fa in malo modo, concentrandosi sul Senato senza toccare la Camera. Personalmente, questo argomento non mi appassiona. Il problema vero, a mio avviso, non è la quantità dei politici. Il problema con la “p” maiuscola è la qualità del loro lavoro e, più in generale, forse, la qualità della classe dirigente degli ultimi anni.
Questa riforma ci fa fare alcuni passi indietro anche sul fronte della partecipazione. Il numero di firme necessarie per presentare una proposta di legge popolare sale a 150.000. Viene introdotto un nuovo referendum abrogativo a cui si può accedere raccogliendo 800.000 firme. In cambio, ci viene garantito che la legge di iniziativa popolare sarà votata, e che si abbassa il quorum affinché il referendum sia valido. Due aspetti, indubbiamente, positivi. Ma cosa facciamo con queste novità, se la strada per raggiungerle si fa più complessa? Per chiudere, la clausola di supremazia prevede che lo Stato possa prendere determinate decisioni ignorando le volontà dei territori, qualora venga riconosciuto un interesse nazionale superiore. Una possibilità, questa, che rischia di ostacolare fortemente la partecipazione dal basso.
Chiudo ricordando che, pochi anni fa, Roberto Benigni ha condotto una trasmissione televisiva dal titolo “La più bella del mondo”, dedicata alla nostra Costituzione. Ecco, se noi abbiamo la Costituzione più bella del mondo, non possiamo accontentarci di una riforma qualunque.

29/11/16

Ma(r)che Bontà: una giornata per i piccoli produttori colpiti dal sisma

Articolo pubblicato su Via Libera.


Il ricordo delle scosse che hanno colpito il centro Italia solo poche settimane fa è ancora forte e vivo nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Quando viene colpita da queste calamità naturali, l’Italia mostra sempre uno spirito di solidarietà molto forte. Anche un semplice abbraccio, a volte, può essere un momento di conforto per chi ha perso tutto, o quasi. Poi, però, passa il tempo; l’attenzione dei media scende e sale il rischio che i territori e le comunità colpiti dal sisma vengano abbandonate al loro destino.
Nessuno di noi può permettere che ciò accada.
Nel piccolo della città di Macerata, si è attivata una rete di giovani con l'intento di dar forma alla solidarietà cittadina. Le associazioni Anpi, Arci, Ciclo Stile, Gas, GruCA, Labs, Officina Universitaria, Palestra Popolare, Sottoradice e Via Libera, hanno unito le forze per organizzare una giornata che dia spazio e visibilità alle piccole aziende che operano in alcune tra le zone maggiormente colpite dal sisma. Così, sabato 10 dicembre, in occasione della Giornata delle Marche, piazza della Libertà ospiterà Ma(r)che Bontà e sarà felicemente occupata dai produttori che hanno aderito all’iniziativa per una giornata di conviviale solidarietà.
Il programma completo e dettagliato della giornata sarà pubblicato a breve.
L’iniziativa è patrocinata dal comune di Macerata, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Camerino e dell’Università degli Studi di Macerata.

23/10/16

Cinque anni senza SuperSic


Domenica 23 ottobre 2011.
Mi alzo, sono passate le 10 da pochi minuti. Il motomondiale sbarca in Malesia, ed apro gli occhi con la curiosità di sapere come sono andate le gare.
Alzo la serranda e trovo papà sul ciglio della porta.
“Simoncelli ha avuto un incidente. È grave.”
Ci sediamo in attesa di buone notizie che, purtroppo, non arrivano.
Il Sic ci lascia quando il suo apprendistato in MotoGP è ormai chiuso. Marco stava riuscendo a dare continuità alle fiammate mostrate in qualifica, conducendo gare di alto livello che gli avevano già regalato qualche podio: a Phillip Island, sette giorni prima, termina la gara al secondo posto. L’appuntamento con la prima vittoria sembra imminente. Il supporto della Honda può aprirgli le porte di una carriera rosea.
Il destino, però, ha altro in serbo per Marco. Lo porta via sul più bello, quando i suoi sogni stanno per diventare realtà.
Oggi, a cinque anni di distanza, il ricordo di quella giornata lascia ancora la stessa tristezza. Il nodo alla gola è sempre lì, e non basta il sorriso di Marco a ricacciarlo indietro.
Oggi, per la prima volta, l’anniversario della sua morte coincide con una gara della MotoGP. In questo contesto, il podio di Valentino Rossi, amico fraterno del Sic, ha un sapore ancora più dolce.
Si dice che nessuno muoia davvero se vive nel cuore di chi resta. È innegabile, allora, che una parte di Marco viva nelle gesta di Valentino, che oggi ha dedicato il risultato alla famiglia Simoncelli.
“Se vedete una nuvola a forma di moto, non preoccupatevi: è Sic che corre in cielo.”

20/10/16

Le ragioni del NO alla riforma costituzionale: incontro pubblico con Vito D’Ambrosio


Domenica 4 dicembre si terrà il referendum sulla riforma costituzionale recentemente approvata dal Parlamento.
Al termine di un lungo ed articolato confronto, il congresso nazionale dell’Anpi ha sancito, a larghissima maggioranza, la contrarietà dell’Associazione alla riforma costituzionale.
La Sezione di Macerata dell’Anpi insieme al Comitato di Macerata per il NO alla Riforma costituzionale organizzano un incontro con Vito D’Ambrosio (già magistrato in Corte di Cassazione e presidente della Regione Marche), per approfondire i contenuti della riforma ed illustrare le ragioni del NO. L’appuntamento è sabato 22 ottobre, alle ore 17:30, presso la sala conferenze dell’Ostello Asilo Ricci. Al termine dell’iniziativa ci sarà un momento conviviale con aperitivo accompagnato dalla musica di Pino Festa.

28/09/16

Chi ha paura della democrazia? #noiNO!


Abbiamo, finalmente, una data. Il referendum costituzionale, l’appuntamento attorno al quale Matteo Renzi sembrava inizialmente disposto a puntare le sorti della sua carriera politica, si terrà domenica 4 dicembre.
Per molti, quella data può segnare uno spartiacque significativo nel sistema politico del nostro paese.
Sinistra Italiana si prepara al referendum promuovendo una manifestazione nazionale che si terrà sabato 1 ottobre. Il luogo scelto ha una forte valenza simbolica: ci si vedrà a Firenze, a casa di Matteo Renzi.
Sulla riforma si è già detto e scritto molto, nonostante il 4 dicembre sia ancora molto lontano.
Ciò che emerge abbastanza chiaramente ad una prima lettura del testo è la riduzione degli spazi di democrazia e di rappresentanza che, soprattutto in questa fase storica, non fanno bene al nostro paese.
Le ultime tornate elettorali sono state caratterizzate da un tasso d’astensione elevato. Molte donne e molti uomini, a torto o a ragione, si sentono esclusi da una democrazia rappresentativa che rigetta le loro istanze e sembra badare agli interessi dei soliti noti.
Questo paese avrebbe bisogno di un’iniezione di democrazia, di promuovere spazi di discussione e di confronto. Ma questa riforma va nella direzione opposta, concentrando il potere nelle mani di pochi. Questo quadro è aggravato da una legge elettorale pessima, che sembra riproporre i medesimi vizi del porcellum.
Da tempo, Sinistra Italiana ha annunciato il suo no fermo e deciso a questa riforma. Per rilanciare il suo impegno, per abbattere il muro di propaganda della maggioranza, per dare voce alle tante ed ai tanti che si stanno mobilitando e per promuovere un’idea di democrazia che parta da una piena rappresentanza di tutte e tutti, l’appuntamento è per sabato prossimo a Firenze.
Chi ha paura della democrazia? Noi NO!

26/09/16

Chi ha paura della cannabis?

Articolo pubblicato su Via Libera.


“Non è il momento”, “le priorità sono altre”. Quante volte, quando il dibattito politico si sposta su temi apparentemente secondari, le risposte tendono a sviare il confronto, senza entrare nel merito delle proposte? Il risultato di un simile approccio è un paese poco informato su molte questioni, con una legislazione arretrata, non in linea con i tempi e con quella degli altri paesi.
È il caso, per fare uno tra i troppi esempi possibili, delle droghe leggere. Mentre cresce il numero degli stati che abbandonano la linea proibizionista in materia di cannabis (si contano, tra gli altri, numerosi stati degli USA, l’Uruguay di Pepe Mujica ed altri Paesi europei), la legislazione italiana è ferma alla legge n. 309 del 1990, visto che le modifiche introdotte nel 2006 dal governo Berlusconi sono state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale.
La proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati è approdata alla camera a luglio, grazie all’iniziativa di Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà. La discussione riprenderà in questi giorni. Nel frattempo, nel Parlamento italiano si è costituito un intergruppo parlamentare che sposa le giuste ragioni di questo provvedimento.
Il testo in discussione rivede le disposizioni relative a possesso, coltivazione e vendita di cannabis. Ogni persona può avere fino a cinque grammi di cannabis per uso ricreativo e può tenerne fino a quindici nella propria abitazione. È possibile coltivare fino a cinque piante, previa comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente. La vendita è ammessa con l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane, e solo in locali appositamente dedicati.
In questo modo, il mercato (legale) della cannabis entrerebbe nel mirino dello Stato. Le mafie si vedrebbero private dei proventi relativi al traffico di stupefacenti. La Direzione Nazionale Antimafia ha denunciato il fallimento dell’azione repressiva e l’impossibilità di aumentare gli sforzi per combattere la diffusione dei cannabinoidi. Anche Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ha affiancato la DNA nella richiesta di una legalizzazione intelligente della cannabis. In questo modo, si libererebbero risorse (umane ed economiche) che potrebbero essere utilizzate in altri settori, quale, ad esempio, quello della lotta al traffico delle droghe pesanti.
Le casse statali si arricchirebbero di un importo che oscillerebbe tra i 6 e gli 8 miliardi di euro annui (fonte: Università degli Studi di Messina) da reinvestire per potenziare il welfare e lottare contro le dipendenze; l’Università La Sapienza, inoltre, quantifica in 2 miliardi di euro i risparmi che si otterrebbero dal taglio delle spese di polizia, magistratura e carceri.
Secondo Coldiretti, inoltre, produzione, commercializzazione ed indotto porterebbero circa 10.000 nuovi posti di lavoro.
La proposta di legge, poi, snellisce le procedure burocratiche per produrre ed ottenere la cannabis a scopi terapeutici (il Ministero della Salute stima in un numero compreso tra i 600 ed i 900 mila quello dei pazienti che gioverebbero di questo provvedimento); e prevede che il 5% dei proventi ottenuti sia destinato al finanziamento di campagne di prevenzione e per la lotta alla droga.


Insomma: se si parla di marijuana, l’antiproibizionismo – come si può leggere le manifesto dell’intergruppo parlamentare – è una scelta che porta vantaggi sul piano sociale, sanitario, fiscale e del contrasto alle organizzazioni criminali.
È ora, dunque, che l’Italia si attivi e segua l’esempio dei paesi (non pochi) che hanno regolamentato produzione, vendita e consumo della cannabis.
A chi, nel 2016, fa ancora paura uno spinello?

23/09/16

#PorteAperte sulla sinistra che sarà


Il percorso costituente di Sinistra Italiana, pur con qualche ostacolo di troppo, procede.
Nei contributi delle compagne e dei compagni impegnate in questo viaggio, emerge molto spesso la necessità di costruire un partito aperto e plurale, che sia radicato nella società e sappia offrire soluzioni praticabili ad una crisi che, anche a causa delle politiche inefficaci (e, sostanzialmente, simili) promosse dai socialisti e dai popolari, non accenna ad allentare la sua morsa sulle vite di tutte e tutti noi.
Tante, troppe volte si è discusso della necessità di avere un partito della sinistra all’altezza delle (enormi) sfide dei nostri tempi.
Archiviata la stagione delle due sinistre, quella riformista e quella massimalista, sembra che la nascita del Partito Democratico abbia innescato un corto circuito in quello che è restato della vecchia sinistra radicale, che, raramente, ha saputo conquistare le luci della ribalta dello scenario politico.
Il tentativo di riaprire la partita – siamo ad Italia Bene Comune – è durato il battito di ciglia di una campagna elettorale, ed è stato vanificato ed annullato dal governo Letta.
Da quel momento in poi, il dibattito politico – a sinistra – è sembrato concentrarsi sui metri che distanziassero ciascuna formazione politica (sempre più piccola e, quindi, sempre più irrilevante) dal PD. La politica, quella vera, è rimasta fuori dalla porta, spettatrice di uno spettacolo a tratti indecoroso, che ha prodotto un distacco, una delusione ed una disillusione sempre maggiore tra la classe politica e quello che dovrebbe essere il suo popolo.
Insomma: tanto più il mondo cambiava, tanto più la sinistra si è ritrovata impegnata a guardarsi l’ombelico e ad avventurarsi in scontri sempre più rivolti agli addetti ai lavori e sempre meno in grado di essere compresi dalle donne e dagli uomini che, ogni giorno, vivono sulla propria pelle gli effetti della crisi economico – finanziaria.
È scoccata, e non da oggi, l’ora di invertire la rotta, per evitare che Sinistra Italiana venga contaminata dai vizi che, negli ultimi tempi, a sinistra, hanno dominato la scena.
Porte Aperte, l’appuntamento che si terrà sabato in piazza Santa Maria Liberatrice a Roma, nasce con l’idea di rimettere le persone in carne ed ossa al centro della scena.
Sul palco si alterneranno molte personalità della sinistra: da pezzi del gruppo parlamentare di SI – SEL (a partire da Lara Ricciatti) ai giornalisti Alessandro Gilioli e Saverio Tommasi, da Paola Natalicchio a Giuliano Pisapia (con le loro testimonianze sulle pratiche del buon governo della città), da Yanis Varoufakis e Iacopo Melio (presenti con contributo video) ad Ilaria Cucchi, da “Mapi” Pizzolante a Marco Furfaro, e tante e tanti altri ancora.
Tutte e tutti porteranno il loro contributo per aprire le porte del recinto nel quale la sinistra si è chiusa e per costruire una storia che sia nuova davvero, assieme a chi sarà in piazza Santa Maria Liberatrice, per mettersi (e rimettersi) in gioco.
“Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia.”

14/08/16

Provincialismi

Post pubblicato nel blog della federazione della provincia di Macerata di SEL.


Quello dell’abolizione delle province è un tema sul quale Matteo Renzi ha insistito molto negli ultimi tempi, in particolare dopo l’approvazione del disegno di legge Delrio, che modifica l’organizzazione e la struttura degli enti locali, comprese le province.
È comprensibile, allora, lo smarrimento che si può provare leggendo le cronache locali di questi giorni. Ornella Formica ed Antonio Pettinari sono candidati alla presidenza della Provincia di Macerata.
 Cosa sta succedendo? La risposta è dietro il velo degli slogan di Renzi e del suo governo.
Le province, evidentemente, non sono state abolite. Il ddl Delrio continua a prevedere l’elezione di un consiglio e di un presidente provinciale. Con una lieve, ma sostanziale, differenza: l’elettorato attivo passa dai cittadini ai sindaci ed ai consiglieri dei comuni della provincia.
Si tratta di un’evidente riduzione degli spazi di democrazia e di partecipazione, che non fa bene alla salute della nostra democrazia. E non si venga a dire che, così facendo, si riducono i costi: non si salvano le finanze pubbliche eliminando i compensi di consiglio e presidente provinciale. Inoltre, l’idea che la politica si faccia gratuitamente rischia di farci tornare indietro agli anni in cui, non essendo retribuita, la gestione della cosa pubblica finiva per essere riservata a quante e quanti avessero un lavoro ed un reddito tale da potersi permettere l’hobby della politica.
Il tema dei costi della politica stuzzica la pancia dell’elettorato; tornerà nel referendum confermativo che si terrà nei prossimi mesi, ma va maneggiato con cura: non si stravolge una Costituzione per risparmiare una manciata di euro.
Il dibattito sulla provincia che sarà si è concentrato sulla candidatura di questo o quel Sindaco; i problemi della vita quotidiana sono rimasti, come sempre, fuori dalla porta. Eppure, gli spunti di riflessione non mancherebbero: qual è il futuro della sanità maceratese, sempre più penalizzata dai tagli che arrivano da Ancona? Ancora: è possibile immaginare una gestione dell’acqua pubblica, efficiente ed efficace, che dia – finalmente – seguito al referendum del 2011?
La politica deve affrontare e confrontarsi con questi argomenti. Altrimenti, ciò che resta è una spartizione di poltrone di cui – francamente – si sente sempre meno il bisogno.

08/08/16

Il mondo, la sinistra, una storia nuova. #porteaperte


Porte aperte. Come quelle delle case dei parigini per chi scappava dal terrore. Come quelle delle chiese per i musulmani. Come quelle dei mille luoghi nascosti in cui ci si prende cura delle persone. Come quelle che si affacciano sul mondo e ne scrutano bellezza e paura.
Porte aperte. Perché l’unico modo per non cedere alla paura è aprirsi e guardare fuori, è affrontarla insieme. La paura, il terrore, il fondamentalismo, certo. Ma anche la precarietà, la disillusione, l’assenza di futuro.
Porte aperte per fare in modo che la sinistra torni a fare della strada il luogo del proprio cammino e a rendere protagonista chi sta fuori. Con le sue fragilità e le sue debolezze.
Porte aperte su una piazza, sulle discussioni nei bar e nelle strade.
Porte aperte sul futuro, sull'innovazione, sul nuovo welfare.
Porte aperte sul lavoro di qualità, sull'ambiente da tutelare e sull'economia circolare.
Porte aperte a una storia nuova, da costruire insieme.

20/07/16

#noiNO: Sinistra Italiana verso il referendum costituzionale


“La più bella del mondo”: con questo programma televisivo, pochi anni fa, Roberto Benigni è entrato nelle nostre case per spiegare i principi fondamentali della nostra carta costituzionale.
A quattro anni di distanza, quei principi – e non solo – vengono messi pesantemente in discussione dal progetto di riforma voluto da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.
Sinistra Italiana ha aderito convintamente al comitato per il No a questa riforma, ed ha promosso una campagna di informazione e sensibilizzazione affinché il referendum confermativo che si terrà nei prossimi mesi (di cui ancora non si conosce la data) non dia il via libera a questa legge.
“Noi diciamo NO!” verrà presentata a Macerata venerdì 22 luglio, alle ore 18:00, presso il Doppiozero LAB, in un confronto pubblico con Lorenzo Marconi (presidente provinciale dell’ANPI), Agnese Santarelli (comitato promotore Sinistra Italiana) e Lara Ricciatti (deputata Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).
L’appuntamento di venerdì sarà anche un’utile occasione per fare il punto sullo stato di salute del processo costituente del nuovo soggetto della sinistra italiana, che celebrerà il proprio congresso fondativo dal 2 al 4 dicembre.

18/06/16

Verso un nuovo Statuto dei lavoratori: Maurizio Landini a Macerata

Articolo pubblicato su Via Libera.

Il tema del lavoro è stato al centro dell'attività politica della giornata di lunedì 13 giugno nel territorio della provincia di Macerata.
Nelle prime ore della giornata, infatti, il Ministro del Lavoro – Giuliano Poletti – è stato ospite dell'ITIS “Enrico Mattei” di Recanati. A seguire, nel tardo pomeriggio, Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM, è intervenuto in un dibattito organizzato dalla camera del lavoro di Macerata per discutere della Carta per i diritti universali del lavoro e dell'annessa campagna referendaria, che vede tra i suoi protagonisti la CGIL stessa, attiva, in modo particolare, per i quesiti del referendum contro la Buona Scuola.
La visita di Poletti a Recanati è stata salutata dalla contestazione di un gruppo di studenti, che ha distribuito un volantino con la biografia “politicamente scorretta” del Ministro, già Presidente di LegaCoop. Al suo nome, infatti, si lega una delle leggi più controverse dell'attuale esecutivo: quel Jobs Act che contribuisce ad una ridefinizione, in senso peggiorativo, dei principi di garanzia del diritto del lavoro italiano.


Maurizio Landini, a Piediripa, ha approfondito proprio questo quadro all'interno di una più ampia riflessione. Preceduto dagli interventi di Daniel Taddei (segretario provinciale della CGIL), di Lorenzo Marconi (segretario provinciale dell'ANPI) e dal saluto dell'onorevole Lara Ricciatti (deputata di Sinistra Italiana), Landini ha aperto il suo intervento parlando della riforma costituzionale su cui il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi ad ottobre.
A chi millanta come tale provvedimento riguardi solo la seconda parte della Costituzione, il segretario della FIOM spiega, invece, come ciò non sia vero: la riforma voluta da Matteo Renzi,  non riscrive i principi fondamentali; tuttavia, modificare in modo enorme e sostanziale la seconda parte (quella organizzativa) significa incidere sulle modalità con le quali i primi cinquantaquattro articoli della Carta Costituzionale verranno attuati. Dunque, una riscrittura più incisiva che formale, che, a giudizio di Landini, va respinta con un secco no.
“L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, recita l'articolo 1 della Costituzione. La prima, amara, considerazione che muove dalla lettura di queste parole è che le fondamenta della nostra Repubblica sono assolutamente precarie ed instabili, se non addirittura assenti.
Il Jobs Act, celebrato da Matteo Renzi come una rivoluzione copernicana del mondo del lavoro, non sta fornendo i risultati sperati: nei primi tre mesi del 2016, la differenza tra i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato e quelli cessati è diminuita di oltre il 70% rispetto al 2015, a causa della rimodulazione dei contributi pubblici. Aumenta, invece, l'utilizzo dei voucher.


Cosa resta, nei fatti, dello Statuto dei lavoratori?
Quella legge, fortemente voluta dall'allora Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, è stata approvata da un Parlamento composto da numerose sensibilità politiche, molte delle quali favorevoli all'approvazione di quella legge.
Quel Parlamento, dunque, era fortemente rappresentativo della società italiana. Si può dire lo stesso delle camere elette tre anni fa? Oggi l'astensionismo raggiunge percentuali notevoli, allarmanti per chi vede nella partecipazione alla consultazione elettorale un parametro dello stato di salute di una democrazia rappresentativa. L'abnorme premio di maggioranza, previsto dalla legge elettorale Italicum – che ripropone molti dei vizi del Porcellum – svilisce il grado di rappresentatività del Parlamento nel paese. Nessuno degli oltre novecento parlamentari, inoltre, è stato eletto con un programma elettorale che prevedesse l'approvazione dei provvedimenti che sono stati votati negli ultimi tempi: dalla riforma costituzionale al Jobs Act, dalla Buona Scuola alla recentissima proposta sulla flessibilità in uscita in materia di pensioni. Il dibattito parlamentare, infine, è strozzato dall'abuso dei voti di fiducia richiesti dall'esecutivo.
In un simile scenario, caratterizzato – peraltro – da un deficit di spazi democratici, il sindacato si rinnova ed utilizza pratiche mai adoperate prime: dall'adesione ai referendum sociali sulla scuola, alla raccolta firme per una legga di iniziativa popolare per l'introduzione della Carta dei diritti universali del lavoro.
La riunificazione del mondo del lavoro, oggi diviso (e quindi debole), è la questione prioritaria nell'agenda del sindacato. Si sta affermando un nuovo paradigma culturale, tale per cui lavorare è diventato un privilegio per cui ringraziare il datore di lavoro. Non è un caso, forse, che oggi il sindacato chieda alle aziende di non applicare le leggi, quando prevedono condizioni svantaggiose per le lavoratrici ed i lavoratori. Il ricatto di Marchionne sembrava un caso isolato ed irripetibile, ma la realtà è che oggi numerose imprese spingono per superare il contratto nazionale e mantenere un unico livello di contrattazione: quello aziendale.
In un presente dove lo Statuto dei lavoratori e l'applicazione della Costituzione nelle fabbriche sono negati,  risulta più urgente e necessario invertire la rotta. È accettabile l'idea che si possa entrare in una tabaccheria e comprare un pacchetto di sigarette, un accendino ed un buono lavoro da 10,00 €? La risposta, ancora una volta, si trova nella nostra Costituzione.

12/06/16

Verso una primavera dei diritti e della democrazia: al via la campagna per i referendum sociali

Articolo pubblicato su Via Libera.


Archiviata la sconfitta nel referendum contro le trivellazioni nei nostri mari dello scorso 17 aprile, è già ora di una nuova stagione referendaria. Un appuntamento che, questa volta, si preannuncia di più ampio respiro, con quesiti che toccheranno molti temi di stretta attualità e che riguardano da vicino le nostre vite quotidiane: scuola pubblica, ambiente (trivellazioni ed inceneritori) e beni comuni.
La legge prevede che la richiesta di un referendum abrogativo sia accompagnata da 500.000 firme a sostegno dell'iniziativa. Le firme raccolte nel primo mese e mezzo di campagna superano le 300.000 unità; siamo, dunque, poco più che a metà dell'opera ed il mese di giugno sarà decisivo affinché, nel 2017, si apra una nuova campagna referendaria.
Sei sono i quesiti proposti: quattro sulla scuola, uno sulle trivellazioni ed uno sugli inceneritori.
I primi due quesiti sulla scuola puntano l'attenzione sul rapporto potenzialmente poco trasparente che potrebbe venire a crearsi tra il dirigente scolastico e la classe docente: in seguito alla legge 107/2015 (“Buona Scuola”), infatti, il dirigente può scegliere, in modo discrezionale, i docenti della propria scuola; può confermarli o mandarli via dopo un triennio. Inoltre, può indicare, sempre in in modo discrezionale, gli insegnanti a cui attribuire un riconoscimento economico per premiare un merito di difficile identificazione. Il terzo quesito riguarda l'alternanza scuola – lavoro, con la cancellazione dell'obbligo di fare un monte ore predefinito, così da tornare ad una programmazione che sia coerente col Piano Triennale dell'Offerta Formativa di ciascuna scuola. L'ultimo quesito, infine, vuole abrogare la possibilità di effettuare donazioni alle singole scuole: cosa ne sarebbe di quelle scuole che insistono in territori nei quali non sono presenti realtà in grado di versare liquidità nel settore dell'istruzione, pubblica o privata che sia?
Il quesito sulle trivelle chiede di bloccare tutti i nuovi progetti di perforazioni ed estrazioni, così da ridurre i danni ambientali ed i problemi di salute connessi ai progetti petroliferi.
Il quesito sugli inceneritori, infine, vuole fermare il piano per nuovi e vecchi inceneritori, abrogando alcune parti della legge 133/2014 (“Sblocca Italia”) con il duplice obiettivo di contrastare l’incenerimento dei rifiuti e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente, in modo tale da restituire alle regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti. Così facendo, inoltre, si potrebbero utilizzare maggiori risorse pubbliche per avere una raccolta differenziata domiciliare sempre più capillare.


I sei questi sono accompagnati da una petizione a sostegno di una gestione pubblica e partecipata di tutti i beni comuni, a partire dall'acqua. I risultati dei referendum di cinque anni continuano ad essere disattesi. Gli ultimi provvedimenti del governo Renzi non lasciano tranquilli: il Testo Unico sui servizi pubblici locali (decreto attuativo della Legge Madia sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione – n. 124/2015) e la legge d'iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell'acqua sono stati svuotati del significato che, invece, avrebbero dovuto avere ai sensi del risultato del referendum del 12 e 13 giugno 2011.
Sette firme, dunque, per provare ad immaginare un'Italia migliore: un'Italia con una scuola pubblica di qualità, e che sia al centro dei pensieri (e delle politiche) del Parlamento e del Governo; un'Italia che riconosca nella tutela dell'ambiente e del paesaggio e nell'investimento nelle energie rinnovabili alcune tra le priorità necessarie per ripartire.
Non è tutto: sempre in questi giorni, l'Anpi sta raccogliendo le firme necessarie per la costituzione del comitato per il “No” al referendum costituzionale del prossimo autunno, oltre a quelle per abrogare alcune parti della legge elettorale.
Si prospettano, dunque, un autunno ed una primavera densi, sul piano della partecipazione democratica. Chi volesse dare il suo contributo, almeno in questa primissima fase, troverà nella pagina Facebook del comitato maceratese le iniziative ed i banchetti nei quali sarà possibile firmare: l'apertura di una nuova stagione di diritti e democrazia dipende da ciascuno di noi.

01/06/16

Rosso Cronico: mostra collettiva al Duma

Articolo pubblicato su Via Libera.


Il Duma continua a rivelarsi un polo di aggregazione di notevole interesse per il centro storico.
Dopo le collaborazioni con Ratatà Macerata Racconta, da qualche giorno i locali di Vicolo Tornabuoni stanno ospitando una mostra collettiva di alcuni studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata.
Si parla spesso di cultura dal basso; questi ragazzi ne sono un esempio. La mostra, infatti, nasce, in via informale, dalla loro volontà di esprimere i loro talenti e mostrare al pubblico le loro opere.
L'idea di una mostra collettiva, poi, consente di dare spazio a più lavori e più idee, dando visibilità a giovani artisti che, singolarmente, difficilmente avrebbero avuto una simile opportunità.
Il tema della rassegna è il colore rosso: gli undici partecipanti (sei ragazzi e cinque ragazze) propongono alcuni lavori che traggono ispirazione proprio dal colore rosso, tonalità dai molteplici e numerosi significati.
È il colore che indica il calore: non a caso, è il colore del fuoco. È stimolante ed eccitante; è il colore che, più di tutti, si identifica nell'amore. Attira l'attenzione, per questo è impiegato nei segnali di pericolo o per segnalare le emergenze. È utilizzato in molti sport: dal cartellino rosso nel calcio alla bandiera rossa nelle corse automobilistiche. In politica, nel nostro continente, identifica le forze di sinistra progressiste. È il colore della laurea, che viene festeggiata offrendo i confetti rossi. È, infine, il colore di un buon bicchiere di vino, o di una birra rinfrescante.


Questi esempi non possono né vogliono essere esaustivi. Per scoprire quali sensazioni offre il rosso agli artisti dell'ABAMC, l'appuntamento è al Duma.
La mostra ha aperto i battenti giovedì scorso, con l'inaugurazione accompagnata da un buffet da un dj set, e sta riscuotendo una buona partecipazione. Sarà possibile visitare le opere fino a sabato 4 giugno; gli orari sono periodicamente aggiornati nella pagina Facebook dell'evento. Partecipano Federico Sinatti, Xie Yi Giovanni, Luca Sabbatini, Alessio Giulioni, Alessandra Silverio, Francesco Gioacchini, Ilaria Pulcini, Alessandra Vella, Matteo Evandri, Elisa Pietrella e Lucrezia Mogetta.

25/05/16

La Ciclopica - Festa della bicicletta

Articolo pubblicato su Via Libera.


La bicicletta si veste a festa.
L'associazione Ciclo Stile dedica un pomeriggio – quello di sabato 28 maggio – alla bicicletta, e ad una maggiore attenzione alla tematica della mobilità sostenibile.
La Ciclopica è un invito agli amanti della bicicletta, grandi e piccoli. Si parte alle 16:30, con giochi ed animazione per bambini. Si prosegue con il frestyle show (previsto alle ore 18:00) e, alle 20:00, con la critical mass. La giornata si chiude con la cena ciclopica.
Non sarà, tuttavia, un momento di sola festa. L'incidente di pochi giorni fa (un ragazzo di appena 16 anni è stato investito mentre si stava allenando in bicicletta con i suoi compagni di squadra, ed ora è ricoverato in coma farmacologico al Torrette di Ancona) impone una riflessione sulle condizioni delle nostre strade, luoghi nei quali sempre più le macchine spadroneggiano e sempre più ridotta, al contrario, è l'agibilità dei pedoni e di chi si muove su due ruote, a cominciare proprio dalla bicicletta.


L'obiettivo, dunque, è quello di unire l'utile al dilettevole: tenere assieme il piacere di una pedalata in bicicletta con la necessità di costruire una maggiore consapevolezza attorno al tema della mobilità. Una mobilità che non può esaurirsi con l'utilizzo della propria autovettura, ma che deve indagare, scoprire e potenziare gli altri mezzi, anche a partire da quelli pubblici.
La Ciclopica è preceduta, venerdì 27, dalla Bike Long Ride “Marche Londra”: Macerata, infatti, è una delle tappe della long ride cicloturistica organizzata da Marchebikelife e CineVel viaggi d'autore. Per l'occasione, si sta organizzando un Bici Flash Mob: l'appuntamento è alle 14:30 ai giardini Diaz, per poi partire, in sella alla propria bicicletta, alla volta dello Sferisterio.

19/05/16

SI parte! Prima assemblea regionale di Sinistra Italiana nelle Marche


Dopo tanto (forse troppo) tempo, il dibattito sulla necessità di costruire un nuovo soggetto della sinistra italiana sembra aver avuto un momento di svolta in seguito a Cosmopolitica.
Da febbraio ad oggi, si sono susseguiti numerosi incontri per radicare questo progetto nei territori. Da più parti, si sono riunite le prime assemblee regionali del nascente partito.
Le Marche non fanno eccezione. L'assemblea regionale di Sinistra Italiana si terrà domenica 22 maggio ad Ancona, a partire dalle 10:30, presso il Circolo Operaio Walter Germontari (via Colleverde, 2). Il programma è il seguente:
  • 11:00-12:00. Prima Plenaria. "Pensieri in democrazia: Verso il referendum costituzionale". Introducono la discussione: Avv. Antonio Di Stasi, On. Stefano Quaranta.
  • 12:00-13:00. Seconda Plenaria. "Il diritto alla salute: La Sanità pubblica" Introduce la discussione: On. Marisa Nicchi.
  • 13:30-14:30. Pausa pranzo.
  • 14:30-18:00. Dibattito.
  • 18:00-19:00. Adempimenti e conclusioni di Maria Pia Pizzolante.


L'invito è quello di partecipare e collaborare attivamente alla costruzione del nuovo partito della sinistra italiana.

18/05/16

Immigrazione, integrazione, sicurezza: le nuove sfide dell'Europa viste da Massimo D'Alema

Articolo pubblicato su Via Libera.


Immigrazione, integrazione e sicurezza, oltre ad una rapida appendice sul referendum confermativo di ottobre sulla riforma costituzionale voluta dal governo presieduto da Matteo Renzi.
Sono questi gli argomenti trattati da Massimo D'Alema nell'incontro organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali dell'Università degli Studi di Macerata.
Nella sua lunga militanza politica, D'Alema è stato deputato per sette legislature: è entrato in Parlamento del 1987 ed è stato, nel bene e nel male, uno dei protagonisti della vita politica del nostro paese. Primo Ministro a cavallo tra il 1998 ed il 2000, ha, inoltre, ricoperto la carica di Ministro degli affari esteri e vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Prodi ed è stato Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR).
Oggi, invece, dopo aver rinunciato al seggio in Parlamento in seguito alla vittoria di Pier Luigi Bersani alle elezioni primarie di Italia Bene Comune, D'Alema presiede Italianieuropei, fondazione di cultura politica accreditata quale uno tra i think tank politici più rilevanti.
Ed è proprio in questa veste che, venerdì scorso, l'aula Magna dell'ateneo maceratese ha aperto le sue porte al primo ex comunista ad arrivare a Palazzo Chigi. Introdotto dal professor Gianluca Busilacchi (docente di Sociologia del welfare europeo presso l'ateneo locale), e preceduto dai saluti del professor Luigi Lacchè (Rettore dell'Università di Macerata) e del professor Francesco Adornato (Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali), D'Alema ha dialogato con Chiara Paduano, giornalista del TGR Marche. Una bella chiacchierata, due ore dense nelle quali sono state affrontate le questioni più delicate che l'Europa è chiamata ad affrontare.
Stretta tra le spinte nazionaliste e la costruzione di muri che nulla hanno a che vedere con l'idea di Altiero Spinelli, l'Europa vede il suo futuro sempre più nebuloso ed incerto.
Il pensiero di D'Alema, in merito, non è molto lontano dalle parole che Laura Boldrini ha pronunciato pochi mesi fa nel suo incontro all'Università di Macerata.


Un discorso, quello dell'ex segretario e presidente dei Democratici di Sinistra, lucido e puntuale. D'Alema sposa le parole di Papa Francesco, che dovrebbero spronare la politica a fare di più ed a fare meglio. Bergoglio parla di una terza guerra mondiale in corso, e D'Alema non nasconde le forti responsabilità dell'Occidente sui troppi conflitti in giro per il mondo che creano ed alimentano il fenomeno dei rifugiati. Alle porte dell'Europa bussa una massa sempre più corposa di donne e di uomini, di bambine e di bambini che scappa dalla fame e dalla povertà, in cerca di un futuro migliore. D'Alema non tace neanche quando si tratta di mettere a nudo le mancanze della nostra legislazione; sia in materia di concessione del diritto d'asilo, sia per quanto riguarda le legge Bossi – Fini. Non sono mancate le stoccate a chi, oggi, alimenta (e, spesso, distorce) il dibattito pubblico: se la polemica con Alfano per la mancata cancellazione del reato di clandestinità resta più lieve, quella con Matteo Salvini si fa più forte e marcata: in un paese che si rivela incapace di distinguere le bufale dalle notizie, ed in cui la percezione dei fenomeni (soprattutto quando si parla di migrazione) è nettamente diversa dalla realtà dei fatti, possono bastare i freddi numeri a smontare le folli teorie di Salvini. Volendo ridurre la questione al solo lato economico, se – come auspicano i vari Salvini e Meloni – gli immigrati tornassero a casa loro, il primo effetto sarebbe l'impossibilità, per lo Stato italiano, di pagare le pensioni ai cittadini italiani. Ci si ricorda dei migranti solo quando vengono chiamati a pagare tasse e contributi fondamentali per l'equilibrio delle nostre finanze. La ricetta di D'Alema per un'Europa più sicura ed accogliente è quella di concedere pieni diritti ai migranti: da qui, ad esempio, l'idea di prevedere la possibilità di donare l'otto per mille alla comunità islamica, o la possibilità che lo Stato costruisca luoghi di culto dedicati ai musulmani.
Quando parla delle recenti elezioni austriache, D'Alema mette in guardia dai pericoli di una sinistra che, quando rinuncia ai suoi ideali e sposa le politiche dei suoi avversari, viene abbandonata dal suo popolo: molto banalmente, se la sinistra non fa la sinistra, vince la destra. Una considerazione semplice e vera, che, però, lascia spazio ad un quesito a cui, probabilmente, sarà impossibile rispondere: è vero che una sinistra che fugge dalle sue idee è perdente. Ma, limitando l'osservazione all'Italia, viene da chiedersi quante e quali siano le responsabilità di Massimo D'Alema, di fronte ad una sinistra che, incapace di fare il suo mestiere, ha aperto varchi sempre più difficili da chiudere alle destre ed a chi, oggi, rifiuta l'Europa come possibile unione democratica dei popoli del continente.