30/04/20

Fase 1 - bis: congiunti di tutto il mondo, uniamoci!


La conferenza stampa che Giuseppe Conte ha tenuto domenica scorsa ha aperto la fase 2 della lotta al Coronavirus.
Fin qui, attorno alle scelte di “Giuseppi” si è percepito un consenso abbastanza forte. Perché? Probabilmente perché, tutto sommato, erano decisioni attese e metabolizzate. Non è mai mancata, poi, una certa consapevolezza delle difficoltà di un momento che le generazioni future leggeranno nei libri di storia.
Si riteneva che, da lunedì 4 maggio, sarebbe partita la fase 2. Sarà effettivamente così, ma l’impressione è che l’approccio sia troppo timido.
La quarantena è stata accettata bene, nella misura in cui si sono registrate poche infrazioni alle norme contenute nei vari decreti. Restare a casa comporta indubbiamente enormi sacrifici. Si è detto tantissimo dell’impatto economico del Coronavirus. Si è parlato meno della sfera sociale ed individuale.
Domenica Conte è apparso, forse per la prima volta, confuso e poco chiaro nella presentazione dei punti salienti del DPCM.
Ad una prima, parziale, riapertura del tessuto produttivo, non appaiono seguire chiaramente analoghi allentamenti relativamente all’aspetto sociale delle nostre vite.
Sin dai minuti immediatamente seguenti la fine della conferenza stampa, si è discusso molto sul significato di “congiunto” e di “relazione stabile”.
Pur con tutti i rischi del caso, un pezzo dell’apparato produttivo italiano si rimette in moto. Un’ulteriore prosecuzione del lockdown potrebbe colpire ancora più duramente il nostro Prodotto Interno Lordo e, più in generale, la nostra economia. A fronte di ciò, non appaiono ben chiari i limiti entro i quali si estende l’allentamento del distanziamento sociale nelle prossime settimane. Quando le norme sono poco chiare, la loro interpretazione può finire per essere ingiustamente troppo discrezionale. Chi sono i “congiunti”? Chi definisce la stabilità di una relazione? E di quali relazioni si parla? Amore? Amicizia? Insisto: non si tratta – citando le parole di Conte – di organizzare party privati. Credo che tutte e tutti noi usciremo di casa con un approccio diverso da quello con cui siamo metaforicamente entrati ad inizio marzo. Siamo, in qualche maniera, cambiati. Mi chiedo a quale pericolo si va incontro se, con tutte le precauzioni del caso, si mangia una pizza a casa di un’amica o di un amico.
È un cedimento culturale a chi, nelle settimane passate, si indignava per una corsa in solitaria di troppo? È un’amichevole e tranquillizzante pacca sulla spalla a Confindustria che, nei giorni scorsi, ha denunciato la presenza di un presunto clima ostile agli industriali? Sto, semplicemente, esagerando?
Va detto che, al netto delle discutibili scelte politiche, la Regione Lombardia – la più colpita dal Coronavirus – è anche quella in cui, in queste settimane, hanno continuato a lavorare molte imprese. Coincidenze?

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