28/12/21

Piediripa in burnout, quando la vaccinazione non è un diritto


Le cronache delle ultime ore dal centro vaccinale di Piediripa raccontano di un polo trovato inspiegabilmente chiuso e di liti tra persone prenotate e non prenotate in attesa della terza dose sotto la pioggia.
La diffusione della variante Omicron e la nuova conseguente impennata di tamponi positivi chiedono alla Giunta regionale un salto di qualità sul tema dell’organizzazione della vaccinazione che, al momento, non si vede.
Ad un anno esatto dalla partenza della campagna vaccinale - era il 27 dicembre 2020 - appare chiaro come la vaccinazione sia lo strumento con la 's' maiuscola a nostra disposizione per sconfiggere il virus.
I numeri certificano il buon funzionamento dei vaccini. Questo dato emerge anche da un tweet più o meno consapevole di Diego Fusaro. A distanza di 365 giorni, il numero di tamponi effettuato cresce di quasi dieci volte, mentre quelli positivi, senza le restrizioni e con i vaccini, sono 'solo' il triplo.
Del resto, le decisioni prese negli ultimi tempi dal Ministero della Salute vanno nella chiara e giusta direzione di incentivare le vaccinazioni.
È auspicabile che nei prossimi tempi i centri vaccinali siano oberati di lavoro: significherebbe che i richiami procedono rapidamente e che le prime dosi crescono.
Operatrici ed operatori sanitari, però, non possono essere abbandonati al loro destino: meritano una Regione che faccia ogni sforzo possibile per mettere in piedi un’efficiente campagna vaccinale ed una seria politica di prevenzione della diffusione del virus.
Meritano, insomma, una Regione diversa da quella incerta vista fin qui.
Sarebbe necessario ed opportuno assumere più personale, così da garantire turni di lavoro più sostenibili ed aumentare da subito le dosi somministrate e le ore di apertura dei centri vaccinali, valutando anche l’opportunità di aprire nuovi centri per arrivare ad una vaccinazione di prossimità.
La durata della certificazione verde si abbrevia ed il periodo di tempo che separa seconda e terza dose sta per scendere a quattro mesi: sarebbe quindi utile una riorganizzazione delle prenotazioni, garantendo a tutte e tutti la possibilità di vaccinarsi con correttezza e disciplina evitando di assistere a scene come quella dell’altro giorno a Piediripa. Va evitato il rischio di arrivare ad un’ipotetica situazione in cui la certificazione verde scade e si è costretti a fare tamponi a causa dell’impossibilità di vaccinarsi per colpe non proprie.
C’è ancora del lavoro da fare per il 'governo dei migliori'. Assistiamo a scene che difficilmente sarebbero state perdonate a Giuseppe Conte ed al suo esecutivo: dalle lunghe file per fare un tampone necessario in caso di contatto stretto con una persona positiva (il tracciamento è, oramai, delegato al nostro senso civico quando spetterebbe all’ASUR) alle parole irricevibili del Generale Figliuolo. Cosa sarebbe successo se Domenico Arcuri avesse paragonato la fila del tampone a quella del Black Friday?
Quelli tra Natale e Capodanno sono giorni nei quali la socialità è particolarmente forte; a gennaio le scuole riapriranno. La situazione è seria e come tale va affrontata: nuove, eventuali, chiusure generalizzate sarebbero gravissime ed un ritorno alla didattica a distanza sarebbe imperdonabile.
Serve un ulteriore sforzo di tutte e tutti per uscire da questa situazione. Servono i corretti comportamenti individuali che abbiamo imparato in questi due anni scarsi: mascherine, distanziamento fisico, igiene delle mani. Ancora di più, servono istituzioni fermamente impegnate nella lotta al Covid.

21/12/21

Meglio ripartire da Sinistra Italiana


Ho letto le riflessioni di Cento e De Petris.
Ho condiviso le ragioni della nascita di SI: la costruzione di un quarto polo che, però, non è mai nato. Il secondo congresso nazionale ha riposizionato SI all'interno dell’alleanza giallorossa. Oggi posso dire di far parte dell’assemblea nazionale del solo partito di sinistra che in Parlamento si oppone a questo governo.
La Germania citata da Cento insegna che il contenuto conta più del contenitore. Non so se il percorso di SI è esaurito. So che SI ha investito molte energie nella costruzione di campi larghi e soggetti plurali che, però, non sono mai decollati.
Ripartire dalla piccola comunità di SI non mi sembra una scelta identitaria, ma un modo per rafforzare l’alleanza alla quale vogliamo lavorare.
Le recenti manifestazioni promosse da CGIL e UIL sono state molto partecipate: quelle persone sono stanche di una politica che scimmiotta i giochi di ruolo e solo con la concretezza delle nostre idee possiamo riconquistarle.

17/12/21

Sinistra Italiana ieri in piazza con i sindacati e domani e domenica in piazza per la Next Generation Tax


Ieri Sinistra Italiana è scesa in piazza con CGIL, UIL ed i tanti lavoratori e lavoratrici che hanno incrociato le braccia per protestare contro una manovra di bilancio, la prima del governo Draghi, che ignora le ragioni del lavoro.
I sindacati chiedono un lavoro meno precario e più sicuro, una riforma delle pensioni che superi la legge Fornero ed un fisco che sia capace di prendere i soldi dove stanno per davvero, senza vessare lavoratori dipendenti e pensionati che contribuiscono largamente al gettito dell’IRPEF.
Sul tema del fisco, prosegue l’impegno di Sinistra Italiana nella raccolta delle firme per l’introduzione di un’imposta sulle grandissime ricchezze e per destinare i proventi alle giovani generazioni di questo paese.
Domani e dopodomani, sabato 18 e domenica 19 dicembre, saremo nuovamente in via Garibaldi a Macerata a partire dalle ore 17:30 a raccogliere le firme necessarie alla presentazione in Parlamento della Next Generation Tax.
Ricordiamo che la Next Generation Tax, oltre a tassare le grandi ricchezze, elimina due imposte che pesano sul bilancio di molte famiglie: l'IMU sulla seconda casa e l’imposta di bollo sui conti correnti.
La Next Generation Tax, inoltre, guarda al futuro del Paese. Intendiamo utilizzare i proventi della tassazione sulle grandissime ricchezze per fare il più grande investimento pubblico sul futuro che l’Italia abbia mai conosciuto: garantire le migliori opportunità alle giovani generazioni, attraverso gli asili nido pubblici gratuiti, la formazione gratuita dalla culla all'università, i libri di testo gratuiti e il trasporto pubblico locale gratuito per i pendolari.
Vi aspettiamo al banchetto e vi chiediamo una firma per un mondo più giusto. Si può sottoscrivere la proposta anche on line al seguente indirizzo.

08/12/21

Cronaca di un pomeriggio al centro vaccinale


Arrivo al centro vaccinale di Piediripa alle ore 18:00. Non ho prenotato: ho 36 anni e sono un insegnante. Ho fatto la seconda dose lo scorso 26 maggio e, quindi, sono già passati più di sei mesi. Avendo meno di quarant'anni, ho potuto prenotare solo lo scorso mercoledì scorso e le opzioni erano assai poche: il primo posto libero a Piediripa, il centro a me più vicino, è a fine gennaio. Se ho voglia di spostarmi, posso tranquillamente andare a San Benedetto o ad Ancona. Sono pigro, sfido la sorte e vado a Piediripa senza aver prenotato, armato di tanta pazienza e di un buon libro per ingannare la prevedibile e lunga attesa.
All'ingresso non trovo nessuno in coda e l’accettazione scorre via molto rapidamente: giusto il tempo di ricevere un modulo non disponibile nel sito dell'ASUR.
Ho il numero B257. Gli utenti non prenotati in coda sono 58. I medici in servizio sono cinque: quattro si dedicano a chi ha regolarmente prenotato; il quinto smaltisce la fila di chi, come me, è arrivato senza prenotazione. Inizio a leggere, ma dopo un po’ mi fermo: se in sala fosse un po’ più caldo, si starebbe decisamente meglio e così inizio a passeggiare per scaldarmi. E penso tra me e me: ho sbagliato cappotto o è davvero così freddo?
Verso le 19:15 noto che la fila scorre molto più rapidamente: le prenotazioni sono esaurite e così tutti i medici si dedicano a chi non ha prenotato.
Il mio turno arriva alle 19:45. La dottoressa suggerisce Moderna: sono passati più di sei mesi dalla seconda dose, e Moderna dà buone garanzie anche contro la variante Omicron.
È un inatteso colpo di fortuna: la fila per Moderna è molto, molto rapida: due persone davanti a me ed alle 20:15, passati i 15’ di attesa, posso tornare a casa.
E lo faccio convinto che la vaccinazione sia essenziale per sconfiggere la pandemia, e per questo servirebbero più fatti e meno parole: più medici, più infermieri, più operatori. È discutibile, a mio avviso, la possibilità di vaccinarsi a mo’ di open day: sarebbe stata preferibile una prenotazione rigorosa che ricalcasse le priorità delle prime dosi, potendosi avvalere, ora, di mezzi alternativi ed aggiuntivi quali farmacie, medici di base e camper vaccinali.
Non stupisce la scarsa attenzione della Giunta regionale (vale la pena ricordare che la sanità è una materia di competenza regionale) a questi dettagli: Fratelli d’Italia è rimasto l’unico partito a non aver, almeno apparentemente, compreso l’importanza della vaccinazione, dal momento che anche la Lega si è schierata sul fronte del rigore. E le Marche rischiano un Natale in zona gialla: saranno sufficienti i posti letto in rianimazione sfornati a ripetizione dall'assessore Saltamartini, sui quali il Partito Democratico ed Alessia Morani vogliono capire di più?
"R" è un mio studente; lo incontro mentre attendiamo il colloquio con il medico. Sono felice di vederlo: la vaccinazione è un fatto allo stesso tempo individuale e collettivo. Possiamo uscire dalla pandemia tutte e tutti insieme con uno sforzo, appunto, collettivo e dando il buon esempio alle istituzioni che non sembrano all'altezza dei tempi che stiamo vivendo.

24/11/21

Con "Mario", per una stagione di riforme sui diritti civili


Il Comitato etico dell'ASUR Marche ha dato il via libera al suicidio assistito di "Mario", paralizzato da oltre dieci anni a causa di un incidente stradale.
La sua storia mette, una volta di più, in luce i ritardi del Parlamento, incapace di legiferare in maniera seria su un tema così delicato: sono tre anni che la Corte costituzionale ha sostanzialmente legalizzato il suicidio assistito, ma l’assenza di una legge che lo disciplini rende estremamente complessa la possibilità di ricorrere a questa facoltà.
Sinistra Italiana auspica che il Parlamento possa, rapidamente ma non superficialmente, approvare una legge di civiltà che assicuri a tutte e tutti una reale ed effettiva libertà di scelta; una legge che consenta a chi lo voglia di rimanere in vita fino all'ultimo giorno e che permetta, allo stesso modo, di interrompere un’esistenza ritenuta una sofferenza senza fine.
"Sono stanco e voglio essere libero di scegliere il mio fine di vita. Nessuno può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni e condannarmi a una vita di torture. Si mettano da parte ideologie, ipocrisia, indifferenza, ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore dei malati."
Queste parole pronunciate da "Mario" e riprese da Rai News devono essere un monito per i nostri rappresentanti. Nel variegato tema dei diritti civili, molte volte il Parlamento si sta mostrando inadeguato rispetto a quanto sta accadendo nella società: dalle numerose manifestazioni a sostegno del DdL Zan alle moltissime firme raccolte per i referendum su cannabis ed eutanasia legale, appare evidente come tanti pezzi della nostra società, a partire dalle giovani generazioni, siano in attesa di una risposta forte dalle istituzioni. Se non arrivasse, la credibilità della politica uscirebbe ancora più appannata.
Sinistra Italiana è al fianco di "Mario" e per una stagione di riforme che sappia anticipare i temi proposti da questi referendum.

18/11/21

Sinistra Italiana Marche in piazza con CGIL, CISL e UIL


Sinistra Italiana Marche è al fianco di CGIL, CISL e UIL che sabato 20 novembre scendono in piazza.
La legge di bilancio in via d’approvazione non contiene le risposte corrette alle domande ed agli interrogativi che tante donne e tanti uomini stanno vivendo in questi giorni nei quali – è bene ricordarlo – la pandemia non è ancora sconfitta.
Il Governo Draghi si dimostra, giorno dopo giorno, sempre di più l’esecutivo dell'establishment che, dopo la parentesi di Giuseppe Conte, è tornato al potere per gestire i fondi del PNRR tutelando l’interesse dei pochi contro quello dei molti.
Un modello di sviluppo che pensi al futuro delle giovani generazioni; pensioni e lavoro che garantiscano a tutte e tutti una vita dignitosa; un fisco equo che risponda al principio costituzionale della progressività e che sposti il carico fiscale dai meno a più abbienti. Facciamo nostre le parole chiave con i quali i sindacati lanciano la manifestazione di sabato, perché sono quelle necessarie alla costruzione di un paese più giusto.
Sul fisco, in particolare, ricordiamo che Sinistra Italiana è impegnata nella raccolta delle firme necessarie alla presentazione di una legge d’iniziativa popolare per l’introduzione di un’imposta sui patrimoni superiori ai 500.000,00 €. Maggiori dettagli sono disponibili nel sito web della Next Generation Tax. È possibile firmare on line a questo indirizzo.
Sabato, quindi, saremo in piazza Pertini ad Ancona con i sindacati e con Maurizio Landini per invitare il Governo ed i partiti che lo sostengono, in particolare Partito Democratico, Articolo 1 e Movimento Cinque Stelle, a scrivere una legge di bilancio che sappia realmente migliorare le nostre vite. "Uscirne migliori" era il buon proposito della prima quarantena; questo è il tempo di realizzarlo.
Ci vediamo in piazza!

09/11/21

Macerata ed i consigli di quartiere: un'occasione persa


Predicare bene: la realizzazione dei consigli di quartiere è una buona idea. L'apertura di spazi di confronto e di discussione è una cosa giusta perché può contribuire ad avvicinare tante persone alla politica. Anche alla politica delle piccole cose e delle piccole questioni che non ha nulla da invidiare a quella dei massimi sistemi e che, anzi, può aiutare a risolvere situazioni concrete.
Razzolare male: la democrazia è una cosa seria e come tale va trattata. I consigli di quartiere dovrebbero essere l'espressione delle donne e degli uomini che vivono quotidianamente quelle vie e quelle strade. Il regolamento approvato a maggioranza ieri dal Consiglio comunale prevede, invece, la nomina dall'alto dei consiglieri di quartiere, compreso il sorteggio di tre membri. Non ci siamo: la vera democrazia parte dal basso, questa cooptazione rischia di essere una cosa diversa che scimmiotta dinamiche proprie di altri luoghi.
Bene ha fatto la minoranza ad astenersi. L'idea è buona, ma poteva e doveva essere concretizzata diversamente. Un'occasione persa.

Rimozione forzata della violenza blu


"Forza e fragilità dell'uomo oggi. Verso una società capace di tutelare le vittime di violenza indipendentemente dal sesso".
Se ne parlerà tra una decina di giorni, alla vigilia della Giornata Internazionale dell’uomo ed è previsto l’intervento di un assessore regionale.
Rifiutiamo la narrazione che porta all'organizzazione di convegni come questo: la violenza non ha colore né genere; vittime e carnefici finiscono sullo stesso piano.
Il femminicidio esiste; è una piaga della nostra società che, purtroppo, non riusciamo ancora a debellare.
Il femminicidio è l’idea che la donna non possa autodeterminarsi e che sia di proprietà del "suo" uomo, disposto a tutto pur di non perderla. Anche ad uccidere.
È necessaria una rivoluzione culturale che educhi al rispetto come valore fondamentale e fondante di una società realmente inclusiva.
Abbiamo ancora davanti agli occhi le tristi immagini di molti senatori di Lega e Fratelli d’Italia che festeggiavano l’affossamento del DdL Zan con urla, abbracci e risate degne più di uno stadio che di un'aula parlamentare.
Non stupisce, allora, che si discuta di questi temi con queste argomentazioni. Sinistra Italiana, però, è dall'altra parte, al fianco di tutte le persone impossibilitate ad essere felici in una società i cui canoni di giustezza sono fissati dai maschi bianchi ed eterosessuali e dove la violenza, a volte, attende chi si discosta da questi canoni.

07/11/21

Macerata rispetti il Patto dei sindaci


Ricordiamo all'assessora Laviano che il Comune di Macerata ha aderito al Patto dei sindaci: iniziativa della Commissione Europea che ha voluto mettere in rete le città per condividere alcune iniziative di contrasto ai cambiamenti climatici.
La mozione di Alberto Cicarè sarebbe stata un’ottima occasione per parlare dei progetti di Macerata all'interno di questo patto. Tuttavia, la maggioranza ha preferito infilare una dietro l’altra una lunga serie di banalità e ha perso l’opportunità di discutere in maniera seria ed approfondita di un argomento estremamente attuale, i cui effetti rischiano di essere sempre più drammatici se non si agisce per tempo e con convinzione.
La mozione, stravolta nel suo significato originario da un emendamento della maggioranza e attacchi gratuiti ai "gretini": pessimo scenario, specchio di una politica che non pratica l’ascolto attivo delle piazze e della società civile, né la purezza di linguaggio che dovrebbe essere caratterizzante nella pratica amministrativa delle istituzioni pubbliche.
Ai "gretini" non solo va la nostra solidarietà, ma anche la nostra comunione di intenti. Se "gretini" sono ragazze e ragazzi che studiano, si informano davvero e pretendono un mondo migliore, un futuro più giusto e sostenibile, lo siamo anche noi.

01/11/21

L'emergenza climatica, questa sconosciuta (alla Giunta di Macerata)


La città di Macerata torna ad occupare le pagine della stampa nazionale.
Ancora una volta, il merito va all'assessora Laura Laviano.
"Se dovessi vedere mio figlio con lo smalto, a parte che penserei subito ad un cambio di persona, ma subito dopo lo spedirei fuori casa". Qualche mese fa, Laviano scriveva queste parole commentando il lancio degli smalti venduti da Fedez.
Pochi giorni fa, Alberto Cicarè ha presentato una mozione avente ad oggetto le azioni da prendere per per contrastare l’emergenza climatica.
Eppure la discussione è degenerata ben presto verso livelli indegni di un’istituzione come il Consiglio comunale.
L’assessora, rispondendo alla mozione, ha infilato una serie sfortunata di luoghi comuni e banalità, sconfinando nella denigrazione delle tante ragazze e dei tanti ragazzi scendono in piazza per chiedere un futuro sostenibile.
No: Greta, quelle ragazze, quei ragazzi, i Fridays for Future non sono "gretini" né bambini viziati e capricciosi: sono persone che hanno colto fino in fondo la gravità del tema e che agiscono di conseguenza.
L’emergenza climatica è un fatto molto serio. I fatti della Sicilia dei giorni scorsi sono lì a ricordarcelo. E meritiamo una classe dirigente all'altezza delle sfide enormi che ci attendono.

14/10/21

Mai più fascismi: sabato a Roma con la CGIL


L'assalto squadrista di sabato scorso alla sede nazionale della CGIL non ha nulla a che vedere con la democrazia.
Come se non bastasse, è di poche ore fa la notizia del ritrovamento di una bottiglia incendiaria di fronte alla sede di Jesi della CGIL, a cui rinnoviamo solidarietà e vicinanza.
La risposta migliore a tutto questo è la partecipazione: sabato saremo in piazza a Roma a gridare "mai più fascismi!"

02/10/21

Solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori di iGuzzini


L’ottimismo con cui si parla in questi giorni di un’imminente ripresa dell’economia stona con le notizie che appaiono nei mezzi d’informazione.
Molte, infatti, sono le crisi aziendali che il nostro territorio sta conoscendo: da Elica a GKN, fino ad arrivare ad iGuzzini.
L’azienda, oggi di proprietà del gruppo svedese Fagerhult, nasce come ditta a conduzione familiare capace di conquistare nel tempo una fama mondiale. L’acquisizione di Fagerhult sembra aver cambiato le carte in tavola: il rapporto con il territorio si fa meno solido, l’acquisizione del know how pare l’unica cosa interessante agli occhi del nuovo proprietario svedese e si arriva a pochi giorni fa, quando l’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo di oltre cento lavoratrici e lavoratori. A loro vanno tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. È, purtroppo, una storia già vissuta in un territorio che, in passato, era visto come un modello da seguire e che oggi appare in difficoltà, a causa della crisi che ha colpito molte industrie locali.
Condividiamo la richiesta della CGIL di ritirare la procedura ed auspichiamo che tutte le istituzioni si schierino senza se e senza ma dalla parte del lavoro.
La libera circolazione dei capitali è un pilastro dell’Unione europea. Pare evidente, però, che troppe volte questa libertà va a colpire le persone che vivono del proprio lavoro.
Non si tratta di essere sovranisti né di voler tornare agli stati nazionali: la pandemia può essere l’occasione di costruire un’Unione Europea che pensi alla vita delle persone prima che ai bilanci delle sue banche e dei suoi Stati.
Un lavoro che torni ad essere quello definito dalla Costituzione; un reddito minimo che sappia accompagnare serenamente e dignitosamente la persona nella ricerca di una nuova occupazione; un salario minimo che chiuda la brutta parentesi del lavoro povero: queste, a nostro avviso, sono alcune delle sfide da raccogliere in questi tempi complessi che stiamo vivendo.
A volte il fatturato diminuisce e proseguire l’attività è impossibile; altre volte la stella polare della proprietà è il dividendo ed è in sua funzione che si gestisce l’azienda: crediamo che in nessun caso il conto debba essere pagato da lavoratrici e lavoratori e che la politica debba dare risposte serie e concrete a queste persone.

Con Mimmo Lucano


Ci sono persone che, silenziosamente, si mettono all'opera per costruire un mondo migliore e più giusto. Ci sono persone come Mimmo Lucano che fanno di una piccola città calabrese un modello di accoglienza ed integrazione.
Il Modello Riace ha dimostrato con i fatti che un’accoglienza di qualità è possibile, nonostante le urla sguaiate di chi vorrebbe metterci in guardia dal pericolo di un’improbabile invasione o di un’inesistente sostituzione etnica.
La bontà di questo modello è certificata dai numerosi riconoscimenti avuti da Mimmo Lucano. Eppure, l’ex Sindaco di Riace è stato appena condannato ad oltre 13 mesi di reclusione. Può capitare quando si vive in un paese in cui la solidarietà diventa un reato e la legge dimentica di restare umana.
Oggi più che mai a Mimmo Lucano vanno tutta la nostra stima e la nostra solidarietà.
Al Partito Democratico, al Movimento Cinque Stelle ed a tutte le forze del campo progressista chiediamo di inserire al primo posto della loro agenda politica una seria e giusta riforma della normativa in materia di accoglienza che faccia del Modello Riace una buona pratica da seguire e non un sistema da cancellare: è questo il modo migliore di stare al fianco di Mimmo Lucano.

10/09/21

Intervento alla presentazione del documento congressuale dell'ANPI


Ringrazio Lorenzo Marconi e l'ANPI provinciale per aver deciso di condividere con i soggetti della Rete Antifascista Maceratese la presentazione del documento congressuale.
Ringrazio Daniel Taddei e la CGIL per ospitarci qui e consentirci di vederci di persona, dopo troppe videoconferenze.
Apro con una riflessione che faccio spesso: la Repubblica italiana nasce dalla guerra di Liberazione e la Costituzione italiana è figlia della Resistenza e ne incarna i valori di uguaglianza, libertà e solidarietà.
Il documento dell'ANPI centra un tema importante: la necessità di far vivere nella nostra quotidianità quei valori per far sì che la Costituzione non sia un pezzo di carta, ma sia un libro vivo che sappia incidere nelle nostre vite e migliorarle.
È un tema complesso ed il documento sviscera queste complessità, fotografando il mondo di questi anni: l’Italia; l’Unione Europea che continua a non essere carne né pesce, incapace di fare un salto di qualità politico che, forse, sarebbe necessario, la pandemia che ha sconvolto le nostre certezze e costringe ad immaginare un futuro nuovo.
Il mondo che abbiamo conosciuto fino al febbraio del 2020 era pieno di contraddizioni, nodi, problemi irrisolti. La crisi poteva e può essere un’opportunità di correggere tali storture, ma la transizione tra un vecchio ed un mondo nuovo non è semplice.
Paura ed insicurezza sono sentimenti ed emozioni che fanno parte delle nostre vite. È del tutto normale che sia così. Il problema nasce quando una parte politica specula su questo: soffia sul vento del timore per lucrare una manciata di voti in più, alimenta una guerra tra poveri e, dove governa, fa registrare preoccupanti regressioni sul tema dei diritti civili.
Stiamo assistendo ad un pericoloso sdoganamento di ideali e simboli fascisti in chiaro ed aperto contrasto con la Costituzione. È necessario che, su questo, la voce delle antifasciste e degli antifascisti si faccia sentire.
Il documento dell'ANPI è un ottimo manifesto politico perché parte dalla Costituzione (non a caso Roberto Benigni fece un programma in televisione parlando della Costituzione dal titolo “La più bella del mondo”) ed ha l’obiettivo di metterne in pratica i valori.
Evidenzio alcuni spunti tra quelli che ho trovato più interessanti del documento:
  • lavoro e reddito: il lavoro non può essere svuotato dei suoi diritti e tutte e tutti noi abbiamo il diritto di avere un reddito tale da garantire una vita dignitosa;
  • crisi climatica: è un tema che può incontrare la partecipazione giovanile;
  • parità di genere;
  • sanità: su questo tema non c’è molto da aggiungere, mi piace solo ricordare la figura di Gino Strada: una persona che con la sua vita e con il suo esempio ha dimostrato cosa deve o dovrebbe essere la sanità;
  • scuola: un euro speso nella scuola pubblica non è buttato, ma è un investimento che pagherà ottimi dividendi in futuro;
  • sistema tributario: si parla dell’applicazione dell’articolo 53 e ricordo che Sinistra Italiana è impegnata nella raccolta delle firme per la Next Generation Tax.
Chiudo con un termine: partecipazione. È una parola chiave perché una democrazia senza partecipazione è una democrazia vuota e formale. Ed una democrazia di questo tipo non ce la possiamo permettere.

02/09/21

Next Generation Tax: banchetto a Civitanova Marche per la raccolta delle firme per la presentazione della legge


“Andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori”: tante volte, soprattutto nella prima fase della pandemia, ci siamo ritrovati a pensare ed a dire queste parole.
La politica ha il compito di trasformare le parole in scelte che sappiano migliorare la qualità della vita di tutte e tutti noi.
Una cosa è emersa chiaramente in questi mesi. Non siamo tutte e tutti nella stessa barca: alcune ed alcuni viaggiano su uno yacht, ma altre ed altri sono a bordo di un mezzo molto più piccolo. Negli ultimi tempi queste disuguaglianze sono aumentate ed è per questo motivo che Sinistra Italiana ha proposto l’introduzione della Next Generation Tax: l’obiettivo è quello di riordinare una parte del sistema fiscale italiano, eliminando alcune imposte patrimoniali (IMU ed imposta di bollo sui dossier titoli e sui conti correnti) e chiedendo un contributo a chi possiede un patrimonio superiore ai 500.000,00 €. Altre informazioni più dettagliate sono disponibili in questo sito web.
Si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare per la quale devono essere raccolte 50.000 firme.
La federazione di Macerata prosegue la raccolta delle firme nel nostro territorio con un banchetto che si terrà venerdì 3 settembre, a partire dalle ore 19:00, a Civitanova Marche all’altezza dello chalet “Gigetta” (lungomare Sud).
Gli aggiornamenti sulle prossime iniziative e sui prossimi appuntamenti saranno disponibili nella nostra pagina Facebook.

31/07/21

Chiara Cercaci (Jesi), il ventaglio e la bandiera repubblichina


Fa caldo e Chiara Cercaci, consigliera comunale di Jesi, sostituisce un ventaglio con una bandiera della Repubblica Sociale Italiana.
Sembra la trama di un b – movie; è, invece, quel che è realmente accaduto pochi giorni fa durante una riunione della commissione consiliare tre.
Bene hanno fatto i consiglieri di Jesi in Comune e LaboratorioSinistra - Jesi a denunciare il fatto: non si tratta di voyeurismo, ma siamo di fronte all'ennesimo sfregio delle istituzioni italiane.
Vale la pena ricordare che la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza alla dittatura nazifascista e che la nostra Costituzione mette al bando ogni forma di nostalgia per il ventennio più brutto e buio della nostra storia.
In Italia, purtroppo, non è la prima volta che si registrano episodi analoghi che, mai come ora, non possono più essere sottovalutati. È compito delle antifasciste e degli antifascisti battersi affinché i principi costituzionali vengano concretamente applicati nella vita di tutti i giorni.
Auspichiamo un passo indietro di Chiara Cercaci, che col suo gesto ha palesato la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo di consigliera comunale. Nelle istituzioni repubblicane non possono trovare spazio le sostenitrici/i sostenitori della Repubblica Sociale Italiana; l’Italia è e sarà antifascista.

17/07/21

Next Generation Tax: banchetto a Porto Recanati per la raccolta delle firme per la presentazione della legge


“Andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori”: tante volte, soprattutto nella prima fase della pandemia, ci siamo ritrovati a pensare ed a dire queste parole.
La politica ha il compito di trasformare le parole in scelte che sappiano migliorare la qualità della vita di tutte e tutti noi.
Una cosa è emersa chiaramente in questi mesi. Non siamo tutte e tutti nella stessa barca: alcune ed alcuni viaggiano su uno yacht, ma altre ed altri sono a bordo di un mezzo molto più piccolo. Negli ultimi tempi queste disuguaglianze sono aumentate ed è per questo motivo che Sinistra Italiana ha proposto l’introduzione della Next Generation Tax: l’obiettivo è quello di riordinare una parte del sistema fiscale italiano, eliminando alcune imposte patrimoniali (IMU ed imposta di bollo sui dossier titoli e sui conti correnti) e chiedendo un contributo a chi possiede un patrimonio superiore ai 500.000,00 €. Altre informazioni più dettagliate sono disponibili in questo sito web.
Si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare per la quale devono essere raccolte 50.000 firme.
La federazione di Macerata inizia la raccolta delle firme nel nostro territorio con un banchetto che si terrà domenica 18 luglio, a partire dalle ore 18:00, a Porto Recanati in piazzale delle Rimembranze.
Gli aggiornamenti sulle prossime iniziative e sui prossimi appuntamenti saranno disponibili nella nostra pagina Facebook.

01/07/21

In piazza con l'ANPI


Anche noi, ieri, abbiamo risposto all'appello dell'ANPI e ci siamo trovati al Monumento dei Caduti.
Il presidio è stato molto partecipato: l’antifascismo è la pietra fondante della nostra Repubblica ed in tante e tanti lo abbiamo voluto ricordare al Sindaco, alla Giunta ed a tutte le istituzioni.
La Liberazione di Macerata non è figlia del caso, ma delle lotte delle partigiane ed i partigiani, che hanno dato la loro vita per liberare il paese dalla dittatura nazifascista.
I diritti e le libertà riconosciuti dalla nostra Costituzione ci possono apparire scontati e dovuti, ma così non è. Una società più giusta sarà possibile solo facendo vivere i principi costituzionali nella nostra quotidianità.

30/06/21

Dalla parte dell'ANPI e dell'Istituto Storico


La scelta con la quale l’amministrazione comunale ha, di fatto, escluso l'ANPI e l’Istituto Storico di Macerata dalla celebrazione della Liberazione della nostra città rappresenta uno strappo istituzionale molto grave. Ed ancora più preoccupanti, se possibile, sono le motivazioni che la vice Sindaca, per conto della Giunta, ha illustrato spiegando le ragioni di una decisione che ci trova totalmente in disaccordo.
Noi ci limitiamo a ricordare la storia ed il contributo dato dalle partigiane e dai partigiani per la Liberazione dell’Italia, compresa Macerata. E ricordiamo che l’ANPI nasce proprio per non disperdere i valori della Resistenza alla dittatura nazifascista. Per tramandare quei valori alle generazioni successive e per far sì che la memoria resti viva nella nostra quotidianità e non rimanga confinata nei libri di Storia, l’associazione è stata aperta alle antifasciste ed agli antifascisti.
La scelta del Comune di Macerata liscia il peso al revisionismo di chi vuole equiparare partigiani e repubblichini. Non è questa, però, la storia della nostra Repubblica. E non è questa la storia di chi ha lottato e dato la propria vita per liberare l’Italia dalla dittatura.
L’ANPI non è affatto un’associazione divisiva: è l’associazione di chi crede nei valori della Costituzione nata dalla Resistenza. È la casa di tutte le antifasciste e di tutti gli antifascisti.
Spiace, quindi, che il Comune abbia fatto questo scelta ed invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio promosso dall’ANPI oggi pomeriggio alle 19 al Monumento dei Caduti.

20/06/21

Marche in zona bianca


Le Marche stanno per ritrovare la zona bianca e tutto quello che significa entrare nel gruppo delle Regioni con la fascia di rischio più bassa, a partire dall'abolizione del coprifuoco con la conseguente possibilità di rientrare più tardi la sera. È un dato positivo, soprattutto per le numerose mete turistiche del nostro territorio.
Le Marche fanno parte dell’ultimo gruppo di regioni a raggiungere questo traguardo: sicuramente la gestione della pandemia non è una gara, ma l’ingresso tardivo in zona bianca testimonia come – nonostante le belle parole ed i buoni propositi degli scorsi mesi – qualche errore sia stato compiuto. In questo senso, le riflessione pubblicate dal dottor Maffei su Cronache Maceratesi aiutano a ricostruire alcuni episodi controversi, a partire dallo screening di massa e dai suoi effettivi risultati: le sue parole devono essere un monito per il futuro.
L’allentamento delle misure restrittive prevista dalla zona bianca, unitamente a quelle che avverranno in seguito al miglioramento del quadro pandemico, non deve equivalere ad un tana libera tutti.
Continuano ad essere necessarie la massima prudenza e la massima attenzione: la variante Delta sta mettendo in difficoltà un paese come la Gran Bretagna in cui la campagna di vaccinazione procede a ritmi più elevati di quello che sta accadendo in Italia. Le ulteriori riaperture previste da Boris Johnson per questi giorni sono state rinviate di qualche settimana.
Il virus non si sconfigge chiudendo i porti, come vorrebbe farci credere la destra, ma con le buone pratiche: l’igiene frequente delle mani, il distanziamento fisico e la mascherina, che non è un bavaglio di cui liberarci ad ogni costo, ma un importante dispositivo di protezione da utilizzare quando è necessario.
È fondamentale continuare ad effettuare quanti più tamponi possibili, tracciare i casi positivi ed isolare le varianti: la prevenzione è uno strumento fondamentale nel contrasto al virus.
È altrettanto importante, però, che, a differenza di quanto è avvenuto la scorsa estate, le istituzioni lavorino per una ripartenza reale e sostenibile in autunno, quando le temperature scenderanno e sarà complesso condividere momenti di socialità all'aria aperta: l’aperitivo al bar può essere uno sfizio a cui rinunciare in tempi di crisi, ma non dimentichiamo che per tante persone quell'aperitivo è un lavoro. Settembre, poi, è il mese in cui le ragazze ed i ragazzi torneranno sui banchi di scuola: è inimmaginabile un altro anno scolastico diviso tra didattica in presenza ed a distanza.
È necessario, in poche e semplici parole, un robusto intervento dello Stato nel settore economico, e non solo: il mondo del lavoro potrebbe conoscere, a fine mese, lo sblocco dei licenziamenti. La volontà espressa da Elica di spostare la produzione in Polonia rischia di essere un antipasto di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. In questi giorni siamo passati dalle dichiarazioni di Guido Barilla alla morte di Adil Belakhdim ed entrambi gli episodi, a modo loro, dicono molto sulla realtà del lavoro in Italia. Il modo migliore per ricordare Adil è continuare il suo impegno, chiedendo un lavoro sicuro (per quanto riguarda il distanziamento fisico, la prevenzione degli incidenti, i ritmi di lavoro) e certo: mai più lavoro in nero, a partire dalle lavoratrici e dai lavoratori stagionali.
Istruzione, trasporti e sanità sono settori nei quali le Regioni godono di molti poteri, forse troppi. In attesa di una riflessione sulla riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra nel 2001 e sull'autonomia differenziata di cui si è iniziato a parlare prima della pandemia, auspichiamo che tutte le istituzioni, da quelle nazionali al più piccolo comune marchigiano, facciano la loro parte affinché le nostre vite, a partire dal prossimo autunno, siano migliori e più giuste di quelle che avevamo fino al febbraio del 2020.

18/06/21

Ciao, Adil!


Di lavoro non si dovrebbe mai morire eppure, anche oggi, parliamo di una persona che è morta di lavoro.
Questa settimana si è aperta con le parole di Guido Barilla che, dopo aver ereditato la ricca azienda di famiglia, invita le ragazze ed i ragazzi a rifiutare i sussidi ed a mettersi in gioco. E si chiude con l’ennesima morte sul mondo del lavoro.
Adil Belakhdim aveva 37 anni ed aveva tutta la vita davanti. Era coordinatore provinciale del Si Cobas a Novara ed è morto durante una manifestazione nei pressi di una sede della Lidl. Pare sia stato travolto da un camion che ha forzato il blocco del presidio e che il suo corpo sia stato trascinato per alcuni metri. L’autista è scappato senza prestare soccorso, ma è stato rintracciato e fermato dai carabinieri.
La crisi del lavoro in Italia è tutta qui: nei salari e negli stipendi sempre più bassi, nei diritti che mancano e nelle morti che, purtroppo, continuano a riempire le pagine dei giornali.
Eppure il pensiero liberista ritiene che i problemi del mondo del lavoro derivino dal reddito di cittadinanza ed alcuni politici non vedono motivi per rifiutare un lavoro da 600,00 € mensili.
La fine del blocco dei licenziamenti è alle porte; si sta per aprire una stagione di insicurezza per molte lavoratrici e molti lavoratori il cui posto di lavoro è a rischio. In uno scenario simile, è ancora più grave leggere della morte di un uomo, di un lavoratore, di un sindacalista che rivendicava i suoi diritti e quelli delle sue colleghe e dei suoi colleghi.
Un lavoro sicuro e dignitoso, un salario che non trasformi la fine del mese in un traguardo irraggiungibile e la piena titolarità dei diritti nel mondo del lavoro per tutte e tutti: se davvero vogliamo uscirne migliori, questo è davvero il minimo che possiamo pretendere.

Da Matelica ad Ancona, passando per Macerata


La città europea dello sport perde il treno per riportare il calcio professionistico a Macerata.
Il Matelica, infatti, è vicino a chiudere un accordo con l’US Anconitana che porterà la Lega Pro ad Ancona.
Affidarsi all'uomo solo al comando per risolvere un problema non è mai una buona opzione: Mauro Canil è stato dipinto come l’unica possibilità di avere il calcio di alto livello a Macerata, ma è evidente come l’imprenditore sia poco interessato a legare il suo percorso nel mondo del calcio alla storia della SS Maceratese 1922. Nel 2018 Romano Carancini sembrava l’unico ostacolo insormontabile all'arrivo di Canil a Macerata; oggi è chiaro che così non era.
È necessario fare chiarezza su quello che è successo in queste settimane, capire quali sono le reali forze attualmente disponibili (a partire dalla squadra che oggi gioca in Promozione) e sostenere un progetto che abbia l’obiettivo di riportare la città di Macerata nelle categorie che le competono.
Questo deve avvenire senza dimenticare l’attività di base e le tante ragazze ed i ragazzi che giocano a calcio lontano dai riflettori delle prime squadre.
Ma, soprattutto, deve avvenire senza dimenticare che il mondo dello sport non termina con il calcio e che, nella nostra città, è composto da tante realtà che meritano di essere appoggiate e sostenute.

10/06/21

In piazza per la scuola pubblica


Ieri pomeriggio abbiamo partecipato al presidio promosso da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e ANIEF ad Ancona.
La scuola merita di tornare, finalmente, al centro dell’agenda politica. La scuola è il luogo che forma le cittadine ed i cittadini di domani ed in cui si costruisce il futuro della nostra società.
Il Patto per la Scuola va nella giusta direzione, tuttavia alcune misure previste nel Decreto sostegni non sono in linea con quegli obiettivi e con quelle parole.
Va ripensata l’edilizia scolastica: le scuole devono essere realmente accoglienti ed inclusive. Le classi devono essere meno numerose, così da mettere realmente al centro l’apprendimento di tutte/i e di ciascuna/o. Per questo, è necessario un robusto piano di assunzioni che parta dalla lotta al precariato diffusissimo: migliaia di docenti precarie e precari tengono in piedi la scuola pubblica, ma lo Stato fa orecchie da mercante quando si tratta di offrire stabilità a quelle persone. Tutto questo è inaccettabile, anche perché la continuità didattica, per le ragazze ed i ragazzi, è un valore che troppe volte viene sminuito.
La scuola italiana ha bisogno di centralità: economica e progettuale.

02/06/21

Appalti, subappalti e caporalato


Dove Salvini vede semplificazioni noi vediamo grigio, nero e sfruttamento; vediamo evasione, elusione e potenziale illegalità.
Da Fincantieri alla filiera agricola, passando per la ricostruzione post sismica, il codice degli appalti va pensato, ripensato, monitorato, reso etico, certamente non azzerato.
Vogliamo lavoratori e lavoratrici, non schiavi e schiave. La fine del blocco dei licenziamenti è alle porte e abbiamo capito chi, nell'idea di Confindustria e delle destre nazional – populiste dovrà fare le spese di questa crisi che nella sua portata è stata da più fonti paragonata a un dopoguerra.
I casi Elica e Fincantieri, per motivi diversi da quelli riguardanti il Covid, rischiano di essere un triste antipasto di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi in tutto il paese: quelle lavoratrici e quei lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle il reale significato della precarietà e dell’incertezza del lavoro e dell’impatto di tutto questo nella nostra quotidianità.
La politica ha il compito di dare una risposta a questi dubbi. Per questo motivo, Sinistra Italiana Marche organizza una diretta sulla sua pagina Facebook per parlare di appalti, subappalti e caporalato ed offrire uno spaccato della situazione del lavoro nella nostra Regione ed esporre le proposte che verranno presto presentate in Parlamento.
Dialogheranno con Serena Cavalletti - moderatrice del dibattito - Tiziano Beldomenico (segretario provinciale FIOM Ancona), Federico Martelloni (segreteria nazionale di Sinistra Italiana, delega al lavoro e Mario Di Vito (giornalista de “Il Manifesto”).
L’incontro sarà trasmesso in diretta nella pagina Facebook di Sinistra Italiana Marche alle ore 21:15 di giovedì 3 giugno.

02/05/21

Il mio intervento alla presentazione della rete locale "Uniamoci per salvare l'Italia"


Il 25 Aprile 1945 è una data fondante della nostra democrazia. Si chiude il fronte italiano della Seconda Guerra Mondiale e, soprattutto, termina la guerra di Liberazione dalla dittatura nazifascista.
È bene chiamare le cose con il loro nome contro i tentativi di revisionismo che ogni anno emergono e che quest’anno hanno il volto del Direttore dell'USR Marche. Lo stucchevole "vogliamoci bene" che emerge dalla sua lettera alle studentesse ed agli studenti delle Marche non racconta nulla della storia reale di quegli anni.
La Resistenza non è un passato da dimenticare, ma una memoria fertile che ci indica la strada per vivere il presente in maniera più consapevole e costruire un futuro migliore.
Il 25 Aprile, quindi, va festeggiato sempre, anche quando - come in questi due ultimi anni - la pandemia ci costringe a celebrazioni sobrie e diverse, ma non per questo meno importanti e sentite.
Può apparire banale e scontato dire che la pandemia sta cambiando le nostre vite, però è così.
Il mantra della quarantena della primavera 2020 era "ne usciremo migliori".
Dodici mesi dopo non ne siamo ancora usciti, ma la disponibilità e la somministrazione dei vaccini lasciano intravedere la luce in fondo al tunnel.
Usciremo davvero migliori dalla pandemia se sapremo costruire una nuova normalità attorno ai valori della Costituzione.
Per fare questo, abbiamo un nuovo strumento: un appello lanciato dall'Anpi attorno a cui è nata una rete di partiti, associazioni, sindacati, movimenti, realtà locali che oggi si presenta qui a Macerata.
Solidarietà, lotta alle disuguaglianze ed alle discriminazioni, scuola, formazione, sanità sono gli hashtag che potremmo estrarre dall'appello e su cui ricostruire il mondo post pandemia. Ne aggiungo uno, stimolato da un’intervista da Paolo Berizzi pubblicata su MicroMega: antifascismo. Da qui dobbiamo ripartire e dobbiamo farlo ogni giorno, non soltanto il 25 Aprile.
Essere antifasciste/i non significa essere comuniste/i. Sicuramente alcune/i antifasciste/i sono comuniste/i, ma essere antifasciste/i significa, prima di tutto, essere democratiche/i.
Non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia non è scontata, ma è un bene comune da coltivare giorno dopo giorno, anche con proposte come questa Rete, per vivere in una società più giusta.
Del resto, l'antifascismo è, di per sé, un fatto unitario ed il compito della democrazia è quello di arrivare ad una sintesi tra le varie posizioni e le varie idee.

25/04/21

Che vi ha fatto il 25 Aprile?


Chi, in questo paese, affronta la questione dei migranti viene spesso tacciato di buonismo: i problemi di questo paese sono, sarebbero, altri.
A pensarci bene, però, i veri buonisti arrivano in prossimità del 25 Aprile, parlando di quella data con lo spirito di chi vorrebbe darti una pacca sulla spalla, dicendo che non è successo nulla e che bisogna guardare avanti senza pensare troppo al passato.
Il 25 Aprile sembra derubricato ad un fallo durante una partita di calcio: ci si rialza, ci si dà il cinque e si continua a giocare.
Ma la storia dice che il 25 Aprile 1945 è l’ultimo capitolo della guerra di Liberazione dall'occupazione nazifascista.
La storia – come canta De Gregori – “dà torto e dà ragione”; “non si ferma davvero davanti a un portone”.
Colpisce che il Direttore dell'USR Marche riesca a scrivere alle studentesse ed agli studenti delle Marche una lettera sulla Liberazione non utilizzando praticamente mai la parola “fascismo”.
Il 25 Aprile 1945 è la data che consegna ai libri di storia il ventennio più buio della nostra storia.
Ricordare il passato è il modo migliore che abbiamo per omaggiare le tante ed i tanti che hanno dato la loro vita per restituire la libertà al nostro paese, lottando contro chi quella libertà l’aveva presa (e, soprattutto, mantenuta) con la violenza.
Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali e segretario nazionale di Sinistra Italiana, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare. Auspichiamo una presa di posizione chiara e netta da parte del Ministro Bianchi: le istituzioni del nostro paese non possono diventare la casa di un revisionismo storico di cui non si sente il bisogno.
"Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono."
"Se avesse vinto lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, lei è senatore della repubblica e parla qui con me."
Italo Calvino e Vittorio Foa (in un dibattito televisivo con Giorgio Pisanò) spiegano come meglio non si potrebbe il significato reale e profondo della festa di Liberazione.
Ora e sempre Resistenza!

21/04/21

Parliamo del DdL Zan, diamo voce al rispetto


Una diretta Facebook per parlare del Disegno di Legge Zan contro l'omotransofobia e per capire quanto sia importante approvare questa legge e quanto manchi nel nostro ordinamento giuridico una norma come questa.
Saranno ospiti virtuali del coordinamento di Macerata di Sinistra Italiana Marilena Grassadonia (attivista LGBT+ e componente della Direzione e Segreteria Nazionale di Sinistra Italiana) e Cinzia Massetti (sindacalista che si occupa di nuovi diritti presso la CGIL Marche).
L’incontro sarà introdotto da Michele Verolo (coordinatore di Sinistra Italiana Macerata) e moderato da Federica Nardi (giornalista di Cronache Maceratesi).
L’appuntamento è per venerdì 23 aprile alle ore 21:15 in diretta nella pagina Facebook di Sinistra Italiana Macerata.

31/03/21

Verso le elezioni amministrative: battere le destre insieme


Il rinvio delle elezioni amministrative al prossimo autunno non deve ingannare: sono queste le settimane nelle quali il nostro impegno deve essere rivolto alla costruzione di alleanze larghe ed alternative alle destre.
Italia Viva ha bruscamente ed inopinatamente interrotto un’esperienza di governo che, seppur tra alcune contraddizioni, stava cercando di fronteggiare la crisi pandemica che stiamo vivendo con risposte diverse da quelle del passato: il blocco dei licenziamenti, ad esempio, non è stato un fatto ovvio e scontato, ma una chiara e precisa scelta politica di ha cercato di tutelare le fasce meno privilegiate della popolazione.
Nel momento in cui ha negato la fiducia a Mario Draghi, l’assemblea di Sinistra Italiana ha detto chiaramente che la prosecuzione dell’alleanza giallorossa e la sua articolazione nei territori restano due punti strategici della sua azione politica.
Alle ultime elezioni regionali le forze che sostenevano Giuseppe Conte si sono presentate divise in ben tre schieramenti politici, indicando tre differenti candidati alla presidenza della Regione.
Noi, però, crediamo sia arrivato il momento di guardare avanti e di voltare pagina. Gli errori del passato non possono più essere ripetuti.
Sinistra Italiana darà, da subito, il suo contributo affinché alle prossime elezioni amministrative l’alleanza tra il Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle e le altre forze progressiste ed ecologiste possa presentarsi alle elettrici ed agli elettori con una proposta di buon governo chiara e credibile.
La pandemia insegna che nulla può essere risolto con gli slogan e con i tweet. Se la vaccinazione lascia intravedere la fine dell’emergenza sanitaria, le conseguenze economiche e sociali di questo ultimo anno rischiano di tenerci compagnia ancora a lungo, se la politica non saprà dare risposte serie.
Il lavoro da fare è lungo, ma Sinistra Italiana c’è ed invita tutte le donne e gli uomini di partiti, sindacati ed associazioni dell’area progressista a dare il loro contributo.

20/03/21

La sofferenza merita trasparenza


La Regione Marche dichiara che, in queste settimane, sono state inoculate 155.014 delle 176.810 dosi ricevute (con una percentuale – soddisfacente – pari all'87,7%).
Accade, poi, che Anna Casini ed Antonio Mastrovincenzo eseguono un accesso agli atti da cui risultano dati e numeri diversi e peggiori, secondo i quali la percentuale delle dosi inoculate su quelle ricevute scende al 69,1%.
Per mesi, nella prima ondata della pandemia e nel corso dell’estate e dell’autunno, abbiamo atteso i vaccini come soluzione logica della pandemia.
Ora abbiamo i vaccini, ma emergono dubbi sulla capacità di vaccinare in sicurezza il massimo numero di persone nel minor tempo di possibile.
Auspichiamo che al più presto si faccia chiarezza sul caso emerso in seguito all'accesso agli atti di Casini e Mastrovincenzo e che siano chiari e certi i modi ed i tempi delle vaccinazioni nella nostra regione.
La sofferenza merita trasparenza.

08/02/21

Tutto è politica


In un sistema economico come il nostro, l’uso che facciamo del nostro denaro produce degli effetti: andiamo a mangiare da McDonalds’ o al bar di un mio amico? Facciamo shopping nel negozio sotto casa o al centro commerciale? Dove finiscono i nostri soldi? Arricchiscono questo o quel manager (rigorosamente uomo, se è vero che i posti di lavoro persi nell'ultimo periodo appartenevano per il 99% alle donne, e questo è un altro tema da affrontare) o nelle case e nelle tasche di una famiglia che vive di quel denaro?
La politica fa parte della nostra vita ben oltre le nostre intenzioni. Per noi, però, troppe volte la politica è solo quello che accade nelle istituzioni.
Da qualche settimane, leggiamo un giornale e ci sembra di assistere ad un gioco di ruolo distante dalle nostre vite. Gli sviluppi di questo gioco sono ignoti: quello che sappiamo è che Mario Draghi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico per la formazione di un "governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica".
Wikipedia parla alternativamente di governo tecnico, istituzionale, di larghe intese o del Presidente per definire “un governo dalla non dichiarata identità politica, spesso appoggiato dalle forze politiche in situazioni d'emergenza, quando il sistema dei partiti non riesce a esprimere un governo pienamente funzionante”.
Siamo, quindi, di fronte alla prossima formazione di un governo tecnico?
Ho una certezza: i tecnici, in quanto tali, non esistono.
Mario Monti e Mario Draghi sono tecnici in quanto esperti di un determinato settore che, nel loro caso, è quello economico. Ma che dire di alcuni loro colleghi come Andrea Fumagalli ed Emiliano Brancaccio? Sono due economisti meno noti al grande pubblico, con idee radicalmente differenti da quelle di Monti e Draghi. Ma sono, appunto, economisti e, quindi, tecnici.
La pandemia ha portato nelle nostre case i visi di alcuni medici che abbiamo imparato a conoscere e ad ascoltare per cercare di capire come fronteggiare questa situazione. Penso, tra le tante ed i tanti. a Massimo Galli, Alberto Zangrillo o Giulio Tarro. Parliamo di esperti del campo medico e, quindi, di tecnici. Sappiamo, però, che i tre hanno approcci differenti alla pandemia, ai suoi effetti ed alle sue possibili soluzioni.
Il tecnico è una persona competente, e forse mai come ora abbiamo bisogno di competenza. Le loro parole e le loro azioni, però, non sono mai neutre.
Senza fare nulla di particolarmente rivoluzionario, la coalizione formata da Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali si è affermata, a sorpresa, come la più avanzata ed interessante esperienza di governo del mondo progressista nel nostro paese. I mal di pancia di Confindustria e di alcuni gruppi editoriali lo dimostrano.
La reazione alla proposta di introduzione di una sacrosanta (e modesta) tassa patrimoniale è eloquente: quell'emendamento ha ricevuto una bocciatura quasi unanime da quasi tutto il mondo dell’informazione. E Confindustria tifa perché da aprile il blocco di licenziamenti possa attenuarsi. Parliamo, in entrambi i casi, di provvedimenti giusti: la maggioranza della popolazione trarrebbe giovamento da una tassazione dei grandi patrimoni e dalla possibilità, in tempi di crisi, di conservare il proprio lavoro ed il proprio reddito.
Le questioni da affrontare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sono tante: il piano vaccinale da aggiornare in seguito alla riduzione delle dosi in arrivo, la definizione dei progetti da finanziare con il denaro in arrivo dall'Unione europea, il contenimento degli effetti di una crisi economica dai confini ancora poco chiari.
Insomma, numerose ed importanti sono le decisioni da prendere. Non sono scelte meramente tecniche e neutre: sono decisioni che, nel bene e nel male, avranno un impatto nelle nostre vite. Sono, appunto, decisioni politiche.
Perché tutto è politica.

31/01/21

Un mondo giusto ha un cuore Rosso e Verde: il mio intervento al congresso nazionale di Sinistra Italiana


Care compagne, cari compagni,
parlo da Macerata, una piccola o media città che nelle Marche che, fino a poco fa, forse poche e pochi di voi conoscevano.
Poi due anni fa, più o meno di questi tempi, questa città è stata vittima dell’attacco fascista di un ragazzo che si chiama Luca Traini e che è andato in giro con la macchina sparando alle ragazze ed ai ragazzi di colore. Era il 3 febbraio 2018 e la settimana seguente, invece, Macerata avrebbe ospitato una splendida e partecipata manifestazione antifascista ed antirazzista.
Nelle ultime elezioni amministrative sono cambiate le amministrazioni comunali e regionali: il Sindaco è una figura indipendente, ma molto vicina alla Lega, mentre il Presidente della Giunta regionale è un esponente di Fratelli d’Italia di cui si è parlato in campagna elettorale per una vera o presunta partecipazione ad una cena che celebrava la ricorrenza della Marcia su Roma.
Da quel momento e negli ultimi mesi, le Marche sono state troppe volte al centro della cronaca e della politica nazionale per una serie di fatti spiacevoli: dopo aver vinto le elezioni, il Sindaco e Matteo Salvini si sono affacciati dal balcone del Comune come se fosse il terrazzo di casa loro; abbiamo avuto le parole del vicario del Vescovo contro l’aborto ed a favore della Polonia e della sua legislazione in tema di aborto; abbiamo avuto le altrettanto gravi affermazioni secondo cui, anche in tempi di pandemia, i loro profitti vengono prima delle nostre vite; abbiamo avuto un probabile femminicidio in provincia, su cui le autorità competenti stanno ancora indagando; Macerata ha chiuso il progetto di accoglienza di migranti ed ha abbandonato il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace perché i 600,00 € annui da pagare per l’iscrizione rappresentano un impegno troppo gravoso per le casse comunali.
Dico questo perché quando parliamo di noi non dobbiamo mai dimenticare di alzare lo sguardo e vedere chi e cosa abbiamo intorno a noi. Oggi abbiamo a che fare con questa destra, contro cui è necessario, ma non sufficiente, unire tutte le forze per cercare massima alleanza possibile. Condivido ed apprezzo, quindi, il riferimento al documento congressuale che fa riferimento al rinnovato bipolarismo.
La pandemia ha portato in primo piano alcuni temi che ci stanno a cuore, come il ruolo dello Stato nel sistema economico: abbiamo visto che il libero mercato, da solo, tutela gli interessi dei pochi a svantaggio di quello dei tanti, alimentando una serie di disuguaglianze che appaiono sempre più insopportabili.
Non sono ancora ben chiari i confini della crisi che stiamo vivendo. Credo, però, che ne usciremo solo riconoscendo più diritti a tutte e tutti: diritti civili ed individuali e diritti sociali e collettivi, evitando una sterile ed inutile contrapposizione perché non esiste alcuna graduatoria dei diritti.
Parlare di diritti sociali significa diritto al lavoro, perché è sul lavoro che si fonda la nostra Repubblica.
Significa diritto al reddito per assicurare a tutte e tutti un’esistenza dignitosa e liberare dal ricatto del lavoro precario e povero (di salari, di stipendi e di diritti).
Parlare di diritti civili significa, come minimo, difendere i diritti acquisiti grazie alle lotte ed alle battaglie degli anni passati. L’attacco all'autodeterminazione (che nella nostra Regione nelle ultime settimane sta diventando sempre più forte) delle donne non è un fatto che riguarda solo le donne, ma tocca tutti. L'IVG è sancita da una legge dello Stato che come tale va rispettata ed applicata e la politica ha il compito di creare le condizioni affinché maternità e paternità siano scelte libere e consapevoli e mai obbligate per una mancanza di alternative. Diritti civili significa diritto alla promozione ed alla tutela della salute di tutte e di tutti con un Servizio Sanitario Nazionale universale, pubblico e finanziato con la fiscalità generale.
Abbiamo visto in questi mesi quanto sia importante il ruolo del pubblico in settori come la sanità, l’istruzione e la mobilità e quanto sia importante, oggi, investire denaro ed idee su questi temi. Il Recovery plan è l’occasione di costruire una società più giusta e più equa; segna una cesura importante con le politiche economiche messe in campo negli ultimi anni dall'Unione europea, ma bisogna lavorare ancora per chiudere definitivamente il capitolo dell’austerità. Da insegnante precario, mi chiedo e vi chiedo: facciamo nostra la battaglia contro le classi pollaio, chiedendo un numero massimo di 15 o 20 ragazze e ragazzi per classe?
La sinistra dovrebbe essere capace di rappresentare un’alternativa allo status quo. Quando lo status quo entra in crisi, la sinistra dovrebbe viaggiare col vento in poppa. Eppure, così non è stato in questi anni e su questo dovremmo fare autocritica senza, però, smettere di guardare avanti verso il futuro.
Abbiamo una nuova possibilità di ripartire. Va bene Equologica come un tentativo di allargare la partecipazione a compagne e compagni che abbiamo già incontrato in passato o con cui per la prima volta incrociamo il percorso. Penso, però, che Liberi e Uguali, pur con tutte le sue criticità, sia il punto di partenza più avanzato che abbiamo nella costruzione di una sinistra di governo.
Resto dell'idea che il punto di arrivo debba essere un unico soggetto politico che sappia ascoltare, confrontarsi e dialogare con tutte e tutti, al suo interno ed all'esterno. Un soggetto pubblico che dia più forza alle nostre idee e che consenta di chiudere la stagione delle tante liste differenti che ci hanno visto partecipare alle elezioni: alla lunga i contenitori differenti che abbiamo costruito ed abbandonato ci hanno fatto perdere credibilità, riconoscibilità e consensi.
Chiudo inviando la solidarietà della federazione di Macerata alle compagne ed ai compagni di Brescia per quanto accaduto nella loro assemblea precongressuale. L’antifascismo e lotta ai neofascismi devono continuare ad essere al centro della nostra agenda politica.

30/01/21

Autodeterminazione delle donne e sostituzione etnica: trova l'intruso


Quando fanno opposizione, come a Roma, le destre dicono che le priorità sono altre, se la maggioranza propone ed approva leggi di civiltà, come il ddl Zan o la sostanziale cancellazione dei decreti Salvini.
Quando governano, come ad Ancona, le destre discutono di diritti civili come se la pandemia fosse un tema esclusivamente nazionale, e lo fanno con il tentativo di riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo.
Nell'ultima seduta del Consiglio regionale, Manuela Bora (a cui va la nostra solidarietà per la triste vicenda di cronaca di cui è stata suo malgrado protagonista qualche giorno fa) ha presentato una mozione per chiedere che il diritti previsti dalla legge 194 siano effettivamente e concretamente garantiti anche nella nostra Regione.
La mozione, respinta, è l'ulteriore episodio di una diatriba aperta dall'assessora regionale alle Pari Opportunità Giorgia Latini, con le sue dichiarazioni antiabortiste di qualche settimana fa che mettono in discussione, fra equivoci creati ad hoc, una storia di conquiste delle donne e della civiltà, sviando anche il discorso sugli obiettori di coscienza.
A quelle parole hanno risposto, in primis, le donne, rivendicando l'autodeterminazione sui loro corpi e coscienze come fonte della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza. Ma la legge 194 è una legge articolata, che non parla solo di IVG, e le donne si battono per la sua piena e totale applicazione.
Chiedono che l’interruzione volontaria delle gravidanza sia prevista secondo tutte le modalità e le procedure possibili. La decisione di vietare la somministrazione della pillola abortiva nei consultori può anche essere corretta dal punto di vista giuridico, ma sostanzialmente finisce per essere un ulteriore ostacolo lungo una strada di per sé tutt'altro che semplice: l’interruzione volontaria di una gravidanza è un fatto che va rispettato e che non merita il baccano scatenato da questa classe politica.
Chiedono l’adozione, sul fronte educativo, informativo e preventivo, di misure che possano far arrivare ad una maternità ed una paternità realmente libere e responsabili.
E chiedono, soprattutto, la parità salariale a parità di lavoro, un lavoro stabile contro la precarietà e il part – time involontario, il riconoscimento del lavoro di cura anche ai fini previdenziali, per migliorare la qualità dell'assistenza per le tante donne anziane ospiti delle residenze.
Spiace, poi, che, proprio in prossimità della Giornata della Memoria, si sia mischiato questo tema con argomenti che nulla hanno in comune con la legge 194: a chi parla, con sgradevoli ed irricevibili richiami alle legge razziali, di difesa dell’identità nazionale e di sostituzione etnica, rispondiamo che, numeri alla mano, sono di più le italiane e gli italiani che vanno all’estero dei migranti che arrivano in Italia. E riteniamo che l’incontro di culture differenti sia un insostituibile elemento di crescita di una comunità: l’inclusione dei migranti va guidata saggiamente partendo dal presupposto che l’incontro con la diversità arricchisce. Sbaglia, a nostro avviso, chi vede nell'«altra» e nell’«altro» una minaccia o un pericolo.
Disoccupazione (anche giovanile), precarietà, lavoro povero e futuro incerto spingono tante ragazze e tanti ragazzi a costruire il loro futuro all’estero, in cerca di quelle possibilità che in Italia sembrano precluse. Una politica realmente vicina ed attenta ai bisogni delle persone dovrebbe mettere tutto questo al centro della sua agenda.
"Trovo assurdo che molti dei miei colleghi repubblicani sostengano che il governo federale dovrebbe immischiarsi meno nella vita delle persone, che dovrebbe essere meno interventista, tranne quando si parla del corpo delle donne e delle importantissime scelte che queste devono prendere. In questo caso siamo noi a dire che il governo non dovrebbe immischiarsi e dovrebbe lasciare che siano le donne a decidere per loro stesse": le parole del senatore democratico Bernie Sanders fissano come meglio non si potrebbe fare i limiti entro i quali deve mantenersi la politica: sui corpi delle donne decidono le donne ed ogni tentativo di limitarne la libertà è semplicemente antistorico.

10/01/21

Le case e le cose che bruciano


Cosa accade se si cerca rapidamente “Andiamo a bruciargli la casa” su Google?
Succede che il primo risultato, quello più popolare e con più click, è un meme che riprende una lezione di Alessandro Barbero, docente di Storia molto popolare nel web e che ha il merito di aver avvicinato ed incuriosito tante ragazze e tanti ragazzi alla sua materia.
Oggi, “Andiamo a bruciargli la casa” è un’espressione di cui parla la politica marchigiana. Il merito, o la colpa, è un cartello trovato in un consultorio a Macerata che recita proprio queste parole, verosimilmente rivolte all’assessora Giorgia Latini.
Rifiutiamo ogni tipo di violenza, a partire da quella verbale, che è forse la più importante perché rischia di trasformare le parole violente in fatti violenti. La solidarietà all’assessora ed al presidente Acquaroli è, dunque, scontata, ma non per questo meno sentita e sincera.
Chi ha scritto quel cartello ha davvero intenzione di bruciare la casa dell’assessora Latini? Noi, in verità, crediamo di no. Crediamo che quel cartello sia una citazione proprio di Alessandro Barbero e lo crediamo anche per quel “bruciargli” che non appartiene a chi è particolarmente sensibile al tema del linguaggio di genere.
Si apre, però, un tema che ha a che fare con la capacità di movimenti e collettivi di utilizzare un linguaggio che sappia essere davvero inclusivo e che sappia accogliere sensibilità diverse che, però, condividono la stessa battaglia.
Alcuni comportamenti finiscono per concedere un alibi alla classe dirigente di turno, che si concentra sul fatto particolare ignorando le richieste generali. Così, nessuna/o parla della difficile autodeterminazione delle donne nelle Marche, mentre tutte/i discutono di un cartello.
La piena attuazione della legge 194 resta sempre più lontana. Ed è su questo che gradiremmo si concentrassero le attenzioni dell’assessora Latini e della Giunta tutta.

05/01/21

Priorità alla scuola. Quale?


Le politiche economiche votate all’austerità volute dall’Unione Europea hanno evidentemente colpito il settore pubblico: i tagli alle spesa pubblica (o, comunque, i finanziamenti insufficienti) hanno portato enormi difficoltà per la sanità nella gestione della pandemia, per i trasporti (soprattutto nelle grandi città) e per la scuola e l’università a garantire il diritto costituzionale allo studio.
“Andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori” sono alcuni slogan che ci hanno fatto compagnia nella prima ondata della pandemia. I comportamenti individuali virtuosi, comunque imprescindibili, necessitano di essere supportati e sostenuti da una politica chiara e forte, che sappia tracciare la direzione da seguire, gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti da utilizzare per realizzare gli scopi fissati.
Quante parole sono state pronunciate sulla scuola in questi mesi? Sembrerebbero parole gridate al vento, visto che il 7 gennaio è sempre più vicino e l’Italia si avvicina a questa data come un’armata Brancaleone incapace di restare coesa e guidata, per quel che le compete, da una Ministra che sa dire tre o quattro cose come un disco rotto: la scuola deve riaprire il 7 gennaio; la scuola è un luogo sicuro; la scuola ha già dato parecchio in questi mesi per frenare i contagi. Tutto, o quasi, vero, ma la politica ha bisogno di altro oltre qualche slogan, soprattutto in mesi complicati come questi.
La gestione della pandemia inizia ad essere stanca e raffazzonata. È ancora presto per valutare a pieno gli effetti di un decreto Natale dalle maglie ampie ed ambigue sui numeri dei contagi. Eppure i casi positivi si assestano ancora sulla decina di migliaia al giorno ed alcune Regioni registrano un’elevata incidenza dei tamponi positivi su quelli globalmente effettuati ed un indice Rt pericolosamente vicino alla soglia dell’unità, oltre la quale la gestione della curva diventa complicata.
Senza voler approfondire la tematica – comunque non secondaria né irrilevante – dei trasporti, ha davvero senso riaprire le scuole secondarie in questo scenario sanitario precario?
Ragazze e ragazzi hanno pagato un prezzo altissimo alla pandemia: sia a marzo che ora, la scuola è stata la prima realtà ad essere sacrificata con l’improvvisazione (prima) e l’implementazione (poi) della didattica a distanza (prima) e digitale integrata (poi).
Nulla può sostituire la didattica in presenza, anche e soprattutto per l’aspetto relazione dell’educazione e della formazione che resta imprigionato nello schermo del computer, del tablet o dello smartphone dietro cui si spiega o si ascolta una lezione.
E, però, il ritorno a scuola deve essere sicuro e duraturo: che senso avrebbe riaprire il 7 gennaio per trovarsi nuovamente a casa il 7 febbraio? Siamo davvero in grado di garantire una ripartenza in sicurezza (che non significa a rischio zero) della scuola? Se così non è, quali sono i motivi? Dove sono finiti, ad esempio, i fondi stanziati dal Governo per potenziare i trasporti? È davvero possibile e conveniente parlare di doppia turnazione e di ingressi ed uscite scaglionati? Come si intende garantire l’idonea areazione delle aule?
Se, come spesso si dice, la politica deve guardare al futuro, i suoi occhi devono posarsi prima di tutto sul luogo in cui si costruisce il domani della società: la scuola. Qualità e necessarie innovazioni della didattica, classi pollaio, precariato, rinnovamento del corpo docente e, più in generale, ciò di cui la scuola ha bisogno sono temi che entrano poco e male nel dibattito pubblico.
Più che ad immaginare il futuro, la politica dei giorni d’oggi appare tristemente e pericolosamente ancorata al presente e priva di idee da portare avanti nel medio termine. È incapace di guardare oltre la punta del proprio naso e distante dai sentimenti del popolo, al punto da ipotizzare una crisi di governo durante una pandemia.
Ecco, se questo è lo spettacolo offerto dalla politica non stupisce – purtroppo – il modo in cui viene considerata la scuola, che diventa – nei fatti – l’ultima ruota del carro. Di più: mentre in alcune zone d’Italia, comprese le Marche, il ritorno sui banchi slitta a fine mese e tutto tace relativamente agli altri luoghi culturali fortemente penalizzati dalla pandemia (cinema, musei, teatri, associazioni), riparte la discussione sulle piste da sci.
L’aria di montagna, evidentemente, uccide il Covid ed ha il merito di far emergere chiaramente le priorità della classe dirigente. Mirco Carloni, vicepresidente della Regione Marche, ha avuto il merito di aver lasciato da parte l’ipocrisia e di essere stato chiaro: aprire le scuole mentre continuano le restrizioni alle attività economiche è una scelta contraddittoria, dunque utilizziamo la didattica a distanza per non sfasciare del tutto il sistema economico.
Priorità alla scuola? Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.