06/04/20

Parole tossiche


I problemi che stiamo vivendo questi giorni non si risolveranno quando cesserà l’emergenza sanitaria, perché avremo un paese da ricostruire, ciascuno per il pezzetto di sua competenza.
Il nostro rispetto per il dolore e la preoccupazione delle donne e degli uomini in un momento drammatico come questo precede qualsiasi altra istanza.
Se è vero che questo non è il tempo della polemica, è altrettanto vero che emergenza non fa rima con abolizione del dissenso e della critica costruttiva.
Spiace, dunque, la reazione stizzita dell’Assessore Sciapichetti di fronte ai numerosi ed autorevoli dubbi che stanno emergendo in merito alla realizzazione dei cento posti letto presso il centro fiere a Civitanova Marche.
Il linguaggio non sa essere neutro. È, allo stesso tempo, forma e sostanza. Il legittimo dissenso e l'invito al dialogo e alla dialettica non possono essere derubricati a disturbo. Graziella Priulla, sociologa e già docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi, parla di “parole tossiche” per inquadrare un danno grave della nostra epoca: le offese vengono spacciate per franchezza e per una presunta schiettezza nel raccontare la verità senza filtri. Ma tutto ciò non è altro che un modo per chiudere il confronto paritetico e democratico.
No, non crediamo di essere “disturbatori di professione” e riteniamo in astratto che, i primi a poter compiere qualche danno, sono coloro i quali hanno responsabilità di governo che esercitano manifestando una certa allergia alle voci critiche, pure se di un certo rilievo come quelle che sono arrivate, tra gli altri. da un ex Presidente di Regione (Vito D’Ambrosio) o da un grande sindacato quale la CGIL.
Accettiamo l’etichetta di sinistra radicale, se questo significa provare ad osservare il mondo dalla prospettiva dei più deboli e riconoscere che la radicalità dei problemi che stiamo combattendo impone scelte altrettanto radicali.
Siamo consapevoli che, come dice l’Assessore Sciapichetti, il mondo è cambiato: troppe volte, in passato, le risposte della politica non sono state all'altezza dello scenario che mutava. E proprio per questo motivo riteniamo che serva un cambio di passo: le risposte del passato, oggi, non valgono più. Ribadiamo che, già da questi giorni, lo Stato, le regioni ed i comuni – insomma: il pubblico – debbano ritrovare importanza e centralità nei processi decisionali. La stagione delle deleghe in bianco (o quasi) al privato dovrebbe essere esaurita.
Sinistra Italiana è in questo momento una forza di governo che sta contribuendo in maniera sostanziale alla risoluzione di questa emergenza e di questa crisi, qui ed oggi.
Esiste una sola possibilità affinché, davvero, nessuno rimanga indietro: uno Stato che sia nuovamente capace di ascoltare le istanze delle donne e degli uomini che ne costituiscono una comunità che sappia prendersi cura di tutte e di tutti.

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