Le Marche stanno per ritrovare la zona bianca e tutto quello che significa entrare nel gruppo delle Regioni con la fascia di rischio più bassa, a partire dall'abolizione del coprifuoco con la conseguente possibilità di rientrare più tardi la sera. È un dato positivo, soprattutto per le numerose mete turistiche del nostro territorio.
Le Marche fanno parte dell’ultimo gruppo di regioni a raggiungere questo traguardo: sicuramente la gestione della pandemia non è una gara, ma l’ingresso tardivo in zona bianca testimonia come – nonostante le belle parole ed i buoni propositi degli scorsi mesi – qualche errore sia stato compiuto. In questo senso, le riflessione pubblicate dal dottor Maffei su Cronache Maceratesi aiutano a ricostruire alcuni episodi controversi, a partire dallo screening di massa e dai suoi effettivi risultati: le sue parole devono essere un monito per il futuro.
L’allentamento delle misure restrittive prevista dalla zona bianca, unitamente a quelle che avverranno in seguito al miglioramento del quadro pandemico, non deve equivalere ad un tana libera tutti.
Continuano ad essere necessarie la massima prudenza e la massima attenzione: la variante Delta sta mettendo in difficoltà un paese come la Gran Bretagna in cui la campagna di vaccinazione procede a ritmi più elevati di quello che sta accadendo in Italia. Le ulteriori riaperture previste da Boris Johnson per questi giorni sono state rinviate di qualche settimana.
Il virus non si sconfigge chiudendo i porti, come vorrebbe farci credere la destra, ma con le buone pratiche: l’igiene frequente delle mani, il distanziamento fisico e la mascherina, che non è un bavaglio di cui liberarci ad ogni costo, ma un importante dispositivo di protezione da utilizzare quando è necessario.
È fondamentale continuare ad effettuare quanti più tamponi possibili, tracciare i casi positivi ed isolare le varianti: la prevenzione è uno strumento fondamentale nel contrasto al virus.
È altrettanto importante, però, che, a differenza di quanto è avvenuto la scorsa estate, le istituzioni lavorino per una ripartenza reale e sostenibile in autunno, quando le temperature scenderanno e sarà complesso condividere momenti di socialità all'aria aperta: l’aperitivo al bar può essere uno sfizio a cui rinunciare in tempi di crisi, ma non dimentichiamo che per tante persone quell'aperitivo è un lavoro. Settembre, poi, è il mese in cui le ragazze ed i ragazzi torneranno sui banchi di scuola: è inimmaginabile un altro anno scolastico diviso tra didattica in presenza ed a distanza.
È necessario, in poche e semplici parole, un robusto intervento dello Stato nel settore economico, e non solo: il mondo del lavoro potrebbe conoscere, a fine mese, lo sblocco dei licenziamenti. La volontà espressa da Elica di spostare la produzione in Polonia rischia di essere un antipasto di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. In questi giorni siamo passati dalle dichiarazioni di Guido Barilla alla morte di Adil Belakhdim ed entrambi gli episodi, a modo loro, dicono molto sulla realtà del lavoro in Italia. Il modo migliore per ricordare Adil è continuare il suo impegno, chiedendo un lavoro sicuro (per quanto riguarda il distanziamento fisico, la prevenzione degli incidenti, i ritmi di lavoro) e certo: mai più lavoro in nero, a partire dalle lavoratrici e dai lavoratori stagionali.
Istruzione, trasporti e sanità sono settori nei quali le Regioni godono di molti poteri, forse troppi. In attesa di una riflessione sulla riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra nel 2001 e sull'autonomia differenziata di cui si è iniziato a parlare prima della pandemia, auspichiamo che tutte le istituzioni, da quelle nazionali al più piccolo comune marchigiano, facciano la loro parte affinché le nostre vite, a partire dal prossimo autunno, siano migliori e più giuste di quelle che avevamo fino al febbraio del 2020.