Colpiscono e non possono lasciare indifferenti le dichiarazioni di Claudio Schiavoni, Presidente di Confindustria Marche.
Siamo nel pieno di un’imponente emergenza sanitaria, e non solo. Non sembra questo, dunque, il tempo delle fughe in avanti e delle polemiche.
Arriverà sicuramente il tempo della riapertura, che auspichiamo graduale e sicura. A questo proposito, pochi giorni fa il Presidente del Consiglio ha annunciato la costituzione di una task force che lavorerà proprio alla cosiddetta “fase 2”.
Tutte e tutti noi aspettiamo il giorno in cui potremo, seppur gradualmente, uscire di casa e riprendere alcune delle attività che abbiamo dovuto momentaneamente abbandonare per prevenire e combattere la diffusione del virus. Ma non si dovrà “ricominciare come prima”, cioè senza garanzie e tutele per i lavoratori.
La necessità di riprendere il lavoro (senza dimenticare quelli che non hanno mai potuto smetterlo, né porsi in sicurezza), non deve in alcun modo lasciare spazio ad atteggiamenti irrazionali, poco lucidi e di egoismo sociale.
Il lockdown ha raggiunto l’obiettivo di rallentare la curva dei contagi. Tale curva, però, continua a crescere, anche se a ritmi meno sostenuti di qualche settimana fa.
I tempi per una riapertura generalizzata, anche se controllata, non sembrano ancora maturi.
È triste (e anche cinico) leggere, dalle pagine di Confindustria, di “una Schindler’s list, che decreta chi deve vivere e chi morire”. Peraltro, la fine delle vacanze di Pasqua segna un allentamento della chiusura, con la possibilità per le aziende che operano in alcuni settori di riprendere le loro attività.
Il dibattito che si è aperto in rete circa la riapertura delle librerie ci dice che, probabilmente, i sindacati colgono nel segno quando affermano che, oggi, lo sforzo comune deve concentrarsi sul contrasto alla diffusione del virus, perché la tutela della nostra salute viene prima di ogni aspetto economico. Prima ancora di quelle materiali, mancano le condizioni psicologiche e la tranquillità per pensare ad una vita “normale”.
È innegabile come ogni giorno di proroga del lockdown crei danni al tessuto sociale ed economico del paese; ma un’eventuale ripartenza dei contagi, oltre al dramma umano, ci getterebbe in un disastro economico ben peggiore. Auspichiamo, certo, che l’Unione Europea sappia rispondere a queste esigenze con proposte politiche all'altezza dei giorni difficili che stiamo vivendo. Serve, a nostro avviso, un coraggio maggiore di quello che i Ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno dimostrato nell'accordo raggiunto la settimana scorsa. Ma nessuna risposta economica può essere pagata con la salute o la vita di milioni di lavoratori.
La crisi deve, semmai, determinare una svolta radicale, per ripensare il nostro modello economico e di sviluppo, alla luce dei limiti e delle ingiustizie emersi in queste settimane.
Invitiamo tutte e tutti a leggere ed a riflettere sulle parole pronunciate da Papa Francesco: “forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”.

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