30/06/21

Dalla parte dell'ANPI e dell'Istituto Storico


La scelta con la quale l’amministrazione comunale ha, di fatto, escluso l'ANPI e l’Istituto Storico di Macerata dalla celebrazione della Liberazione della nostra città rappresenta uno strappo istituzionale molto grave. Ed ancora più preoccupanti, se possibile, sono le motivazioni che la vice Sindaca, per conto della Giunta, ha illustrato spiegando le ragioni di una decisione che ci trova totalmente in disaccordo.
Noi ci limitiamo a ricordare la storia ed il contributo dato dalle partigiane e dai partigiani per la Liberazione dell’Italia, compresa Macerata. E ricordiamo che l’ANPI nasce proprio per non disperdere i valori della Resistenza alla dittatura nazifascista. Per tramandare quei valori alle generazioni successive e per far sì che la memoria resti viva nella nostra quotidianità e non rimanga confinata nei libri di Storia, l’associazione è stata aperta alle antifasciste ed agli antifascisti.
La scelta del Comune di Macerata liscia il peso al revisionismo di chi vuole equiparare partigiani e repubblichini. Non è questa, però, la storia della nostra Repubblica. E non è questa la storia di chi ha lottato e dato la propria vita per liberare l’Italia dalla dittatura.
L’ANPI non è affatto un’associazione divisiva: è l’associazione di chi crede nei valori della Costituzione nata dalla Resistenza. È la casa di tutte le antifasciste e di tutti gli antifascisti.
Spiace, quindi, che il Comune abbia fatto questo scelta ed invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio promosso dall’ANPI oggi pomeriggio alle 19 al Monumento dei Caduti.

20/06/21

Marche in zona bianca


Le Marche stanno per ritrovare la zona bianca e tutto quello che significa entrare nel gruppo delle Regioni con la fascia di rischio più bassa, a partire dall'abolizione del coprifuoco con la conseguente possibilità di rientrare più tardi la sera. È un dato positivo, soprattutto per le numerose mete turistiche del nostro territorio.
Le Marche fanno parte dell’ultimo gruppo di regioni a raggiungere questo traguardo: sicuramente la gestione della pandemia non è una gara, ma l’ingresso tardivo in zona bianca testimonia come – nonostante le belle parole ed i buoni propositi degli scorsi mesi – qualche errore sia stato compiuto. In questo senso, le riflessione pubblicate dal dottor Maffei su Cronache Maceratesi aiutano a ricostruire alcuni episodi controversi, a partire dallo screening di massa e dai suoi effettivi risultati: le sue parole devono essere un monito per il futuro.
L’allentamento delle misure restrittive prevista dalla zona bianca, unitamente a quelle che avverranno in seguito al miglioramento del quadro pandemico, non deve equivalere ad un tana libera tutti.
Continuano ad essere necessarie la massima prudenza e la massima attenzione: la variante Delta sta mettendo in difficoltà un paese come la Gran Bretagna in cui la campagna di vaccinazione procede a ritmi più elevati di quello che sta accadendo in Italia. Le ulteriori riaperture previste da Boris Johnson per questi giorni sono state rinviate di qualche settimana.
Il virus non si sconfigge chiudendo i porti, come vorrebbe farci credere la destra, ma con le buone pratiche: l’igiene frequente delle mani, il distanziamento fisico e la mascherina, che non è un bavaglio di cui liberarci ad ogni costo, ma un importante dispositivo di protezione da utilizzare quando è necessario.
È fondamentale continuare ad effettuare quanti più tamponi possibili, tracciare i casi positivi ed isolare le varianti: la prevenzione è uno strumento fondamentale nel contrasto al virus.
È altrettanto importante, però, che, a differenza di quanto è avvenuto la scorsa estate, le istituzioni lavorino per una ripartenza reale e sostenibile in autunno, quando le temperature scenderanno e sarà complesso condividere momenti di socialità all'aria aperta: l’aperitivo al bar può essere uno sfizio a cui rinunciare in tempi di crisi, ma non dimentichiamo che per tante persone quell'aperitivo è un lavoro. Settembre, poi, è il mese in cui le ragazze ed i ragazzi torneranno sui banchi di scuola: è inimmaginabile un altro anno scolastico diviso tra didattica in presenza ed a distanza.
È necessario, in poche e semplici parole, un robusto intervento dello Stato nel settore economico, e non solo: il mondo del lavoro potrebbe conoscere, a fine mese, lo sblocco dei licenziamenti. La volontà espressa da Elica di spostare la produzione in Polonia rischia di essere un antipasto di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. In questi giorni siamo passati dalle dichiarazioni di Guido Barilla alla morte di Adil Belakhdim ed entrambi gli episodi, a modo loro, dicono molto sulla realtà del lavoro in Italia. Il modo migliore per ricordare Adil è continuare il suo impegno, chiedendo un lavoro sicuro (per quanto riguarda il distanziamento fisico, la prevenzione degli incidenti, i ritmi di lavoro) e certo: mai più lavoro in nero, a partire dalle lavoratrici e dai lavoratori stagionali.
Istruzione, trasporti e sanità sono settori nei quali le Regioni godono di molti poteri, forse troppi. In attesa di una riflessione sulla riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra nel 2001 e sull'autonomia differenziata di cui si è iniziato a parlare prima della pandemia, auspichiamo che tutte le istituzioni, da quelle nazionali al più piccolo comune marchigiano, facciano la loro parte affinché le nostre vite, a partire dal prossimo autunno, siano migliori e più giuste di quelle che avevamo fino al febbraio del 2020.

18/06/21

Ciao, Adil!


Di lavoro non si dovrebbe mai morire eppure, anche oggi, parliamo di una persona che è morta di lavoro.
Questa settimana si è aperta con le parole di Guido Barilla che, dopo aver ereditato la ricca azienda di famiglia, invita le ragazze ed i ragazzi a rifiutare i sussidi ed a mettersi in gioco. E si chiude con l’ennesima morte sul mondo del lavoro.
Adil Belakhdim aveva 37 anni ed aveva tutta la vita davanti. Era coordinatore provinciale del Si Cobas a Novara ed è morto durante una manifestazione nei pressi di una sede della Lidl. Pare sia stato travolto da un camion che ha forzato il blocco del presidio e che il suo corpo sia stato trascinato per alcuni metri. L’autista è scappato senza prestare soccorso, ma è stato rintracciato e fermato dai carabinieri.
La crisi del lavoro in Italia è tutta qui: nei salari e negli stipendi sempre più bassi, nei diritti che mancano e nelle morti che, purtroppo, continuano a riempire le pagine dei giornali.
Eppure il pensiero liberista ritiene che i problemi del mondo del lavoro derivino dal reddito di cittadinanza ed alcuni politici non vedono motivi per rifiutare un lavoro da 600,00 € mensili.
La fine del blocco dei licenziamenti è alle porte; si sta per aprire una stagione di insicurezza per molte lavoratrici e molti lavoratori il cui posto di lavoro è a rischio. In uno scenario simile, è ancora più grave leggere della morte di un uomo, di un lavoratore, di un sindacalista che rivendicava i suoi diritti e quelli delle sue colleghe e dei suoi colleghi.
Un lavoro sicuro e dignitoso, un salario che non trasformi la fine del mese in un traguardo irraggiungibile e la piena titolarità dei diritti nel mondo del lavoro per tutte e tutti: se davvero vogliamo uscirne migliori, questo è davvero il minimo che possiamo pretendere.

Da Matelica ad Ancona, passando per Macerata


La città europea dello sport perde il treno per riportare il calcio professionistico a Macerata.
Il Matelica, infatti, è vicino a chiudere un accordo con l’US Anconitana che porterà la Lega Pro ad Ancona.
Affidarsi all'uomo solo al comando per risolvere un problema non è mai una buona opzione: Mauro Canil è stato dipinto come l’unica possibilità di avere il calcio di alto livello a Macerata, ma è evidente come l’imprenditore sia poco interessato a legare il suo percorso nel mondo del calcio alla storia della SS Maceratese 1922. Nel 2018 Romano Carancini sembrava l’unico ostacolo insormontabile all'arrivo di Canil a Macerata; oggi è chiaro che così non era.
È necessario fare chiarezza su quello che è successo in queste settimane, capire quali sono le reali forze attualmente disponibili (a partire dalla squadra che oggi gioca in Promozione) e sostenere un progetto che abbia l’obiettivo di riportare la città di Macerata nelle categorie che le competono.
Questo deve avvenire senza dimenticare l’attività di base e le tante ragazze ed i ragazzi che giocano a calcio lontano dai riflettori delle prime squadre.
Ma, soprattutto, deve avvenire senza dimenticare che il mondo dello sport non termina con il calcio e che, nella nostra città, è composto da tante realtà che meritano di essere appoggiate e sostenute.

10/06/21

In piazza per la scuola pubblica


Ieri pomeriggio abbiamo partecipato al presidio promosso da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e ANIEF ad Ancona.
La scuola merita di tornare, finalmente, al centro dell’agenda politica. La scuola è il luogo che forma le cittadine ed i cittadini di domani ed in cui si costruisce il futuro della nostra società.
Il Patto per la Scuola va nella giusta direzione, tuttavia alcune misure previste nel Decreto sostegni non sono in linea con quegli obiettivi e con quelle parole.
Va ripensata l’edilizia scolastica: le scuole devono essere realmente accoglienti ed inclusive. Le classi devono essere meno numerose, così da mettere realmente al centro l’apprendimento di tutte/i e di ciascuna/o. Per questo, è necessario un robusto piano di assunzioni che parta dalla lotta al precariato diffusissimo: migliaia di docenti precarie e precari tengono in piedi la scuola pubblica, ma lo Stato fa orecchie da mercante quando si tratta di offrire stabilità a quelle persone. Tutto questo è inaccettabile, anche perché la continuità didattica, per le ragazze ed i ragazzi, è un valore che troppe volte viene sminuito.
La scuola italiana ha bisogno di centralità: economica e progettuale.

02/06/21

Appalti, subappalti e caporalato


Dove Salvini vede semplificazioni noi vediamo grigio, nero e sfruttamento; vediamo evasione, elusione e potenziale illegalità.
Da Fincantieri alla filiera agricola, passando per la ricostruzione post sismica, il codice degli appalti va pensato, ripensato, monitorato, reso etico, certamente non azzerato.
Vogliamo lavoratori e lavoratrici, non schiavi e schiave. La fine del blocco dei licenziamenti è alle porte e abbiamo capito chi, nell'idea di Confindustria e delle destre nazional – populiste dovrà fare le spese di questa crisi che nella sua portata è stata da più fonti paragonata a un dopoguerra.
I casi Elica e Fincantieri, per motivi diversi da quelli riguardanti il Covid, rischiano di essere un triste antipasto di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi in tutto il paese: quelle lavoratrici e quei lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle il reale significato della precarietà e dell’incertezza del lavoro e dell’impatto di tutto questo nella nostra quotidianità.
La politica ha il compito di dare una risposta a questi dubbi. Per questo motivo, Sinistra Italiana Marche organizza una diretta sulla sua pagina Facebook per parlare di appalti, subappalti e caporalato ed offrire uno spaccato della situazione del lavoro nella nostra Regione ed esporre le proposte che verranno presto presentate in Parlamento.
Dialogheranno con Serena Cavalletti - moderatrice del dibattito - Tiziano Beldomenico (segretario provinciale FIOM Ancona), Federico Martelloni (segreteria nazionale di Sinistra Italiana, delega al lavoro e Mario Di Vito (giornalista de “Il Manifesto”).
L’incontro sarà trasmesso in diretta nella pagina Facebook di Sinistra Italiana Marche alle ore 21:15 di giovedì 3 giugno.