30/01/21

Autodeterminazione delle donne e sostituzione etnica: trova l'intruso


Quando fanno opposizione, come a Roma, le destre dicono che le priorità sono altre, se la maggioranza propone ed approva leggi di civiltà, come il ddl Zan o la sostanziale cancellazione dei decreti Salvini.
Quando governano, come ad Ancona, le destre discutono di diritti civili come se la pandemia fosse un tema esclusivamente nazionale, e lo fanno con il tentativo di riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo.
Nell'ultima seduta del Consiglio regionale, Manuela Bora (a cui va la nostra solidarietà per la triste vicenda di cronaca di cui è stata suo malgrado protagonista qualche giorno fa) ha presentato una mozione per chiedere che il diritti previsti dalla legge 194 siano effettivamente e concretamente garantiti anche nella nostra Regione.
La mozione, respinta, è l'ulteriore episodio di una diatriba aperta dall'assessora regionale alle Pari Opportunità Giorgia Latini, con le sue dichiarazioni antiabortiste di qualche settimana fa che mettono in discussione, fra equivoci creati ad hoc, una storia di conquiste delle donne e della civiltà, sviando anche il discorso sugli obiettori di coscienza.
A quelle parole hanno risposto, in primis, le donne, rivendicando l'autodeterminazione sui loro corpi e coscienze come fonte della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza. Ma la legge 194 è una legge articolata, che non parla solo di IVG, e le donne si battono per la sua piena e totale applicazione.
Chiedono che l’interruzione volontaria delle gravidanza sia prevista secondo tutte le modalità e le procedure possibili. La decisione di vietare la somministrazione della pillola abortiva nei consultori può anche essere corretta dal punto di vista giuridico, ma sostanzialmente finisce per essere un ulteriore ostacolo lungo una strada di per sé tutt'altro che semplice: l’interruzione volontaria di una gravidanza è un fatto che va rispettato e che non merita il baccano scatenato da questa classe politica.
Chiedono l’adozione, sul fronte educativo, informativo e preventivo, di misure che possano far arrivare ad una maternità ed una paternità realmente libere e responsabili.
E chiedono, soprattutto, la parità salariale a parità di lavoro, un lavoro stabile contro la precarietà e il part – time involontario, il riconoscimento del lavoro di cura anche ai fini previdenziali, per migliorare la qualità dell'assistenza per le tante donne anziane ospiti delle residenze.
Spiace, poi, che, proprio in prossimità della Giornata della Memoria, si sia mischiato questo tema con argomenti che nulla hanno in comune con la legge 194: a chi parla, con sgradevoli ed irricevibili richiami alle legge razziali, di difesa dell’identità nazionale e di sostituzione etnica, rispondiamo che, numeri alla mano, sono di più le italiane e gli italiani che vanno all’estero dei migranti che arrivano in Italia. E riteniamo che l’incontro di culture differenti sia un insostituibile elemento di crescita di una comunità: l’inclusione dei migranti va guidata saggiamente partendo dal presupposto che l’incontro con la diversità arricchisce. Sbaglia, a nostro avviso, chi vede nell'«altra» e nell’«altro» una minaccia o un pericolo.
Disoccupazione (anche giovanile), precarietà, lavoro povero e futuro incerto spingono tante ragazze e tanti ragazzi a costruire il loro futuro all’estero, in cerca di quelle possibilità che in Italia sembrano precluse. Una politica realmente vicina ed attenta ai bisogni delle persone dovrebbe mettere tutto questo al centro della sua agenda.
"Trovo assurdo che molti dei miei colleghi repubblicani sostengano che il governo federale dovrebbe immischiarsi meno nella vita delle persone, che dovrebbe essere meno interventista, tranne quando si parla del corpo delle donne e delle importantissime scelte che queste devono prendere. In questo caso siamo noi a dire che il governo non dovrebbe immischiarsi e dovrebbe lasciare che siano le donne a decidere per loro stesse": le parole del senatore democratico Bernie Sanders fissano come meglio non si potrebbe fare i limiti entro i quali deve mantenersi la politica: sui corpi delle donne decidono le donne ed ogni tentativo di limitarne la libertà è semplicemente antistorico.

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