
Cosa accade se si cerca rapidamente “Andiamo a bruciargli la casa” su Google?
Succede che il primo risultato, quello più popolare e con più click, è un meme che riprende una lezione di Alessandro Barbero, docente di Storia molto popolare nel web e che ha il merito di aver avvicinato ed incuriosito tante ragazze e tanti ragazzi alla sua materia.
Oggi, “Andiamo a bruciargli la casa” è un’espressione di cui parla la politica marchigiana. Il merito, o la colpa, è un cartello trovato in un consultorio a Macerata che recita proprio queste parole, verosimilmente rivolte all’assessora Giorgia Latini.
Rifiutiamo ogni tipo di violenza, a partire da quella verbale, che è forse la più importante perché rischia di trasformare le parole violente in fatti violenti. La solidarietà all’assessora ed al presidente Acquaroli è, dunque, scontata, ma non per questo meno sentita e sincera.
Chi ha scritto quel cartello ha davvero intenzione di bruciare la casa dell’assessora Latini? Noi, in verità, crediamo di no. Crediamo che quel cartello sia una citazione proprio di Alessandro Barbero e lo crediamo anche per quel “bruciargli” che non appartiene a chi è particolarmente sensibile al tema del linguaggio di genere.
Si apre, però, un tema che ha a che fare con la capacità di movimenti e collettivi di utilizzare un linguaggio che sappia essere davvero inclusivo e che sappia accogliere sensibilità diverse che, però, condividono la stessa battaglia.
Alcuni comportamenti finiscono per concedere un alibi alla classe dirigente di turno, che si concentra sul fatto particolare ignorando le richieste generali. Così, nessuna/o parla della difficile autodeterminazione delle donne nelle Marche, mentre tutte/i discutono di un cartello.
La piena attuazione della legge 194 resta sempre più lontana. Ed è su questo che gradiremmo si concentrassero le attenzioni dell’assessora Latini e della Giunta tutta.
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