Attorno alla scelta di sostenere, sia pur individualmente, Dipende da Noi, si è sviluppato nel nostro partito un dissenso.
La situazione attuale vede i partiti che a livello nazionale sostengono Conte divisi in tre schieramenti: PD ed Articolo 1 sostengono Mangialardi, il Movimento Cinque Stelle sta con Mercorelli e pezzi di Sinistra Italiana appoggiano, a titolo personale, Mancini.
Segnalo, a questo proposito, un appello promosso da cittadini di sinistra che chiedono l’unità delle forze democratiche ed antifasciste. Non dimentichiamo chi è il candidato del centrodestra unito: Francesco Acquaroli, collega di Fratoianni, candidato a tutto negli ultimi tempi e salito agli onori delle cronache per la partecipazione a cena commemorativa della marcia su Roma.
Esagero se dico che Lega e Fratelli d’Italia ripuliscono i rigurgiti neofascisti che emergono nella società? Forse, ma il tema esiste ed è sottovalutato dal campo progressista nel momento in cui quel campo esprime due, se non tre, candidati alla presidenza della Regione Marche.
Qualche mese fa, a Porto San Giorgio, Peppe De Cristofaro raccontava questo aneddoto: dal 2013 ad oggi, sono state praticate tutte le linee politiche: da Italia Bene Comune a L’altra Europa con Tsipras; da Liberi e Uguali a La sinistra. Una costante ha attraversato questi cambiamenti: i risultati elettorali sostanzialmente deludenti o, comunque, non all’altezza delle nostre attese. Servirebbe più politica e meno tattica, una maggiore e rinnovata capacità di ascoltare quello che un tempo sarebbe stato il nostro popolo e che oggi va riconquistato. Mettere in pratica queste parole è tanto difficile quanto necessario.
Bisogna pure ricordare, continuando quel ragionamento di De Cristofaro, che il paese è governato da almeno trent’anni da due coalizioni che troppe volte hanno dimostrato affinità culturali decisamente eccessive. Peppe lo diceva per la scuola, ma io credo che questo discorso possa essere esteso a molti, troppi settori del nostro paese.
Ne cito uno per tutti, che – per noi donne e uomini delle Marche – rappresenta forse l’errore più grande della Giunta uscente: la sanità. Quello dei finanziamenti insufficienti alle strutture pubbliche per favorire quelle private, con tutto ciò che questa scelta ha comportato, è un tema che chiama in causa tanti governi e tante amministrazioni, a partire dalle Marche.
Prendo questo esempio per dire che il mio giudizio sulla Giunta uscente non può essere positivo. Essendo di Macerata, cito pure i ritardi sulla ricostruzione e noto un piccolo cambio di passo col nuovo commissario alla ricostruzione.
Credo di poter dire che il giudizio negativo sulla Giunta uscente sia condiviso da ampi pezzi dell’attuale maggioranza, se è vero che praticamente tutti hanno chiesto un passo indietro a Ceriscioli e rivendicato discontinuità rispetto a tante, troppe scelte compiute in questi anni (ne cito un’altra, su cui Sinistra Italiana si è esposta pubblicamente con alcuni comunicati stampa ed un’interrogazione parlamentare: il Covid Hospital).
È inutile chiedersi, ora ed oggi, cosa avrebbe potuto fare Sinistra Italiana di più e di diverso nei mesi che hanno portato al passo indietro di Ceriscioli ed alla candidatura di Mangialardi. Di per sé, non candidare presidente uscente ricandidabile è un atto di discontinuità. Ne sarebbe servito uno più forte? Probabilmente sì, ma la storia non si fa con i se e con i ma.
Avrei gradito che il centrosinistra unito avesse preso altre decisioni, magari sposando con convinzione la causa di Sauro Longhi che avrebbe, forse, unito PD, Articolo 1, Movimento Cinque e Stelle e, penso e spero, Sinistra Italiana.
La sconfitta delle elezioni europee ha aperto una nuova fase in Sinistra Italiana, questa è la mia impressione. Ricordo alcune interviste Fratoianni che ho interpretato così, le sue dimissioni, l’ingresso di Sinistra Italiana e di Liberi e Uguali nel governo per dare il nostro piccolo (3%) contributo per fermare la destra. Siamo piccoli, ma le elezioni regionali del 2015 dovrebbero insegnare che ogni voto è importante, visto che Altre Marche non ha eletto alcun consigliere per una manciata di voti.
Ho l’impressione che, a livello nazionale, il nostro partito abbia accettato una sfida che, a livello regionale, abbiamo sostanzialmente ignorato. A Roma abbiamo ripreso un dialogo propositivo e costruttivo col PD; qui ci siamo limitati ad un incontro, uno di numero, del nostro segretario regionale (accompagnato da un candidato presidente che il partito non ha mai formalmente sostenuto) con il suo pari ruolo del PD.
Oggi, quindi, abbiamo due candidati che, per motivi diversi, mi appaiono entrambi deboli o, comunque, poco entusiasmanti. Un indistinto frontismo serve a poco nulla. Serve un progetto al tempo stesso unitario, alternativo e discontinuo. Non so quale contributo avremmo potuto dare; so, però, che Sinistra Italiana ha sostanzialmente rifiutato di giocare questa partita.
Ho apprezzato l’apertura di uno spazio di discussione a sinistra del PD, come sempre si fa alla vigilia delle elezioni. Il percorso di Dipende da Noi nasce da un appello firmato da alcuni consiglieri civici di sinistra, compreso me, per aprire un percorso a sinistra. La prima riunione a cui ho partecipato è stata mortificante; e su questo il nostro giudizio è stato sostanzialmente unanime. Non ho visto alcun futuro in quella riunione; ho abbandonato quel percorso per poca convinzione e per assenza di tempo tra gli impegni nella mia città, il lavoro ed altri impegni personali. Ho sperato in una situazione come quella dell’Umbria, dove i partiti che sostengono Giuseppe Conte si sono presentati assieme con un candidato civico alla presidenza della Regione, ma le resistenze di PD e M5S hanno fatto naufragare ben prima del tempo il tentativo.
Annunciare con largo anticipo la candidatura di Mancini alla presidenza della Regione, insistere su questa strada, rovesciare sul PD tutte, o quasi, le colpe del mancato accordo significa, secondo me, approcciare alla questione con un approccio supponente e superiore; una superiorità, purtroppo, non supportata dai numeri.
La politica contro qualcuno rischia di rafforzare questo qualcuno ben oltre i suoi presunti meriti. Non si tratta di organizzare un nuovo CLN, ma di portare nei territori le scelte fatte a livello nazionale: non perché debbano essere replicate automaticamente a cascata, ma perché penso che quelle siano le scelte necessarie in questo momento. Lo scenario che abbiamo ora di fronte non è il mio ottimale; avrei sicuramente preferito altro.
Questo, però, non è il tempo dei rimpianti né dei rimorsi, ma quello delle scelte. Non credo nel progetto di Dipende da Noi e non posso aderire a quel movimento. Credo, invece, nella presenza di una sinistra forte e credibile nel campo progressista, nel centrosinistra. La strada verso il raggiungimento di questo obiettivo è durissima ed in salita, ma, al momento, l'intenzione è quella di sostenere la candidatura di Maurizio Mangialardi e di lavorare alla costruzione di una lista di sinistra aperta, civica e plurale.