29/12/20

La famiglia di ConfCommercio


L’uomo porta il pane a casa e si fa carico – lui e solo lui – di mantenere la “sua” famiglia. La donna è la moglie dell’uomo. Cucina, lava e stira. Stop. Il bambino è il futuro dell’uomo.
Negli uffici della provincia di Lucca e Massa Carrara di Confcommercio le lancette del tempo si sono fermate diversi anni fa. Oltre gli stereotipi di questa grafica esiste un mondo che cambia, una realtà articolata fatta di donne che lavorano e che lottano per la loro autodeterminazione, di famiglie arcobaleno piene di amore e di rispetto, di bambine e di bambini, di ragazze e di ragazzi che devono crescere nella consapevolezza della necessità e dell’importanza di costruire una reale parità di genere.
Le semplificazioni non fanno bene. Mai.

28/12/20

Rosina, una donna


La nostra provincia è stata colpita, ancora una volta, da un fatto di cronaca che l’ha tristemente portata alla ribalta nazionale.
A Rosina Cassetti va un pensiero affettuoso. Le autorità competenti sono già al lavoro per fare luce sulla sua morte e l’auspicio è che il tempo e le indagini le rendano giustizia.
Un fatto, al momento, è certo, ma non necessariamente legato all’omicidio: martedì prossimo Rosina avrebbe dovuto incontrare l’avvocata del Centro Sos Donna di Macerata. Questo appuntamento è la spia di una situazione familiare complessa che le parole delle amiche di Rosina confermano quando descrivono una donna impossibilitata ad utilizzare il suo giardino ed a guidare la sua automobile.
Illustrando uno dei numerosi DPCM, Giuseppe Conte ha dichiarato che, in uno stato liberale, il Governo non entra nelle nostre case per controllare il rispetto delle norme. È giusto. La politica, però, ha il compito di fare luce sulle troppe zone d’ombra nelle quali si fa spazio la violenza, spesso di genere.
La telefonata al Centro antiviolenza segnala un malessere non necessariamente legato alla morte di Rosina. Sentirsi ospite o, peggio ancora, indesiderate a casa propria è una situazione terribile, che molte donne vivono quotidianamente.
Questa telefonata ci richiama, ancora una volta, alla necessità di praticare un’educazione paritaria tra donna e uomo ed al rispetto quotidiano delle donne, ben oltre le parole, a volte retoriche, di ogni 8 marzo e 25 novembre.
Ripartiamo da qui: sembra scontato, ma evidentemente non lo è.

22/12/20

Patrimoniale, ne abbiamo parlato


Un emendamento alle legge di bilancio presentato nei giorni scorsi ha fatto molto discutere. Chi, nel mondo dell’informazione e della politica, non condivide questa proposta l’ha semplificata parlando di patrimoniale in termini denigratori, ma la realtà è che il testo dell’emendamento è ben più articolato.
Nicola Fratoianni e Matteo Orfini sono i primi firmatari di questo emendamento. Al momento della sua presentazione è stato bocciato dalla commissione bilancio per mancanza di coperture. Il ricorso contro questa ingiusta esclusione è stato vinto. Tuttavia, il parere contrario del Governo ha convinto i proponenti a ritirare l’emendamento che, dunque, non fa attualmente parte della discussione parlamentare.
Attorno a questo tema è stata fatta molta confusione, che ha portato a parlarne poco e male. Oggi, dunque, proviamo a mettere ordine e fare chiarezza: questa scelta ci è costata degli insulti sui social che, come spesso accade, hanno colpito soprattutto le donne. A Serena, dunque, va un grande abbraccio da tutte e tutti noi.
Questa proposta non è stata accolta benissimo dai grandi gruppi editoriali né da gran parte del mondo politico: secondo alcuni esponenti delle opposizioni dovremmo essere arrestati, mentre anche nella maggioranza le voci favorevoli sono state troppo poche. Nicola Zingaretti ha derubricato ad iniziativa personale le adesioni delle deputate e dei deputati del Partito Democratico, mentre nel Movimento Cinque Stelle l’unica voce a favore dell’emendamento che ho ascoltato è quella di Andrea Colletti in un’intervista al Manifesto di qualche settimana fa.
In Italia la parola patrimoniale è una parola tabù che evoca brutti ricordi. Penso, in particolare, al prelievo forzoso del governo Amato dei primi anni novanta. Forse per questo è complesso riuscire ad entrare nel merito della nostra proposta.
In realtà questo emendamento non ha nulla di terrificante. La maggioranza della popolazione non ha nulla da temere, ma, anzi, ha qualcosa da guadagnare. L’emendamento fa una cosa molto semplice: cerca i soldi dove stanno, cioè nella fascia più ricca della popolazione (come chiede la Costituzione).
L’emendamento è stato ritirato, ma Fratoianni ed Orfini non hanno intenzione di fermarsi: hanno già dichiarato di volerlo ripresentare in aula alla Camera, al Senato, dichiarandosi pure pronti a lavorare ad un apposito Disegno di Legge. Credo che facciano bene: da anni diciamo che il sistema tributario italiano va riformato secondo criteri di equità, giustizia e progressività. Questa proposta è un primo passo nella giusta direzione. Alcuni paesi, peraltro, lo stanno facendo: penso, in particolare alla riforma fiscale adottata dalla Spagna. Provvedimenti come questi danno un senso alla presenza delle forze di sinistra al governo. Ricordo un’intervista di Nicola Fratoianni al Riformista di qualche mese fa il cui titolo dice tutto: “che guaio se la sinistra al governo si scorda di cambiare il mondo”.
Questa proposta, secondo me, ha un ulteriore duplice merito.
Astrattamente, afferma un principio di giustizia fiscale secondo cui chi ha di più deve dare di più.
Concretamente, va a trovare e recuperare nuove risorse che mai come ora sono urgenti ed importanti.
La pandemia segnala, da un lato, l’importanza dello Stato in settori chiave come la sanità e l’istruzione e, dall’altro, rivela quanto errate siano state le politiche economiche degli ultimi anni, improntate su austerità e tagli lineari alla spesa pubblica in nome dei conti pubblici da tenere in ordine.
Il risultato è che lo Stato si è trovato incapace di fronteggiare a pieno gli effetti della pandemia perché, nel tempo, è stato privato di risorse importanti ed utili.
Serve un’inversione di marcia che consenta di aumentare la capacità di spendere senza attendere le decisioni dell’Unione Europea (penso al Next Generation EU ed al dibattito sul ricorso al MES sanitario) e di individuare e definire le priorità per costruire una società più giusto.
È un compito che solo la politica può svolgere.

20/12/20

Patrimoniale, ne parliamo


Nei giorni scorsi Nicola Fratoianni e Matteo Orfini hanno presentato un emendamento alla legge di bilancio per introdurre una tassa patrimoniale. O, almeno, questo è quello che abbiamo letto nei mezzi di comunicazione ed ascoltato ai telegiornali.
Da destra a sinistra, passando per il Movimento Cinque Stelle, molte sono state le critiche avanzate contro questa proposta.
Perché? Stiamo davvero mettendo le mani nelle tasche degli italiani? Stiamo davvero attaccando il ceto medio? Quali sono le reali intenzioni di Fratoianni, Orfini e delle deputate e dei deputati di Liberi e Uguali e Partito Democratico che hanno firmato l’emendamento?
Lunedì sera Giovanni Paglia, deputato della scorsa legislatura ed attuale responsabile economia di Sinistra Italiana, sarà in diretta con noi per discutere di questo e di altro ancora.
Dialogheranno con lui Giuseppe Buondonno (segretario regionale di Sinistra Italiana) e Michele Verolo (coordinatore provinciale di Sinistra Italiana).
L’appuntamento è alle ore 21:15 di domani – lunedì 21 dicembre – in diretta nella pagina Facebook Sinistra Italiana Macerata.

15/12/20

Produci. Consuma. Crepa.


Il Presidente di Confindustria Macerata dice una cosa giusta: la pandemia ci fa tristemente compagnia oramai da quasi un anno. Tutte e tutti noi siamo stanchi di questa situazione e l’auspicio è che la somministrazione del vaccino possa essere l’inizio di una risalita verso una normalità da riscrivere su parametri di sostenibilità.
Lascia, invece, senza parole la seconda parte del suo discorso: il cinismo con cui vengono auspicate nuove ed ulteriori riaperture, sacrificando con leggerezza ed inevitabilità altre vite umane, offende le persone morte in questi mesi. È una grave mancanza di rispetto nei confronti di chi non ha potuto piangere la morte dei loro cari e verso il personale sanitario che è in prima linea contro la pandemia: troppe risorse, negli anni precedenti, sono state dirottate alla sanità privata, ma ora dobbiamo ringraziare il Servizio Sanitario Nazionale e restituirgli, anche dal punto di vista economico e finanziario, la centralità che merita.
Abbiamo tanta nostalgia degli abbracci ai nostri amici ed ai nostri parenti. Ci manca la scuola in presenza, che mai può essere rimpiazzata dalla tecnologia. Ma la nostra salute viene prima di tutto, anche prima del profitto di pochi.
Ci chiediamo, infine, quali siano le posizioni del Sindaco di Macerata e del Presidente della Regione Marche: entrambi erano presenti all’iniziativa organizzata da Confindustria; nessuno dei due ha ancora commentato queste parole dalle quali ci aspettiamo una netta presa di distanza, anche con provvedimenti che tutelino la salute di tutte e tutti noi.

10/12/20

10/12/48


Le ricorrenze possono servire a fare piena luce sulle ingiustizie da combattere per vivere in un mondo migliore e più giusto. Oggi ricordiamo la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, avvenuta 72 anni fa.
Oggi, allora, dobbiamo ricordare quei casi nei quali questi diritti non sono riconosciuti né rispettati.
Il pensiero corre a Patrick Zaky, ingiustamente recluso in Egitto da quasi un anno.
Il pensiero corre a Giulio Regeni ed alla fatica con cui, dopo quasi cinque anni, siamo in cerca della verità sulla sua morte.
Il pensiero corre alle donne polacche che combattono per la loro autodeterminazione ed ai migranti che scappano da guerre, fame persecuzioni e povertà.
Sì, perché la violazione dei diritti umani è un tema che riguarda tutte e tutti noi da vicino: pulsioni illiberali sono, oramai, entrate nell’Unione Europea e troppa gente, anche a casa nostra, strizza l’occhio a personaggi che nulla hanno a che vedere con gli ideali di uguaglianza e libertà che dovrebbero essere praticati ogni giorno.
“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.”

08/12/20

La (brutta) politica ed il corpo delle donne


Tutto è partito dall’infelice omelia di don Andrea, vicario del vescovo di Macerata, che si è scoperto sostenitore del governo polacco e della sua legge sull’aborto contro cui in Polonia molte donne e molti uomini sono scesi in piazza.
Poi è arrivata l’assessora Giorgia Latini, unica donna scelta da Francesco Acquaroli per la sua Giunta, che rivendica la sua contrarietà all’aborto in un’intervista al TG3 a proposito di un’ipotetica revisione delle modalità di accesso alla pillola abortiva sulla falsa riga di quanto fatto in Umbria.
Infine, è giunto il turno del dottor Andrea Corsalini, presidente dei medici cattolici di Macerata, con un contributo che sembra banalizzare e semplificare l’aborto, rimuovendo tutte le difficoltà che portano una donna incinta a prendere questa decisione.
Sono parole gravi che trasformano il corpo delle donne in una piazza in cui tenere un confronto politico.
E sono gravi perché, nel caso dell’assessora Latini, provengono da una rappresentante delle istituzioni: non siamo interessati alla legittima opinione della neo assessora regionale alle pari opportunità sulla legge 194.
Chiediamo “solo”, come abbiamo già fatto, che la legge 194 sia pienamente attuata anche nelle Marche.
E diciamo basta al dibattito politico sui corpi delle donne. Probabilmente, la piena autodeterminazione di tutte e tutti è ancora lontana. Ma quando quel giorno arriverà, vivremo in una società migliore.

23/11/20

Tra astronavi e previsioni astrologiche


Prevedibile o meno che fosse, la seconda ondata del Coronavirus sta mostrando il lato peggiore della nostra politica istituzionale.
Mentre, in attesa del vaccino, tutte e tutti noi ci interroghiamo su un futuro che appare incerto e nebuloso, Governo e Regioni litigano sui parametri da rispettare per contenere i contagi e sembrano rimpallarsi la responsabilità di misure tanto necessarie quanto impopolari.
Da tempo, Sinistra Italiana (e non solo) denuncia gli investimenti insufficienti che sono stati effettuati sulla sanità, i cui effetti sono, oramai, sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo criticato la costruzione del Covid hospital perché crediamo che il potenziamento delle strutture esistenti sia da privilegiare rispetto alla costruzione ex novo di cattedrali nel deserto che necessitano di ingenti risorse, anche umane, per funzionare al meglio. Quello che sta accadendo in questi giorni, peraltro, dimostra che la previsione di una struttura dedicata non ha sgravato gli altri ospedali dalla gestione dei pazienti Covid, finendo, così, per aggravare una situazione già complessa e delicata.
Alcuni esponenti della Giunta regionale e dei partiti che la sostengono sono stati impegnati a contestare il passaggio delle Marche in zona arancione (salvo, poi, emanare un’ulteriore ordinanza restrittiva rispetto a quanto già previsto) ed a lamentarsi dei parametri utilizzati dal Ministero della Salute per inserire le regioni in questa o in quella fascia. La stabilizzazione della curva dei contagi non autorizza in alcun modo ad abbassare la guardia perché i numeri assoluti restano significativamente alti. Per questo, l’attenzione di tutte e tutti dovrebbe essere rivolta, più che ad alimentare sterili polemiche con il Ministro Speranza, all’andamento della curva, alla situazione degli ospedali, a tutelare e difendere la salute delle donne e degli uomini che vivono nella nostra Regione.
Cinque, a nostro avviso, sono le priorità da affrontare in questa fase.
Il personale medico e sanitario è insufficiente: sono necessarie nuove assunzioni per mettere medici, infermieri ed operatori socio – sanitari nelle condizioni di lavorare più serenamente senza essere costretti a turni di lavoro pesanti che diventano necessari per coprire le strutture esistenti: il personale impiegato nel Covid hospital lascia scoperti gli altri reparti degli altri ospedali presenti nel territorio provinciale.
Il numero di tamponi va incrementato sempre di più per poter controllare e monitorare l’andamento del virus. È stato recentemente sottoscritto un protocollo con alcuni laboratori privati, ma tale protocollo produrrà buoni risultati solo se il prezzo dei tamponi sarà calmierato. Sarebbe, poi, opportuno lavorare di più e meglio sul tracciamento dei contatti dei pazienti positivi.
Vanno rafforzati i servizi domiciliari, per i quali sono stati stanziati alcuni fondi dai recenti DPCM. È possibile, ad esempio, prevedere che i medici di medicina generale curino a domicilio?
È necessario rendere subito operativi i Covid hotel per chi non può fare la quarantena a domicilio perché casa non la ha, vive solo o ha casa troppo piccola e rischia di infettare i familiari.
Infine, un occhio di riguardo va riservato alle RSA, dove risiedono le persone più fragili dal punto di vista sanitario e che stanno pagando un prezzo altissimo a questa pandemia: vanno difese e tutelate sempre, anche quando non sono più utili al nostro sistema produttivo.
Quando tutto questo sarà finito, sarà urgente e necessaria una riflessione sul ruolo del settore pubblico nell’economia, in particolare in alcuni settori chiave per lo sviluppo di una società quali possono essere la sanità e l’istruzione. Le politiche economiche degli ultimi anni hanno utilizzato sanità, scuola ed università come dei bancomat, esponendoli alle criticità che oggi sono sotto i nostri occhi. L’obiettivo non può essere tornare alla normalità che abbiamo conosciuto fino allo scorso febbraio, ma costruire – se così si può dire – una nuova normalità che metta, finalmente, la persona ed i suoi bisogni al centro dell’agenda politica.

16/11/20

Banchi e banconi


Le belle parole sulla scuola e sulla sua importanza nella nostra società si sprecano: le scuole trasformano gli specchi in finestre e sono il miglior passaporto per il futuro.
Franklin D. Roosevelt disse che, a suo avviso, la scuola dovrebbe essere l’ultima spesa su cui gli Stati Uniti dovrebbero fare economia.
L’Italia, negli ultimi anni, non ha seguito queste parole. Ogni anno, puntualmente, le nostre studentesse ed i nostri studenti denunciano pubblicamente lo stato di salute precario in cui versa la scuola pubblica, ma poco o nulla si è fatto per provare ad invertire la rotta.
Se è vero che ogni crisi nasconde un’opportunità, la pandemia poteva (e può) rappresentare l’occasione per cambiare, bisogna avere l’onestà intellettuale di dire che, con ogni probabilità, in estate si poteva e si doveva lavorare di più e meglio.
Abbiamo passato i mesi di luglio e di agosto a discutere di banchi con le rotelle e di prove selettive dei concorsi straordinari da svolgere durante la fase d’emergenza (anche nelle ultime settimane quando gli spostamenti erano fortemente sconsigliati).
Nulla, invece, si è detto in materia di classi pollario popolate da troppe ragazze e troppi ragazzi in aule piccole e poco spaziose, di una qualità della didattica che risente di questa situazione, delle cattedre vuote e delle graduatorie delle docenti e dei docenti precari piene, di un’intelligente integrazione della didattica digitale a quella (imprescindibile ed insostituibile nelle scuole di ogni ordine e grado) in presenza.
Stupisce fino ad un certo punto, dunque, che, in seguito alla preoccupante risalita dei contagi, la scuola sia tornata in un sostanziale lockdown con un ritorno massiccio alla didattica a distanza (che, nel frattempo, si è trasformata in didattica digitale integrata).
Due, oggi, dovrebbero essere le priorità di chi lavora nel mondo della scuola. Ciascuna e ciascuno di noi per il pezzetto che ci compete, dovremmo avere l’obiettivo di rientrare in sicurezza e quanto prima in classe e di riformare la scuola per farne davvero il perno attorno a cui (ri)costruire la nostra società.
Occupiamoci di questo, e lasciamo da parte le retoriche esaltazioni belliche di un passato da studiare affinché non si ripeta più.
“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

06/11/20

Povero Cristo


Nel 2020 le informazioni circolano molto rapidamente e l’accesso alla rete (tema su cui l’Italia presenta alcune criticità) consente di ricevere una gran mole di notizie.
Accade, così, di trovare su YouTube la registrazione della Santa Messa tenutasi lo scorso 27 ottobre presso la chiesa dell’Immacolata (disponibile al seguente link).
Colpiscono, e non poco, le parole pronunciate da don Andrea Leonesi, vicario del Vescovo. Negazionismo, oscurantismo, maschilismo esasperato: quelle parole non nascondono una visione della società arcaica e patriarcale di fronte alla quale il silenzio e l’indifferenza non sono ammessi.
Si strizza l’occhio alla Polonia per la recente legge che limita il diritto all'interruzione di gravidanza e che ha portato molte donne e molti uomini a scendere in piazza in segno di protesta.
L’aborto non è un gioco né uno scherzo, è tutela della libertà di scelta e della salute delle donne che, in una situazione come quella polacca, non smetteranno certo di abortire, ma saranno costrette a farlo in maniera illegale, senza il rispetto di alcuna norma igienica e senza alcun tipo di controllo sanitario. Se c’è una battaglia che va combattuta in Italia, è quella per arrivare ad una piena attuazione della legge 194, non alla sua limitazione.
È raccapricciante il confronto tra l’aborto e la pedofilia, come se fosse davvero possibile scegliere un male minore, come se fosse normale confondere diritto e abuso.
Appaiono poi insostenibili le interpretazioni letterali dell'Antico Testamento sulla sottomissione della moglie al marito che, a sua volta, è a capo della moglie in un momento in cui il diritto della donna ad una vita autonoma porta fenomeni di violenza domestica e femminicidi.
La società evolve ed esiste una famiglia laddove ci sono amore e rispetto reciproco. Il giorno in cui la famiglia omosessuale sarà equiparata in tutto e per tutto a quella, per così dire, tradizionale vivremo sicuramente in una società più giusta.
Quando si pronunciano parole che tentano di ledere i diritti conquistati con le lotte e le rivendicazioni negli anni passati, che sminuiscono quasi con lo sberleffo i movimenti femministi, è necessario denunciare e non arretrare di un passo.
Sappiamo quanto complesso ed articolato sia il mondo cattolico e siamo sicur* che molte donne e molti uomini non sentano proprie le parole di don Andrea Leonesi, auspichiamo prese di distanza personali e collettive. La nostra è qui presente.

30/10/20

Dopo i DPCM, il reddito


Le criticità e le complessità del periodo che stiamo vivendo sono sotto gli occhi di tutte e tutti. Questi giorni passeranno alla storia come terribili e drammatici e come tali finiranno nei libri di Storia.
La missione della politica ed il compito delle nostre e dei nostri rappresentanti è quello di gestire la cosa pubblica, cercando di non perdere mai lucidità e razionalità.
A febbraio e marzo il virus ci ha colto impreparati e di sorpresa: probabilmente non poteva che essere così perché serve sempre del tempo per metabolizzare le novità, a maggior ragione in un campo complesso come quello scientifico. Il lockdown, allora, è stata una scelta quasi obbligata per contenere la curva dei contagi.
In quei mesi erano emerse chiaramente quali sarebbero dovuto essere le priorità sulle quali lavorare quando il virus avrebbe dato tregua: la ricostruzione di una sanità territoriale, il potenziamento dei trasporti pubblici ed una maggiore attenzione all’istruzione pubblica.
Da domani entreranno in vigore norme ancora più stringenti che colpiscono i cosiddetti settori non essenziali. Ci sarebbe molto da dire su questa definizione che, di fatto, cancella l’accesso a piscine, palestre, cinema e teatri. Parliamo davvero di settori non essenziali? Attività fisica è sinonimo di benessere e di prevenzione di molte malattie, mentre spiace che, ancora una volta, la cultura venga trattata come qualcosa di cui si possa fare a meno: i numeri, tra l’altro, mostrano come i contagi avvenuti nei teatri e nei cinema siano una quota davvero minima.
Tre DPCM in meno di tre settimane rischiano di alimentare confusione, incertezza e rabbia. I fatti di Napoli e di Roma destano preoccupazione perché sono la spia di un disagio che la politica ha il dovere di ascoltare per dare risposte rapide e concrete.
La chiusura forzata di alcune attività determinerà un crollo dei redditi delle persone che lavorano in questi settori e vivono del proprio lavoro.
Il primo compito del governo Conte è quello di non lasciare indietro nessuno e crediamo che un’ampia fetta del recovery fund debba essere impiegato per una revisione profonda e strutturale del nostro welfare con una riforma fiscale che faccia suo ed effettivo il principio costituzionale della progressività e l’introduzione di un reddito minimo garantito per tutte e tutti.

24/10/20

Spunti dopo l'assemblea regionale di Sinistra Italiana


Il presupposto da cui deve partire ogni considerazione sulle recenti elezioni è che le sinistre, tutte, hanno perso: il dato è inequivocabile e chiama tutte e tutti noi ad un’attenta e seria riflessione.
Sinistra Italiana nasce tre anni fa con l’obiettivo di costruire un polo alternativo al centrosinistra (allora al Governo), al centrodestra e al Movimento Cinque Stelle. I tempi cambiano, le stagioni politiche si susseguono ed oggi vale la pena chiedersi se il cosiddetto quarto polo, oggi, ha ancora senso.
Risposta negativa, per quanto mi riguarda: la nostra partecipazione a questo governo, a mio avviso, segna già un tratto di discontinuità rispetto alla costruzione del quarto polo ed era stata anticipata da alcune considerazioni del segretario nazionale in seguito al pessimo risultato ottenuto alle elezioni europee.
Ciò che, invece, continua ad essere sempre attuale ed urgente è la necessità di avere una forza di sinistra che sia credibile, che sappia essere dialogante e sfidante con le altre realtà che sia percepita come utile nella società da quello che, un tempo, era il nostro popolo che, sempre di più, fatica a riconoscerci ed a darci fiducia.
Le sfide che ci attendono sono molte ed enormi, la complessità dei giorni che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo essere all’altezza di tutto ciò.

17/10/20

Tifare per chi perde: capitolo n


A scuola, qualche anno fa, ero “il prof che ascolta la musica di Antonella”: le ragazze ed i ragazzi avevano appena scoperto la mia passione per Lo Stato Sociale.
Il ritornello di una loro canzone mi accompagna, puntualmente, dopo ogni tornata elettorale. Già, perché anche io, come Lodo e gli altri, mi ritrovo a tifare sempre per chi perde. E devo dire che il tifo, il 20 e 21 settembre, mi è riuscito abbastanza bene: sconfitta alle elezioni comunali, sconfitta alle regionali e sconfitta al referendum confermativo.
Perché?
Rispondere a questa domanda non è semplice.

La sconfitta alle elezioni comunali di Macerata mi ha sorpreso, soprattutto per i tempi e per i risultati: era, chiaramente, possibile la vittoria del centrodestra, ma mai mi sarei aspettato una vittoria della coalizione di Sandro Parcaroli con un vantaggio di circa venti percentuali.
Sono numeri che non sostengono la mia idea di una città che, complessivamente, è stata ben amministrata, anche alla luce dei fatti accaduti negli ultimi cinque anni: dal terremoto al caso Banca Marche, dall’omicidio di Pamela Mastropietro all’attentato terroristico di Luca Traini, per finire con la pandemia.
Cambiamento e novità sono due parole che ho incontrato spessissimo in questa breve ed intensa campagna elettorale. E sono due parole che hanno premiato oltre ogni mia aspettativa la candidatura di un uomo estraneo alle vicende amministrative della città, che ad un certo punto sembrava proiettato alla candidatura in Regione o a dedicarsi a tempo pieno alla sua azienda. Ad un certo momento, la sua inesperienza in questo campo è sembrata un valore aggiunto che Narciso Ricotta non poteva avere, con il suo passato recente fatto di quasi dieci anni in Giunta con Romano Carancini.
Poco conta in questo scenario, che, numeri alla mano, Macerata Bene Comune abbia retto il colpo con l’elezione di Stefania Monteverde e che il mio risultato personale non sia disprezzabile: alle sessanta persone che hanno scritto il mio nome nella lista va un ringraziamento sentito e sincero, e la promesso che il mio (ed il nostro) impegno non finisce qui: bisogna ripartire da questa sconfitta, capirne i motivi e preparare una proposta politica che parta da un’opposizione dura e leale alla nuova maggioranza.

Il risultato delle elezioni regionali era abbastanza atteso: i cattivi risultati ottenuti dalla maggioranza uscente e l’incapacità del Partito Democratico delle Marche di costruire una coalizione ampia e discontinua rispetto alle politiche del passato hanno finito per dare un vantaggio ulteriore a chi si presentava ai blocchi di partenza già in pole position.
Ho, in minima parte, contribuito alla costruzione di una lista – Marche Coraggiose – il cui risultato elettorale è stato indubbiamente insufficiente.
Maurizio Mangialardi non si è risparmiato. Ha dato tutto se stesso in una campagna elettorale che lo ha portato a girare in lungo e largo le Marche. Devo dire, per quello che vale, che mi ha anche piacevolmente sorpreso in alcune occasioni nelle quali ho avuto la possibilità di ascoltarlo, come la chiusura della campagna elettorale a Macerata.
E, però, penso davvero che la decisione del PD di imporre il suo candidato, anche al Movimento Cinque Stelle, sia stata autoreferenziale e, alla prova dei numeri, errata. Una maggiore attenzione alle istanze degli alleati sarebbe stata gradita e, forse, necessaria: la politica non è una scienza esatta e non si fa con la calcolatrice in mano per sommare i voti di questo e quel partito. Vale la pena ricordare, però, che era in campo la figura di una personalità in grado di unire i partiti che, a Roma, sostengono Giuseppe Conte. Si è ritenuto di procedere diversamente; Sauro Longhi è stato uno spettatore interessato delle vicende elettorali ed il nuovo presidente della Regione Marche è Francesco Acquaroli.

Il referendum costituzionale è l’elezione che, forse, abbiamo vissuto come la più lontana da noi, dalle nostre vite e dalle nostre quotidianità. È un errore, penso, e presto lo scopriremo.
Si è discusso del numero dei parlamentari guidati dalla sola volontà di tagliare i privilegi e di combattere la casta, ma l’unico risultato che si è concretamente ottenuto è un taglio della rappresentanza che rischia di lasciare fette di popolazione senza rappresentanti con il grande e potenziale rischio di allontanare, ancora di più, la politica dalle nostre vite e di continuare a rappresentarla ed a descriverla come qualcosa di molto lontano e di estraneo da noi.
Si tagliano i privilegi, si cerca di contenere la spesa pubblica. Ma alcuni studi hanno quantificato in un caffè l’equivalente del risparmio di spesa prodotto dalla riforma. Ed hanno aggiunto che questo risparmio sarebbe stato più corposo e significativo se si fossero diminuiti i compensi, invece del numero di deputati e senatori.
Meno parlamentari formano, se possibile, una casta ancora più forte. Non si capisce, allora, come si possa pensare di aver combattuto la casta dei parlamentari riducendone, appunto, il numero.
La politica, non da oggi, sconta un deficit di credibilità e di autorevolezza. Invece di indagare nel profondo le cause di questi problemi si è scelta, come spesso avviene in Italia, di restare sulla superficie delle cose e di prendere la decisione più semplice, più popolare. Ma più errata, mi permetto di aggiungere.
Negli ultimi anni alcuni gruppi politici, a partire dal Movimento Cinque Stelle, hanno cavalcato in maniera strumentale il malcontento, la rabbia e la delusione di tante persone proponendo (non) soluzioni per risolvere i tanti problemi del nostro paese. Il referendum dello scorso settembre è l’ultimo passaggio di un viaggio che speriamo sia ancora breve: il paese non riparte con gli slogan, ma con la politica scritta e praticata con la “P” maiuscola.

18/09/20

Meno due (più o meno)


È stata una campagna elettorale differente per tante ragioni. Ciò che più che conta in un viaggio non è la meta, ma il tragitto. Ecco: il percorso che si sta per chiudere è stato gratificante ed emozionante. L’ho vissuto con una consapevolezza differente rispetto alla volta scorsa: vuoi per i cinque anni in più, vuoi per gli ultimi mesi in Consiglio comunale che mi hanno fatto crescere e maturare.
Sono particolarmente felice della folta rappresentanza giovanile nella bella lista che abbiamo costruito: queste ragazze e questi ragazzi hanno accettato di mettersi in gioco e sono sicuro che, a prescindere dal risultato, il nostro lavoro non finirà lunedì.
Mi candido perché mi riconosco nei temi scelti dalla nostra lista: l’ambiente, la creatività e l’inclusione. E lo faccio perché credo che il lavoro avviato negli anni scorsi meriti di essere migliorato e completato. E credo che, a Macerata, il campo giusto per far emergere queste idee sia quello del centrosinistra.
Le urne sono aperte domenica 20 settembre dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 21 dalle 7:00 alle 15:00. La lista è quella che abbiamo imparato a conoscere e si possono dare, scrivendo il cognome, fino a due preferenze, purché di genere differente. Il mio sostegno rosa, allora, non può che andare ad una Donna con la “d” maiuscola, che ho imparato a conoscere ed apprezzare in questo percorso istituzionale e verso cui provo una stima ed una gratitudine enorme: Lina Caraceni.


Domenica e lunedì voto Macerata Bene Comune per Narciso Ricotta Sindaco e scrivo Verolo e Caraceni.

A Macerata con Nicola Fratoianni


Macerata Bene Comune è una lista civica aperta e plurale priva di un riferimento partitico nazionale unitario. Il nostro orizzonte è l’alleanza delle forze progressite per costruire una città sempre più sostenibile e sempre più inclusiva.
Macerata Bene Comune è fatta da tante storie e da tanti percorsi che si sono incontrati e che sono, appunto, uniti dalla visione progressista della società e della nostra città.
Mi piace sottolineare come nella nostra lista ci siano molti giovani: è un dato in controtendenza rispetto al presunto disimpegno delle ragazze e dei ragazzi dalla politica.
Una delle esperienze che ci caratterizzano è la militanza in un partito: è qualcosa che alcune ed alcuni di noi hanno fatto in passato e che altre ed altri stanno facendo ora.
La presenza di Nicola Fratoianni è importante per raccontare il valore delle alleanze oggi: Nicola è il portavoce nazionale di Sinistra Italiana ed è un deputato di un gruppo parlamentare – Liberi e Uguali – che ha sposato un progetto di alleanza che lo ha portato ad entrare in un governo con alcuni suoi esponenti come il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ed il Sottosegretario all’Università ed alla Ricerca, Peppe De Cristofaro. Esserci è il primo passo per esprimere le proprie idee. È di questi giorni la notizia dell’abolizione del superticket: un provvedimento voluto da questo Ministro, da questo governo e da questa maggioranza parlamentare.
Già dieci anni fa Sinistra Ecologia Libertà si mise a disposizione per costruire una lista civica aperta e progressista che andasse oltre se stessa, rappresenando l’embrione di ciò che vediamo oggi.
A Macerata è probabilmente accaduto qualcosa che a Roma vediamo con più difficoltà: abbiamo scelto delle strade che hanno lasciato una traccia, prendendo scelte che hanno saputo incidere praticando una certa idea di città.
Oggi Macerata viene scelta da tante ragazze e da tanti rgazzi che studiano qui e che in molti casi costruiscono qui il proprio percorso di vita. Noto con soddisfazione, a questo proposito, che le immatricolazioni al nostro ateneo crescono.
Oggi Macerata è una città che valorizza la cultura. Mi piace parlare dello Sferisterio: il Macerata Opera Festival, la Notte dell’Opera, lo Sferisterio Live sono esempi di progetti che hanno valorizzato l’offerta culturale consentendo, allo stesso tempo, di sistemare i bilanci.
Oggi Macerata è una città che investe nel sociale. Penso a #SOSteniamoci, un prgetto varato pochi mesi fa per arrivare dove non sono giunti i provvedimenti varati dal Parlamento.
Oggi Macerata è una città che pratica l’integrazione per la costruzione di una comunità in cui tutte e tutti possano trovare il proprio posto nel mondo, così da non rivivere più altre giornate come quella del 3 febbraio 2018.

11/09/20

Cultura è salute, sviluppo e benessere: Macerata Bene Comune incontra le associazioni e gli operatori culturali della città


Credere nella creatività significa investire nella cultura come strumento di welfare sociale ed immaginare una città in cui nascono nuove imprese culturali che creano buona occupazione.
Macerata Bene Comune promuove un incontro con le associazioni e gli operatori culturali della città per ascoltarne le istanze e capire come rendere sempre di più Macerata un centro culturale di qualità.
L’appuntamento è per sabato 12 settembre, alle ore 11:00, presso l’Ostello Asilo Ricci. L’incontro sarà coordinato da Stefania Monteverde, Assessora alla cultura e candidata consigliera con la lista Macerata Bene Comune. Parteciperà Narciso Ricotta, candidato sindaco del CentroSinistra.
La cittadinanza è invitata a partecipare, nel pieno rispetto della normativa Covid.

02/09/20

Post per chi ha #leMarcheintesta


Qualche tempo fa, assieme ad alcune compagne ed alcuni compagni abbiamo fatto una scelta. Probabilmente difficile da capire fino in fondo, forse complessa da spiegare e chissà quanto premiata nelle urne.
Sempre, però, dobbiamo fare ciò che è giusto. E ciò che era giusto, secondo noi, era offrire il nostro contributo alla nascita di una lista progressista nel campo del centrosinistra. Chi vuole approfondire, può farlo curiosando qui.
Arriva, così, Marche Coraggiose: una lista che sostiene la candidatura di Maurizio Mangialardi alla presidenza della nostra regione.
Una compagna ed un compagno ci hanno messo la faccia nel collegio di Ancona per tutte e tutti noi. Ecco: se votassi in quella provincia, scriverei senza alcun dubbio Cavalletti e Mazzuferi.
Questo è il video che lancia la candidatura di Serena. È un video dove i più attenti potrebbero riconoscere una faccia nota. Ad entrambi va il mio più grande in bocca al lupo per questa esperienza.

01/09/20

"Perché lo fai?"


Mi sono appassionato ed avvicinato alla politica negli anni dell’università. Terminati gli studi, interessarmi alle vicende di Macerata è stato un passo quasi scontato, ma non per questo meno sentito ed importante.
Mi sono candidato alle elezioni già cinque anni fa ed ho avuto il privilegio e l’onore di essere consigliere comunale negli ultimi mesi della scorsa consiliatura.
Sono tempi difficili per impegnarsi in un campo, quello della politica, che agli occhi di molte e molti non gode di una buona considerazione. È, però, importantissimo interessarsi alla gestione della cosa pubblica: se non lo facciamo noi, qualcuno lo farà al nostro posto.
Oggi, allora, scelgo di mettere ancora la faccia sul rinnovato progetto di Macerata Bene Comune, sempre nel campo progressista del centrosinistra, perché il lavoro avviato negli anni scorsi non va disperso, ma merita di essere migliorato e completato. Mi candido perché mi riconosco nei temi scelti dalla nostra lista: l’ambiente, la creatività e l’inclusione. Mi candido per offrire il mio contributo per costruire una città sempre più “green”, creativa ed inclusiva: con Macerata Bene Comune per Narciso Ricotta Sindaco di Macerata.

11/08/20

Conferenza stampa di presentazione di Macerata Bene Comune


Oggi pomeriggio Macerata Bene Comune si presenta alla città ed alla stampa.
Ci vediamo alle ore 18:00 ai giardini Diaz (ingresso lato Terrazza dei popoli).
Saranno presenti Narciso Ricotta Sindaco, Stefania Monteverde (vice Sindaca del Comune di Macerata), Lina Caraceni e Michele Verolo (consiglieri comunali uscenti), oltre alle candidate e ai candidati al Consiglio comunale.
Vi aspettiamo!

04/08/20

Assembramenti, movida e cultura


La politica mi ha fatto conoscere molte persone che, nel tempo, sono diventati amici.
Così ieri sera, dopo un aperitivo a Recanati, mi sono ritrovato in uno chalet a Civitanova Marche.
Ho visto con i miei occhi alcune scene che riempiono le Instagram stories dei miei alunni e che sono sempre più frequenti un po’ ovunque: poche mascherine, scarso distanziamento e molti assembramenti.
Ho pensato che questo paese sembra essere ripartito quasi come se la pandemia non fosse mai esistita, ma che questo discorso non vale per la scuola, per l’università, per l’istruzione e, più in generale, per la cultura.
Insomma: possiamo andare a ballare, ma ci laureiamo a distanza e non sappiamo ancora con certezza come rientreremo a scuola.
È necessaria una rinnovata e diffusa consapevolezza sull’importanza della cultura come fattore di sviluppo individuale e collettivo. Il ritorno del cinema all’aperto, con ingresso gratuito, è un’ottima notizia.
Ora lavoriamo affinché anno scolastico ed anno accademico possano ripartire in presenza ed in sicurezza per tutte e tutti, anche dando attuazione al nostro ordine del giorno che chiede di non costituire i seggi elettorali nelle scuole. Una scuola ed un’università in salute sono ingredienti fondamentali per una città creativa ed inclusiva.

31/07/20

Adesione del Comune di Macerata al “Manifesto della comunicazione non ostile”


Nella seduta del Consiglio comunale di lunedì 20 luglio è stata approvata la mozione presentata dai nostri consiglieri comunali che impegna il Comune ad aderire al “Manifesto della comunicazione non ostile”, un impegno spontaneo e personale preso da politici e amministratori locali affinché il dibattito sia incentrato su contenuti ed idee orientati al bene comune, attraverso un linguaggio rispettoso e non ostile, evitando che la comunicazione, soprattutto “in rete”, possa diventare una zona franca dove tutto è permesso. 
Credevamo che queste parole potessero essere largamente condivise dalle altre consigliere e dagli altri consiglieri. Purtroppo questo non è avvenuto durante il dibattito né al momento del voto, quando il centrodestra e l’UDC hanno votato no ed il Movimento Cinque Stelle è uscito dall’aula.
La mozione è stata, comunque, approvata con i voti delle consigliere e dei consiglieri di maggioranza. Spiace notare come il Consiglio, nel suo complesso, abbia privilegiato le piccole beghe di bottega all’interesse generale.
Ci piace sottolineare un ultimo aspetto: la mozione è stata calendarizzata a fine febbraio ed è stata discussa solo ieri, con la campagna elettorale già iniziata, a causa della pandemia. Nelle riunioni consiliari in videoconferenza degli scorsi mesi i nostri consiglieri avevano deciso di posticiparne la presentazione per dare spazio a temi apparentemente più importanti in quelle settimane delicate.
Tuttavia, il modo e lo stile con cui si comunica non sono affatto temi secondari ed andrebbero messi al centro della nostra azione politica come prerequisito: non è una questione di sinistra o di destra, è una questione di buon senso e di innalzamento della qualità del confronto e del dibattito politico, affinché Macerata ed i suoi destini siano davvero il centro dell’interesse di tutti. 
Il futuro della nostra città viene prima di quello di chi, momentaneamente, ha il privilegio e l’onore di rappresentarla nelle sedi istituzionali e mai è accettabile un confronto che esce dal livello politico per degenerare, anche violentemente, in attacco personale. Una comunicazione attenta, rispettosa e pulita è sempre più necessaria: lunedì il Consiglio comunale lo ha ribadito, ma non con la forza che ci saremmo aspettati.

30/07/20

Verso le elezioni di settembre: no ai seggi nelle scuole


A settembre si terranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale e di quello regionale e per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale votata pochi mesi fa.
Solitamente i seggi elettorali vengono costituiti nelle scuole, con la conseguente perdita di alcuni giorni di scuola.
La scuola pubblica è un pilastro ed è il motore della nostra società, ma troppo spesso è stata lasciata in secondo piano nella scala delle priorità del nostro paese.
Durante la quarantena ho avuto modo di ascoltare alcuni seminari nei quali si sono condivise riflessioni sulla società post Covid e molte volte si è affermata l’esigenza di restituire una nuova centralità alla scuola ed alla sanità: settori che definiscono la qualità di una società. A quelle belle parole, almeno a livello governativo, sono seguiti fatti non all’altezza e quelle premesse, fin qui, sono state, a mio giudizio, sostanzialmente disattese.
Le bambine, i bambini, le ragazze ed i ragazzi hanno pagato un prezzo molto alto alla pandemia. La sospensione della didattica in presenza è stata una scelta necessaria, ma dolorosa e non priva di conseguenze. La didattica a distanza non può sostituire la scola; la può, al massimo, affiancare nelle scuole superiori di secondo grado.
Le scuole riapriranno il 14 settembre; il 20 ed il 21 sono previste le elezioni. L’Ordine del Giorno invita la giunta a valutare l’opportunità e la possibilità di costituire i seggi in luoghi differenti dalle scuole. Sono già stati persi molti giorni di lezione; liberare la scuola dalla presenza dei seggi può essere un piccolo segnale in controtendenza per affermare la centralità e l’importanza della scuola, almeno a Macerata.

25/07/20

Presentazione della mozione sull'adesione al Manifesto della comunicazione non ostile


La comunicazione e lo stile non sono affatto temi secondari. È un insegnamento della vicenda che ha riguardato Silvia Romano: la giovane cooperante che, rientrata in Italia dopo una lunga prigionia, è stata vittima di una campagna d’odio e di violenza verbale che ha riguardato la sua conversione, i suoi abiti ed il (vero o presunto) pagamento del riscatto. Sono state usate parole così violente da valutare se affidarle una scorta.
Un analogo discorso può essere esteso ai casi di Liliana Segre, Roberto Speranza e Lucia Azzolina: sono quattro esempi di un dibattito politico inquinato da un’incredibile violenza verbale.
Esiste un tema legato a cosa si comunica ed a come lo si fa, soprattutto in rete: internet sembra una zona franca dove tutto è permesso, ma gli insulti sono una cosa ben diversa dalla libertà di espressione.
È necessario un altro modo di comunicare: più pulito, più rispettoso ed in grado di valorizzare le proprie idee senza scadere nella denigrazione e nell’offesa.
Il linguaggio non è un semplice strumento di comunicazione, ma può essere un potente motore di cambiamento.
Parole Ostili, Università Cattolica del Sacro Cuore ed Osservatorio Giovani dell'Istituto Tonolio promuovono il Manifesto della comunicazione non ostile: è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, soprattutto in rete, che promuove uno stile nuovo per stare in internet. Si tratta di un lavoro di sensibilizzazione sull’importanza della scelta delle parole da usare e non usare. Le parole sono importanti: feriscono e commuovono, offendono e scaldano il cuore, allontanano ed uniscono.
La rete è virtuale, ma oltre lo schermo esiste una persona in carne ed ossa ed il passaggio dal virtuale al reale può essere molto più rapido di quanto immaginiamo.
Il manifesto si compone di dieci punti: virtuale è reale; si è ciò che si comunica; le parole danno forma al pensiero; prima di parlare bisogna ascoltare; le parole sono un ponte; le parole hanno conseguenze; condividere è una responsabilità; le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare; gli insulti non sono argomenti; anche il silenzio comunica.
La mozione, presentata a fine febbraio, impegna il Comune ad aderire al manifesto e ad incentivare iniziative specifiche volte a sensibilizzare ad un usco corretto della comunicazione politica, nel quadro della promozione di una cultura del rispetto. È un momento anche simbolico per aderire a tale manifesto, visto che siamo alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale.

21/07/20

Il passato ed il futuro. La mobilità sostenibile e le polemiche


Nei giorni scorsi si è parlato molto di Narciso Ricotta per un paio di sue uscite pubbliche.
Se la pratica dello yoga è un fatto personale, l’investimento di 100.000,00 € sul bike sharing merita qualche riflessione in più.
Nel dibattito consiliare sul Piano Urbano della Mobilità Sostenibile i nostri consiglieri hanno ribadito l'interesse e la nostra curiosità per tutto quanto consenta di costruire una mobilità che non sia fossilizzata sulle automobili. Una città verde e sostenibile per noi è un bene comune, punto centrale del nostro programma per le prossime elezioni amministrative.
Non siamo gelosi del nostro piccolo orticello, anzi: lavoriamo affinché il nostro orto possa crescere ed ospitare sempre più persone. Siamo felici se il nostro candidato sindaco del centrosinistra fa proprio un tema che ci sta molto a cuore e ci mettiamo al lavoro con ancora più forza per ottenere un buon risultato alle elezioni che ci consenta di realizzare il programma elettorale.
A chi denuncia (a volte giustamente) le mancanze degli ultimi dieci anni, ma più spesso lancia accuse infondate come fumo negli occhi, rispondiamo con la volontà di lavorare ancora più energicamente alla città dei prossimi dieci anni.

19/07/20

Pillole dal Consiglio comunale


Nell’ultimo Consiglio comunale, tre sono stati i temi sui quali si è concentrata l’attenzione di A sinistra per Macerata Bene Comune.
Ci siamo astenuti sulla proposta di delibera per la Banca di Macerata. Il dibattito consiliare su questo argomento è stato denso, interessante e ricco di spunti, soprattutto in alcuni interventi. La Banca di Macerata è una realtà in crescita ed ha il diritto di pianificare e programmare al meglio il suo sviluppo; ma la politica ha il dovere di tutelare e di mettere al centro della sua azione l’interesse della collettività.
Abbiamo convintamente votato la proposta di delibera sull’eredità di Marcella Marchetti, che ha lasciato al Comune una collezione di oltre quaranta opere per un valore complessivo che si aggira sui quarantamila euro. Tali opere saranno esposte in una mostra specifica nei musei civici di Palazzo Buonaccorsi. Ci piace sottolineare, a questo proposito, il prezioso contributo dell’istituzione Macerata Cultura e delle persone che ne fanno parte, a cominciare dal suo presidente (Gildo Pannocchia). Tanto si è discusso di Macerata Cultura in questi mesi; questa vicenda è una rappresentazione chiara del suo valore, delle sue potenzialità e della sua capacità di costruire relazioni e legami. Il nostro auspicio è che, in futuro, all’istituzione possano essere affidati ruoli e funzioni più significativi.
Abbiamo, poi, parlato della Zona a Traffico Limitato e della pedonalizzazione del centro storico.
Stiamo, senza dubbio, vivendo tempi difficili. Si notano, tuttavia, piccoli segnali di ripresa: già da qualche settimana abbiamo ripreso la nostra vita sociale, ma non vanno mai dimenticate tutte le attenzioni e le precauzioni necessarie per prevenire un’eventuale seconda ondata del virus. L’economia soffre: a fine maggio circa venticinquemila persone non avevano ancora ricevuto l’assegno della CIG. Settembre è alle porte e le difficoltà potrebbero presentarsi nuovamente.
È proprio in queste fasi ed in questi momenti che la politica deve mantenere lucidità e razionalità, senza farsi trascinare dalle difficoltà del momento come una nave in tempesta.
Quella del commercio è una categoria non omogenea e che, ovviamente, si estende anche al di fuori del centro storico. E lo stesso centro storico non è abitato solo dai commercianti: ci sono i residenti, ci sono gli studenti universitari, ci sono le donne e gli uomini che lo frequentano per una tranquilla passeggiata.
La ZTL è la scelta fatta dall’amministrazione e dalla maggioranza per il nostro centro storico. È una scelta che A sinistra per Macerata Bene Comune condivide e sostiene e che muove da un presupposto: il centro vive con le persone e non con le automobili.
Ci si lamenta di un centro storico blindato ed inaccessibile. Esistono quattro parcheggi a supporto del centro, senza dimenticare gli stalli lungo le mura. Il Parcheggio Centro Storico è un esempio di recupero, riqualificazione e restituzione alla collettività di un luogo in precedenza poco utilizzato e consente di uscire con l’ascensore in via Crescimbeni. Il Parcheggio Garibaldi ed il Parcheggio Sferisterio sono anch’essi dotati di risalita meccanizzata, rispettivamente, fino ai cancelli ed a corso Cairoli. Infine, c’è il Parcheggio Centrale in via Armaroli.
Mi pare fuorviante, dunque, parlare di un centro inaccessibile. Il vero tema è avere un motivo per cui andare in centro storico. E la risposta non è l’apertura o meno alle macchine. La risposta, ad esempio, può essere un investimento su una cultura diffusa in grado di dare un senso all’accesso al centro storico. Da casa mia al centro, trovo numerosi bar lungo il tragitto. Eppure, ho piacere ad andare nel bar che sono solito frequentare perché i titolari rappresentano un valore aggiunto e sono, per me, un valido motivo per salire in centro.
La revisione della ZTL si sposa male con i maggiori spazi esterni concessi alle attività commerciali e mi sembra incoerente rispetto alla visione promossa dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di una mobilità non incentrata sulle autovetture.
La ZTL è la scelta fatta da molte città; piazza Conchiglia a Civitanova Marche è solo l’ultimo di molti esempi.
Il Covid ci costringe ad affrontare nuove sfide e nuovi problemi. Pensare di rispondere alle questioni del centro storico con più o meno ZTL mi sembra un tentativo di voler rimettere indietro le lancette del tempo.
Serve un motivo per andare in centro; ed il motivo non è una ZTL più o meno ampia.

17/07/20

Prima la scuola


Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi che frequentano quotidianamente le nostre scuole hanno pagato un prezzo altissimo alla pandemia.
La situazione di emergenza che abbiamo vissuto ha spinto molte scuole a sperimentare la didattica a distanza. Dobbiamo, però, dire con chiarezza che la scuola è altro rispetto a quello che si è visto negli ultimi mesi: la necessità di avere un’ottima connessione ed un’adeguata strumentazione (PC o tablet), l’impossibilità per i più piccoli di seguire le lezioni in autonomia ed il conseguente carico di lavoro che le famiglie hanno dovuto sopportare, sono solo alcuni dei motivi che devono spingere tutte le istituzioni coinvolte a lavorare, in vista del nuovo anno scolastico, per una didattica in presenza ed in sicurezza per tutte e tutti.
Apprezziamo il lavoro svolto dall’assessora Stefania Monteverde che già durante la pandemia aveva incontrato i dirigenti scolastici delle scuole della nostra città per raccogliere eventuali criticità e ora insieme ai dirigenti scolastici e agli uffici comunali lavorano per il ritorno in classe per tutti. Nel sito istituzionale si legge che il Comune è stato ammesso dal Miur al finanziamento dei  Fondi Strutturali Europei per 160.000€ per i primi interventi: non è abbastanza. Ancora una volta la scuola sembra scivolare in coda alle priorità del nostro paese. 
E soprattutto adesso non si fermi la scuola con i seggi elettorali. I nostri consiglieri comunali chiedono alla Giunta di valutare una differente ubicazione dei seggi, liberando le scuole e restituendole a pieno titolo a chi manca da quei luoghi da tanto, troppo tempo. Auspichiamo che il Consiglio comunale di Macerata sappia dare un segnale forte quando sarà discusso l’ordine del giorno presentato dalla nostra lista.

16/07/20

Il nostro intervento all'assemblea regionale di Sinistra Italiana


Attorno alla scelta di sostenere, sia pur individualmente, Dipende da Noi, si è sviluppato nel nostro partito un dissenso.
La situazione attuale vede i partiti che a livello nazionale sostengono Conte divisi in tre schieramenti: PD ed Articolo 1 sostengono Mangialardi, il Movimento Cinque Stelle sta con Mercorelli e pezzi di Sinistra Italiana appoggiano, a titolo personale, Mancini.
Segnalo, a questo proposito, un appello promosso da cittadini di sinistra che chiedono l’unità delle forze democratiche ed antifasciste. Non dimentichiamo chi è il candidato del centrodestra unito: Francesco Acquaroli, collega di Fratoianni, candidato a tutto negli ultimi tempi e salito agli onori delle cronache per la partecipazione a cena commemorativa della marcia su Roma.
Esagero se dico che Lega e Fratelli d’Italia ripuliscono i rigurgiti neofascisti che emergono nella società? Forse, ma il tema esiste ed è sottovalutato dal campo progressista nel momento in cui quel campo esprime due, se non tre, candidati alla presidenza della Regione Marche.
Qualche mese fa, a Porto San Giorgio, Peppe De Cristofaro raccontava questo aneddoto: dal 2013 ad oggi, sono state praticate tutte le linee politiche: da Italia Bene Comune a L’altra Europa con Tsipras; da Liberi e Uguali a La sinistra. Una costante ha attraversato questi cambiamenti: i risultati elettorali sostanzialmente deludenti o, comunque, non all’altezza delle nostre attese. Servirebbe più politica e meno tattica, una maggiore e rinnovata capacità di ascoltare quello che un tempo sarebbe stato il nostro popolo e che oggi va riconquistato. Mettere in pratica queste parole è tanto difficile quanto necessario.
Bisogna pure ricordare, continuando quel ragionamento di De Cristofaro, che il paese è governato da almeno trent’anni da due coalizioni che troppe volte hanno dimostrato affinità culturali decisamente eccessive. Peppe lo diceva per la scuola, ma io credo che questo discorso possa essere esteso a molti, troppi settori del nostro paese.
Ne cito uno per tutti, che – per noi donne e uomini delle Marche – rappresenta forse l’errore più grande della Giunta uscente: la sanità. Quello dei finanziamenti insufficienti alle strutture pubbliche per favorire quelle private, con tutto ciò che questa scelta ha comportato, è un tema che chiama in causa tanti governi e tante amministrazioni, a partire dalle Marche.
Prendo questo esempio per dire che il mio giudizio sulla Giunta uscente non può essere positivo. Essendo di Macerata, cito pure i ritardi sulla ricostruzione e noto un piccolo cambio di passo col nuovo commissario alla ricostruzione.
Credo di poter dire che il giudizio negativo sulla Giunta uscente sia condiviso da ampi pezzi dell’attuale maggioranza, se è vero che praticamente tutti hanno chiesto un passo indietro a Ceriscioli e rivendicato discontinuità rispetto a tante, troppe scelte compiute in questi anni (ne cito un’altra, su cui Sinistra Italiana si è esposta pubblicamente con alcuni comunicati stampa ed un’interrogazione parlamentare: il Covid Hospital).
È inutile chiedersi, ora ed oggi, cosa avrebbe potuto fare Sinistra Italiana di più e di diverso nei mesi che hanno portato al passo indietro di Ceriscioli ed alla candidatura di Mangialardi. Di per sé, non candidare presidente uscente ricandidabile è un atto di discontinuità. Ne sarebbe servito uno più forte? Probabilmente sì, ma la storia non si fa con i se e con i ma.
Avrei gradito che il centrosinistra unito avesse preso altre decisioni, magari sposando con convinzione la causa di Sauro Longhi che avrebbe, forse, unito PD, Articolo 1, Movimento Cinque e Stelle e, penso e spero, Sinistra Italiana.
La sconfitta delle elezioni europee ha aperto una nuova fase in Sinistra Italiana, questa è la mia impressione. Ricordo alcune interviste Fratoianni che ho interpretato così, le sue dimissioni, l’ingresso di Sinistra Italiana e di Liberi e Uguali nel governo per dare il nostro piccolo (3%) contributo per fermare la destra. Siamo piccoli, ma le elezioni regionali del 2015 dovrebbero insegnare che ogni voto è importante, visto che Altre Marche non ha eletto alcun consigliere per una manciata di voti.
Ho l’impressione che, a livello nazionale, il nostro partito abbia accettato una sfida che, a livello regionale, abbiamo sostanzialmente ignorato. A Roma abbiamo ripreso un dialogo propositivo e costruttivo col PD; qui ci siamo limitati ad un incontro, uno di numero, del nostro segretario regionale (accompagnato da un candidato presidente che il partito non ha mai formalmente sostenuto) con il suo pari ruolo del PD.
Oggi, quindi, abbiamo due candidati che, per motivi diversi, mi appaiono entrambi deboli o, comunque, poco entusiasmanti. Un indistinto frontismo serve a poco nulla. Serve un progetto al tempo stesso unitario, alternativo e discontinuo. Non so quale contributo avremmo potuto dare; so, però, che Sinistra Italiana ha sostanzialmente rifiutato di giocare questa partita.
Ho apprezzato l’apertura di uno spazio di discussione a sinistra del PD, come sempre si fa alla vigilia delle elezioni. Il percorso di Dipende da Noi nasce da un appello firmato da alcuni consiglieri civici di sinistra, compreso me, per aprire un percorso a sinistra. La prima riunione a cui ho partecipato è stata mortificante; e su questo il nostro giudizio è stato sostanzialmente unanime. Non ho visto alcun futuro in quella riunione; ho abbandonato quel percorso per poca convinzione e per assenza di tempo tra gli impegni nella mia città, il lavoro ed altri impegni personali. Ho sperato in una situazione come quella dell’Umbria, dove i partiti che sostengono Giuseppe Conte si sono presentati assieme con un candidato civico alla presidenza della Regione, ma le resistenze di PD e M5S hanno fatto naufragare ben prima del tempo il tentativo.
Annunciare con largo anticipo la candidatura di Mancini alla presidenza della Regione, insistere su questa strada, rovesciare sul PD tutte, o quasi, le colpe del mancato accordo significa, secondo me, approcciare alla questione con un approccio supponente e superiore; una superiorità, purtroppo, non supportata dai numeri.
La politica contro qualcuno rischia di rafforzare questo qualcuno ben oltre i suoi presunti meriti. Non si tratta di organizzare un nuovo CLN, ma di portare nei territori le scelte fatte a livello nazionale: non perché debbano essere replicate automaticamente a cascata, ma perché penso che quelle siano le scelte necessarie in questo momento. Lo scenario che abbiamo ora di fronte non è il mio ottimale; avrei sicuramente preferito altro.
Questo, però, non è il tempo dei rimpianti né dei rimorsi, ma quello delle scelte. Non credo nel progetto di Dipende da Noi e non posso aderire a quel movimento. Credo, invece, nella presenza di una sinistra forte e credibile nel campo progressista, nel centrosinistra. La strada verso il raggiungimento di questo obiettivo è durissima ed in salita, ma, al momento, l'intenzione è quella di sostenere la candidatura di Maurizio Mangialardi e di lavorare alla costruzione di una lista di sinistra aperta, civica e plurale.

14/07/20

Uno sport per tutte e tutti


“I lunedì dei beni comuni” è una rassegna proposta da A sinistra per Macerata Bene Comune per parlare di Macerata con donne e uomini che hanno a cuore il presente ed il futuro della nostra città.
Nei tre appuntamenti precedenti abbiamo parlato di anello verde (è stata approvata la nostra mozione in Consiglio comunale e la Giunta ha deliberato l’avvio dei lavori per il primo tratto da Fontescodella a Collevario), inclusione e socialità: temi che il Covid impone di declinare in maniera differente rispetto al passato.
Abbiamo deciso di proseguire perché stimolare dibattiti ed ascoltare le tante voci di persone in città (e non solo) aiutano a maturare progetti e proposte concrete per la città. Ed abbiamo deciso di continuare perché altri ancora sono i beni comuni di cui intendiamo parlare e che vogliamo assumere a linea guida della nostra azione politica: definire quali sono i beni comuni è necessario per capire quale sono le visioni, le azioni, le scelte politiche per cui vale la pena combattere, impegnarsi per costruire una comunità in cui si vive meglio, in cui il benessere e la qualità della vita sia per tutti e non privilegio di pochi.
Sostenibilità, creatività ed inclusione sono le tre parole chiave, i tre hashtag, attorno a cui abbiamo iniziato a costruire il programma della nostra lista in vista delle prossime elezioni comunali, rilanciando l’idea di una sinistra che vuole misurarsi con la sfida del governo della città e non si chiude nel settarismo dei duri e puri come canta Caparezza, “e c'è sempre qualcuno più artista di qualcun altro; più vero, più puro, più a sinistra di qualcun altro.”
Ma sono state le linee guida di questa mia (e di Lina) breve, ma intensa, esperienza in Consiglio Comunale e, da più tempo, di Stefania in Giunta.
Il tema di oggi è lo sport: lo sport come bene comune. Lo sport riguarda la vita di tutte e tutti noi: lo sport che tanto amiamo, lo sport che ci accompagna tutta la vita: da piccoli a scuola, nelle palestre, nei campetti dei quartieri; da grandi, ancora, nelle palestre, allo stadio, nei palazzetti. È una parte imprescindibile della vita, che ci fa stare tanto bene e riguarda tutti. Ne abbiamo sentito la mancanza durante il lockdown.
Oggi indaghiamo la faccia dello sport più nascosta, quella privata della luce dei riflettori: lo sport “di base”, lo sport “minore”, quello praticato da tante e tanti per restare in forma.
Lo sport professionistico o ad alto livello è una vetrina, dà visibilità, crea indotto. Ed è quello su cui si è discusso anche troppo negli ultimi anni: il trasferimento della Lube a Civitanova, la retrocessione della Maceratese dalla Serie C in Promozione (dopo i lavori allo stadio). Ma è la punta di un iceberg. I dilettanti e gli amatori popolano un mondo dove soldi e fama scarseggiano, ma la passione, l’impegno ed il sacrificio sono l’anima di queste realtà.
Nella nostra città ci sono tantissimi sport che coinvolgono piccoli e grandi ed ottengono risultati di un certo livello: softball, basket, rugby, sono alcuni e sono quelli di cui parliamo oggi con i nostri tre ospiti (Marta Gambella, Matteo Palmioli ed Edilio Venanzoni). Ma potremmo aggiungere le attività svolte dall’AVIS e dalla SEF; l’importanza delle bocciofile come luogo ricreativo ed associativo; i numerosi circoli di tennis presenti in città.
Oggi parliamo con donne e uomini impegnati nello sport di Macerata per capire che cosa serve a Macerata per crescere con un’idea di sport per tutti. Non intendiamo negare le questioni irrisolte (dalle piscine all’Helvia Recina, per finire col campo da rugby ancora assente, ma in arrivo con la riqualificazione del centro fiere), ma va riconosciuto allo sport il suo valore sociale importantissimo: un valore che, forse, abbiamo apprezzato fino in fondo solo durante la quarantena, quando si finiva al centro dell’attenzione mediatica per una semplice corsa nei pressi della propria abitazione.

13/07/20

Fare sport in città – quarta diretta Facebook con “I lunedì dei beni comuni”


Quarto appuntamento su Facebook con “I lunedì dei beni comuni”.
Dopo aver discusso di anello verde, inclusione e socialità, l’incontro di domani – lunedì 13 luglio – verterà sullo sport.
Anche lo sport è un bene comune che ci accompagna tutta la vita: da piccoli a scuola, nelle palestre, nei campetti dei quartieri; da grandi, ancora, nelle palestre, allo stadio, nei palazzetti. Ha, poi, un innegabile valore sociale: un valore che, forse, abbiamo apprezzato fino in fondo solo durante la quarantena.
Una città attiva è una città che offre spazi e occasioni per la pratica sportiva, di qualunque genere, a qualunque età e senza esclusione.
Nella nostra città ci sono tantissimi sport che coinvolgono piccoli e grandi e che portano a casa ottimi risultati: softball, basket e rugby sono solo alcuni di questi e sono quelli di cui parleremo lunedì. Saranno nostri ospiti Marta Gambella, (manager dell’ASD Softball Macerata), Matteo Palmioli (allenatore dell’Associazione Basket Maceratese) ed Edilio Venanzoni (coach del minirugby del Banca Macerata Rugby). Dialogherà con loro Michele Verolo (consigliere comunale di “A sinistra per Macerata Bene Comune”).
L’appuntamento è lunedì 13 luglio, alle ore 21:15, in diretta nella pagina Facebook della nostra lista, raggiungibile al seguente link: https://www.facebook.com/maceratabenecomune/.

07/07/20

Il nostro sì al piano urbano della mobilità sostenibile


Sostenibilità è la parola chiave del futuro. È un insegnamento di Greta e delle tante ragazze e dei tanti ragazzi del movimento Fridays for Future.
Il tema di oggi è come gestire e governare la sostenibilità. Anticipare i tempi e giocare d’anticipo può essere importante per evitare, in futuro, di subire decisioni obbligate ed emergenziali che, in quanto tali, potrebbero essere complicate.
È importante pianificare e programmare; è importante tracciare una strada per non farsi trovare impreparati. L’emergenza Covid mantiene intatta la necessità di immaginare il futuro.
Riteniamo che la scelta di ragionare su una mobilità costruita su un criterio di sostenibilità sia giusta, corretta e doverosa. La bontà di questa scelta è dimostrata dal numero crescente di piani urbani della mobilità sostenibile adottati da molte città.
Come ogni decisione strategica, sarà resa operativa dalle decisioni che saranno prese nei prossimi tempi. Ecco perché il PUMS non è un’ipoteca sul futuro di Macerata, ma “solo” un’idea sulla sua mobilità.
Il nostro, quindi, è un voto favorevole all’idea di realizzare una mobilità non schiacciata sull’automobile (ed è proprio questo il motivo che ci ha portato a respingere l’emendamento sul parcheggio a Rampa Zara), nella consapevolezza che alcuni aspetti implicano cambiamenti culturali che possono essere lunghi da metabolizzare. Ma i tempi lunghi non devono scoraggiare: bisogna partire, se si crede in ciò che si fa.

14/06/20

#FreePatrick nel Consiglio comunale di Macerata


Abbiamo riflettuto, assieme a Lina ed alle militanti ed ai militanti di A sinistra per Macerata Bene Comune, sull’opportunità di discutere oggi un ordine del giorno che parla di Patrick George Zaky.
Esistono, almeno apparentemente, questioni più urgenti ed attuali quando si affrontano le conseguenze di una pandemia?
Tre sono le nostre proposte in vista di questa seduta del Consiglio comunale. Abbiamo deciso di mantenere regolarmente in scaletta la mozione sull’anello verde urbano e di posticipare quella sull’adesione al manifesto della comunicazione non ostile.
Ed abbiamo deciso che questo è il momento di parlare di Patrick. Lo abbiamo fatto per un motivo molto semplice: non esiste un tempo astratto dei diritti. Il tempo dei diritti è sempre.
Lo stato di emergenza rivela quanto può farsi forte, in alcuni casi, il bisogno di tutela.
Senza voler fare paragoni impropri ed inopportuni, uno degli insegnamenti del terremoto del 2016 e 2017 e del Covid è proprio questo: non esiste una graduatoria dei diritti; tutti i diritti sono ugualmente importanti.
Nelle situazioni di emergenza, bisogna saper mantenere uno sguardo aperto, attento e lontano; uno sguardo che sappia essere davvero inclusivo.
Nelle situazioni di emergenza, è sbagliato diminuire l’attenzione sulla tutela e sulla difesa dei diritti.
La vicenda di Patrick è nota a tutte e tutti: svolge la sua attività di ricerca presso l’Università di Bologna ed è stato arrestato in Egitto nella notte tra il 6 ed il 7 febbraio per il suo attivismo in difesa dei diritti umani. Una ONG egiziana sostiene che sia stato torturato ed è stato, in seguito, trasferito nel carcere di Tora, la struttura riservata ai detenuti politici.
Questo ordine del giorno è stato protocollato a fine febbraio. Da allora, la novità, purtroppo, è che non ci sono novità: Patrick è ancora in carcere e la prossima udienza è fissata per il 16 giugno. Inoltre, nella struttura in cui è detenuto si sono verificati un paio di morti dovute al Covid: questa circostanza ha portato alla liberazione di circa 3000 persone. La situazione per Patrick è ancora più delicata poiché soffre d’asma.
È importante tenere alta l’attenzione su questa vicenda e sulle sorti di Patrick. Essere dimenticati è la paura più grande di chi si trova nella sua situazione.
L’ordine del giorno chiede di manifestare la solidarietà del Comune alla famiglia di Patrick ed all’università presso cui studia e chiede a tutte le istituzioni competenti di promuovere in ogni sede opportuna (a partire dall’Unione europea) ogni inziativa utile ad ottenere il rilascio di Patrick.
Chiudo con le parole che un caro amico di Patrick ha affidato ad un tweet pochi giorni fa: “Patrick mi manca immensamente. Sono passati dieci anni dall’ultima volta che non ci siamo parlati per così tanto tempo. Provo a comportarmi come se la vita andasse avanti, ma la verità è che non va mai avanti davvero”.

04/06/20

BCE e solidarietà europea


Ieri, Il Sole 24 Ore ha dato qualche numero: negli ultimi due mesi, la Banca Centrale Europea ha acquistato poco meno di 200 miliardi di titoli di Stato. Di questi, circa 40 sono italiani. Ciò è stato possibile grazie alla riproposizione del Quantitative Easing (QE) ed all’introduzione del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP).
Sono due programmi che, in buona sostanza, impegnano la BCE ad acquistare titoli di Stato dei paesi membri, così da calmierare gli spread e mettere la museruola alla speculazione.
Così facendo, dunque, la BCE apre un paracadute che tutela, in particolare, i paesi finanziariamente più deboli, quelli con i debiti pubblici più alti. È innegabile, però, che, quando si rafforza uno Stato, ne trae giovamento l’intera Unione Europea.
Colpisce, allora, la miopia politica di chi combatte l’azione della BCE, chiedendone un ritorno alle origini e riproponendo tagli ed austerità per i paesi dell’Europa del Sud in nome di un liberismo che sta lentamente ed inesorabilmente indebolendo il progetto dell’UE.
I sovranisti di casa nostra si indignano di fronte ad una politica economica ritenuta troppo debole e timida. Dovrebbero sapere, però, che i primi oppositori del recovery fund sono proprio i loro alleati nel Parlamento europeo, che, ovviamente, si comportano da sovranisti a casa loro: una somma di egoismi e di interessi particolari non può portare ad una vera unione. Oggi più di ieri, l’unica UE possibile è un’unione che mette al centro la solidarietà tra le persone ed i popoli.