25/07/20

Presentazione della mozione sull'adesione al Manifesto della comunicazione non ostile


La comunicazione e lo stile non sono affatto temi secondari. È un insegnamento della vicenda che ha riguardato Silvia Romano: la giovane cooperante che, rientrata in Italia dopo una lunga prigionia, è stata vittima di una campagna d’odio e di violenza verbale che ha riguardato la sua conversione, i suoi abiti ed il (vero o presunto) pagamento del riscatto. Sono state usate parole così violente da valutare se affidarle una scorta.
Un analogo discorso può essere esteso ai casi di Liliana Segre, Roberto Speranza e Lucia Azzolina: sono quattro esempi di un dibattito politico inquinato da un’incredibile violenza verbale.
Esiste un tema legato a cosa si comunica ed a come lo si fa, soprattutto in rete: internet sembra una zona franca dove tutto è permesso, ma gli insulti sono una cosa ben diversa dalla libertà di espressione.
È necessario un altro modo di comunicare: più pulito, più rispettoso ed in grado di valorizzare le proprie idee senza scadere nella denigrazione e nell’offesa.
Il linguaggio non è un semplice strumento di comunicazione, ma può essere un potente motore di cambiamento.
Parole Ostili, Università Cattolica del Sacro Cuore ed Osservatorio Giovani dell'Istituto Tonolio promuovono il Manifesto della comunicazione non ostile: è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, soprattutto in rete, che promuove uno stile nuovo per stare in internet. Si tratta di un lavoro di sensibilizzazione sull’importanza della scelta delle parole da usare e non usare. Le parole sono importanti: feriscono e commuovono, offendono e scaldano il cuore, allontanano ed uniscono.
La rete è virtuale, ma oltre lo schermo esiste una persona in carne ed ossa ed il passaggio dal virtuale al reale può essere molto più rapido di quanto immaginiamo.
Il manifesto si compone di dieci punti: virtuale è reale; si è ciò che si comunica; le parole danno forma al pensiero; prima di parlare bisogna ascoltare; le parole sono un ponte; le parole hanno conseguenze; condividere è una responsabilità; le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare; gli insulti non sono argomenti; anche il silenzio comunica.
La mozione, presentata a fine febbraio, impegna il Comune ad aderire al manifesto e ad incentivare iniziative specifiche volte a sensibilizzare ad un usco corretto della comunicazione politica, nel quadro della promozione di una cultura del rispetto. È un momento anche simbolico per aderire a tale manifesto, visto che siamo alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale.

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