Abbiamo già denunciato le condizioni di difficoltà in cui versa la provincia di Macerata, in seguito all'approvazione della riforma Delrio.
Difficoltà di carattere politico: l'ente sta lentamente perdendo le sue funzioni e le sue competenze; e sembra attendere passivamente il 2016, quando scadrà il consiglio attualmente in carica.
Ma le difficoltà hanno anche una natura prettamente economica e finanziaria. Non sono, evidentemente, sufficienti iniziative estemporanee, anche quando apprezzabili (si veda la rinuncia di Esildo Candria ai gettoni di presenza di sua competenza). E pure scelte poco più che folkloristiche (ha senso spegnere i termosifoni a dicembre, quando nevica?) lasciano il tempo che trovano.
In questo quadro, dispiace che la provincia abbia deciso di non prolungare la collaborazione in essere da alcuni anni con alcune lavoratrici ed alcuni lavoratori che, dall'oggi al domani, si sono trovati senza lavoro.
Dispiace perché, ancora una volta, i problemi vengono scaricati sulle spalle degli ultimi.
Lungi da noi la volontà di cavalcare l'antipolitica che, da qualche anno a questa parte, sta trovando terreno fertile nella nostra società; non possiamo, tuttavia, fare a meno di notare che restano inalterati gli impegni finanziari verso consiglieri ed assessori che, per loro stessa ammissione, si limitano a svolgere attività di ordinaria amministrazione.
Le istituzioni provinciali non possono essere l'ufficio di collocamento di chi prepara il terreno agli imminenti appuntamenti elettorali.
Auspichiamo, ancora una volta, che si apra un dibattito franco e serio su quanto la provincia possa dare alle donne ed agli uomini del territorio maceratese da qui al 2016.

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